Le Tre Tentazioni di Gesù Spiegate Secondo Benedetto XVI

Le tentazioni di Gesù nel deserto, subito dopo il suo battesimo e prima dell'inizio del suo ministero pubblico, rappresentano un momento cruciale. Questo evento è narrato dettagliatamente dai Vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca), mentre è assente nel Vangelo secondo Giovanni. Benedetto XVI, in particolare nel suo libro "Gesù di Nazareth", offre un'interpretazione profonda di questi episodi, distinguendo tra il concetto di "prova" e "tentazione" e svelando il loro significato universale per ogni uomo.

Il Contesto Biblico e Teologico delle Tentazioni

Il racconto della tentazione di Gesù nel deserto si colloca immediatamente dopo il Battesimo ricevuto da Giovanni. Il Battesimo si conclude con la discesa dello Spirito Santo, che presenta un'evidente analogia con l'unzione dei sacerdoti e dei re nell'Antico Testamento, dove l'olio era simbolo dello Spirito che si posa su qualcuno per renderlo adatto a compiere l'incarico. I termini Messia (dall'ebraico Mashiach) e Cristo (dal greco Christós) significano letteralmente "uno che è stato unto". Nel caso di Gesù, l'unzione è speciale e unica, poiché su di lui si posa lo "Spirito eterno" (Eb 9,14) che è suo da sempre.

Secondo Benedetto XVI, è un po' sorprendente che questo stesso Spirito conduca Gesù nel deserto "per esser tentato dal diavolo" (Mt 4,1). Tuttavia, il Papa emerito offre una spiegazione convincente: «L'azione è preceduta dal raccoglimento e questo raccoglimento è, necessariamente, anche una lotta interiore per l'incarico, una lotta contro i travisamenti di esso, che si presentano come i suoi veri adempimenti» (Joseph Ratzinger - Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, Rizzoli, Milano 2007, p. 48).

Il Deserto e il Numero Quaranta

Gesù si ritira nel deserto, un luogo che nella Sacra Scrittura è ricco di contenuto simbolico. Anzitutto, ricorda i quarant'anni in cui il popolo di Israele peregrinò nel deserto: un lungo periodo di formazione per diventare il popolo di Dio, ma anche un tempo di costante tentazione di infedeltà all'alleanza. Quaranta furono anche i giorni di cammino del profeta Elia per raggiungere il Monte di Dio, l'Horeb, e i quaranta giorni che Mosè trascorse sul monte Sinai prima di ricevere le tavole della Legge. I Padri della Chiesa hanno talvolta visto nel 40 un numero cosmico, simbolo della storia di questo mondo. Gesù, ripercorrendo l'esodo di Israele e gli errori di tutta la storia, trascorre quaranta giorni e quaranta notti nel deserto.

Il deserto è il luogo del silenzio, della povertà, dove l'uomo è privato degli appoggi materiali e si trova di fronte alle domande fondamentali dell'esistenza. È spinto ad andare all'essenziale, e proprio per questo gli è più facile incontrare Dio. Tuttavia, il deserto è anche luogo della morte e della solitudine, in cui l'uomo sente più intensamente la tentazione. Gesù vi subisce la tentazione di abbandonare la via indicata dal Padre per seguire strade più facili e mondane (cfr Lc 4,1-13).

Gesù nel deserto in preghiera e meditazione, circondato da rocce e sabbia

La Natura della Tentazione e della Prova

«Nessuno, quando è tentato, dica: "Sono tentato da Dio"; perché Dio non può essere tentato dal male e non tenta nessuno al male» (Gc 1,13). La tentazione viene dal diavolo, ma nel compito messianico di Gesù rientra il superare le grandi tentazioni che hanno allontanato e continuano ad allontanare gli uomini da Dio. Egli sperimenta su di sé queste tentazioni fino alla morte sulla croce, aprendoci la via della salvezza. In questo modo, non solo dopo la morte, ma in essa e durante tutta la sua vita deve in certo qual modo «discendere negli inferi», nel luogo delle nostre tentazioni e sconfitte, per prenderci per mano e portarci verso l'alto. La Lettera agli Ebrei sottolinea questo aspetto come parte essenziale del cammino di Gesù: «Infatti, proprio per essere stato messo alla prova ed avere sofferto personalmente, è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova» (Eb 2,18). E ancora: «Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato Lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato» (Eb 4,15).

