L'Offerta sull'Altare nel Levitico: Significato e Riconciliazione Fraterna

"Ogni sommo sacerdote è costituito per offrire doni e sacrifici." Sin dall'ingresso del peccato nel mondo, l'umanità ha sperimentato il dolore della colpa, l'alienazione da Dio e uno stato di impotenza, sentendo il bisogno di sollievo e di rivolgersi a Dio per chiedere aiuto. Sembra che per l'uomo offrire sacrifici sia "naturale" come pregare: offrendo sacrifici indica ciò che prova verso se stesso, pregando indica ciò che prova verso Dio, come scriveva Alfred Edersheim, studioso di storia biblica.

Origini e Necessità del Sacrificio

La prima volta che la Bibbia parla di offerte fatte a Dio è in relazione a Caino e Abele. Si legge: “Avvenne che dopo qualche tempo Caino portava dei frutti del suolo come offerta a Geova. Ma in quanto ad Abele, anche lui portò dei primogeniti del suo gregge, perfino i loro pezzi grassi” (Genesi 4:3, 4). In seguito Noè, dopo essere stato salvato dal Diluvio universale, si sentì spinto a offrire "olocausti sull'altare" (Genesi 8:20). In varie occasioni Abraamo, mosso dall’apprezzamento per le promesse e le benedizioni divine, ‘edificò un altare e invocò il nome di Geova’ (Genesi 12:8; 13:3, 4, 18). Abraamo affrontò anche la sua più grande prova di fede quando Geova gli disse di offrire in olocausto suo figlio Isacco.

Da questi e altri racconti biblici comprendiamo che offrire determinati sacrifici era parte integrante dell'adorazione molto prima che Geova emanasse specifiche leggi al riguardo. Un'opera di consultazione definisce "sacrificio" come un "Rito religioso in cui l’uomo offre qualcosa alla divinità per stabilire, mantenere o ripristinare un buon rapporto con la sfera del sacro".

La Natura del Peccato e la Provvisione Divina

Quando Adamo peccò, lo fece deliberatamente, disobbedendo intenzionalmente a Dio. La pena per quell'atto fu la morte, come Dio aveva chiaramente detto (Genesi 2:17). I discendenti di Adamo, avendo ereditato il peccato e l'imperfezione, sono soggetti alla stessa alienazione da Dio, disperazione e morte. Tuttavia, Geova, Dio di giustizia, potenza e soprattutto di amore (1 Giovanni 4:8, 16), prese l'iniziativa per sanare la frattura. Benché "il salario che il peccato paga è la morte", il "dono che dà Dio è la vita eterna mediante Cristo Gesù nostro Signore".

Per rendere disponibile questo dono, Geova Dio provvide qualcosa che potesse coprire la perdita dovuta alla trasgressione di Adamo. La parola ebraica kafàr, probabilmente significava "coprire" o "cancellare", ed è anche tradotta "fare espiazione". In altre parole, Geova provvide un mezzo idoneo per coprire il peccato ereditato da Adamo e cancellare il conseguente danno, affinché coloro che sarebbero stati idonei potessero essere liberati dalla condanna del peccato e della morte.

illustrazione di Adamo ed Eva dopo il peccato, con un serpente sullo sfondo

La Speranza del Seme Promesso e il Sacrificio di Abele

La speranza di essere resi liberi dalla schiavitù del peccato e della morte fu indicata subito dopo il peccato della prima coppia umana. Pronunciando la sentenza contro Satana, rappresentato dal serpente, Geova disse: “Io porrò inimicizia fra te e la donna e fra il tuo seme e il seme di lei. Egli ti schiaccerà la testa e tu gli schiaccerai il calcagno” (Genesi 3:15). Questa dichiarazione profetica offrì un raggio di speranza, ma indicava anche un prezzo da pagare per quella liberazione.

