Rut: Una Storia di Grazia nella Genealogia di Maria Vergine

Il Libro di Rut: Un Capolavoro di Umanità e Fede

Il libro di Rut è considerato un capolavoro epico e idillico, come notato da Goethe. Secondo il rabbino Giuseppe Laras, è un testo ideale per insegnare la Bibbia ai giovani, grazie ai suoi "sentimenti di bontà e generosità, forza, speranza, affetto vibrante". Questo libro, con la sua arte narrativa, ambienta gli avvenimenti nella campagna, dove il tempo è scandito dai lavori agricoli, ma sfocia nel tempo della fecondità umana. In questo contesto, si svolge il processo dall’infelicità alla felicità, dal vuoto alla pienezza.

Emanuela Ghini, monaca e autrice di un commento sul libro, lo ha definito "il Vangelo della donna dell’Antico Testamento", poiché proclama "la grazia della fecondità e la speranza del futuro che la migliore femminilità porta con sé". Il libro di Rut narra la visita di Dio a Israele in un momento drammatico della sua storia. Dio ha ascoltato il grido del suo popolo e le lacrime delle donne e dei bambini, ma non ha risposto con interventi miracolosi o prodigi straordinari, bensì suscitando una storia: il racconto di Rut.

Victor Hugo, nel suo poema “Booz endormi”, ha descritto Rut con parole di altissima poesia: “Dio, mietitore dell’eterno raccolto, all’andarsene, aveva dimenticato una falce d’oro nel campo di stelle”. Booz, che permise a Rut di spigolare nei suoi campi, è invitato da Dio a raccogliere la "spiga d’oro" che Egli ha lasciato ai suoi piedi. Rut è la spiga d’oro che Dio ha donato a Israele, germogliata nei campi di Bet-Lehem, la casa del pane.

Papa Francesco, soffermandosi sul libro di Rut nell'udienza del 27 aprile, ha evidenziato come "la parabola di Rut illumina la bellezza dei legami famigliari: generati dal rapporto di coppia, ma che vanno al di là del legame di coppia". Ha sottolineato inoltre che "questo piccolo libro contiene anche un prezioso insegnamento sull’alleanza delle generazioni", narrando la storia di una giovane donna costretta dalle disgrazie a emigrare a Betlemme con la suocera Noemi.

Rut spigolatrice nel campo di Booz

La Narrazione di Rut: Dalla Sventura alla Pienezza

Il libro di Rut si articola in quattro movimenti. Il primo movimento narra come, durante una carestia, Elimelec di Efrata (Betlemme) emigrò a Moab con la moglie Noemi e i due figli. La sventura si abbatté sulla loro casa, con la morte di Elimelec e dei due figli, lasciando Noemi vedova e priva di eredi. Elimelec, il cui nome significa "il mio Dio è re", fuggì da Betlemme, la "casa del pane", in un momento di carestia, cercando una soluzione per sé e la sua famiglia, ma trovò la morte nella terra straniera.

Noemi, ritrovandosi sola dopo circa dieci anni, decise di tornare a Betlemme, avendo saputo che in Giudea la carestia era terminata e che Dio aveva visitato il suo popolo. Lungo il cammino, Noemi disse alle nuore: «Andate, tornate ciascuna a casa di vostra madre; il Signore usi bontà con voi, come voi avete fatto con quelli che sono morti e con me! Il Signore conceda a ciascuna di voi di trovare riposo in casa di un marito». Mentre Orpa baciò la suocera e partì, Rut non si staccò da lei.

A Noemi che insisteva perché tornasse al suo popolo e ai suoi dèi, Rut rispose con parole di profonda lealtà: «Non insistere con me perché ti abbandoni e torni indietro senza di te; perché dove andrai tu andrò anch’io; dove ti fermerai mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio; dove morirai tu, morirò anch’io e vi sarò sepolta. Il Signore mi punisca come vuole, se altra cosa che la morte mi separerà da te».

La scelta di Rut di rimanere con Noemi, nonostante fosse una moabita, è il punto di partenza per una storia di "hesed", un concetto che indica una bontà e un amore che vanno oltre il semplice contratto o la giustizia legale. Noemi, che nella sua amarezza si era data il nome di "amarezza", conoscerà la gioia nella sua vecchiaia grazie a Rut. Questo piccolo libro è prezioso nella tradizione ebraica, essendo uno dei cinque rotoli (meghillot).

La Storia del Libro di Rut – Scopri come Rut ha influenzato la genealogia di Gesù

Il secondo movimento vede Rut spigolare nei campi di Booz, un parente del suo defunto marito. Booz, colpito dalla fedeltà di Rut verso Noemi, non solo le permise di spigolare, ma le offrì cibo e ordinò ai suoi servi di lasciare cadere intenzionalmente delle spighe per lei. Qui emerge il tema dello straniero che va "riconosciuto", come evidenziato dal gioco di parole sul verbo ebraico nākar, che significa sia "interessarsi" sia "riconoscere". Lo straniero non è un nemico, ma colui che richiede di essere riconosciuto nella sua umanità.

