David Lazzaretti: Il Profeta dell'Amiata e la Sua Utopia Sociale e Religiosa

David Lazzaretti nacque ad Arcidosso, sulle pendici del Monte Amiata, il 6 novembre 1834 da Faustina Biagioli e Giuseppe Lazzaretti, di mestiere barrocciaio. Stando alla tradizione, la nascita di colui che sarebbe stato soprannominato il "Messia dell'Amiata" avrebbe avuto tratti non comuni, tali da far presagire una vita straordinaria. Egli costruì gradualmente il suo destino, riplasmando la sua vita attraverso un continuo lavorio di selezione e dilatazione del significato di innumerevoli esperienze di sogni e visioni.

Le Origini e le Prime Visioni

Il suo stesso nome riflette un processo di rielaborazione: a un certo momento, il nome anagrafico originale Lazzeretti, che compariva nelle sue prime pubblicazioni, fu mutato in Lazzaretti dopo un importantissimo viaggio in Francia nel 1873. In questa lieve modifica vanno letti, probabilmente, un'allusione al Lazzaro del Nuovo Testamento e l'influsso della lettura di un romanzo di G. Rovani, Manfredo Pallavicino (I-IV, Milano 1845-46), allora molto popolare, in cui Lazzaretti trovò un Lazzaro Pallavicino nel quale credette di poter individuare un antico antenato.

Aveva solo 14 anni quando, nella primavera del 1848, dovette affiancare il padre nel lavoro in Maremma. In località Macchia Peschi, presso Scansano, il 25 aprile, si trovò solo in un luogo isolato e "deserto". Fu allora che dal folto del bosco Lazzaretti vide uscire un vecchio frate, destinato a ripresentarsi più volte nella sua vita. In questa prima visione, gli venne annunciato che la sua vita era "un mistero", ma che solo più tardi ne avrebbe compreso il significato. Lazzaretti rimase a lungo scosso da quella visione e ne conservò sempre un vivo ricordo, anche se per anni gli sembrò solo un sogno senza particolari conseguenze nella vita reale.

La sua vita, in effetti, continuò a svolgersi secondo le linee tradizionali della vita di un giovane montanaro: esercitando il mestiere di barrocciaio, dedito soprattutto a trasportare terra di Siena fino a Siena e a Roma, e costruendo una famiglia. Nel 1856 sposò Carolina Minucci, che gli diede cinque figli. In questo periodo David ebbe una vocazione religiosa che non poté seguire per l'opposizione del padre.

Durante la Seconda Guerra d'Indipendenza, nel 1859, Lazzaretti entrò nella cavalleria di Enrico Cialdini, arruolandosi come volontario nell'esercito piemontese. Raggiunse le divisioni che nel 1860 combattevano in Umbria e nelle Marche le truppe pontificie, e ad anni di distanza, recava ancora impressa nella memoria la battaglia di Castelfidardo. Fu poi alla presa di Ancona e all'assedio di Gaeta, e da qui a Capua, a Napoli e in Sicilia.

David Lazzaretti, il profeta dell'Amiata, in un ritratto d'epoca

L'Emergere della Missione Messianica

Venti anni dopo la prima apparizione di Macchia Peschi, e nello stesso giorno, il 25 aprile 1868, Lazzaretti fu assalito da febbri ed ebbe una nuova visione densa di immagini, simboli e accadimenti. Il frate, già apparso in Maremma, tornava in veste di nocchiero, confortandolo e guidandolo. Gli ripeté che la sua vita era un mistero e gli annunciò che aveva una missione da compiere; gli impose di recarsi a Roma presso la corte pontificia e di rivelare al papa, in forza del proprio mandato, le cose che aveva visto. Nelle parole del vecchio si celava la figura di San Pietro.

Se alla corte papale Lazzaretti non avesse trovato ascolto, lungo la via del ritorno avrebbe dovuto ritirarsi in preghiera in un monastero abbandonato nei pressi di Montorio Romano, in Sabina. Gli stati febbrili e le visioni si ripeterono più volte. Quando, dopo ripetuti tentativi, David fu ammesso alla presenza di Pio IX il 16 settembre, l'udienza si rivelò deludente.

