La vita e il pontificato di Benedetto XVI

Il Papa emerito Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger, è deceduto sabato 31 dicembre 2022 all'età di 95 anni nel monastero Mater Ecclesiae in Vaticano, dove risiedeva dopo la rinuncia al pontificato. La notizia è stata comunicata con profonda tristezza dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni.

Ritratto di Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI

Gli anni giovanili e la formazione

Joseph Ratzinger è nato a Marktl am Inn, in Baviera, il 16 aprile del 1927. Il padre era un commissario di gendarmeria e proveniva da una modesta famiglia di agricoltori, descritto come un convinto antinazista che, in resistenza alle camicie brune di Hitler, fece trasferire la sua famiglia diverse volte. La madre, figlia di artigiani, aveva lavorato come cuoca. La famiglia Ratzinger conobbe da vicino l'orrore del programma di eutanasia dei portatori di handicap del regime nazista: un cugino di Ratzinger affetto dalla sindrome di Down fu portato via dalle autorità naziste per una "terapia" e morì poco dopo.

L'adolescenza e la Seconda Guerra Mondiale

Nel 1939, all'età di dodici anni, Joseph si iscrisse al seminario minore di Traunstein, che fu chiuso nel 1942 per uso militare. Tornato al Gymnasium di Traunstein, nel 1941, dopo i quattordici anni, Ratzinger fu iscritto nella Gioventù hitleriana, come previsto dalla legge. Tuttavia, evitò le presenze obbligatorie grazie a un professore di matematica comprensivo. Nel 1943, all'età di sedici anni, venne assegnato al programma Luftwaffenhelfer (personale di supporto alla Luftwaffe), per difendere gli stabilimenti della BMW. Successivamente, fu arruolato nell'esercito tedesco a Monaco, ma non fu mai inviato al fronte e non partecipò mai a scontri armati. Nell'aprile del 1945 disertò e fu recluso per alcune settimane in un campo degli Alleati vicino a Ulma come prigioniero di guerra, venendo rilasciato il 19 giugno 1945.

Studi teologici e carriera accademica

Nel 1946, Joseph si iscrisse all'Istituto superiore di filosofia e teologia di Frisinga, per poi trasferirsi nel 1947 al seminario Herzogliches Georgianum di Monaco di Baviera, continuando gli studi presso l'Università Ludwig Maximilian fino al 1950. Il 29 ottobre 1950 fu ordinato diacono e l'11 luglio 1953 discusse la tesi di dottorato in teologia su sant'Agostino, ottenendo il massimo dei voti "summa cum laude". Nel 1955 presentò una dissertazione su san Bonaventura per l'abilitazione all'insegnamento universitario. Nonostante le accuse iniziali di "pericoloso modernismo", la tesi fu modificata e l'anno successivo Ratzinger superò l'esame di abilitazione. Ottenne la cattedra di teologia fondamentale presso l'Università di Monaco nel maggio 1957 e poi di teologia dogmatica e fondamentale a Frisinga nel dicembre 1957. Nel 1959 divenne professore all'Università di Bonn.

La Grande Storia, Joseph Ratzinger - Documental

Il Concilio Vaticano II e le opere teologiche

Un'esperienza fondamentale per il giovane professore fu la partecipazione, dal 1962, al Concilio Vaticano II, dove acquisì notorietà internazionale. Inizialmente come consulente teologico del cardinale Josef Frings, arcivescovo di Colonia, e poi come perito del Concilio. Ratzinger arricchì le sue conoscenze teologiche incontrando figure come Henri-Marie de Lubac, Jean Daniélou, Yves Congar e Gérard Philips.

La fase di Tubinga e il "Panzer Kardinal"

Nel 1966 fu nominato alla cattedra di teologia dogmatica presso l'Università di Tubinga. Nel suo libro del 1968, "Introduzione al cristianesimo", scrisse che il papa ha il dovere di sentire differenti voci all'interno della Chiesa prima di prendere una decisione e minimizzò la centralità del papato. Durante questo periodo prese le distanze dalle tendenze marxiste del movimento studentesco degli anni sessanta. Sebbene le sue idee fossero considerate riformiste, finirono per contrastare con quelle liberali, portando ad accuse di conservatorismo, ma Ratzinger affermò: "Non vedo interruzione, negli anni, delle mie vedute di teologo."

