Liturgia del 25 Luglio: La Testimonianza di San Giacomo Maggiore

La liturgia del 25 luglio, dedicata a San Giacomo Maggiore Apostolo, ci invita a riflettere sul significato profondo della sequela di Cristo, del servizio e del sacrificio. Le letture proposte, tratte dai libri profetici e dagli scritti apostolici, insieme al Vangelo, tracciano un percorso di comprensione della vera grandezza nel Regno di Dio.

icona di San Giacomo Maggiore, pellegrino

Antifona e Invocazioni Iniziali

L'antifona d'ingresso ci ricorda la presenza di Dio nella sua santa dimora: "Dio sta nella sua santa dimora: a chi è solo fa abitare una casa; dà forza e vigore al suo popolo." Questa frase, tratta dal Salmo 68, serve da preludio al tema della provvidenza divina e del sostegno offerto ai fedeli.

Le invocazioni iniziali riflettono la lode e la richiesta di salvezza: "O Dio, vieni a salvarmi. R. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. Sia gloria e lode a Cristo, al Padre ed allo Spirito, nei secoli dei secoli."

Prima Lettura: La Moltiplicazione del Pane di Eliseo

Dal secondo libro dei Re (2Re 4,42-44)

In quei giorni, da Baal-Salisà venne un uomo, che portò pane di primizie all’uomo di Dio: venti pani d’orzo e grano novello che aveva nella bisaccia. Eliseo disse: «Dallo da mangiare alla gente». Ma il suo servitore disse: «Come posso mettere questo davanti a cento persone?». Egli replicò: «Dallo da mangiare alla gente. Ne mangeranno e ne faranno avanzare».

Questo episodio anticipa in qualche modo il miracolo eucaristico e la provvidenza divina, mostrando come anche una piccola offerta possa sfamare molti se benedetta da Dio.

Salmo Responsoriale: La Generosità del Signore

Dal Salmo 144 (145)

Il Salmo Responsoriale esalta la generosità e la giustizia del Signore con il ritornello: "R. Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente."

  • "Ti lodino, Signore, tutte le tue opere e ti benedicano i tuoi fedeli. Dicano la gloria del tuo regno e parlino della tua potenza."
  • "Gli occhi di tutti a te sono rivolti in attesa e tu dai loro il cibo a tempo opportuno. Tu apri la tua mano e sazi il desiderio di ogni vivente."
  • "Giusto è il Signore in tutte le sue vie e buono in tutte le sue opere. Il Signore è vicino a chiunque lo invoca, a quanti lo invocano con sincerità."

Questo salmo sottolinea la bontà di Dio che provvede alle necessità di ogni vivente e si mostra vicino a coloro che lo invocano con sincerità.

Seconda Lettura: Unità nello Spirito e Tesoro in Vasi di Creta

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (Ef 4,1-6)

Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (2Cor 4,7-15)

Fratelli, noi abbiamo un tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo consegnati alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. Cosicché in noi agisce la morte, in voi la vita. Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: «Ho creduto, perciò ho parlato», anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi.

Questi passaggi di San Paolo enfatizzano l'importanza dell'unità, dell'umiltà e della magnanimità tra i cristiani, riconoscendo che la vera forza deriva da Dio, nonostante le tribolazioni umane. L'immagine del "tesoro in vasi di creta" illustra la fragilità umana che ospita la potenza divina.

illustrazione di San Paolo che scrive le sue lettere

Vangelo: La Moltiplicazione dei Pani e la Richiesta dei Figli di Zebedeo

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,1-15)

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!».

rappresentazione della moltiplicazione dei pani e dei pesci

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 20,20-28)

In quel tempo, si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di' che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti».

L'Ambiguità della Richiesta e la Lezione di Servizio

La domanda della madre dei figli di Zebedeo, che si prostra davanti a Gesù con i suoi due figli, Giacomo e Giovanni, riflette l’ambiguità con la quale il popolo e i discepoli, anche quelli che sono stati scelti, i Dodici, capiscono Gesù, la sua persona e il suo messaggio, e cosa significa seguirlo. Essi chiedono un posto influente in politica, un potere nel mondo. La risposta di Gesù li forza ad un cambiamento radicale di prospettiva in rapporto con lui.

Gesù chiede se sono disposti a bere il calice che egli stesso sta per bere. I discepoli si dichiarano disposti a bere dal calice da cui lui stesso deve bere. Si tratta di un regno, quello che annuncia Gesù, che si trova completamente nelle mani del Padre e che si raggiunge con un cammino di dolore e di passione, non una qualsiasi passione o dolore, ma del dolore e della passione del Figlio, di Gesù. Per entrare in questo regno, nel regno del Padre, non è sufficiente bere dal calice ma bisogna bere dal calice di Cristo.

