La V Domenica di Quaresima dell'Anno A, conosciuta anche come la "Domenica di Lazzaro", si concentra sul tema centrale della vita e della risurrezione, culminando nel racconto giovanneo della resurrezione di Lazzaro. Questa domenica si pone come uno spartiacque nel percorso quaresimale, anticipando i misteri della Settimana Santa e offrendo una profonda riflessione sulla signoria di Dio sulla morte.
Le Letture della V Domenica di Quaresima Anno A
Le letture di questa domenica sono particolarmente significative e convergono nel sottolineare il potere vivificante di Dio e la speranza che Egli offre all'uomo.
Prima Lettura: Ezechiele 37, 12-14
Della prima lettura, dal libro del profeta Ezechiele (37, 12-14), si trae la promessa divina: «Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi risuscito dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nel paese d'Israele. Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri, o popolo mio. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nel vostro paese; saprete che io sono il Signore. L'ho detto e lo farò». Questa visione del profeta Ezechiele, durante l'esilio in Babilonia, descrive una valle piena di ossa di cadaveri che riprendono vita per il soffio dello Spirito, ricongiungendosi alle altre membra. Questo passaggio sottolinea che Dio si mostra ancora una volta pastore buono di Israele che strappa dagli inferi il popolo che gli appartiene e, restituendogli l'alito di vita, lo reintegra nella sua dignità. La resurrezione, per la tradizione ebraica, è la restaurazione di una realtà precedente, perduta a causa del peccato e poi recuperata col perdono. La Pasqua di Cristo offrirà un'altra chiave di lettura di questa profezia, annunciando non un semplice ritorno allo status quo ante ma una realtà nuova, la vita eterna.
Salmo Responsoriale: Dal Salmo 129
Il Salmo Responsoriale (Salmo 129) proclama: «Il Signore è bontà e misericordia. Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce. Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia preghiera. Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi potrà sussistere? Ma presso di te è il perdono: e avremo il tuo timore. Io spero nel Signore, l'anima mia spera nella sua parola. L'anima mia attende il Signore più che le sentinelle l'aurora. Israele attenda il Signore, perché presso il Signore è la misericordia e grande presso di lui la redenzione. Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe». Il “profondo” è l'abisso della colpa, della sofferenza e della distanza da Dio. Il perdono diventa la prima forma di risurrezione, rialzando l'uomo dalla sua caduta e restituendolo alla relazione con Dio. La speranza del salmista e la promessa del profeta convergono nello stesso annuncio: il Signore è capace di trasformare l'abisso della morte in inizio di vita nuova.
Seconda Lettura: Romani 8, 8-11
La Seconda Lettura, dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (8, 8-11), afferma: «Fratelli, quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto a causa del peccato, ma lo spirito è vita a causa della giustificazione. E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi». San Paolo argomenta alla comunità cristiana di Roma la giustificazione operata da Gesù Cristo, difendendo la tesi per cui la salvezza non viene dalle opere della Legge ma dall'opera di Gesù Cristo. Ricevendo il dono dello Spirito, l'uomo mortale e peccatore diventa vivente perché risorto con Cristo. È questo Spirito che ci dona la vita in Cristo; è questo Spirito che getta nei nostri corpi mortali il germe della risurrezione finale, operando fin da adesso affinché in noi sia presente in pienezza la vita di Cristo, la vita eterna.
Vangelo: Giovanni 11, 1-45
Il Vangelo di Giovanni (11, 1-45), narra l'episodio della resurrezione di Lazzaro. Si apre con l'informazione che un certo Lazzaro di Betania era malato. Le sorelle Marta e Maria mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All'udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Nonostante l'amore per Lazzaro e le sue sorelle, Gesù si trattenne due giorni nel luogo dove si trovava prima di decidere di tornare in Giudea, nello sgomento dei discepoli che gli ricordarono i pericoli. Gesù spiegò che Lazzaro si era "addormentato" e che lui andava a svegliarlo, ma i discepoli fraintesero, pensando al riposo del sonno. Gesù dovette allora dire apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate. Orsù, andiamo da lui!». Tommaso, chiamato Didimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, Lazzaro era già nel sepolcro da quattro giorni. Molti Giudei erano venuti a consolare Marta e Maria. Marta andò incontro a Gesù e gli disse: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». Marta rispose: «So che risusciterà nell'ultimo giorno». E Gesù le rivelò: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi tu questo?». Marta affermò la sua fede: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo».
