Il concetto di "reliquie" e di "dolci" si intreccia profondamente nella cultura e nella tradizione, non solo come oggetti fisici, ma anche come simboli potenti della memoria, degli affetti e delle storie tramandate. Che si tratti di resti sacri, di eredità letterarie o di specialità culinarie legate a riti e leggende, entrambi svolgono un ruolo cruciale nel mantenere vivo il legame con il passato e nel definire l'identità collettiva.
Le "Reliquie" nella Letteratura: I Sepolcri di Ugo Foscolo
Scritti da Ugo Foscolo nel 1806 e pubblicati nella primavera del 1807 dalla tipografia di Niccolò Bettoni, a Brescia, i Sepolcri furono composti a seguito di una conversazione avuta con Ippolito Pindemonte nel salotto veneziano di Isabella Teotochi Albrizzi. La discussione verteva sul problema, allora molto sentito, della sepoltura dei morti. Il Pindemonte, che stava componendo un poema su I cimiteri, aveva difeso da un punto di vista affettivo-religioso l’istituzione delle sepolture, sostenendo che la moderna filosofia, dalla quale traeva spunto la recente legislazione in materia, inducesse a ignorare il culto dei defunti.
L'Editto di Saint-Cloud e il Dibattito
L’editto di Saint Cloud (1804), esteso all’Italia allora sotto il dominio napoleonico, imponeva che le tumulazioni avvenissero fuori dal centro abitato e, soprattutto, che le lapidi dei “cittadini” fossero tutte identiche. Questo provvedimento aveva dato avvio ad accesi dibattiti tra gli intellettuali del tempo. I Sepolcri si presentano pertanto come una ripresa puntuale di quella discussione, ravvisabile fin dall’incipit in medias res e dalla dedica a Pindemonte. L’editto provocò un dibattito internazionale intorno alla questione delle sepolture, e Foscolo, pur rimanendo su un punto di vista materialista e laico, si schierò anch’egli contro la regolamentazione francese delle sepolture.
Il Valore delle Sepolture e delle "Reliquie"
Alla base della teorizzazione del poeta, vi è l’idea che nel mondo in continuo divenire, soltanto il sentimento, la «corrispondenza d’amorosi sensi» (v. 30), sia in grado di garantire all’uomo l’immortalità, attraverso il ricordo dei suoi simili. Al nulla eterno, Foscolo contrappone un sistema di valori, illusioni e ideali, in grado di resistere all’azione corrosiva del tempo. Il sepolcro è non solo luogo di affetti, ma consente la trasmissione di un intero patrimonio umano, attraverso il culto dei più grandi eroi della Storia. L’epigrafe che apre il carme Dei Sepolcri, Deorum manium iura sancta sunto, significa: i diritti degli dei Mani siano sacri. È una citazione (Cicerone, De Legibus II, v.9) da una legge latina dell’antichissima legge delle Dodici tavole. Gli dei Mani erano le anime dei defunti.

Il carme inizia con due domande retoriche basate sullo stesso concetto, che chiedono se la sepoltura, con i suoi riti e i suoi onori, possa offrire conforto al sepolto. La risposta è implicita ed è negativa. Foscolo afferma che il sepolcro non porta alcun beneficio al defunto, poiché non vi è alcuna speranza di vita dopo la morte, in quanto la condizione umana è pura materialità e la natura è un continuo trasformarsi di tutte le cose (meccanicismo), come evidenziato nei versi 19-20 che richiamano Lucrezio: omnia magrant / omnia commutat natura et vertere cogit. Tuttavia, egli si domanda: perché negarsi l’illusione data dal rito funebre che permette di mantenersi legati al proprio caro deceduto e che permette di prolungare con il ricordo la sua vita?
La tomba può rappresentare l’illusione di poter alimentare ancora il vincolo affettivo che legava i vivi e i morti e di continuare ad amare coloro che non ci sono più. Il sentimento di affetto per i morti è un dono soprannaturale proprio dell’uomo, una sua dote che permette, al di là dei rigidi limiti imposti dalla natura, di ricevere dalla sepoltura un prolungamento, anche se illusorio, dell’esistenza terrena. L’unica eccezione è rappresentata da chi muore senza affetti: nessuno infatti coltiverà la sua memoria. Per questo l’Editto di Saint-Cloud è impietoso per Foscolo, perché, pur basandosi su un principio giusto che è l’egualitarismo sociale, nega quest’illusione e la possibilità del dialogo tra i vivi e i morti e condanna all’anonimato uomini di grande valore, illustri come Parini, che giace in una fossa comune. Il discorso si sposta dunque dal piano individuale a quello istituzionale, civile, in cui il sepolcro diventa il riferimento per un’intera comunità per mantenere la memoria e l’insegnamento dei personaggi illustri. Si fondono allora, nell'argomentazione foscoliana, il senso per le tradizioni, la venerazione per i “grandi” del passato letterario nazionale (in primis, il Parini e l’Alfieri), il culto della patria, il valore sublimante ed eternante della poesia, i miti dell’antichità classica, che la poesia ha il compito di rendere sempre attuali.
Reliquie Sacre: Custodi della Fede e della Storia
Le reliquie, nella tradizione religiosa, sono oggetti o resti associati a santi o figure venerate, considerati sacri e spesso oggetto di culto. La loro presenza in santuari e chiese è vista come un ponte tra il terreno e il divino, un mezzo per ispirare fede e devozione.
San Nicola di Myra: Reliquie e Tradizioni
La figura di Nikolaus, celebre in Nord Europa e spesso identificato con Babbo Natale, è basata su San Nicola di Myra (anni 270-343), un vescovo conosciuto per le sue opere di carità verso i poveri e i defraudati. Il 6 dicembre è effettivamente il giorno della sua morte e le sue reliquie si trovano a Bari. La tradizione vuole che Nikolaus, durante la notte, lasci dolci, cioccolato, noci e frutta ai bambini bravi. Questo dimostra come le reliquie, pur essendo fisiche, possano essere alla base di tradizioni che includono elementi "dolci", capaci di portare gioia e mantenere vive storie secolari.

