Il Significato dell'Espressione "Lungo come la Quaresima" e il Tempo Liturgico

L'espressione comune "lungo come la Quaresima" è entrata nel nostro linguaggio per descrivere qualcosa che dura molto tempo o una persona che impiega una quantità eccessiva di tempo per compiere un'azione. Ma qual è l'origine di questo modo di dire e qual è il significato profondo del periodo liturgico a cui si riferisce?

L'Origine e il Significato Letterale della Quaresima

La Quaresima (dal latino ecclesiastico quadragesima, "quarantesimo giorno") è, nella liturgia cattolica, un periodo penitenziale di quaranta giorni in preparazione della Pasqua. Questa pratica risale almeno al IV secolo. La Quaresima ha inizio il Mercoledì delle Ceneri e si protrae per sei settimane, fino al Giovedì Santo, prima della messa vespertina detta In cena Domini, con la quale si entra nel triduo pasquale.

Durante questo tempo, la liturgia omette i segni di gioia, come il Gloria e l'Alleluia, il colore liturgico è il viola, l'altare non è ornato di fiori e, generalmente, non si suona l'organo, sebbene possa accompagnare il canto.

  • Fare, osservare la Quaresima: significa osservare il precetto del digiuno e dell'astinenza nei giorni prescritti.
  • Rompere la Quaresima: significa trasgredire questo precetto.
  • Predicare la Quaresima: indica tenere un ciclo di prediche nel periodo quaresimale.
simboli della Quaresima, come croce, ceneri, drappo viola

"Lungo come la Quaresima": L'Espressione nel Linguaggio Comune

L'espressione "lungo come la Quaresima" viene utilizzata in senso scherzoso per indicare qualcosa "che dura molto tempo" o, anche, una persona "che impiega molto tempo a fare qualcosa", oppure è "molto alta e magra". Si riferisce all'idea di qualcosa di "interminabile, penoso, come i quarantaquattro giorni di privazioni e penitenza della Quaresima che i Cristiani sono tenuti a osservare e che sembrano non finire mai."

Ci sono giornate e situazioni che sembrano non passare mai, il tempo pare fermarsi e l’attesa diventa snervante e faticosa da sopportare. Quando sopraggiunge la noia o quando si ha il desiderio di vivere un determinato evento, vorremmo che le lancette scorressero più in fretta del previsto per arrivare in un attimo all’ora tanto agognata. In questi frangenti, la pazienza diminuisce, con la sensazione che il tempo si stia prendendo gioco di noi.

Ecco che il detto “È lungo come ‘na Quaresima” calza a pennello per descrivere la frustrazione di dovere aspettare che arrivi l’appuntamento che desideriamo e per il quale ci siamo preparati a lungo. Il significato figurato è chiaro: "continuare a lungo, non finire mai."

Un'antica o rara estensione del termine "Quaresima" indicava qualsiasi periodo riservato a digiuni e astinenze, sia prescritto dalla Chiesa sia osservato per particolare devozione. Si pensi, ad esempio, a san Francesco d'Assisi, che osservava diverse "Quaresime" durante l'anno, oltre a quella canonica.

illustrazione umoristica di persona che aspetta con impazienza il tempo che passa lentamente

La Quaresima come Tempo di Conversione e Preparazione alla Pasqua

La Quaresima, prima di essere uno sforzo nostro, è un'iniziativa di Dio: è il tempo che la Chiesa ci offre tutti gli anni per rientrare in noi stessi, per tornare a guardare in faccia a ciò che ci portiamo nel cuore. Non si tratta di una parentesi triste durante l'anno, ma è un tempo che prende sul serio la nostra vita, le nostre domande, le nostre ferite. È un cambio in corsa, una conversione possibile (nel senso di «nelle tue possibilità»), a disposizione, a portata di mano, da non rigettare a cuor leggero.

La Quaresima nasce da una consapevolezza molto reale: da soli non ci bastiamo, abbiamo bisogno di essere salvati e amati. Dio non ci ama perché siamo coerenti, perché abbiamo capito tutto o perché ci comportiamo bene. Dio ci ama prima! Il Suo amore precede ogni nostro sforzo. La Quaresima, allora, non è il tempo per meritarci l'amore di Dio, ma per lasciarci amare da Lui, smettendo di difendere le immagini che ci siamo costruiti noi, così come ci si costruisce un account sui social; sono, infatti, immagini che prima o poi ci deludono.