Il ritorno in Baviera e la rivista "Communio"

Nel 1969 tornò in Baviera, chiamato all'Università di Ratisbona. Nel 1972 fondò la rivista teologica Communio insieme a Hans Urs von Balthasar, Henri de Lubac, Walter Kasper e altri. "Communio" divenne un giornale di spicco del pensiero teologico cattolico. Fino alla sua elezione a papa, Ratzinger rimase uno dei più prolifici collaboratori della rivista. Come motto episcopale scelse l'espressione "Cooperatores veritatis", collaboratori della verità.

Arcivescovo e Cardinale

Nel 1977 fu nominato arcivescovo di Monaco e Frisinga e il 27 giugno dello stesso anno papa Paolo VI lo creò cardinale, assegnandogli il titolo presbiterale di Santa Maria Consolatrice al Tiburtino. Nel 1978 partecipò ai due conclavi che elessero Albino Luciani (Giovanni Paolo I) e Karol Wojtyła (Giovanni Paolo II).

Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede

Il 25 novembre 1981, papa Giovanni Paolo II lo nominò prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, presidente della Pontificia commissione biblica e della Commissione teologica internazionale. Dal 1986 al 1992 presiedette anche la Commissione per la preparazione del Catechismo per la Chiesa universale. Il 15 aprile 1993 fu elevato alla dignità di cardinale vescovo e gli fu affidata la sede suburbicaria di Velletri-Segni. Nel suo ruolo di prefetto, si impegnò nell’attuazione e nella difesa del Concilio Vaticano II di fronte a interpretazioni ritenute forzate e contrastanti con i principi conciliari, e a tendenze quali il relativismo e l'appiattimento dell'esperienza religiosa su una dimensione prevalentemente politica. Ha espresso una valutazione negativa sulla teologia latinoamericana della liberazione e ha sostenuto la necessità di porre limiti all’ecumenismo e al dialogo interreligioso, come evidenziato nel documento "Dominus Iesus" del 2000. Nel 1985 accettò di essere intervistato dal giornalista Vittorio Messori, rompendo la tradizione di discrezione dell'ex Sant'Uffizio. È stato anche autore dell'epistola De delictis gravioribus del 2001, relativa ai gravi delitti nella Chiesa. Nel 2002 fu eletto decano del collegio cardinalizio. Il 25 marzo 2005, Venerdì santo, guidò le meditazioni della tradizionale Via Crucis al Colosseo, pronunciando parole forti sulla "sporcizia nella Chiesa".

Il Pontificato di Benedetto XVI

Il 19 aprile 2005, Joseph Ratzinger fu eletto papa al quarto scrutinio da 115 elettori, scegliendo il nome di Benedetto XVI. Alle 17:56 fu dato l'annuncio con la tradizionale fumata bianca. Le sue prime parole furono: «Cari fratelli e sorelle, dopo il grande papa Giovanni Paolo II, i signori cardinali hanno eletto me, un semplice ed umile lavoratore nella vigna del Signore. Mi consola il fatto che il Signore sa lavorare ed agire anche con strumenti insufficienti e soprattutto mi affido alle vostre preghiere.» Il nome scelto voleva riallacciarsi idealmente al venerato pontefice Benedetto XV, profeta di pace durante il primo conflitto mondiale, e a San Benedetto, patriarca del monachesimo occidentale e compatrono d'Europa.