Gli altri dieci non hanno un’opinione di Cristo diversa da quella della madre e dei figli di Zebedeo. Reagiscono con indignazione e gelosia. Tutti pretendono il primo posto al fianco di colui che sperano sia il futuro Re di Israele. La lezione che dà Gesù, riunendoli, approfondisce fino all’estremo il contenuto paradossale della sua azione liberatrice - incomprensibile per gli uomini, ineffabilmente luminosa vista secondo l’amore di Dio: "Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti". Di qui nasce l’esigenza fondamentale per chi vuole essere suo discepolo: l’esigenza del servizio che va fino al dono della vita per il Maestro e per i fratelli.

Il cristiano deve passare per la croce?

Giacomo: Il Primo a Bere il Calice

Giacomo, il figlio di Zebedeo, ha assimilato la lezione, rapidamente e in modo eroico. Fu il primo degli apostoli a bere dal calice del Signore. Il suo primo martire. Una venerabile tradizione della Chiesa di San Giacomo di Compostella e delle altre diocesi della Spagna lo riconosce come il suo primo evangelizzatore. Attraverso l’esperienza di un apostolato intrepido - rendere testimonianza del Vangelo fisicamente fino al "Finis terrae" allora conosciuto - egli seppe che cosa significa servire nel senso di Cristo. Per la Chiesa, e per i suoi membri più giovani, rimangono e rimarranno sempre il suo esempio affascinante e la sua intercessione.

Antifone alla Comunione e Orazione Finale

Le antifone alla comunione riprendono temi di benedizione e misericordia: "Benedici il Signore, anima mia: non dimenticare tutti i suoi benefici. Beati i misericordiosi: troveranno misericordia. Beati i puri di cuore: vedranno Dio." Inoltre: "Gesù spezzò i cinque pani e li diede ai suoi discepoli perché li distribuissero. Tutti mangiarono e furono sazi."

Orazione

O Dio onnipotente ed eterno, tu hai voluto che san Giacomo, primo fra gli apostoli, sacrificasse la sua vita per il Vangelo: per la sua gloriosa testimonianza conferma la tua Chiesa e sostienila sempre con la tua protezione. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Amen. Rendiamo grazie a Dio.

Riflessioni Ulteriori

Il Cammino dei Discepoli

Come abbiamo sentito, Gesù rispose facendo a sua volta una domanda: chiese se essi fossero disposti a bere il calice che egli stesso stava per bere. L’intenzione che stava dietro a quelle parole era di aprire gli occhi dei due discepoli, di introdurli alla conoscenza del mistero della sua persona e di adombrare loro la futura chiamata ad essergli testimoni fino alla prova suprema del sangue. Il Signore desidera fare di ciascuno di noi un discepolo che vive una personale amicizia con Lui. E per realizzare questo, non basta ascoltarlo esteriormente; bisogna anche vivere con Lui e come Lui.

Fa sorridere la scelta liturgica del vangelo che celebra la festa di uno dei grandi apostoli della Chiesa, fa sorridere perché non è un vangelo edificante, né esalta le grandi qualità, ma un Vangelo che suscita diverse reazioni e sentimenti: non è sbagliato primeggiare, ma ricordiamoci che se vogliamo davvero essere felici, l'unica via è servire.

La Natura del Servizio Apostolico

Fratelli, ognuno ci consideri come ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio. Ora, quanto si richiede negli amministratori è che ognuno risulti fedele. A me, però, poco importa di venir giudicato da voi o da un consesso umano; anzi, io neppure giudico me stesso, perché anche se non sono consapevole di colpa alcuna non per questo sono giustificato. Il mio giudice è il Signore! Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, finché venga il Signore.

Queste cose, fratelli, le ho applicate a modo di esempio a me e ad Apollo per vostro profitto perché impariate nelle nostre persone a stare a ciò che è scritto e non vi gonfiate d’orgoglio a favore di uno contro un altro. Chi dunque ti ha dato questo privilegio? Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? Già siete sazi, già siete diventati ricchi; senza di noi già siete diventati re. Magari foste diventati re! Così anche noi potremmo regnare con voi. Ritengo infatti che Dio abbia messo noi, gli apostoli, all’ultimo posto, come condannati a morte, poiché siamo diventati spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini. Noi stolti a causa di Cristo, voi sapienti in Cristo; noi deboli, voi forti; voi onorati, noi disprezzati. Fino a questo momento soffriamo la fame, la sete, la nudità, veniamo schiaffeggiati, andiamo vagando di luogo in luogo, ci affatichiamo lavorando con le nostre mani. Non per farvi vergognare vi scrivo queste cose, ma per ammonirvi, come figli miei carissimi. Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri, perché sono io che vi ho generato in Cristo Gesù mediante il vangelo.

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