Adamo ed Eva dovettero riflettere sull'identità del Seme promesso. Caino, il primogenito, risultò una delusione. Al contrario, suo fratello Abele mostrò fede nella promessa di Dio e fu spinto a offrire alcuni primogeniti del proprio gregge in sacrificio a Geova. “Per fede Abele offrì a Dio un sacrificio di maggior valore di quello di Caino, mediante la quale fede gli fu resa testimonianza che era giusto.” Abele aveva fede nella promessa divina di un Seme che avrebbe recato la salvezza agli esseri umani fedeli. Dalla promessa di Dio capì che qualcuno doveva subire una ferita al calcagno, giungendo alla conclusione che si doveva versare del sangue, il concetto stesso di sacrificio. Abele offrì alla Fonte della vita un dono che implicava la vita e il sangue, a significare il suo vivo desiderio e la sua aspettativa che la promessa di Geova si realizzasse. Fu questa espressione di fede a rendere il sacrificio di Abele gradito a Geova e, in senso limitato, espresse l’essenza del sacrificio: un mezzo mediante il quale gli uomini peccatori possono rivolgersi a Dio per ottenere il suo favore.

Il Profondo Significato del Sacrificio di Isacco

Il profondo significato dei sacrifici fu reso drammaticamente evidente quando Geova comandò ad Abraamo di offrire suo figlio Isacco in olocausto. Benché quel sacrificio non venisse materialmente compiuto, servì come figura di ciò che Geova stesso avrebbe poi fatto: offrire il suo unigenito Figlio quale più grande sacrificio di tutti i tempi per adempiere la Sua volontà verso il genere umano (Giovanni 3:16). Con i sacrifici e le offerte della Legge mosaica, Geova stabilì dei modelli profetici per insegnare al suo popolo eletto cosa doveva fare per ricevere il perdono dei peccati e per rafforzare la speranza della salvezza.

Il Sistema Sacrificale Mosaico: Tipi di Offerte e il Loro Scopo

L'apostolo Paolo afferma: “Ogni sommo sacerdote è costituito per offrire doni e sacrifici” (Ebrei 8:3). Egli divide le offerte fatte dal sommo sacerdote dell'antico Israele in due categorie: "doni" e "sacrifici", o "sacrifici per i peccati" (Ebrei 5:1). I "doni" erano offerte volontarie per esprimere affetto e apprezzamento, o per ottenere favore e approvazione divina (Genesi 32:20; Proverbi 18:16). Le "sacrifici per i peccati" erano richiesti per riparare le trasgressioni della Legge. La parola ebraica qorbàn, spesso tradotta "offerta", significa "un dono dedicato a Dio" (Marco 7:11).

I capitoli da 1 a 7 di Levitico descrivono cinque tipi principali di offerte, sebbene alcune venissero offerte congiuntamente. Queste offerte sono descritte due volte: in Levitico 1:2-6:7 per indicare cosa si doveva offrire sull'altare, e in Levitico 6:8-7:36 per indicare le porzioni destinate ai sacerdoti e quelle riservate all’offerente. Queste tipologie coprivano i diversi aspetti e sfaccettature sotto cui il peccato si manifesta. Non esisteva un sacrificio più importante per peccati più gravi o viceversa; la differenza stava in quale aspetto della trasgressione veniva purificato da un determinato sacrificio.

infografica che mostra i 5 tipi di offerte nel Levitico con le rispettive caratteristiche

1. L'Olocausto (Offerta Bruciata)

L'olocausto, descritto in Levitico capitolo 1 e 6:8-13, era un'offerta volontaria il cui termine ebraico significa “offerta di ascesa” o “offerta che ascende”. Questo è appropriato perché l'intero animale scannato veniva bruciato sull'altare, e il suo odore soave, o riposante, ascendeva al cielo, a Dio. Dopo averne spruzzato il sangue intorno all'altare, l'intero animale, senza difetto, veniva offerto a Dio. I sacerdoti ‘facevano fumare tutte le sue parti sull’altare come olocausto, offerta fatta mediante il fuoco di odore riposante a Geova’. Simboleggiava un'espiazione completa, nel senso più ampio, generale e completo, e la dedicazione totale a Dio, come nell'obbedienza di Cristo e il suo sacrificio.

