«Mi chiamano Santo» è il primo romanzo di Lorenzo Panizzolo, padovano, ed è stato accolto come un delicato romanzo di formazione che assume anche i tratti del thriller. La città teatro di questo romanzo è Padova e il protagonista si chiama Santo, un giovane alle prese con l’amore, la guerra e la lotta partigiana. L'autore, al suo esordio, si cimenta con la ricostruzione di vicende storiche complesse e dolorose, gli anni della Seconda Guerra Mondiale, ma riesce a scriverne anche con levità e brio, rendendo la narrazione avvincente e coinvolgente. Il libro racconta la vicenda di un ragazzino padovano di nome Santo che si ritrova a vivere nel caos degli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale.
Lorenzo Panizzolo: L'Autore e il suo Esordio Letterario
Lorenzo Panizzolo, di origine padovana, ha svolto tutta la sua carriera professionale nella pubblica amministrazione ed è in pensione da alcuni anni. È autore di post sulla storia cittadina che vengono pubblicati sulla pagina Facebook del gruppo «La Vecchia Padova». Con «Mi chiamano Santo», Panizzolo firma il suo primo romanzo, dimostrando una notevole capacità di affrontare temi storici profondi con una narrativa avvincente e ricca di dettagli.
Padova: Scenari di Guerra e Vita Quotidiana
La storia del libro «Mi chiamano Santo» è ambientata a Padova negli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale. La città è descritta con meticolosa precisione dall'autore, tanto che al lettore sembra di ripercorrerla tutta, seguendo la toponomastica. All’inizio dell’estate del 1944, Padova è stretta tra due fuochi: dal cielo piovono le bombe degli aerei alleati, mentre in terra gli uomini si affrontano in una lacerante guerra civile.

Le vicende del romanzo avvengono quasi tutte nel centro storico di Padova, ma l'autore ne approfitta per parlare di monumenti e luoghi simbolo della città. Vengono menzionati anche luoghi famigerati come Palazzo Giusti, in via San Francesco, sede della Banda Carità, un gruppo di fascisti tristemente noto per la nomea di torturatori crudeli.
Leggendo questo libro, prende vita davanti agli occhi del lettore la Padova di quasi ottant'anni fa, rievocata con estrema attenzione ai particolari nei luoghi, nelle vie e nel paesaggio cittadino. Durante il secondo conflitto mondiale, Padova era ancora una «città d’acque» a tutti gli effetti, con il naviglio interno che scorreva nel cuore del centro storico, il cui tombinamento sarebbe avvenuto solo una ventina d’anni dopo. Canali e fiumi erano molto vissuti in quegli anni, con i giovani che facevano a gara di tuffi nel Bacchiglione e nei canali del centro.

Santo: La Formazione di un Giovane tra Pericolo e Amore
Il protagonista del romanzo è Santo, un ragazzo di 16, quasi 17 anni. È un ragazzino tranquillo e vivace, che va in giro per la città assieme agli amici, desidera trovarsi la morosa e lavora in uno stallo per biciclette. Le biciclette, simbolo e protagonista anche della copertina del libro, erano un bene prezioso e in città erano presenti molti stalli e luoghi di custodia per esse in quegli anni.

Per quanto la forza e la speranza della gioventù sembrino aver la meglio, quelli dell’adolescenza di Santo non sono anni «normali», segnando il passaggio verso l'età adulta in un contesto eccezionale. Santo è un ragazzo mite, ma la guerra civile lo trasforma, facendogli conoscere il pericolo; lui non si sottrae al destino, fa quel che deve, vivendo nel tempo che gli è stato assegnato e seguendo i propri sogni per farli diventare «mattoni».
La gente si nasconde nei rifugi ed è qui che Santo e Regina si incontrano. Santo si innamora di Regina, incontrata per la prima volta in un rifugio durante uno dei numerosi bombardamenti, e il romanzo esplora come si svilupperà la loro relazione e quali fatti e situazioni la ostacoleranno. La loro storia inizia con una semplice frase: «Gentile signorina lei forse non lo sa, ma una volta ci siamo seduti vicini nel bunker durante un allarme».
Santo è un ragazzino vivace e in un contesto come quello, è un attimo correre il rischio di cacciarsi nei guai, e lui non si tira affatto indietro. Ad un certo punto, il ritmo narrativo si fa incalzante, e il lettore si ritrova a correre dietro a questo ragazzo che fugge dai pericoli che gli si parano davanti, spesso rappresentati da fascisti e tedeschi.
Memoria Storica e Stile Narrativo
«Mi chiamano Santo» è un romanzo corale e di formazione, dove i personaggi si muovono nella Padova di allora, fatta rivivere com’era per il lettore di oggi, tra inseguimenti, colpi di scena e ricostruzioni di fatti storicamente accaduti. L’autore usa registri diversi e coloriti per caratterizzare i personaggi, rendendo la lettura avvincente e scorrevole. Il romanzo segue le vicende di un ragazzino che, avventura dopo avventura, diverrà uomo, mostrando come in una situazione di guerra e privazioni i tempi di crescita si accorciano e l'impaziente attesa dell'evento della Liberazione si misura come un «rumore».
La Liberazione di Padova, avvenuta il 28 aprile, diventa un affresco di popolo. Attraverso le vicende personali di Santo, è possibile immaginare quelle di genitori, nonni o di chiunque abbia vissuto in prima persona quegli anni. La grande storia, del resto, è fatta delle storie di ognuno di noi, non solo di date ed eventi pubblici, ma anche della vita della gente comune e delle sue «questioni private», con un passaggio dal particolare all’universale, dal locale al globale.
I padovani più anziani potranno ricordare i fatti realmente accaduti e rievocati dallo scrittore, come la «picca» di via Santa Lucia, le vicende di Flavio Busonera e degli altri partigiani, o la morte dei «martiri» di Salboro, a cui diedero il nome il ponte 4 Martiri. I meno anziani, invece, potranno ritrovare i racconti dei loro nonni, come quello della concitazione prima e dell’orrore poi quando si videro i partigiani impiccati in via Santa Lucia il 17 agosto 1944.