La Quaresima è il tempo in cui tutto ciò che facciamo è chiamato a diventare strumento di memoria dell'evento salvifico compiuto da Cristo più di 2000 anni fa: Dio ti ama! È morto e risorto per te! A questo Dio ti puoi rivolgere, ci puoi litigare. Ti ascolta sempre! Ascolta il tuo dolore, la tua fatica, perdona il tuo peccato. Anzi, lo prende su di Sé e lo sconfigge morendo in croce per te!

infografica sui significati biblici del numero 40 e la Quaresima

Significato Biblico dei "Quaranta Giorni"

Il numero "40 giorni" ha una forte risonanza biblica e simboleggia un periodo di prova, di preparazione, di attesa o di purificazione. Ricordiamo:

  • La durata del diluvio sulla Terra (Gen 7,17).
  • I giorni che Mosè rimase sul Sinai con Dio (Es 34,28).
  • Gli anni trascorsi dal popolo di Israele nel deserto (Nm 14,34).
  • Il cammino di Elia nel deserto (1Re 19,8).
  • E naturalmente i quaranta giorni di Gesù nel deserto, dove affrontò le tentazioni (Mc 1,12). Gesù, infatti, nel deserto cerca il rapporto con il Padre prima di iniziare la Sua missione.

In tutti questi esempi, c'è una relazione molto forte tra esperienza di Dio, soprattutto esperienza della sua misericordia, e digiuno. Si tratta sempre di un passaggio, di un momento di cambiamento e di conversione: dal caos delle tribù primitive all'alleanza fra Dio e il Suo popolo, dalla schiavitù in Egitto alla libertà nella terra promessa, dal peccato al perdono, dalla vita privata di Gesù alla Sua missione.

Gesù e i 40 giorni nel deserto

La Quaresima come Cammino nel Deserto

Molto spesso la Quaresima viene rappresentata dall'immagine del deserto, ed è vero: la Quaresima è un cammino, a volte anche faticoso; come i pellegrini ebrei che dovevano camminare sotto il sole del deserto per salire a Gerusalemme, come il popolo d'Israele che doveva camminare per decenni nel deserto per giungere alla terra promessa. Ciascuno di noi ha realmente bisogno di convertirsi continuamente. Abbiamo bisogno di essere salvati da tutto ciò che ci rende schiavi, che rende la nostra vita piccola e tiepida.

La Quaresima ci prepara alla Pasqua e la parola Pasqua, pesach in ebraico, significa proprio passaggio. Dalla morte alla vita: ecco il passaggio per eccellenza compiuto da Cristo stesso, ecco il passaggio che dà speranza a noi e che dà speranza anche al mondo ferito in cui viviamo. Durante la Quaresima siamo chiamati a partecipare a questa Pasqua, a questo passaggio: siamo chiamati a parteciparne con la nostra conversione personale.

I Pilastri della Quaresima: Preghiera, Digiuno e Elemosina

La Chiesa ci offre tre strumenti fondamentali per vivere la Quaresima in modo significativo:

1. La Preghiera

Pregare significa innanzitutto riconoscere una Presenza. È il gesto di chi ammette di non essere autosufficiente. Nel tempo, la preghiera può diventare il luogo in cui impariamo a stare davanti a Dio senza maschere, portando quello che siamo: stanchezza, desideri, domande, paure. Durante questa Quaresima, siamo chiamati a essere fedeli ai gesti di preghiera e di liturgia che ci proponiamo, e a dedicare ogni giorno qualche minuto di silenzio e di preghiera personale al nostro rapporto con Dio. È fondamentale anche far entrare dentro di noi la Parola di Dio, cercando di rispondere sempre alla domanda: "che cosa, Signore, mi vuoi comunicare oggi?".

2. Il Digiuno

Il digiuno non è disprezzo delle cose o del corpo, ma educazione del desiderio: non tutto ciò che posso fare o avere mi serve davvero. Digiunare significa smascherare le nostre dipendenze e il nostro bisogno di controllo, di approvazione e di prestazione. È un gesto che ci rende liberi e che ci rende più attenti a ciò che conta davvero. La Chiesa offre indicazioni specifiche sul digiuno e l'astinenza:

  • Il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo sono giorni di digiuno e di astinenza: si salta uno dei due pasti principali della giornata e anche l'altro pasto dovrebbe essere di magro.
  • Non si mangia carne in tutti i venerdì di Quaresima.
  • La Chiesa propone di scegliere un "fioretto" a cui rimanere fedele lungo tutto il periodo di Quaresima, rinunciando, ad esempio, a un cibo o a una bevanda.

3. L'Elemosina (Carità)

L'elemosina non è nient'altro che carità: non si tratta solo di dare qualcosa, ma di dare spazio all'altro. È riconoscere che la mia vita è legata a quella degli altri. In un mondo che ci propone l'individualismo come unico ideale da seguire, l'elemosina educa il nostro sguardo a un modo nuovo di guardare: mi accorgo di chi ho davanti, del bisogno reale che mi circonda, del volto concreto delle persone.

infografica sui tre pilastri della Quaresima: preghiera, digiuno, elemosina

La Confessione: Un Incontro con Cristo nella Fragilità

La Confessione è il sacramento che la Chiesa ci propone di scoprire, di riscoprire o di approfondire durante la Quaresima. Essa è l'unico dei sette sacramenti che viene istituito da Gesù Risorto. Egli appare agli apostoli, radunati nel Cenacolo per paura dei romani e dice: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati” (cf. Gv 20,19-23).