Marta poi chiamò Maria, la quale si gettò ai piedi di Gesù ripetendo le parole della sorella. Gesù, vedendo piangere Maria e i Giudei con lei, «si commosse profondamente, si turbò e disse: «Dove l'avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. I Giudei dissero: «Vedi come lo amava!». Ma alcuni si interrogarono: «Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?».
Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro, una grotta con una pietra. Disse: «Togliete la pietra!». Marta obiettò: «Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni». Gesù le rispose: «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero la pietra. Gesù alzò gli occhi e disse: «Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dài ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Poi gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare». Molti dei Giudei, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.
V Domenica di Quaresima; Anno A; Commento al Vangelo di don Fabio Rosini.
Commento e Riflessione
Il Dio che richiama alla vita
Il tema battesimale della V Domenica di Quaresima, incentrato sulla vita, riassume e compendia gli altri temi quaresimali. La liturgia ci porta al nucleo centrale del messaggio del Vangelo e del significato del Battesimo: la vita. Il Dio che richiama alla vita era tale già nel Primo Testamento, come evidenziato dalla visione di Ezechiele. Il trionfo della vita prosegue nella luminosa pagina giovannea del capitolo 11, dove il "segno" di Lazzaro, richiamato alla vita, ci stimola a guardare oltre l'orizzonte terreno: la vita che Gesù dona non è solo quella fisica, ma la vita di Dio. La risurrezione di Lazzaro non è semplicemente un ritorno alla vita terrena, ma un segno profetico della risurrezione di Cristo e della vita eterna che Egli offre.
Il Dialogo con Gesù: Enigmi e Fraintendimenti
La prima parte del racconto giovanneo procede per enigmi, equivoci, discorsi di Gesù fraintesi, evidenziando la difficoltà di entrare nella visuale di Gesù, di vedere le cose come le vede dal suo livello. L'evangelista annota l'amore che Gesù nutriva per i fratelli di Betania, rendendo più drammatica la vicenda e accentuando i significati delle parole e dell'intervento di Gesù. Gesù si ferma sulla strada per Gerusalemme e decide di tornare in Giudea, nello sgomento dei discepoli. Quando Gesù arriva, Lazzaro è già morto da quattro giorni ed è anche sepolto, secondo una credenza del tempo in cui l'anima del morto aleggiava per tre giorni vicino al corpo, ma dal quarto non poteva più rientrarvi. Il temporeggiare di Gesù suscita un interrogativo espresso dalle sorelle e da alcuni che, osservando il pianto di Gesù, domandano: "Non poteva far sì che Lazzaro non morisse, proprio lui che ha aperto gli occhi al cieco?".
La Fede di Marta e la Condivisione di Maria
Marta, andando incontro a Gesù, si esprime come chi sta tra la rassegnazione e la fiducia che qualcosa possa succedere, ma non sospetta l'intervento di Gesù. Il dialogo cruciale avviene con Marta, quando Gesù le chiede non semplicemente la fede in una verità creduta («So che risusciterà nell'ultimo giorno»), ma la fede in lui, nella sua parola, nella sua persona: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno». Questa è una dichiarazione che, messa in bocca a un uomo qualsiasi, lo bolla come megalomane, ma qui non si tratta di attributi o qualità dell'essere, ma dell'essere in se stesso: la vita. Con Maria non c'è un dialogo, ma semplicemente la condivisione più profonda del suo dolore: vedendola piangere, Gesù scoppia anche lui in pianto, dimostrando un amore profondissimo per Lazzaro e Maria.