Alla fine di quell'anno, dopo il deludente viaggio a Roma, Lazzaretti iniziò una lunga quaresima da eremita in Sabina, rinchiuso in un convento abbandonato, detto la "grotta di S. Angelo". Fu questo il momento decisivo della sua carriera di "uomo del mistero" e l'elaborazione di un originale percorso spirituale. Recluso in un ambiente murato all'esterno, con solo un pertugio da cui ricevere un tozzo di pane da un vecchio eremita tedesco che vi risiedeva, egli scoprì le ossa di quello che gli si rivelò come un suo antenato, Manfredo Pallavicino. Questa scoperta gli consentì di richiamarsi al "sangue di Pipino" e alla stirpe dei reali di Francia. Ebbe nuove visioni nel corso delle quali ottenne dalla Vergine il dono della sapienza e gli venne impresso sulla fronte il segno della sua missione messianica: il “marchio” delle due C rovesciate con la croce nel mezzo (a significare “Cristo in prima e seconda venuta”), destinato a diventare il simbolo della Fratellanza Giurisdavidica.

Immagine simbolica delle visioni di Lazzaretti

La Nascita del Movimento Giurisdavidico sul Monte Labbro

Tornato sull'Amiata ai primi di gennaio del 1869, Lazzaretti si ritirò nel podere dell'amico Raffaello Vichi alle pendici del Monte Labbro, che venne poi ribattezzato Monte Labaro. Nel luglio dello stesso anno, dette inizio sulla cima del monte alla costruzione di un edificio a forma di Torre, un centro della comunità giurisdavidica da lui fondata. Qui, dopo un altro soggiorno eremitico nell'isola di Montecristo, elesse il suo ritiro conducendo una nuova vita di preghiera e raccoglimento, ma anche di opere.

Il 13 aprile 1869, in quello che da allora egli chiamò il "Campo di Cristo", David parlò in modo profetico a quanti si erano radunati (circa 180 persone) per aiutarlo nel lavoro di bonifica del campo. Questo intenso periodo di vita religiosa vide Lazzaretti costruire un movimento che trovò aggregazione, tra il 1870 e il 1872, in tre istituti:

  • 1. La Congregazione degli Eremiti Penitenti e Penitenzieri

    Lazzaretti aveva delineato questo istituto già nel gennaio 1870, alla vigilia della sua partenza per l'isola di Montecristo. Aveva per simbolo la fede e affondava idealmente le proprie radici nel solco del terz'ordine francescano. Severo nell'osservanza della preghiera, dei digiuni e delle devozioni, l'istituto fondato sul "Monte Labaro" e a Montorio Romano in Sabina, era concepito da David come il primo esperimento di un nuovo Ordine religioso che attendeva, per prendere forma compiuta, l'approvazione della Chiesa. L'istituto si proponeva la pratica della vita cristiana mediante il perdono, la pace e l'amore per il prossimo, come recitano le Regole stampate a Montefiascone presso la tipografia del Seminario nel 1871. Sul Monte Labbro, gli Eremiti si raccoglievano in un romitorio e custodivano il piccolo santuario che David aveva allestito nella grotta, ritrovata durante i lavori per la costruzione della Torre. Sopra l'altare, a memoria della visione che aveva suggellato la sua missione, Lazzaretti collocò l'immagine della "Madonna della Conferenza", che nella grotta della Sabina era già oggetto di devozione.

  • 2. La Società della Santa Lega e Fratellanza Cristiana

    Risale anch'essa agli inizi del 1870. Le sue Regole furono pubblicate nell'estate di quell'anno ne Il Risveglio dei Popoli, la prima opera a stampa di David Lazzaretti. La Fratellanza Cristiana aveva per simbolo la carità: si proponeva il soccorso scambievole, l'ospitalità, la carità verso gli infermi, ma anche l'educazione a un comportamento religioso, morale e civile di rispetto e amore nei confronti della Legge di Dio e delle leggi degli uomini. Nella pratica, la Santa Lega si configurava come una sorta di società di mutuo soccorso.