Anche le ceneri dell'olocausto dovevano essere degnamente smaltite dal sacerdote, portato fuori dal campo in un luogo pulito, per l'onore dell'altare e dei sacrifici. Questo potrebbe aver simboleggiato la sepoltura del nostro Salvatore. Il fuoco sull'altare doveva essere mantenuto sempre acceso (Levitico 6:9, 12, 13), un segno dell'accettazione divina e un insegnamento a mantenere una costante disposizione alla pietà e alla devozione, come la preghiera continua.

2. L'Offerta di Cereali (Oblazione di Cibo)

L'offerta di cereali, descritta in Levitico capitolo 2 e 6:14-23, era un'offerta volontaria consistente in fior di farina, di solito intrisa con olio e con l'aggiunta di olibano e sale, ma senza lievito (simbolo di corruzione). Il sale, nell'antico oriente, era un simbolo di patto e conservazione. Una manciata veniva bruciata sull'altare come "ricordanza", un'offerta di odore riposante a Geova, mentre il resto era per i sacerdoti. Questa offerta rappresentava il dare a Dio qualcosa di ciò che l'uomo produceva, un atto di dedicazione e consacrazione a Dio come Salvatore e garante del patto. Era simbolo di ringraziamento e obbedienza, dedicando l'attività e il lavoro dell'uomo a Dio. Il re Davide si riferiva a questo quando disse: “Sia la mia preghiera preparata come incenso dinanzi a te, il levare le palme delle mie mani come l’offerta di cereali della sera” (Salmo 141:2).

3. Il Sacrificio di Comunione (Offerta di Pace)

Il sacrificio di comunione, o "sacrificio di offerte di pace", descritto in Levitico capitolo 3 e 7:11-36, era un'altra offerta volontaria. La parola ebraica "pace" denota non solo assenza di conflitto ma anche prosperità, gioia e felicità, e una relazione di pace con Dio. Questi sacrifici non venivano offerti per fare pace con Dio, ma per esprimere gratitudine o per celebrare la benedetta condizione di pace con Dio di cui godono coloro che hanno la sua approvazione. Dopo che il sangue e il grasso erano stati offerti a Geova, i sacerdoti e l'offerente mangiavano parte del sacrificio, simboleggiando la comunione con Dio e la gioia di fronte a Lui. Molti autori fanno un parallelo tra questo tipo di sacrificio e la santa cena.

4. L'Offerta per il Peccato

L'offerta per il peccato, descritta in Levitico capitolo 4 e 6:24-30, veniva accettata solo nel caso di peccati involontari contro la Legge, commessi per debolezza della carne. ‘Nel caso che un’anima peccasse per sbaglio in qualcuna delle cose che Geova comandava di non fare’, il peccatore doveva fare un’offerta proporzionata alla sua posizione. A differenza dell'olocausto, non l'intero animale veniva offerto a Dio, ma solo il grasso e determinate parti, mentre il resto veniva eliminato fuori del campo o mangiato dai sacerdoti. Il sangue, in questo caso, non veniva solo versato intorno all'altare, ma spruzzato sul velo e posto sui corni dell'altare, purificando il luogo dove Dio dimorava e indicando che il peccato dell'uomo non solo offende Dio ma contamina la sua dimora. Questa offerta acquisiva la sua importanza maggiore nel sacrificio annuale del Giorno dell'Espiazione.

5. L'Offerta per la Colpa (Riparazione)

L'offerta per la colpa, descritta in Levitico capitoli 5 e 6, riguardava peccati che implicavano un danno materiale, sia nei confronti dei diritti del prossimo che di Geova Dio. Questi torti richiedevano riparazione e correzione. Oltre a confessare tali peccati, il trasgressore doveva risarcire il danno, aggiungendovi un quinto in più, e poi presentare a Geova un'offerta per la colpa. Il significato e lo scopo erano la soddisfazione per il danno compiuto. Mentre l'olocausto porta riconciliazione e il sacrificio per il peccato porta purificazione, il sacrificio di riparazione soddisfa per il danno compiuto. La morte di Gesù ha soddisfatto perfettamente Dio per quanto riguarda il nostro debito con lui. Questo aspetto della soddisfazione non va confuso con il concetto pagano di placare gli dei, poiché nel caso di Dio, è Lui stesso che offre il mezzo per riparare al peccato, addirittura offrendo Sé stesso. "Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti." (Isaia 53:5).