Il Sepolcro e il Potere sulla Morte
Il sepolcro rappresenta il confronto più diretto con la realtà della morte. Per i presenti, compresa Marta, non è altro che un luogo di lacrime e rimpianto. Gesù la pensa diversamente: «Togliete la pietra!». Questa parola può far paura, poiché il sepolcro era considerato il vestibolo degli inferi. Ma a Gesù non fa paura; lui ha il dominio anche sulla morte. La sua forza profonda, decisa a contrastare la morte, emerge nei tre imperativi: «Togliete la pietra!», simbolo di una separazione totale e ineluttabile, che deve essere rimossa per far apparire a tutti che il Signore solleva ogni pietra che sigilla un'esistenza. Il secondo imperativo è rivolto al morto, chiamato per nome: «Lazzaro, vieni fuori!». Questo comando è preceduto da un rendimento di grazie al Padre, perché è solo da lui, il Signore della vita, che può venire la possibilità di sconfiggere la morte. Il terzo imperativo è rivolto di nuovo ai presenti: «Liberatelo e lasciatelo andare», un invito a non "trattenere" qualcuno che ci ha lasciato, aggrappandosi ai ricordi.
La Fede nella Vita Eterna
Molti, alla vista di ciò che Gesù aveva compiuto, credettero in lui. La vera fede in Gesù sta nel credere che lui è la vita, come dice a Marta, lui è la risurrezione, come sarà evidente dopo la sua morte. In queste tre ultime domeniche di Quaresima c'è un crescendo bellissimo: egli dà l'acqua della vita, lui è la luce del mondo, lui è la risurrezione e la vita. Mentre l'acqua e la luce sono simboli, rimandano a una realtà altra, la vita è qualcosa di sostanziale. Il percorso battesimale è chiaro: si tratta di ricevere la vita, quella vera, la vita eterna («chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno»). La vita cristiana non è un'esperienza di tristezza o mortificazione, ma un "segno" di speranza che ci stimola a guardare oltre l'orizzonte terreno. Il potere che Dio ha di far risorgere il popolo eletto, di cui parla Ezechiele, è il potere di far risorgere Gesù dai morti, come dice S. Paolo, attraverso il suo Spirito. Questo Spirito ci dona la vita in Cristo, gettando nei nostri corpi mortali il germe della risurrezione finale, un germe che opera fin da adesso, facendo sì che in noi sia presente in pienezza la vita di Cristo, la vita eterna. Così anche il corpo partecipa di questa vita; non è destinato a scomparire, come un peso inutile. Questo messaggio ha aperto la strada a una considerazione della dignità dell'uomo, che non ha ancora esaurito tutte le sue potenzialità.

La Quaresima come percorso di Vita
La Quaresima è un percorso di vita, un cammino di conversione e liberazione dalla morte. Il Signore è il Dio della vita che si manifesta pienamente in Gesù Cristo. Riconoscere questa verità non è facile in un contesto mondano. Oggi, la signoria di Dio e la speranza che Egli sia il principio vitale che ci sottrae a ogni morte sono spesso trascurate o rifiutate. Il battezzato, inserito in Cristo per opera dello Spirito, è un promotore di vita. La "carne", intesa come l'uomo chiuso in sé stesso e ostile a Dio, non può che generare la morte. Il duello vita-morte si traduce in attaccamento alla vita, perché «il germe dell'eternità che (l'uomo) porta in sé, irriducibile com'è alla sola materia, insorge contro la morte». La speranza cristiana afferma la possibilità di un mondo nuovo, perché la potenza di Dio si è rivelata vincitrice in Cristo. L'episodio di Lazzaro ci prepara a vivere la Settimana Santa, culminante nel Triduo Pasquale, dove il potere di Gesù sulla morte va al di là di ogni speranza umana ed è il fondamento di quella speranza divina che egli è venuto a portare agli uomini.