  • 3. La Società delle Famiglie Cristiane

    Il progetto del terzo istituto risale al 1871, ricevette per simbolo la speranza ed ebbe inizio nel gennaio 1872. La Società costituì l'esperienza più rilevante e clamorosa del movimento: aperta a contadini, artigiani e braccianti oltre che a possidenti di capitali, fu fondata con la messa in comune dei beni e prevedeva l'organizzazione sociale del lavoro e la ripartizione dei proventi. Si proponeva come scopo principale la pratica delle virtù morali e civili da conseguire mediante l'istruzione, per la quale furono fondate due scuole, per i figli e le figlie dei soci. Le Regole prevedevano anche una scuola serale per l'educazione degli adulti. Alcuni tratti di questo insieme organizzativo, con la messa in comune dei beni e l'organizzazione sociale del lavoro, hanno fatto spesso pensare, seppur vanamente, a contatti diretti di Lazzaretti con il mondo socialista. In realtà, i tre istituti fanno tutti riferimento a un sostrato teologico assai lontano dall'esperienza politica del socialismo, vivendo dei tratti di un messianismo antico, impastato di Vecchio e Nuovo Testamento, e soprattutto dell'eredità gioachimita.

L'elaborazione di questa visione, nelle sue varie articolazioni, mise in allarme le autorità ecclesiastiche e civili. Gli istituti erano, insomma, un tentativo di anticipare aspetti di un'ampia visione escatologica, che si apriva sotto la pressante attesa di un "secondo diluvio", predisposto da Dio a punizione dei peccati degli uomini e dell'infedeltà della Chiesa. Probabilmente, Lazzaretti trasse figure e personaggi per l'ultima fase del suo progetto escatologico proprio da un testo di tardo ambiente gioachimita, dalle apocrife Lettere di s. Francesco di Paola, di cui egli stesso procurò una ristampa (Napoli 1873). Di là provengono figure come il grande monarca e le milizie crocifere, intorno alle quali egli costruì il ruolo finale per sé e per i suoi fedeli, nell'annuncio del futuro regno dello Spirito Santo.

Costruzioni della comunità giurisdavidica sul Monte Labbro

Le Persecuzioni e i Processi

Le opere di David suscitarono proseliti ma anche persecuzioni. Fu arrestato una prima volta nell'agosto 1871 e incarcerato per breve tempo a Scansano. Nel 1873, dopo un breve soggiorno a Torino presso la Casa di don Bosco e uno più lungo in Francia presso la Certosa di Grenoble dove compose Il Libro dei celesti fiori, di ritorno sul Monte Labbro fu di nuovo arrestato e processato a Rieti con l'accusa di truffa, vagabondaggio e cospirazione politica. Sostenuto da membri influenti della gerarchia ecclesiastica e degli ambienti religiosi, Lazzaretti poté avvalersi dell'autorevole difesa di Stanislao Pasquale Mancini e nel luglio 1874, dopo otto mesi di carcere, fu assolto. In quegli anni soggiornò più volte in Francia presso Léon du Vachat, magistrato legato agli ambienti monarchici legittimisti.

Nel novembre 1877 la Santa Sede rifiutò l'approvazione delle Regole dell'Ordine crocifero dello Spirito Santo. La morte di Pio IX il 7 febbraio 1878 segnò nella percezione di David attorno alla propria missione un mutamento decisivo: «sono abbreviati i giorni per la maturità dei tempi», scriveva nell’incipit degli Editti inviati da Lione per essere presentati a Roma al nuovo pontefice, Leone XIII. Già da tempo intanto il Sant'Uffizio andava raccogliendo documenti per un processo. Il 21 gennaio gli scritti di Lazzaretti erano stati posti all'Indice, ma la pubblicazione del decreto rimase sospesa in attesa dell'esame di fronte al Tribunale. Questo ebbe inizio il 14 marzo 1878 e si concluse nel giro di breve tempo. All'inizio del 1878 il S. Uffizio condannò le dottrine del Lazzaretti come eretiche e le sue opere furono poste all'Indice. Da parte sua, il Ministero dell'Interno, preoccupato per l'ordine pubblico, dava disposizione agli organi di polizia di sorvegliare Lazzaretti. Durante i giorni del processo, David conservò una lucida visione dei margini sempre più ristretti entro cui poteva tentare di comporre l'obbedienza alla Chiesa e la coerenza con le proprie convinzioni. Sostenne di essere stato dotato dello spirito della profezia durante le visioni sperimentate in Sabina, ma di rivelare la verità in nome di Dio, nella dottrina di Cristo e nella sottomissione alla Chiesa Apostolica Romana, della quale si dichiarava «figlio legittimo».