Benedetto XVI affacciato dalla loggia di San Pietro dopo l'elezione

Le priorità del pontificato

Le priorità del pontificato furono l'attuazione del Concilio Vaticano II in piena continuità con la tradizione della Chiesa, la valorizzazione della centralità dell'Eucaristia, l'impegno per la ricostituzione dell'unità dei cristiani e il dialogo con le altre religioni e i non credenti. Benedetto XVI ha saputo unire grande spessore intellettuale e modestia, operando sempre per il bene dell'umanità, come ricordato dal presidente della Confederazione Ignazio Cassis. Ha rilanciato e rinnovato la dottrina sociale della Chiesa, rendendola più aderente ai tempi difficili del mondo, tra globalizzazione, povertà crescenti, relativismo e l'imperversare dell'effimero.

Le encicliche e le pubblicazioni

Tra i testi del pontificato spiccano le tre encicliche:

  • "Deus caritas est" (25 dicembre 2005): distingue due forme di amore, "eros" e "agape", inscindibilmente legate nella creazione e nella storia della salvezza.
  • "Spe salvi" (30 novembre 2007): dedicata al tema della speranza cristiana.
  • "Caritas in veritate" (29 giugno 2009): la sua prima enciclica "sociale", affronta i problemi legati alla globalizzazione e alla crisi economica, con riferimento allo sviluppo della persona e dell'umanità alla luce della "carità nella verità".

Resteranno nella storia della Chiesa le sue numerose pubblicazioni, a partire dalla trilogia "Gesù di Nazareth" (2007, 2011, 2012), in cui il Gesù dei Vangeli è presentato come una figura storicamente sensata e convincente. Benedetto XVI ha posto al centro i temi della povertà e dell'Africa, dei giovani, dell'ecumenismo e dell'annuncio della fede al mondo secolarizzato.

La lotta contro la pedofilia nella Chiesa

Per primo Benedetto XVI ha voluto intraprendere la lotta contro la pedofilia nella Chiesa. Già nel 2005, nelle meditazioni della Via Crucis al Colosseo, denunciava: "Quanta sporcizia c'è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui!". Ha lottato energicamente contro la pedofilia del clero, imponendo un'inversione di rotta nella coscienza, nelle norme e negli atteggiamenti della Chiesa nei confronti dei preti pedofili.

La visita nel Regno Unito e il legame con la Svizzera

Il premier britannico Rishi Sunak ha ricordato che Joseph Ratzinger "è stato un grande teologo" e il suo viaggio nel Regno Unito nel 2010 "è stato un grande momento per cattolici e non in questo Paese". Durante il suo pontificato, Benedetto XVI non ha mai ufficialmente visitato la Svizzera, ma ci furono numerosi punti di contatto. Tra questi, la celebrazione nel 2006 del cinquecentesimo anniversario della Guardia Svizzera, onorata con una messa. Nello stesso anno, durante le vacanze estive in Val d’Aosta, si recò all'ospizio dei monaci del Gran San Bernardo, incontrando turisti e visitando l'allevamento di cani San Bernardo. La canonizzazione di suor Maria Bernarda Bütler, una donna svizzera, avvenne nel 2008. Tuttavia, nel 2005, Benedetto XVI criticò la decisione del popolo svizzero di approvare le unioni registrate.

Benedetto XVI in visita al Gran San Bernardo

La rinuncia al ministero petrino

L'11 febbraio 2013, Benedetto XVI annunciò, in latino, la sua decisione di rinunciare al ministero petrino, con decorrenza della sede vacante il 28 dello stesso mese. È stato il primo pontefice da 600 anni a questa parte a rinunciare al suo incarico, ritenendo di non avere più forze a sufficienza. Questa scelta, definita "coraggiosa e tempestiva", ha aperto una strada nuova per il papato, non più necessariamente a vita. Benedetto XVI non è stato l'unico pontefice a dimettersi, ma l'ultima rinuncia prima della sua era stata quella di Gregorio XII nel 1415.