Distinzione tra Prova e Tentazione

Un chiarimento ulteriore può venire dal Libro di Giobbe, in cui si delinea già il mistero di Cristo. Satana schernisce l'uomo per schernire Dio, affermando che la creatura formata a sua immagine è miserevole e che all'uomo interessa sempre e solo il proprio benessere. Questa è la diagnosi di Satana, «l'accusatore dei nostri fratelli» (Ap 12,10). Satana vuole dimostrare la sua tesi con Giobbe: se gli venisse tolto tutto, egli lascerebbe la sua religiosità. Dio concede a Satana la libertà di mettere alla prova Giobbe, entro limiti ben definiti, permettendo la prova ma non lasciando cadere l'uomo. Qui traspare il mistero della vicarietà, che prende una forma grandiosa in Isaia 53: le sofferenze di Giobbe servono alla giustificazione dell'uomo. Mediante la sua fede provata nella sofferenza, Giobbe ristabilisce l'onore dell'uomo, e le sue sofferenze sono anticipatamente sofferenze in comunione con Cristo.

Il Libro di Giobbe ci aiuta nel discernimento tra prova e tentazione. Per maturare, per trovare la strada che da una religiosità di facciata conduce a una profonda unione con la volontà di Dio, l'uomo ha bisogno della prova. Come il succo dell'uva deve fermentare per divenire vino di qualità, così l'uomo ha bisogno di purificazioni, di trasformazioni pericolose ma indispensabili per giungere a se stessi e a Dio. L'amore è sempre un processo di purificazioni, di rinunce, di trasformazioni dolorose di noi stessi e così una via di maturazione.

La Preghiera "Non ci indurre in tentazione"

Con la sesta domanda del Padre nostro, "e non ci indurre in tentazione", diciamo a Dio: «So che ho bisogno di prove affinché la mia natura si purifichi. Se tu decidi di sottopormi a queste prove, se - come nel caso di Giobbe - dai un po' di mano libera al Maligno, allora pensa, per favore, alla misura limitata delle mie forze. Non credermi troppo capace. Non tracciare troppo ampi i confini entro i quali posso essere tentato, e siimi vicino con la tua mano protettrice quando la prova diventa troppo ardua per me». San Cipriano interpretò questa domanda esprimendo la consapevolezza «che il nemico non può fare niente contro di noi se prima non gli è stato permesso da Dio». Dio può concedere al Maligno un potere limitato come penitenza per smorzare la nostra superbia o, come suggerisce Cipriano senza approfondire, "ad gloriam" - per la sua gloria, come accadde con i grandi santi. Queste persone stanno, per così dire, sulle orme di Giobbe come apologia dell'uomo e, ancor più, in comunione con Gesù Cristo, che ha sofferto fino in fondo le nostre tentazioni.

Le Tre Tentazioni di Gesù Secondo Matteo e Luca

I Vangeli di Matteo e Luca narrano di tre tentazioni in cui si rispecchia la lotta interiore di Gesù per la sua missione, ma nello stesso tempo affiora anche la domanda su ciò che conta davvero nella vita degli uomini. Il nocciolo di ogni tentazione è chiaro: rimuovere Dio, che di fronte a tutto ciò che nella nostra vita appare più urgente sembra secondario, se non superfluo e fastidioso. La tentazione non ci invita direttamente al male; piuttosto, fa finta di indicarci il meglio: abbandonare le illusioni e impiegare efficacemente le nostre forze per migliorare il mondo. Si presenta sotto la pretesa del vero realismo: il reale è ciò che si constata, potere e pane. La questione di Dio è la questione fondamentale, che ci conduce al bivio dell'esistenza umana.

La Prima Tentazione: Il Pane e il Benessere Materiale

La prima tentazione inizia con le parole: «Se sei Figlio di Dio, dì che questi sassi diventino pane» (Mt 4,3). Il diavolo si accosta a Gesù dopo che questi ha digiunato quaranta giorni e quaranta notti, e ha fame. La prova dell'esistenza di Dio, che il tentatore propone, consiste nel trasformare in pane le pietre del deserto. Qui derisione e tentazione si sovrappongono: Cristo deve dar prova della sua pretesa per diventare credibile. Questa richiesta è rivolta anche a Dio, a Cristo e alla sua Chiesa nel corso della storia: se esisti, devi mostrarti; se sei veramente il Figlio, devi mostrarlo più chiaramente.