In questo periodo Lazzaretti operava una riplasmazione della società e dello spazio in cui agiva. Il Monte Labbro venne ribattezzato Monte Labaro. Nel 1877, ne La mia lotta con Dio ossia Il libro dei Sette Sigilli (Arcidosso), si era aperta l'immagine finale dell'operazione escatologica del Lazzaretti: il Monte Labaro si trasfigurò nel "magnifico, forte e maestoso monte", o "Città della nuova beata Sionne e Turrisdavidica, il Santuario dei santuari, la Rocca Santa di Dio, la Città Celeste". La torre che ancora oggi resiste sulla cima del monte, acquista qui, all'interno di PiamiatangelicA, tutto il suo splendore ideale: "basata in grande e colossale edifizio", sta "la prodigiosa e meravigliosa piramide", "il più sacro e misterioso monumento della terra", "depositario del segno vivo di Dio e di altre preziose reliquie in una settima parte dei Martiri delle Milizie Crocifere".

La Tragica "Discesa" e la Morte

Lazzaretti tornò sull’Amiata ai primi di luglio 1878. Il fitto carteggio di quelle settimane tra il Ministero dell’Interno retto da Giuseppe Zanardelli e il prefetto di Grosseto testimonia della tensione crescente da parte delle autorità locali e dell’aperta ostilità ormai anche del clero nei confronti dell’esperienza comunitaria del Monte Labbro. Le accuse rivolte a David e ai suoi seguaci erano di celare sotto forma di atti di religione i preparativi di un tentativo di sovvertimento dell’ordine pubblico: sul monte si inneggiava alla repubblica, si predicava il comunismo, si preparava forse una sommossa. Le casse giunte da Torino alla stazione del Monte Amiata non contenevano però i fucili di cui parlavano le voci diffuse ad arte, ma solo stoffe, per le vesti che Lazzaretti aveva immaginato per sé e per i suoi “credenti”, da indossare durante la “discesa” dal Monte Labbro.

La mattina del 17 agosto, sulla Torre, venne issata una bandiera di legno dipinta di rosso con la scritta “La repubblica è il Regno di Dio”. All'alba del giorno seguente, 18 agosto 1878, David Lazzaretti e tutta la sua gente, vestita negli abiti delle sue figure escatologiche, scesero processionalmente dal Monte Labaro ad annunciare al mondo l'avvento dell'era nuova della giustizia e del Diritto, il regno dello Spirito Santo. Non portavano armi. Ad Arcidosso, mentre un'enorme folla era sopraggiunta dai paesi vicini, un gruppo di carabinieri aprì il fuoco. Un proiettile sparato a distanza ravvicinata colpì in fronte David Lazzaretti. I militari spararono anche sulla folla, facendo morti e feriti. Adagiato su una scala di legno e trasportato a piedi dai suoi alle Bagnore di Santa Fiora, David morì quella sera attorno alle 21, nel letto di un contadino. L'uccisione, perpetrata da un militare di nome Pellegrini, non si sa se fu conseguenza di un ordine impartito con precisione, ma si pensa che non sia stata del tutto premeditata, bensì logica conseguenza del clima di conflitto venutosi a creare tra classe dirigente e contadini.

Processione guidata da David Lazzaretti prima dell'eccidio

Simone Cristicchi racconta la storia di David Lazzaretti

L'Eredità e le Interpretazioni

David Lazzaretti fu un profeta che comunicava con Dio attraverso visioni di una potenza sconcertante, cercando per tutta la vita di portare la sua Parola a Roma per rifondare la Chiesa “che si era fatta bottega”. Scomunicato, condannato come eretico e sovversivo, fu ucciso dalla polizia del neonato stato italiano. Il suo cadavere fu sepolto a Santa Fiora in terra sconsacrata, ma venne poco dopo prelevato dall'antropologo Cesare Lombroso, il fondatore dell'antropologia criminale, che aveva ottenuto le sue spoglie per i propri studi, volti a ricercare nel Lazzaretti l'origine organica di una "follia criminale". Il suo corpo, in formalina, fu portato nel Museo del Lombroso, nella sezione “Delinquenti Religiosi”.

