Le visite e il magistero di Papa Benedetto XVI a Loreto rappresentano un capitolo significativo della sua spiritualità mariana e della sua devozione lauretana. Il Pontefice ha compiuto due viaggi apostolici nella città mariana, oltre a diverse visite da cardinale, lasciando un'eredità ricca di riflessioni sulla Santa Casa e sul mistero dell'Incarnazione.

Le visite di Joseph Ratzinger a Loreto come Cardinale
Prima di essere eletto Sommo Pontefice, Joseph Ratzinger visitò il Santuario di Loreto ben sette volte in qualità di cardinale. Queste visite testimoniano la sua profonda venerazione per il luogo e la sua importanza nella sua formazione spirituale:
- Il 28 maggio 1985, si recò a Loreto come pellegrino insieme al personale della Congregazione per la Dottrina della Fede.
- La sua terza visita avvenne in occasione della ratifica del gemellaggio tra i santuari di Loreto e di Altötting, tra il 7 e l'8 settembre 1991. In quell'occasione, in un'omelia pronunciata nella Basilica della Santa Casa, accolse la proposta di un trasporto della Santa Casa per iniziativa umana, sottolineando: "Quando i crociati trasferirono le pietre della Casa nazaretana dalla Terra Santa qui nella terra italiana, hanno fissato il nuovo posto della Casa sacra su una strada." Da questo dato trasse un messaggio significativo: "Questa Casa non è una casa privata di una persona, di una famiglia, di una stirpe, ma sta sulla via di noi tutti: è una casa aperta di noi tutti."
- Una successiva visita a Loreto fu effettuata con il segretario personale Josef Clemens il 19 marzo 1994, per celebrare il proprio onomastico.
- La sesta visita del cardinale Ratzinger risale al 29 maggio 1999, effettuata con il fratello sacerdote don Georg. Appena arrivato, accettò benevolmente di impartire la benedizione eucaristica ai malati dell’Unitalsi lombarda.
Nel dicembre 2005, su invito di Mons. Danzi, Benedetto XVI compose una preghiera significativa che inizia con le parole: "Santa Maria, Madre di Dio, ti salutiamo nella tua Casa."
I viaggi apostolici di Benedetto XVI a Loreto da Papa
La visita pastorale per l'Agorà dei Giovani Italiani (1-2 settembre 2007)
Il Santo Padre si recò in visita pastorale a Loreto in occasione dell'Incontro nazionale dei giovani - Loreto 2007. L'1 e 2 settembre 2007, Ratzinger tornò da Pontefice per presiedere la celebrazione dell’Agorà dei Giovani Italiani nella piana di Montorso, con la partecipazione di molti giovani provenienti anche dall’estero.
Loreto 2007 Agorà dei giovani Italiani
Il primo giorno: accoglienza e veglia di preghiera
- Atterrato con l'elicottero a ridosso della piana di Montorso alle 17:15, venne accolto, tra gli altri, da Mons. Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.
- Nel corso della veglia di preghiera, iniziata alle 18:00, alcuni giovani offrirono la loro testimonianza e dialogarono con il Santo Padre, ponendogli domande.
- Al termine del confronto, Benedetto XVI pronunciò il discorso ufficiale che inaugurava l’Agorà.
- Toccante fu l'intervento di p. Giancarlo Bossi, rapito nelle Filippine, e significativo il gesto di Mons. Musie Ghebreghiorghis, vescovo di Embdeber (Etiopia), cui venne donato un contributo dell’Agorà per la costruzione di una chiesa.
- Raggiunto il Palazzo Apostolico per la cena alle 21:15, accompagnato da Bagnasco, Benedetto si recò in Santa Casa, dove, in diretta televisiva, dopo un prolungato raccoglimento recitò la Preghiera dell’Agorà, da lui stesso composta.
- Prima di uscire dalla Santa Casa, il Papa depose sull’altare una rosa d’oro, dono alla Vergine Lauretana.
Il secondo giorno: Santa Messa e saluti finali
- Il 2 settembre, alle ore 9:30, a Montorso, Benedetto XVI presiedette la solenne concelebrazione, presenti otto cardinali e centocinquanta vescovi, davanti a circa 300.000 giovani, pronunciando un’omelia di spessore. Il Santo Padre indicò allora la Santa Casa come il "santuario dell’umiltà".
- Dopo aver attraversato a piedi tra colonne di folla un tratto della piana di Montorso, benedicendo e salutando, Benedetto XVI fece ritorno in papamobile al Palazzo Apostolico, dove, nella Sala del Tinello, pranzò insieme a cinquanta ospiti.