Nel terzo capitolo, Noemi, con sapienza, prepara l’incontro decisivo tra Rut e Booz, consigliando alla nuora un comportamento simile a quello di una sposa. Rut si rivolge a Booz come al suo riscattatore, chiedendo il riscatto-matrimonio. Booz riconobbe questo atto come un "secondo atto di bontà [hesed] ancora migliore del primo", perché includeva non solo il legame tra le due donne, ma anche il clan e la famiglia dello stesso Booz. Questa dimensione colpì l'uomo, spingendolo a decidere a favore di Rut, sebbene la moabita non rientrasse nelle leggi ebraiche del riscatto.

L'ultimo movimento vede Booz utilizzare un abile stratagemma per dissuadere un altro pretendente. Alla presenza di dieci testimoni, Booz propose all'altro il riscatto delle proprietà di Elimelec, il defunto marito di Noemi. Quando il rivale venne a sapere che ciò comportava anche il matrimonio con Rut, la nuora vedova, rifiutò l'onere, forse per la sua origine moabita, e cedette il diritto a Booz. Così, Booz prese Rut come moglie e il Signore le accordò di concepire un figlio. Le donne di Israele dissero a Noemi che Rut, la straniera, valeva "più di sette figli", e che quel matrimonio sarebbe stato una "benedizione del Signore". Rut partorì Obed, che divenne nonno di Davide.

Rut nella Genealogia di Gesù: Le Antenate "Irregolari"

La festa della Natività della Beata Vergine Maria ci propone l’inizio del Vangelo secondo Matteo, che presenta l'albero genealogico di Gesù, partendo da Abramo e passando per il re Davide. Questa genealogia sottolinea come il nome di ciascun antenato del Signore non sia un punto isolato, ma faccia parte di una costellazione che lo lega all'umanità che lo ha preceduto e a quella che verrà dopo. La storia della salvezza è infinita e generativa, procedendo di generazione in generazione.

Le vicende umane in cui si inserisce la nascita di Gesù non sono perfette. Sebbene le genealogie antiche evidenziassero i nomi dei maschi primogeniti, Matteo introduce inaspettatamente i nomi di quattro donne nella linea maschile del racconto: Tamar (Mt 1,3), Racab (Mt 1,5), Rut (Mt 1,5) e la moglie di Uria (Betsabea, Mt 1,6). Queste donne sono significative perché le loro storie presentano elementi di "scandalo" nella cultura del tempo, essendo straniere o legate a situazioni moralmente complesse. Eppure, sono nominate una per una come "grandiose antenate del Natale di Gesù". Questo sottolinea come Dio si inserisca nella storia umana, scardinando le strutture patriarcali e maschiliste, fino a culminare nella dignità di una donna, Maria, che sarà la Madre di Dio.

La presenza di Rut, la moabita, nella genealogia di Gesù dimostra la volontà divina di includere tutti, anche gli "stranieri" e coloro che non rientrano nei rigidi schemi legali o sociali dell'epoca. La sua storia di fede, lealtà e amore, che trascende i confini etnici e le convenzioni, prefigura l'universalità della salvezza messianica.

Albero genealogico di Gesù che evidenzia le figure femminili

La Nascita di Gesù e la Giustizia Superiore di Giuseppe

Matteo nel suo Vangelo, scritto per una comunità di giudei convertiti che viveva una profonda crisi di identità, si preoccupa di confermare la fede dei lettori, mostrando che Gesù è il vero Messia. Nella genealogia (Mt 1,1-17), aveva già evidenziato che Gesù appartiene alla stirpe di Davide e di Abramo. Nei versetti successivi (Mt 1,18-25), Matteo continua a presentare Gesù descrivendo la sua nascita.

Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto.

La gravidanza di Maria, prima della convivenza con Giuseppe, appariva come un'irregolarità. Secondo la legge di Mosè, tale errore meritava la pena di morte (Dt 22,20). Tuttavia, Matteo aiuta il lettore a comprendere la vera natura della gravidanza di Maria: "Concepì ad opera dello Spirito Santo". La volontà divina si è manifestata in modo da far nascere il Messia in un contesto che, agli occhi umani, poteva apparire come una "deviazione".

Giuseppe, "uomo giusto", non obbedì alle esigenze delle leggi di purezza dell'epoca che avrebbero richiesto di denunciare Maria. La sua giustizia era "maggiore": preferì rispettare il mistero che non capiva e decise di abbandonare Maria in segreto. L'Angelo del Signore apparve a Giuseppe in sogno, rivelandogli che la gravidanza di Maria era frutto dell'azione dello Spirito Santo, l'inizio di una nuova creazione.

Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi» (Is 7,14).

Il figlio di Maria riceve due nomi: Gesù, che significa "Yavé salva", indicando che la salvezza viene da ciò che Dio fa per noi; ed Emmanuele, "Dio con noi", a significare che Dio continua a stare con l'umanità. Giuseppe, svegliato dal sogno, fece ciò che gli disse l'angelo e prese con sé Maria, sua sposa. L'inserimento di Maria, concepita Immacolata per preparare la nascita di Gesù, in questa genealogia, così come le storie delle altre donne, mostra come Dio operi nella storia umana attraverso percorsi non sempre lineari o conformi alle aspettative, ma sempre guidati da un profondo disegno di grazia e amore.

tags: #le #antenate #di #maria #vergine #ruth