L'iconico versetto di Pulp Fiction
Pulp Fiction è uno dei film più celebri della storia del cinema. Tra le sequenze che si sono impresse nella memoria collettiva, non si può non citare Samuel L. Jackson, nei panni di Jules Winnfield, che recita il versetto Ezechiele 25:17 prima di un'esecuzione. Questa scena, caratterizzata da una tensione drammatica senza precedenti, ha sollevato per decenni un interrogativo tra gli appassionati: il versetto esiste davvero nella Bibbia, o è un'invenzione di Quentin Tarantino?

L'origine cinematografica del passo
Contrariamente a quanto si possa pensare, il testo non è stato scritto interamente da Tarantino. Il versetto venne citato per la prima volta nel film Karate Kiba (1976), una pellicola sulle arti marziali di Simon Nuchtern. A pronunciarlo è il protagonista, Sonny Chiba, attore molto amato dal regista americano. Successivamente, la citazione riappare - seppur senza il riferimento numerico - anche nel film Un piede in paradiso del 1991.
Tuttavia, la risposta alla domanda se il versetto biblico sia reale è negativa: Ezechiele 25:17 non esiste nella Bibbia nella forma recitata nel film. Il testo è stato creato ad hoc per la sceneggiatura di Karate Kiba, ma deve la sua fama mondiale a Tarantino e all'interpretazione strepitosa di Samuel L. Jackson.
Il testo recitato da Jules
Il monologo, diventato un cult, mescola elementi biblici a invenzioni narrative:
«Il cammino dell'uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre, perché egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti, e la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare e infine a distruggere i miei fratelli, e tu saprai che il mio nome è quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te».
Pulp Fiction
Un caso recente di confusione
La potenza suggestiva di queste parole è tale da aver tratto in inganno persino figure istituzionali. Recentemente, il capo del Pentagono Pete Hegseth ha citato durante un servizio di preghiera quello che credeva fosse un versetto biblico, riportando proprio il monologo di Jules. L'episodio ha fatto scalpore, poiché Hegseth si presenta come un fervente credente e studioso delle Scritture. L'errore evidenzia un paradosso: la confusione tra una finzione cinematografica, ormai sedimentata nella cultura pop, e un testo religioso autentico.
Il contesto narrativo: Jules e Vincent
Il monologo avviene durante una delle scene più tese del film, in cui i due gangster, Jules Winnfield e Vincent Vega, irrompono nell'appartamento di Brett per recuperare una valigetta dal contenuto misterioso. Il dialogo serrato che precede l'esecuzione è un marchio di fabbrica dello stile di Tarantino:
- Jules: «Leggi la Bibbia, Brett?»
- Jules: «E allora ascolta questo passo che conosco a memoria, è perfetto per l'occasione.»
Dopo aver crivellato di colpi i presenti, eccetto Marvin, i due protagonisti proseguono la loro missione per conto di Marsellus Wallace, in un intreccio di eventi che coinvolgerà personaggi iconici come il risolutore Mr. Wolf e il pugile Butch Coolidge.