Il Ruolo del Sommo Sacerdote

“Ogni sommo sacerdote è costituito per offrire doni e sacrifici.” (Ebrei 8:3). Nella Legge mosaica, il sommo sacerdote aveva il compito di mediare tra Dio e il popolo, offrendo sacrifici per i propri peccati e per quelli della nazione. Il suo servizio, tuttavia, non era mai finito, poiché i sacrifici dovevano essere ripetuti continuamente. Egli era il garante della comunione tra Dio e Israele, un compito che trovò il suo compimento perfetto in Gesù Cristo, il nostro Sommo Sacerdote elevato nel cielo, seduto alla destra di Dio, che con un unico sacrificio ha reso perfetti per sempre coloro che sono santificati.

illustrazione di un sommo sacerdote nel tabernacolo che presenta un'offerta

L'Importanza della Riconciliazione Fraterna

Il sistema sacrificale della Legge mosaica fu dato affinché gli israeliti potessero accostarsi a Dio per ottenere e conservare il suo favore e la sua benedizione fino all'arrivo del Seme promesso. L'apostolo Paolo afferma: “La Legge è divenuta il nostro tutore che conduce a Cristo, affinché fossimo dichiarati giusti a motivo della fede” (Galati 3:24). Purtroppo, Israele non seppe apprezzare questa tutela, rendendo i loro sacrifici detestabili a Geova, che disse: “Ne ho avuto abbastanza di olocausti di montoni e grasso di animali ingrassati; e nel sangue di giovani tori e agnelli e capri non ho provato diletto” (Isaia 1:11).

Questo ci porta a riflettere su un passo biblico fondamentale: “Se stai per presentare la tua offerta all’altare, e là ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia là il tuo dono, davanti all’altare, e va’ prima a riconciliarti col tuo fratello. Poi torna e presenta la tua offerta” (Matteo 5:23, 24). Questa esortazione di Gesù mostra che la relazione con il "fratello" ha la precedenza sul rito. L'ingresso al culto è aperto solo se si ha la coscienza pura e onesta, come indicato dal Salmo 15, che elenca condizioni morali e di giustizia per essere ammessi al tempio.

Immaginiamo due fratelli: uno sta per entrare nel tempio per la sua offerta, l'altro in città, con una lite violenta in sospeso. Gesù comanda di lasciare l'offerta, tornare in città e riconciliarsi. La liturgia senza la vita giusta, il rito senza la giustizia, la preghiera senza l'amore sono sgraditi a Dio e rischiano di essere una farsa. Non si può pretendere di essere in comunione con Dio se non si è in pace con il proprio prossimo. Il rito ambrosiano della Chiesa di Milano, che pone lo scambio del segno di pace prima dell'offertorio, è un esempio di come questo insegnamento sia stato incorporato.

RISTABILISCI I RAPPORTI CON TUO FRATELLO - Matteo 5: 23-24 - Raffaele Pinto

Il Significato per i Cristiani Oggi: Sacrificio e Vita Quotidiana

Nel 70 E.V., il sistema di cose giudaico, con il suo tempio e il suo sacerdozio, ebbe fine, rendendo impossibile offrire sacrifici nella maniera stabilita dalla Legge. Questo non significa che i sacrifici non abbiano più alcun significato. La Bibbia dice “Dio è lo stesso ieri, oggi, domani”; la sua rivelazione ha raggiunto l’apice e la perfezione in Cristo. Leggere il Levitico, con la sua sequela di regole, ci dà un'impressione chiara di quanto il peccato sia una questione seria, che Dio non sottovaluta sotto nessun aspetto. L'esortazione “siate santi perché io sono santo” è ripetuta varie volte, anche dall'apostolo Pietro nella sua prima lettera.