Le Reliquie dei Pastorelli di Fatima
Nel contesto della devozione mariana, le reliquie assumono un significato profondo di testimonianza. «Alla fine, il mio Cuore Immacolato trionferà». Queste furono le consolanti parole che la Vergine Maria rivolse ai pastorelli di Fatima, durante l’apparizione del 13 luglio 1917. «Come santuario abbiamo accolto con gioia questo invito e ci stiamo dando da fare per favorire un clima di preghiera e per aiutare a pregare pellegrini e parrocchiani», ha spiegato mons. Claudio Dolcini, rettore e parroco di Sotto il Monte. «In questa direzione, abbiamo pensato di farci aiutare dalla testimonianza e dalle parole di alcuni santi: lungo l’anno ospiteremo in Santuario le reliquie di santi della Chiesa che hanno trovato nella preghiera il sostentamento fondamentale per la loro vita».
Le apparizioni di Fatima - Documentario
Le prime reliquie giunte a Sotto il Monte sono state quelle dei Santi Giacinta e Francesco Marto, i due pastorelli che il 13 maggio 1917, insieme alla cugina Lucia dos Santos, videro per la prima volta la Madonna a Fatima. La piccola guerriera Giacinta Marto salì in cielo il 20 febbraio 1920 a quasi dieci anni d’età, raggiungendo il fratellino Francesco, morto il 4 aprile del 1919. «Un mirabile esempio di preghiera e di devozione», ha ricordato mons. Dolcini, che si è recato a Fatima per portare in Italia le Reliquie dei Santi. «Non fu la visione della Madonna a renderli santi, ma la loro vita consacrata a Dio per la salvezza dei peccatori e per il grande amore verso Gesù e la Vergine Maria».
"Dolci" Tradizionali: Simboli di Festività e Leggende
Al di là delle reliquie sacre, esistono "dolci" che, pur non essendo resti fisici, sono vere e proprie reliquie culturali, custodi di storie, riti e identità locali. Questi dolci spesso narrano leggende e si legano indissolubilmente a festività specifiche, diventando parte integrante della memoria collettiva.
Le "Olivette" e le "Minnuzze" di Sant'Agata
Nel caso specifico di Catania, i protagonisti per eccellenza sono le "olivette" e le "minnuzze", dolci legati alla festa di Sant'Agata. Sono tre le leggende che ruotano attorno a questi dolci. La prima, quella più popolare, racconta che mentre Agata veniva portata in giudizio dal proconsole si fermò per strada per allacciarsi un sandalo e non appena il suo piede toccò il suolo cominciò a crescere un albero di ulivo. Un'altra leggenda racconta invece che Agata si sarebbe scontrata per puro caso contro un ulivo sterile che però al suo tocco cominciò inspiegabilmente a produrre olive. Si tratta in ogni caso di leggende che sono legate alla fertilità ed al risveglio della natura. L'ultima leggenda vede Agata scappare dal proconsole e sedersi un attimo a riposare.

Le olivette possono essere acquistate in tante pasticcerie di Catania o anche nelle bancarelle che si trovano nel corso della processione in giro per la città. Si tratta di dolci a forma di coppa rovesciata che vengono preparati con farina, margarina, zucchero a velo, uova, vaniglia (per la pasta frolla); ricotta di pecora, canditi di zucca, cedro ed arancia, scaglie di cioccolato e zucchero (per il ripieno); zucchero a velo, succo di limone ed albumi (per la glassa). Prima di 'assumere' la forma di dolci, fino al XIX secolo, per minnuzze di Sant'Agata si intendevano anche pani a forma di seno. Così come le olivette, anche le minnuzze, non solo nei giorni di festa, si possono trovare praticamente ovunque. Pur non essendo un dolce strettamente tipico della festa di Sant'Agata, un altro degli indiscussi protagonisti è il croccante, preparato con mandorre pelate, zucchero, cacao amaro, miele, scorza di arancia ed olio d'oliva.
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