Luca la vede come un atto diretto alla fame di Gesù stesso: «Di' a questa pietra che diventi pane» (Lc 4,3). Viene posta la domanda: i problemi dell'alimentazione del mondo e, più in generale, i problemi sociali, non sono forse il primo e autentico criterio al quale deve essere commisurata la redenzione? Se vuoi essere la Chiesa di Dio, allora preoccupati anzitutto del pane per il mondo - il resto viene dopo. Questa sfida è difficile da rispondere, proprio perché il grido degli affamati ci penetra profondamente.

Gesù, tuttavia, risponde citando il Deuteronomio (8,3): «Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt 4,4). La tentazione consiste nel mettere al primo posto i beni materiali, quasi fossero gli unici bisogni, e nel ritenere l'uomo limitato a questa dimensione. Gesù resiste alla logica del "tutto e subito", ricordando che tutto è dono del Padre e a Lui va rivolta la priorità. Egli sceglie di affidarsi a Dio piuttosto che confidare nelle sue forze. Laddove l'ordine dei beni viene rovesciato, non ne consegue la giustizia, ma dissesto e distruzione, come dimostrato dall'esito negativo dell'esperienza marxista e dagli aiuti dell'Occidente basati su principi puramente tecnico-materiali che hanno allontanato gli uomini da Dio. Il primato di Dio è in gioco: non si può governare la storia con mere strutture materiali, prescindendo da Dio. Se il cuore dell'uomo non è buono, allora nessuna altra cosa può diventare buona. Fra Umile mdv ravvisa in questa tentazione il voto di Castità, dove Dio è l'amore e il bene assoluto e prioritario.

La Seconda Tentazione: Il Potere e la Gloria Terrena

La seconda tentazione vede il diavolo condurre Gesù su un monte altissimo, mostrandogli tutti i regni del mondo con la loro gloria, e dicendogli: «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai» (Mt 4,8-9). Questa tentazione è il travisamento del senso dell'opera messianica di Gesù. «Sei stato incaricato di cambiare il mondo? "Dì che questi sassi diventino pane". Che cosa c'è di più ovvio e ricercato del benessere? Non è forse un atto di amore soddisfare i bisogni elementari dell'uomo? Per raggiungere questo vero e concreto miglioramento del mondo Dio non serve, anzi è di ostacolo. La risposta di Gesù è chiara: "Non di solo pane...". Per cambiare bisogna potere e per raggiungere il potere bisogna conquistare il consenso: metti il tuo agire e i suoi risultati alla portata di una sperimentazione che tutti possano fare. Per convincere, devi lasciati giudicare sulla base dei criteri che stabiliscono gli uomini, devi lasciarti provare come si provano le merci. Gettati giù dal pinnacolo del Tempio, gli angeli ti sorreggeranno e tutti potranno constatare» (Joseph Ratzinger - Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, Rizzoli, Milano 2007, pp. 48-49).

Il diavolo, apparendo come teologo, cita il Salmo 91,11s, che parla della protezione che Dio garantisce all'uomo fedele. Questo dialogo tra due esperti della Scrittura sottolinea come l'interpretazione biblica possa diventare uno strumento dell'Anticristo. La disputa teologica tra Gesù e il diavolo riguarda ogni epoca e ha come oggetto la corretta interpretazione biblica, la cui domanda ermeneutica fondamentale è circa l'immagine di Dio. La disputa sull'interpretazione è in ultima istanza una discussione su chi è Dio.

Gesù risponde: «Vattene, satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto» (Mt 4,10). Questa è una citazione dal Deuteronomio (6,16), che si riferisce alla vicenda di Israele che rischiava di morire di sete nel deserto, mettendo Dio alla prova. Il tentatore propone a Gesù un rapporto con gli altri basato sulla sopraffazione e sull'idolatria. Gesù ha ben chiaro che solo Dio può aspirare a richiedere un servizio esclusivo. Niente è preferibile a Dio, nemmeno il più grande tra i poteri umani. Non è il potere mondano che salva il mondo, ma il potere della croce, dell'umiltà, del servizio, dell'amore gratuito. La società odierna spesso esalta la forza, la ricchezza, il successo e disprezza il servire e l'umiltà. Fra Umile mdv ravvisa in questa tentazione il voto di Povertà: Dio è il Signore e il Padrone di tutto, e nessun potere materiale può superarlo.