Il Sacrificio Unico di Cristo e i Nostri Sacrifici Spirituali

Gesù ha portato a compimento tutto, e il suo sacrificio è quello unico, perfetto e irripetibile cui l'essere umano non può aggiungere nulla. La morte di Gesù aveva prima di tutto lo scopo di espiare il peccato, in senso ampio e completo. Paolo ha scritto: “Camminate nell’amore come anche Cristo ci ha amati e ha dato sé stesso per noi in offerta e sacrificio a Dio come profumo e odore soave” (Efesini 5:2). Egli è stato fatto peccato per noi (2 Corinzi 5:21) ed è divenuto maledizione per noi (Galati 3:13).

Come cristiani, siamo chiamati a offrire "sacrifici spirituali":

  • “Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio; questo è il vostro culto spirituale” (Romani 12:1).
  • “Per mezzo di Gesù, dunque, offriamo continuamente a Dio un sacrificio di lode: cioè, il frutto di labbra che confessano il suo nome” (Ebrei 13:15).
  • Le buone opere e la condivisione: “Non dimenticate di fare del bene e di mettere in comune i vostri beni, perché di tali sacrifici il Signore si compiace” (Ebrei 13:16).

Questi sacrifici spirituali ci costano qualcosa: devozione, servizio, denaro, e il "frutto di labbra che confessano il Suo Nome". Ciò che offriamo a Dio è ciò che Gli parla del suo amato Figlio. Non è un obbligo, ma un desiderio di un cuore puro.

Consapevolezza del Peccato e Ruolo dello Spirito Santo

Se camminiamo nella luce, abbiamo comunione l'uno con l'altro, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato (1 Giovanni 1:7). Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità (1 Giovanni 1:9). Un auto-esame non può mai mancare ogni giorno della nostra vita, anche se non siamo lontani dal Signore. Il riconoscimento e la confessione del nostro peccato sono elementi fondamentali nella vita cristiana. Dobbiamo andare alla croce ogni giorno, alla stessa maniera in cui nell'antico Israele si metteva la mano sul torello identificandosi con esso.

Come credenti, siamo dimora dello Spirito Santo, e Dio manifesta nella Chiesa la sua presenza mediante il suo Spirito. Il nostro comportamento peccaminoso può causare il rattristamento o lo spegnimento dello Spirito in noi. “Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona, che edifichi secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a chi l’ascolta. Non rattristate lo Spirito Santo di Dio con il quale siete stati suggellati per il giorno della redenzione. Via da voi ogni amarezza, ogni cruccio e ira e clamore e parola offensiva con ogni sorta di cattiveria!” (Efesini 4:29-31). Dio non tollerava il peccato né al tempo dell'antico Israele né ora. Il sangue di Gesù ci purifica da ogni peccato, se odiamo il peccato, se ne stiamo lontani e se lo confessiamo ogni qual volta vi cadiamo.

La Cena del Signore: Ricordo e Auto-esame

La Cena del Signore, o Eucaristia, richiama l'aspetto del sacrificio di ringraziamento. Nel prendere il pane e il vino noi non compiamo un sacrificio, ma Gesù ci ha lasciato questi simboli quale ricordo di ciò che egli ha fatto per noi. Essere a questa tavola è un privilegio e una benedizione. Avvicinarsi a questi simboli non dev'essere un atto automatico. “Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga. Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà dal calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. Ora ognuno esamini se stesso, e così mangi del pane e beva dal calice” (1 Corinzi 11:26-28). È fondamentale confessare a Dio se c'è qualcosa che non va in noi e se c'è qualcosa in sospeso con qualcuno.

La Riparazione Verso il Prossimo

Il sacrificio di riparazione richiedeva di risarcire il danno fatto, aggiungendo un quinto in più. Certamente siamo chiamati a porre riparo a un danno fatto, anche se non in modo materiale, ma con parole o azioni. Il Signore Gesù ci ha messo davanti alla necessità di imparare a non giudicare il nostro prossimo oppure a perdonarlo. Se siamo spietati e ipercritici contro qualcuno, abbiamo capito e ricevuto veramente il perdono di Dio?

Il libro del Levitico, lungi dall'essere un semplice elenco di prescrizioni cadute in disuso, rivela la serietà del peccato e la profondità della provvisione divina, culminando nel sacrificio perfetto di Cristo e ispirando un culto spirituale che si manifesta nell'amore per Dio e per il prossimo.

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