La Chiesa di Santa Chiara a Crotone: Storia e Trasformazioni

Nel cuore del centro storico di Crotone, alle spalle di piazza Villaroja, si erge la Chiesa di Santa Chiara, una struttura antica che cattura l'attenzione di chi la visita. La chiesa attuale è il risultato di una completa ristrutturazione "all'uso moderno" avvenuta in seguito al terremoto che colpì Crotone nel 1749.

Origini e Fondazione del Monastero

La Presenza delle Clarisse a Crotone

In origine, la Chiesa di Santa Chiara era un convento delle suore clarisse, presumibilmente costruito intorno al XV secolo. Tuttavia, l'inizio dell'esperienza e della presenza delle clarisse a Crotone rimane sconosciuto, poiché molti documenti sono andati perduti o bruciati. È certamente documentato che un'abbazia di Santa Chiara esisteva, dentro le mura di Crotone - o per meglio dire di Cotrone, il nome della città in epoca spagnola e fino agli anni Venti del Novecento - già prima del 1458. Vi dimoravano figlie di aristocratici, come era nella tradizione.

Diverse Ipotesi sulla Data di Fondazione

Secondo il vescovo di Cotrone del 1833, Leonardo Todisco, l’erezione del monastero avvenne nell'anno 1481. I nobili crotonesi, dopo tante annate di siccità e calamità dovute al maltempo e soprattutto alle razzie dei Turchi (o meglio dei Turcheschi, pirati di origine turca e berbera interessati solo al saccheggio), decisero di fondare un monastero delle clarisse a protezione della città.

Un documento del XV secolo, contenuto nei registri vaticani, rivela che Papa Pio II, accogliendo una supplica inviatagli dal clero, dal popolo e dall'ordine provinciale dei domenicani, ordinò, con bolla del 26 settembre 1458, all'arcivescovo di Santa Severina, Simone Biondo, di trasferire i frati domenicani dal convento fuori le mura, posto accanto a un bordello ed esposto alla minaccia dei pirati, nella chiesa di Santa Chiara. Questa chiesa era soggetta all'autorità del patronato dei laici, e avrebbe dovuto assumere il titolo di Abbazia di San Vincenzo. Tuttavia, l'ordine papale non venne mai eseguito e infatti i frati domenicani rimasero fuori le mura, adattandosi in una piccola chiesa in riva al mare.

Secondo don Silvano Controne, che ha studiato da vicino i documenti dei Monasteri delle clarisse in Calabria nel suo volume "Una storia nella storia: monastero di S. Chiara in Crotone", l'erezione del monastero è posta intorno al 1390, ricollegandosi alla bolla papale del 1458.

Il Monastero tra il XV e il XVIII Secolo

Ruolo Sociale e Riforma Tridentina

Verso la fine del XV secolo, il monastero cominciò a diventare un simbolo esclusivo e sacrale del potere aristocratico, permettendo alle figlie dei nobili di vivere in una condizione privilegiata rispetto al resto delle donne. Le dame, infatti, potevano ricevere un’educazione con altre dame della loro stessa condizione. La regola principale del monastero era la clausura. La badessa veniva eletta tramite voto segreto, mentre i vescovi dovevano vigilare sull’amministrazione del monastero.

Il Concilio di Trento portò notevoli modifiche all'organizzazione della vita economica e religiosa delle clarisse. Si ammise un versamento di capitale iniziale che doveva essere dato prima del noviziato a titolo di parziale rimborso spese. Inoltre, il Concilio nel decreto della riforma dei regolari prevedeva, tra l'altro, il ripristino e la stretta osservanza della clausura, l'insediamento del monastero dentro le mura cittadine e la sua dipendenza dalla sede apostolica. L’età della badessa doveva essere almeno di quaranta anni e otto di professione, o, in assenza di tale possibilità, almeno trenta anni e cinque di professione. Si stabilì inoltre che, prima di farsi professa, la novizia dovesse depositare “la somma da spendersi per farsi Monaca, e la somma da depositarsi presso un terzo per mantenerla in Monastero”, somme il cui ammontare fu poi stabilito dai vescovi.

Economia e Amministrazione

Verso la fine del XVI secolo, l'obbligo e l’accumularsi delle doti spirituali incrementarono il patrimonio del monastero. In molte occasioni le badesse acquistavano beni immobili, dandoli in fitto alle famiglie. Molte volte, tuttavia, le operazioni finanziarie sfociavano nell'usura. Così, mentre la città era in crisi verso il XVII secolo, il monastero di Santa Chiara divenne uno dei più importanti istituti economici di Crotone.

Il ruolo più importante al fianco della badessa, che aveva l'obbligo di curare l'educazione delle novizie, era quello del Procuratore, solitamente un parroco, che curava l'amministrazione del monastero. Egli gestiva gli affitti, i prestiti, la documentazione e la burocrazia del monastero. Il monastero divenne, inoltre, un luogo dove nascondere gli scandali del potere. Ne è testimonianza una lettera che il vescovo Minturno scrive al cardinale Sirleto per far presente che i nobili della città avevano chiesto di allontanare dal monastero una certa Salomea Basoina di Santa Severina, probabilmente concubina di un parroco, entrata nel monastero senza il consenso delle monache per decreto penale della Vicaria.

