La figura di Arcangela Filippelli, Serva di Dio, e il suo tragico destino rappresentano un punto di riferimento spirituale e morale per la comunità di Longobardi, un borgo calabrese ricco di storia e tradizioni. La sua vicenda, intrecciata con la devozione locale e la ricerca della santità, emerge con forza nel contesto di una riflessione più ampia sulla fede, il sacrificio e l'eredità spirituale.
Longobardi: Un Borgo tra Storia, Spiritualità e Testimonianze di Fede
Longobardi, situato alle pendici del monte Cocuzzo, non è solo un luogo geografico, ma un crocevia di storia, cultura e profonda spiritualità. Le sue origini risalgono all'insediamento longobardo durante il regno di Liutprando, e il suo territorio variegato - dal mare alla collina, fino al centro storico - custodisce memorie di eventi passati e figure che hanno segnato la vita della comunità.
Il borgo vanta la presenza di tre figure sante: San Nicola Saggio, oblato professo dell’Ordine dei Minimi, canonizzato nel 2014; la Venerabile Elisa Miceli, Madre fondatrice dell’Ordine delle Suore Catechiste Rurali del Sacro Cuore; e, appunto, la Serva di Dio Arcangela Filippelli.

San Nicola Saggio: Il Modello di Umiltà Longobardese
San Nicola Saggio, figlio di questo "piccolo pezzetto di Calabria", è ricordato come il santo dell'umiltà, discepolo di San Francesco di Paola. La sua vita di semplicità e generosità è un faro per i longobardesi, che ne portano avanti le gesta attraverso iniziative concrete.
Due progetti significativi testimoniano la devozione verso il santo: il "Giardino di San Nicola" e la via denominata "Dal Mare a San Nicola".
- Il "Giardino di San Nicola", annesso a un forno comunitario, sorge nell'antico orto di palazzo Miceli, residenza di Luigi Miceli, uno dei Mille. Quest'orto, di circa milleduecento metri quadrati, ospita una trentina di varietà di piante autoctone, alcune antiche e rare, valorizzando la biodiversità locale. Il giardino è anche un luogo didattico per le scuole e un motore per la crescita economica ed ecosostenibile del territorio.
- La via "Dal Mare a San Nicola" è un sentiero che collega la zona Marina di Longobardi alla casa natale del santo, immergendosi nella natura incontaminata e offrendo scorci di cascate naturali.
Arcangela Filippelli: La Testimonianza di Purezza e Martirio
La figura di Arcangela Filippelli si staglia come un esempio di integrità morale e di sacrificio estremo. Nata a Longobardi il 16 marzo 1853, da una famiglia povera ma profondamente religiosa, Arcangela visse in una piccola frazione chiamata Timpa. Suo padre, Vincenzo Filippelli, era un bracciante agricolo, mentre sua madre, Domenica Pellegrini, era una filatrice.
Il 7 febbraio 1869, una domenica di Carnevale, Arcangela si recò con le amiche nel bosco per raccogliere legna. A loro si unì Antonio Provenzano, 22 anni, figlio di Arcangelo Provenzano detto "lucifero" e fratello delle amiche di Arcangela. Antonio, da tempo interessato alla ragazza, aveva già cercato di insidiarla.
Con un subdolo stratagemma, Antonio fece in modo di rimanere solo con Arcangela, fingendo di aiutarla con la legna. Approfittando della situazione, tentò di violentarla. Arcangela, spaventata, fuggì nel bosco invocando l'aiuto divino, gridando che ciò che l'uomo stava tentando era peccato e che "la Madonna non vuole queste cose".
L'aggressore la raggiunse su un'altura e, dopo aver inutilmente cercato di sopraffarla, la colpì con una scure, amputandole mani e piedi, per poi dilaniarle il corpo con oltre cinquanta colpi. Alcuni contadini udirono le grida, ma la paura e il buio impedirono loro di intervenire. Anche le sorelle di Antonio, per timore, rimasero nascoste, testimoniando poi che, prima di morire, Arcangela aveva invocato la Vergine Maria, pronunciando: "morta si, ma non mi farò toccare mai da te".

Il Ritrovamento del Corpo e il Processo
Al calar della sera, i genitori di Arcangela, preoccupati per il suo mancato rientro, allarmarono parenti e amici. Tuttavia, il comportamento omertoso di Antonio, delle sorelle e di alcuni contadini ostacolò le ricerche. Antonio stesso si pose a capo del gruppo di ricerca, contribuendo a depistare le indagini.
Fu solo il giorno seguente che un bracciante, Pasquale Cavaliere, ritrovò il corpo e avvertì le autorità e i parenti. I sospetti ricaddero immediatamente su Antonio, che fu arrestato mentre cercava di costruirsi un alibi sul posto di lavoro.
Ai funerali della sedicenne partecipò l'intera popolazione di Longobardi e dei paesi vicini. Il corpo di Arcangela fu tumulato nel cimitero del borgo. Immediatamente fu avviato il processo penale davanti alla Corte d'Assise di Cosenza, che condannò a morte Antonio Provenzano. L'uomo morì però prima dell'esecuzione della sentenza, a causa di una cancrena, nelle carceri di Cosenza il 5 agosto 1872.
La Venerazione di Arcangela Filippelli
La tomba di Arcangela divenne presto meta di pellegrinaggio. Per questo motivo, il suo corpo fu traslato, con il permesso del Vescovo di Tropea, nella chiesa di San Francesco, dove venne collocata una lapide commemorativa. Ancora oggi, il suo sepolcro è meta di venerazione per i longobardesi e i fedeli dei dintorni.
Sul luogo del martirio, il 22 settembre 1973, fu eretta una monumentale Croce e collocata una lapide ricordo, benedetta dall'Arcivescovo di Cosenza, monsignor Enea Selis. Il 18 dicembre 2006, monsignor Salvatore Nunnari, Arcivescovo di Cosenza-Bisignano, ha costituito la Postulazione per la causa di Beatificazione e Canonizzazione, accogliendo la petizione dei fedeli di Longobardi e dei parroci locali. La Congregazione delle Cause dei Santi ha concesso il "nihil obstat" il 23 maggio 2007, dopo il parere favorevole della Conferenza Episcopale Calabra.
Arcangela Filippelli, martire della purezza
La figura di Elisa Miceli
Accanto ad Arcangela Filippelli, un'altra figura spirituale di rilievo per Longobardi è la Venerabile Elisa Miceli. Il Cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha letto il Decreto della Venerabilità di Madre Elisa, fondatrice dell'Ordine delle Suore Catechiste Rurali del Sacro Cuore. Le sue spoglie mortali sono custodite, così come quelle di Arcangela Filippelli, nella Chiesa dell’Assunta, nota anche come chiesa di San Francesco di Paola.

Riflessioni sull'Attualità della Testimonianza
La storia di Arcangela Filippelli, con la sua tragica fine e la successiva venerazione, solleva profonde riflessioni sull'importanza della fede, della purezza e del coraggio di fronte all'avversità. La sua figura è un monito contro la violenza e un esempio di integrità morale, soprattutto per le giovani generazioni.
La devozione a Arcangela Filippelli, insieme alla santità di San Nicola Saggio e alla venerabilità di Elisa Miceli, conferisce a Longobardi un'aura di sacralità, rendendolo un luogo di pellegrinaggio e di profonda spiritualità, dove la memoria del passato si intreccia con la fede nel presente.
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