La Terza Tentazione: La Presunzione e la Messa alla Prova di Dio

La terza tentazione, secondo Matteo, vede il diavolo condurre Gesù nella città santa, deporlo sul pinnacolo del tempio e dirgli: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede» (Mt 4,5-6). Questa tentazione, legata al rapporto con Dio, è sottile e pervertita. Il diavolo propone a Gesù di compiere qualcosa di sensazionale per mettere alla prova Dio stesso, obbligandolo a venire allo scoperto, a risolvere i problemi o a piegarsi alla nostra volontà.

La risposta di Gesù è netta: «Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo» (Mt 4,7). Dio non è un oggetto a cui imporre le nostre condizioni; Lui solo è il Signore di tutto. La presunzione, che vuole fare di Dio un oggetto e imporgli le nostre condizioni sperimentali da laboratorio, non può trovare Dio, perché si basa sul presupposto che noi neghiamo Dio in quanto Dio, ponendoci al di sopra di Lui. Questo mette da parte l'intera dimensione dell'amore e dell'ascolto interiore, riconoscendo come reale solo ciò che è sperimentabile e posto nelle nostre mani.

Da questa scena sul pinnacolo del tempio si apre anche lo sguardo sulla croce. Gesù non è saltato nell'abisso per mettere alla prova Dio. Piuttosto, è sceso nell'abisso della morte, nella notte dell'abbandono, nell'essere in balìa che è proprio degli inermi. Ha osato questo salto come atto dell'amore di Dio verso gli uomini, sapendo che alla fine sarebbe caduto nelle mani benevole del Padre. Fra Umile mdv ravvisa in questa tentazione il voto di Obbedienza: il frate è colui che sempre si rimette primariamente e in ogni circostanza alla Volontà di Dio.

Gesù sul pinnacolo del Tempio di Gerusalemme, con una vista panoramica della città

Il Nocciolo delle Tre Tentazioni e il Cammino di Conversione

Il nocciolo delle tre tentazioni che subisce Gesù è la proposta di strumentalizzare Dio, di usarlo per i propri interessi, per la propria gloria e per il proprio successo. In sostanza, è il tentativo di mettere se stessi al posto di Dio, rimuovendolo dalla propria esistenza e facendolo sembrare superfluo. Ogni cristiano dovrebbe chiedersi: che posto ha Dio nella mia vita? Superare la tentazione di sottomettere Dio a sé e ai propri interessi o di metterlo in un angolo e convertirsi al giusto ordine di priorità, dando a Dio il primo posto, è un cammino che ogni cristiano deve percorrere sempre di nuovo.

«Convertirsi», un invito che si ascolta spesso in Quaresima, significa seguire Gesù in modo che il suo Vangelo sia guida concreta della vita. Significa lasciare che Dio ci trasformi, smettere di pensare che siamo noi gli unici costruttori della nostra esistenza; significa riconoscere che siamo creature, che dipendiamo da Dio, dal suo amore, e soltanto «perdendo» la nostra vita in Lui possiamo guadagnarla. Questo esige di operare le nostre scelte alla luce della Parola di Dio.

L'alternativa tra la chiusura nel nostro egoismo e l'apertura all'amore di Dio e degli altri, corrisponde all'alternativa delle tentazioni di Gesù: alternativa, cioè, tra potere umano e amore della Croce, tra una redenzione vista nel solo benessere materiale e una redenzione come opera di Dio, cui diamo il primato nell'esistenza. Convertirsi significa non chiudersi nella ricerca del proprio successo, del proprio prestigio, della propria posizione, ma far sì che ogni giorno, nelle piccole cose, la verità, la fede in Dio e l'amore diventino la cosa più importante.

Esempi Moderni di Fede e Conversione

Le prove a cui la società attuale sottopone il cristiano sono molteplici e toccano la vita personale e sociale. Non è facile essere fedeli al matrimonio cristiano, praticare la misericordia, lasciare spazio alla preghiera e al silenzio interiore, o opporsi pubblicamente a scelte considerate ovvie, come l'aborto, l'eutanasia o la selezione degli embrioni. Tuttavia, la grazia di Dio opera meraviglie anche nella nostra epoca di eclissi del senso del sacro.