- Quindi, alle 17:00, scese in Piazza della Madonna, portandosi sul sagrato della basilica, dove era stata predisposta un’ampia tensostruttura bianca e dove gli porsero il saluto l’Arcivescovo Danzi e il Sindaco di Loreto, Moreno Pieroni.
- Mons. Danzi offrì al Papa alcuni doni, tra cui un album di foto e testi dedicato all’Ultimo viaggio di Giovanni Paolo II e un volume dedicato alle Origini del cristianesimo nelle Marche.
- Il Sindaco offrì al Papa un libro d’arte curato da Mariano Apa comprendente opere figurative, poetiche e saggistiche.
- In quell’occasione Benedetto XVI rivolse un caloroso saluto ai loretani che gremivano la Piazza, dicendoli fortunati per la presenza della Santa Casa.
Nel discorso all’Angelus del 2 settembre 2007 a Montorso, Benedetto XVI sottolineò che la Santa Casa ha solo tre pareti, perché la quarta a Nazaret non esisteva, in quanto sostituita dalla bocca della grotta, un dettaglio verificato da indagini archeologiche, da cui trasse spunto per riflessioni illuminanti.
Il pellegrinaggio del 4 ottobre 2012
Il 4 ottobre 2012, nella ricorrenza del 50° anniversario del pellegrinaggio al Santuario di Loreto di Giovanni XXIII, su invito dell’Arcivescovo Giovanni Tonucci, Benedetto XVI tornò a Loreto in un contesto molto riservato. Fu quello l’ultimo viaggio apostolico di Benedetto XVI, poiché nel 2013 rinunciò al pontificato.

Il Papa, partito dall'eliporto vaticano alle 9:00, giunse a Loreto alle 10:00, accolto dalle autorità religiose e civili della Regione. Successivamente si recò al Santuario Lauretano, nella Piazza della Madonna, dove salutò la Comunità dei Cappuccini del Santuario. Nella Santa Casa, il Papa sostò alcuni minuti in adorazione davanti al Santissimo Sacramento e pregò la Vergine di Loreto.
Alle 10:30, nella Piazza della Madonna, il Santo Padre celebrò la Santa Messa e tenne l'omelia. In essa, Benedetto XVI volle ricordare il suo Predecessore, il Beato Giovanni XXIII, che cinquant'anni prima si recò a Loreto per affidare alla Vergine Maria il Concilio Ecumenico Vaticano II, che si sarebbe inaugurato una settimana dopo.
Benedetto XVI affermò: "A distanza di cinquant’anni, dopo essere stato chiamato dalla divina Provvidenza a succedere sulla cattedra di Pietro a quel Papa indimenticabile, anch’io sono venuto qui pellegrino per affidare alla Madre di Dio due importanti iniziative ecclesiali: l’Anno della fede, che avrà inizio tra una settimana, l’11 ottobre, nel cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, e l’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, da me convocata nel mese di ottobre sul tema 'La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana'."
Il Magistero Lauretano di Benedetto XVI
L'Incarnazione come mistero centrale
Il magistero lauretano di Benedetto XVI è particolarmente ricco. Egli mise in risalto il principale mistero compiutosi nella Casa di Nazaret, venerata a Loreto: l’Incarnazione del Figlio di Dio. Come ricordava nella Lettera Apostolica di indizione, attraverso l’Anno della fede, "intendo invitare i Confratelli Vescovi di tutto l’orbe perché si uniscano al Successore di Pietro, nel tempo di grazia spirituale che il Signore ci offre, per fare memoria del dono prezioso della fede."
Il Papa sottolineò: "Proprio qui a Loreto abbiamo l’opportunità di metterci alla scuola di Maria, di lei che è stata proclamata ‘beata’ perché ‘ha creduto’ (Lc 1,45). Questo santuario, costruito attorno alla sua casa terrena, custodisce la memoria del momento in cui l’Angelo del Signore venne da Maria con il grande annuncio dell’Incarnazione, ed ella diede la sua risposta. Questa umile abitazione è una testimonianza concreta e tangibile dell’avvenimento più grande della nostra storia: l’Incarnazione; il Verbo si è fatto carne, e Maria, la serva del Signore, è il canale privilegiato attraverso il quale Dio è venuto ad abitare in mezzo a noi (cfr. Gv 1,14)."