La Confessione è un atto profondamente umano: è il luogo in cui una persona smette di scappare dalla propria vita e accetta di guardarla in faccia. La parabola del Figlio prodigo (cf. Lc 15,11-32) ci insegna che la conversione non comincia con un atto di volontà eroico, ma con un risveglio interiore: “si accorse dove si trovava”, dice l'evangelista Luca. Il figlio prodigo non è cattivo, ma è disorientato. Chiede l'eredità perché vuole vivere, ma confonde la vita con il possesso e confonde la libertà con l'assenza di regole e di legami. Finché ha risorse, va avanti. Ma quando queste risorse finiscono, emerge la verità: una vita vissuta senza relazioni e senza regole diventa presto una vita senza casa. Il Vangelo dice che il figlio “rientrò in sé stesso” (Lc 15,17). È un passaggio decisivo: prima di tornare dal padre, torna dentro il proprio cuore.

La Confessione è questo rientrare nella stanza più profonda della nostra anima, del nostro “castello interiore”, come lo chiamava santa Teresa d'Avila. Lì non si entra per accusarsi, ma per ritrovarsi. Finché restiamo fuori da noi stessi, siamo preda delle giustificazioni, dei confronti, delle lamentele. Ma quando rientriamo in noi in modo vero, nasce anche una domanda vera: che cosa sto facendo della mia vita?

Il figlio prepara un discorso, come facciamo tutti. Vuole controllare l'esito del ritorno, gestire la relazione, meritarsi un posto. Ma il padre interrompe ogni sua strategia: gli corre incontro, lo abbraccia e gli restituisce la sua dignità prima ancora che il figlio finisca di parlare. La Confessione ci educa alla verità senza disperazione. Ci insegna che riconoscere il nostro peccato non significa definirsi sbagliati, ma accettare di essere amati proprio lì dove siamo fragili. Il nostro peccato è una ferita reale, incide sulla nostra libertà, ferisce il nostro rapporto con noi stessi, con gli altri e con Dio. Ma, dal momento in cui Cristo è morto in croce per me, il mio male non ha più l'ultima parola sulla mia vita; dal momento in cui Cristo è morto in croce per me posso sempre ritornare nelle braccia del Padre che mi aspetta a casa, posso sempre “nascere di nuovo”.

Chi si confessa con frequenza scopre pian piano che il centro non è più il proprio sforzo, ma l'iniziativa di Cristo. La Quaresima è, quindi, una preparazione alla Pasqua, una strada di conversione, un cammino di verità e di libertà.

illustrazione della parabola del Figlio Prodigo, con il padre che abbraccia il figlio

Il Mercoledì delle Ceneri: Inizio di un Cammino di Trasfigurazione

Il Mercoledì delle Ceneri ci mette davanti a una verità scomoda: siamo polvere. Non vivremo per sempre su questa terra, non siamo autosufficienti, non siamo il centro del mondo. Le ceneri non umiliano, ma liberano: smascherano la nostra superbia e ci ricordano che la vita non si regge sulle nostre prestazioni, ma su un amore che ci precede. Non devi salvarti da solo! La Quaresima è questo passaggio: dalle ceneri al fuoco, dal riconoscerci peccatori al lasciarci incendiare dall'amore di Cristo. Il fuoco di Pasqua è già nascosto nelle ceneri che riceviamo. Esso non brucia ciò che siamo, ma lo trasfigura, lo rende più grande e più vero.

simbolo delle ceneri imposte sulla fronte in forma di croce

Riflessioni e Domande sulla Quaresima

Molti si chiedono perché la Quaresima debba essere osservata in un periodo specifico dell'anno e non, ad esempio, in luglio. La Quaresima è un "grande post-it" che dura 40 giorni, un segnale stradale che indica la necessità, per crescere, di cambiare. Non è assolutamente indifferente, poi, il periodo. La Quaresima, e vale per tutti i tempi forti del calendario liturgico, non è per l'individuo, per il solitario. Acquista invece tutto il suo valore proprio perché la viviamo come Chiesa, come popolo di Dio in cammino. "Un" cristiano non esiste: esistono "i" cristiani, uniti nella comunione dei santi, con i fratelli di ieri e di oggi. Così è anche per la Quaresima, un tempo per noi, popolo, meno intimistico di come lo abbiamo a volte vissuto e trasmesso.

Gesù stesso, come ben dice Ermes Ronchi, non si ritirava nel deserto per stare da solo, ma per stare in ascolto del Padre, e questo fa tutta la differenza del caso. "Gesù non ama la solitudine, ama l'incontro. Entra nel silenzio della notte non per amore del silenzio, ma per amore della Parola del Padre."

La Quaresima è un tempo forte per fare i conti con ciò che non va nella nostra vita, non per il gusto di lamentarsene, ma in vista del meglio.

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