Figure come il russo ortodosso Pavel Florenskij, Etty Hillesum - una giovane olandese di origine ebraica morta ad Auschwitz, che ha riscoperto Dio in mezzo alla tragedia della Shoah scrivendo: «Un pozzo molto profondo è dentro di me. E Dio c’è in quel pozzo. Talvolta mi riesce di raggiungerlo, più spesso pietra e sabbia lo coprono: allora Dio è sepolto. Bisogna di nuovo che lo dissotterri» (Diario, 97) - e la statunitense Dorothy Day, che confessò di essere caduta nella tentazione di risolvere tutto con la politica aderendo al marxismo («Quanta ambizione e quanta ricerca di me stessa c’era in tutto questo!»), sono testimonianze di conversioni profonde in contesti difficili. Il Signore non si stanca di bussare alla porta dell'uomo anche in ambienti secolarizzati. Come leggiamo nell'Apocalisse: «Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (3, 20).

Ritratto di Etty Hillesum, simbolo di ricerca spirituale durante la Shoah

Le Tentazioni di Gesù nel Vangelo di Luca e il Loro Riflesso nella Comunità

L'evangelista Luca racconta il momento delle tentazioni tracciando due linee parallele. Egli evidenzia al versetto 13: «Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato». Questo "momento fissato" viene identificato da Luca in capitolo 22, versetto 3, quando «Satana entrò in Giuda, detto Iscariota, che era uno dei Dodici». L'interpretazione suggerisce che in Luca 22,1-46 si trovi l'equivalente ecclesiale di quanto narrato per Gesù in Luca 4,1-13. Le tentazioni di Gesù diventano così le tentazioni del discepolo.

La presenza di Cristo e il suo esempio rafforzano la fede della comunità cristiana. La comunità trova nell'Eucaristia il magistero che la orienta nella dinamica messianica del servizio e la libera dalle tentazioni del potere. Le tentazioni di Gesù si riflettono nella vita della comunità attraverso tre comandamenti fondamentali: celebrare l'Eucaristia, servire gli altri e pregare. Queste costituiscono le tre "notae ecclesiae" identificate in Atti 2,42: la frazione del pane, la comunione e la preghiera.

Corrispondenze Ecclesiali delle Tre Tentazioni

  • Prima Tentazione (Lc 4,3-4): Riguardo al cibo e ai bisogni fisici.

    In Luca 22,1-23, Gesù desidera mangiare la Pasqua con i suoi discepoli, offrendo il proprio corpo come pane. La tentazione di soddisfare il proprio bisogno a scapito della natura trova risposta nella logica del dono. In questa sezione si ritrovano l'esempio cristico («Questo è il mio corpo che è per voi; questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, versato per voi»: 22,19-20), il comando («Fate questo in memoria di me»: 22,19) e la promessa («Finché non si compia nel Regno di Dio»: 22,16).

  • Seconda Tentazione (Lc 4,5-8): Vertente sul potere e la gloria terrena.

    In Luca 22,24-30, la tentazione del potere si manifesta tra i discepoli. Anche qui si ripete lo schema: esempio cristico («Io sto in mezzo a voi come colui che serve»: 22,27), comando («Tra voi non è così; il più grande diventi come il più piccolo»: 22,26) e promessa («Io preparo per voi un Regno perché mangiate e beviate alla mia tavola nel mio Regno»: 22,29-30).

  • Terza Tentazione (Lc 4,9-12): L'orgoglio religioso nel Tempio.

    In Luca 22,31-46, Pietro fa affidamento su se stesso e sulla propria fede, dichiarandosi pronto a morire con Gesù. Gesù prega per lui e per la sua fede. La struttura del testo ripresenta l'esempio cristico («Gesù, inginocchiatosi, pregava»: 22,41; Gesù versa sangue nella preghiera, un angelo lo conforta), il comando («pregate per non entrare in tentazione»: 22,40.46) e la promessa (rivolta a Pietro e, attraverso di lui, all'intera chiesa: «Tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli»: 22,32).

Tentazione di Gesù nel deserto (film Jesus)

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