Le Confessioni di un Italiano: Il Romanzo di Ippolito Nievo

Le Confessioni d'un italiano, un romanzo storico pubblicato postumo nel 1867, è un'opera fondamentale che si inserisce nel contesto della crisi del romanzo storico italiano della prima metà del XIX secolo.

Manoscritto originale de Le Confessioni d'un italiano di Ippolito Nievo

Contesto e Rilevanza del Romanzo Storico

Il romanzo storico italiano dell'epoca aveva per modelli opere come l'Ivanhoe di Walter Scott e I Promessi Sposi di Manzoni nella versione ventisettana. Tuttavia, questi modelli andarono in crisi per ragioni di natura socio-culturale e insieme linguistico-letteraria. A questa situazione vennero date svariate risposte, e così il romanzo storico si legò alla memorialistica, producendo racconti con una collocazione assai vicina alla contemporaneità e con un lungo sviluppo cronologico.

La Vita di Carlo Altoviti: Storia Personale e Collettiva

Carlo Altoviti è l'indimenticabile protagonista di queste "confessioni", composte tra il 1857 e il 1858. Attraverso i suoi occhi e le sue parole, assistiamo alla storia d'amore con la Pisana così come ai grandi eventi politici del tempo. Carlino diventa un compagno di strada, sulla quale uomini e donne camminano insieme alla Storia. Il protagonista, Carlo Altoviti, ormai ottuagenario, racconta, nell'anno 1858, la sua vita con la quale si intrecciano le vicende storiche dell'Italia, dalla crisi della società settecentesca maturata come riflesso della Rivoluzione Francese, alle repubbliche giacobine, al periodo napoleonico, alla Restaurazione e al Risorgimento. Egli stesso afferma: "Nulla sarebbe di strano o degno da essere narrato, se la mia vita non correva a cavalcione di questi due secoli." Lo seguiamo dall'incanto dell'infanzia al maturare della passione civile, dal mondo arcaico e ristretto del castello di Fratta alle vie d'Italia e del mondo.

L'Infanzia al Castello di Fratta

Carlo, orfano di madre, viene allevato nella famiglia della zia materna, al castello di Fratta, nel Friuli. A Fratta Carlino trova la zia e lo zio conte, il capitano Sandracca, le cugine Clara e Pisana, cuoche e servi, tra i quali Martino, un vecchio che assume nei confronti del bambino un ruolo paterno. La prima parte del racconto si concentra inoltre nella rassegna dei vari personaggi che abitano il castello. Tra questi si distinguono per il loro rilievo Clara e la Pisana, figlie del conte e cugine di Carlino: la prima di carattere chiuso e dotata di un profondo sentimento religioso, la minore, dotata di un carattere imprevedibile e passionale, sarà protagonista di una storia d'amore destinata a segnare l'intera esistenza di Carlo. Tutti questi personaggi vengono seguiti nel corso del romanzo fino alla loro morte e ad essi si affiancano i frequentatori del castello, primo fra tutti Lucilio, medico, innamorato corrisposto dalla contessina Clara.

Sopportato più che amato, e tenuto in disparte, Carlino ha un'infanzia abbastanza libera, poiché la severità dei principi educativi adottati al castello è unita all'indifferenza e lascia quindi spazi di autonomia.

Il Legame con la Pisana

Fin dai primi anni si stabilisce tra Carlo e la cugina Pisana un rapporto di attrazione reciproca, di devozione senza riserve da parte di Carlo e di gioco, dispetto, civetteria, ma anche di sinceri slanci da parte della Pisana. La storia d'amore dei due personaggi, dall'infanzia fino alla maturità, rimane sempre dominata dai mutevoli atteggiamenti della Pisana che vanno dalla passione, alla bizzarria, alla dedizione, alla sventatezza e al dispetto.

"Le confessioni di un italiano", di Ippolito Nievo

Dalla Giovinezza all'Impegno Politico

Dopo i primi sei capitoli (il romanzo ne conta 23) dedicati ai ricordi dell'infanzia, il ritmo della narrazione si fa molto più rapido. Carlino fa le sue prime esperienze negli ambienti liberali di Padova, città dove si è recato a studiare legge; familiarizza con le opere di Rousseau ed è attratto da quanto viene a sapere della Rivoluzione Francese. Intanto il mondo di Fratta si è disgregato una prima volta: Clara è andata a Venezia con la madre dopo che le è stato impedito il matrimonio con Lucilio e ha rifiutato il fidanzato imposto dalla famiglia; la Pisana, con una decisione improvvisa e insensata, si è sposata con un nobile veneziano vecchio e ricchissimo.

Le Guerre Napoleoniche e la Disillusione

Durante la repubblica e la discesa di Napoleone, a Venezia si trovano tutti i personaggi principali e fra di essi non solo Carlino, ma anche la Pisana, sono pieni di speranza per le prospettive di libertà che le vicende sembrano aprire. Il trattato di Campoformio rappresenta per tutti una delusione. La Pisana lascia il suo amante perché è un ufficiale dell'esercito napoleonico e va a vivere con Carlino. Questi però deve presto fuggire da Venezia nuovamente austriaca e va a Milano, dove si impiega in qualità di cancelliere nella Repubblica Cisalpina. Entra nella legione comandata da Carafa del quale la Pisana, in maniera immotivata, come accade per tutti i suoi amori, è divenuta amante; combatte a Napoli per la Repubblica Partenopea ed è fatto prigioniero. Condannato a morte, viene salvato per l'intervento di Lucilio e della Pisana che lo segue prima a Genova e poi a Bologna. A questo punto un altro improvviso abbandono della Pisana che tornerà da Carlo soltanto quando questi, di nuovo a Venezia, dopo l'istituzione del Regno Italico, si ammala e ha bisogno di cure. Insieme vanno a rivedere i luoghi della loro infanzia e a Fratta conoscono Aquilina che, in ubbidienza ad un inspiegabile ma tenace disegno della Pisana, Carlino sposa.

Mappa dell'Italia e delle principali campagne napoleoniche menzionate nel romanzo

Il Risorgimento e il Sacrificio Finale

Nel 1820 Carlo combatte con Guglielmo Pepe a Rieti; è ferito, fatto prigioniero e condannato ai lavori forzati. Perde la vista e la pena gli viene commutata in esilio grazie ad un nuovo salvifico intervento della Pisana che lo accompagna a Londra, lo assiste con dedizione estrema, arriva a chiedere per lui l'elemosina per le strade. Qui incontra casualmente Lucilio che con un'operazione guarisce dalla cecità Carlino; la Pisana invece, irrimediabilmente provata dalle fatiche, muore. Carlo quindi ritorna a Venezia, dove muore il figlio Donato, e partecipa ai moti del 1848 con il grado di colonnello; Giulio, l'altro figlio, dopo aver partecipato alla difesa della Repubblica Romana nel 1849 muore combattendo in Argentina. Carlo sopravvive alla morte dei figli e degli amici che stanno lottando per l'indipendenza d'Italia.

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