Da più di un secolo, Lazzaretti gode di una ricca bibliografia, mai esausta, e di varia natura: dalla storiografia alla psichiatria, alla sociologia, al romanzo. Da C. Lombroso ad A. Gramsci, a E.J. Hobsbawm si è cercato di codificare i nessi che in lui si stabiliscono tra esperienza psicologica individuale, società, politica e religione. Ma quasi sempre nel vano tentativo di ridurli a una gerarchia causale: a guidare quella complessa struttura culturale è stata chiamata ora la "follia", ora l'"eresia", ora la "rivoluzione". Per questa via, in buona sostanza, la storia del Lazzaretti è stata spesso riduttiva.

Una lettura sociologica era già stata avanzata, nel suo nucleo essenziale, dall'Illustrazione italiana del 1° settembre 1878, che aveva definito Lazzaretti "un avanzo del passato smarrito là in un lembo di terra che è della gentile Toscana, ma che per maremme e per monti rimane quasi diviso dalla grande corrente della nuova vita italiana". Così come il nesso tra eresia e politica era stato abbozzato dai giornali cattolici, come L'Unità cattolica del 22 agosto. Non diversamente il legame tra esperienza religiosa e inconsapevole azione di protesta sociale (o, addirittura, rivoluzionaria), che ha caratterizzato tanta parte della storiografia del dopoguerra, fortemente segnata dal marxismo, era già implicito nello stesso processo del 1879. I 23 lazzarettisti che, arrestati dopo la morte del Lazzaretti, giunsero il 24 ottobre. Eppure, già a un anno da quei fatti, il pubblico ministero si era convinto della insostenibilità delle tre accuse. Egli riconobbe che gli imputati non avevano voluto "rovesciare il governo e mutarne la forma", pur conservando l'accusa relativa al progetto di scatenare "guerra civile", "devastazione e saccheggio", e l'altra della resistenza alla forza pubblica. E a conclusione del dibattimento la giuria emise un verdetto che assolveva interamente gli accusati.

Dopo la morte di Lazzaretti, i suoi adepti si dispersero in gran parte, ma alcuni continuarono a perpetuare la predicazione e l'utopia socialista e religiosa del fondatore. Ne restano alcune decine nella zona del Monte Amiata e in Maremma, dove sussistono ancora i resti di alcune costruzioni della primitiva comunità giurisdavidica tra le frazioni delle Macchie, dove aveva fatto costruire due scuole, e della Zancona, dove è conservato l'archivio dei seguaci.

Tra gli altri scritti del Lazzaretti si ricordano: Il risveglio dei popoli: preghiere, profezie, sentenze, s.l. 1870; Avviso profetico alle nazioni e ai monarchi d'Europa, Prato 1871; Le livre de fleurs célestes, Lyon 1876.

Fonti e Archivistica

La documentazione archivistica relativa alla storia del movimento di David Lazzaretti è amplissima. Il materiale più ricco è conservato negli Archivi di Stato di Siena e di Grosseto (Atti del processo e carte relative all'inchiesta), Città del Vaticano, Archivio della Congregazione per la Dottrina della fede, Fondo Santo Officio, Stanza storica: Processo contro D. L. e fautori (1878), e soprattutto presso l'Archivio Giurisdavidico della Comunità lazzarettista di Arcidosso e il Centro studi David Lazzaretti del Comune di Arcidosso.

Quanto alla bibliografia storica, si segnalano, tra gli altri: L. Graziani, Studio bibliografico su D. L., profeta dell'Amiata (Roma 1964); A. Verga, D. L. e la pazzia sensoria (Milano 1880); G. Barzellotti, D. L. (Milano 1885); E. Lazzareschi, D. L.: il messia dell'Amiata (Bergamo 1945); A. Gramsci, Quaderni del carcere; E.J. Hobsbawm, Primitive rebels. Studies in archaic forms of social movement… (Manchester 1959); A. Petacco, Il Cristo dell'Amiata. La storia di D. L. (Milano 1978); E. Tedeschi, Per una sociologia del millennio. D. L.: carisma e movimento sociale (Venezia 1989); H. Multon, Les marges du christianisme au XIXe siècle: l'exemple de D. L., prophète du monte Amiata (1834-1878) (MEFRIM, 2001).

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