Maria ha offerto la propria carne, mettendo tutta se stessa a disposizione della volontà di Dio, diventando "luogo" della sua presenza, "luogo" in cui dimora il Figlio di Dio. La volontà di Maria coincide con la volontà del Figlio nell’unico progetto di amore del Padre e in lei si uniscono cielo e terra, Dio creatore e la sua creatura. Dio diventa uomo, Maria si fa "casa vivente" del Signore, tempio dove abita l’Altissimo.
La Santa Casa come "casa aperta" e "santuario dell'umiltà"
Un altro tema ricorrente nel magistero di Benedetto XVI è la simbologia della Santa Casa. Il Papa sottolineò: "La fede ci fa abitare, dimorare, ma ci fa anche camminare nella via della vita. Anche a questo proposito la Santa Casa di Loreto conserva un insegnamento importante. Come sappiamo, essa fu collocata sopra una strada. La cosa potrebbe apparire piuttosto strana: dal nostro punto di vista, infatti, la casa e la strada sembrano escludersi. In realtà, proprio in questo particolare aspetto, è custodito un messaggio particolare di questa Casa. Essa non è una casa privata, non appartiene a una persona o a una famiglia, ma è un’abitazione aperta a tutti, che sta, per così dire, sulla strada di tutti noi."
Questo concetto della Santa Casa come "abitazione aperta a tutti" fu un punto focale. "Allora, qui a Loreto, troviamo una casa che ci fa rimanere, abitare, e che nello stesso tempo ci fa camminare, ci ricorda che siamo tutti pellegrini, che dobbiamo essere sempre in cammino verso un’altra abitazione, verso la casa definitiva, verso la Città eterna, la dimora di Dio con l’umanità redenta."
Il Papa, in più occasioni, ribadì il legame reciproco tra la piazza e la casa: "Per portare Dio nella piazza, bisogna averlo prima interiorizzato nella casa come Maria nell’Annunciazione." Egli definì la Santa Casa il "santuario dell’umiltà", sottolineando l'importanza di accogliere pienamente la Parola della vita e di comunicarla con gioia e riconoscenza, sull'esempio della giovane Maria di Nazareth.
Il "Sì" di Maria e la libertà dell'uomo
Benedetto XVI pose un accento particolare sulla libera adesione di Maria al piano divino. "C’è ancora un punto importante del racconto evangelico dell’Annunciazione che vorrei sottolineare, un aspetto che non finisce mai di stupirci: Dio domanda il ‘sì’ dell’uomo, ha creato un interlocutore libero, chiede che la sua creatura Gli risponda con piena libertà."
Citando San Bernardo di Chiaravalle, il Papa ricordava la supplica a Maria: "L’angelo attende la tua risposta, perché è ormai tempo di ritornare a colui che lo ha inviato… O Signora, da’ quella risposta, che la terra, che gli inferi, anzi, che i cieli attendono. Come il Re e Signore di tutti desiderava vedere la tua bellezza, così egli desidera ardentemente la tua risposta affermativa… Alzati, corri, apri! Alzati con la fede, affrettati con la tua offerta, apri con la tua adesione!"
Il "sì" della Vergine è frutto della Grazia divina, ma "la grazia non elimina la libertà, al contrario, la crea e la sostiene. La fede non toglie nulla alla creatura umana, ma ne permette la piena e definitiva realizzazione."
Il ricordo di Giovanni XXIII e l'Anno della Fede
Nelle sue omelie a Loreto, Benedetto XVI ricordò il pellegrinaggio del Beato Giovanni XXIII, che il 4 ottobre 1962 venne in questo Santuario per affidare alla Vergine Maria il Concilio Ecumenico Vaticano II. A distanza di cinquant’anni, Benedetto XVI affidò alla Madre di Dio l’Anno della Fede e l’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sulla nuova evangelizzazione. Il Beato Giovanni XXIII, cinquant’anni fa, invitava a contemplare il mistero dell'Incarnazione e della Redenzione, affermando che lo stesso Concilio aveva come scopo di estendere il raggio benefico di Cristo in tutte le forme della vita sociale. Questo invito risuona con particolare forza nella crisi attuale, che interessa non solo l’economia, ma vari settori della società. L’Incarnazione del Figlio di Dio ci dice quanto l’uomo sia importante per Dio e Dio per l’uomo. Senza Dio, l’uomo finisce per far prevalere il proprio egoismo sulla solidarietà e sull’amore, le cose materiali sui valori, l’avere sull’essere. È necessario ritornare a Dio perché l’uomo ritorni ad essere uomo. Con Dio, anche nei momenti difficili e di crisi, non viene meno l’orizzonte della speranza: l’Incarnazione ci dice che non siamo mai soli, Dio è entrato nella nostra umanità e ci accompagna.