Gli anni da Papa emerito

Dopo la rinuncia, Benedetto XVI si è ritirato nel convento vaticano "Mater Ecclesiae", assumendo la carica di Papa emerito o Romano pontefice emerito. La sua lunga vecchiaia ha dimostrato la lucidità della sua scelta, fatta quando ancora possedeva "forza d’animo intatta e perfetta lucidità". Durante questi anni, il monastero Mater Ecclesiae è divenuto un punto di riferimento per coloro che erano alla ricerca di un consiglio o una benedizione. Nonostante le condizioni di salute che lo costringevano a spostarsi con l'ausilio di un supporto con le rotelle, la sua mente è rimasta lucida fino all'ultimo. Papa Francesco aveva chiesto ai fedeli di pregare per lui in quanto le sue condizioni si erano aggravate, definendolo "molto ammalato". Il testamento spirituale di Benedetto XVI è stato pubblicato postumo, sotto il titolo "Che cos'è il cristianesimo" (2023).

L'eredità di Benedetto XVI

Il cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, lo ha definito "un vero maestro non solo nella scrittura ma anche nella parola", paragonandolo a Sant'Agostino e a un "Padre della Chiesa". Il vescovo di Coira, Joseph Maria Bonnemain, ha sottolineato la "grandezza della fede di Joseph Ratzinger" e la "forza delle sue opere teologiche", che "ha ispirato e influenzato generazioni di teologi". Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, lo ha ricordato come "un rinomato teologo, con una intera vita di devozione alla Chiesa". Papa Francesco lo ha ricordato con commozione e gratitudine, evidenziando la sua "persona così nobile, così gentile" e la sua "testimonianza di fede e di preghiera, specialmente in questi ultimi anni di vita ritirata". La premier italiana Giorgia Meloni lo ha definito "un gigante della fede e della ragione" e ha affermato che "la storia non lo dimenticherà". Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha dichiarato che "il mondo perde una figura che ha segnato la Chiesa cattolica". Il patriarca ortodosso di Mosca Kirill ha reso omaggio a un "difensore dei valori tradizionali", mentre l'arcivescovo anglicano di Canterbury Justin Welby a "uno dei più grandi teologi del nostro tempo". Il presidente francese Emmanuel Macron ha reso omaggio ai suoi sforzi per "un mondo più fraterno". La presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha affermato: "L’Europa lo piange. Che riposi in pace". Sergio Mattarella, presidente della Repubblica Italiana, ha dichiarato che la sua morte è "un lutto per l’Italia" e che "la sua dolcezza e la sua sapienza hanno beneficiato la nostra comunità e l’intera comunità internazionale".

Papa Francesco mentre ricorda Benedetto XVI

I funerali e l'omaggio dei fedeli

I funerali di Benedetto XVI sono stati celebrati da Papa Francesco giovedì 5 gennaio 2023 alle 9.30 in Piazza San Pietro. Il portavoce vaticano Matteo Bruni ha precisato che, assecondando il desiderio del Papa emerito, i suoi funerali si sono svolti nel segno della semplicità, solenni ma sobri. La salma è stata esposta nella basilica di San Pietro per l'omaggio dei fedeli da lunedì 2 gennaio mattina a mercoledì 4 gennaio sera. Il prefetto di Roma, Bruno Frattasi, aveva stimato un afflusso di 30.000-35.000 persone al giorno per l'esposizione del feretro e un minimo di 50.000-60.000 persone per i funerali. Durante i funerali, lo spazio aereo sopra il Vaticano è stato chiuso e almeno 1.000 agenti sono stati chiamati in servizio. In molte parrocchie cattoliche svizzere le campane hanno suonato alle 15.00 del giorno della sua morte, come omaggio richiesto dalla Conferenza dei vescovi svizzeri.

Il tributo della Guardia Svizzera Pontificia

La Guardia pontificia ha reso omaggio al Papa emerito, esprimendo "profonda tristezza". In un messaggio in quattro lingue sulle reti sociali, il piccolo esercito ha affermato: "È stato un grande onore per tutte le guardie attive nei suoi otto anni di pontificato poter essere al suo servizio". I componenti del corpo sono tutti cittadini svizzeri, di età compresa fra i 19 e i 30 anni, cattolici praticanti e celibi.

Benedetto XVI con le Guardie Svizzere

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