Mappa storica di Crotone con l'ubicazione del monastero di Santa Chiara

Crisi e Ricostruzione

Nel 1638 i Turchi invasero le coste crotonesi, costringendo le clarisse a sciogliere momentaneamente la clausura per emergenza e a rifugiarsi nel Castello di Carlo V. A causa della crisi, il monastero cadde in disgrazia e le clarisse furono costrette a lavorare servendo nelle chiese, recitando e cantando ogni giorno. Ad inizio Settecento il monastero divenne oggetto esclusivo di alcuni nobili, e il numero delle clarisse diminuì da 15 a 8.

Nel 1699 ci fu l’accesso al monastero delle figlie dei piccoli proprietari, creando una netta divisione con le figlie dei nobili. Nel 1745 ci fu la ricostruzione del monastero, che ebbe così una nuova vitalità grazie ad alcune famiglie emergenti di Crotone come Zurlo, Ventura, Oliverio, Sculco, Gallucci e del vescovo Capocchiani. I danni subiti dal complesso conventuale delle Clarisse di S. Chiara in occasione del terremoto del 1731 furono notevoli e vengono descritti in alcuni documenti dell’epoca. La Chiesa fu abbattuta dalle fondamenta, tanto che fu più conveniente rifarla ex-novo. Per prima cosa fu riattivato il Monastero che già alla fine del 1731 fu di nuovo agibile. Nel cortile del Monastero c’è una lapide che ricorda come “le rovine del terremoto sono state restaurate sotto la direzione della Badessa Suor M. Celestina de Angelis e la protezione dell’illustre dottore F. Antonio Ricciardi. Nell’anno del Signore del 1731”. Questo fu un primo intervento urgente, per poter far rientrare le suore che erano state trasferite fuori città.

Per poter ricostruire la Chiesa, la Direzione fu costretta ad alienare parte degli stabili di loro proprietà, che per alcuni anni fu una fonte di finanziamento. Tra il 1740 e il 1742 furono presi dalla dote di Antonia Nisi, dopo la professione, ducati 1.500, mentre Don Giovanni Chiarizio concesse la somma di ducati 6.200, gratis e senza interessi. A ricordo c’è una lapide, nella chiesa, che attesta che la “pietà delle sacre Vergini sotto la direzione della loro Badessa M. Celestina de Angelis e sotto il patronato di Giovanni Chiarizio, nell’anno del Signore 1742, a spese del Monastero, fece risorgere con una forma più sfarzosa e più spaziosa il tempio di S. Chiara affinché con la nuova e più elegante forma presentasse a ciascuno uno spettacolo più lieto”. Nell’anno 1743 lo stesso Benefattore D. Giovanni Chiarizio concesse altri 2.500 ducati per completare la Chiesa in modo che le Clarisse potessero celebrarvi i loro uffici. Il rifacimento sia del Monastero che della Chiesa proseguì per tappe.

Soppressione Borbonica e Trasformazione

Nel 1784 il governo Borbonico decise di sopprimere tutti i conventi e monasteri che avevano meno di 12 membri e sospendere gli altri. Il monastero fu sospeso e i beni furono affidati e amministrati dalla Cassa Sacra. Il monastero divenne così una parrocchia. Sciolta la clausura, tutte le clarisse furono mandate alle case paterne e fu assegnato loro un sussidio.

(1918, Campania) Il Segreto Oscuro del Monastero – I Monaci Cannibali d’Italia

Il Monastero di Santa Chiara nel XX Secolo

Danni e Nuovi Usi

Dalle carte depositate presso l’Archivio Diocesano di Foggia sappiamo che dal 10 settembre 1930, in seguito ai lavori di demolizione della vicina chiesa parrocchiale di S. Angelo per procurare il risanamento della zona e dar luogo alla costruzione del nuovo Municipio, la Chiesa di S. Chiara, in attesa della costruzione della nuova chiesa parrocchiale, funzionò da sede provvisoria della parrocchia. Sennonché, nel 1932, a causa di alcune gravi lesioni verificatesi nella volta del tempio, il servizio parrocchiale passò temporaneamente nella chiesa di S. Agostino e la chiesa di S. Chiara venne chiusa al culto. Rovinata dalle incursioni aeree del 1943 non fu restaurata per il culto. L’Altare maggiore di marmo fu demolito e ricostruito nella chiesa di S. Luigi; il quadro di S. Chiara, opera di Francesco Solimena, fu prestato e si trova esposto nella Pinacoteca Comunale; la statua dell’Immacolata è custodita nella sacrestia della vicina chiesa dell’Addolorata e la Chiesa, restaurata, fu ridotta a sala per rappresentazioni e conferenze ad uso della Parrocchia di S. Tommaso. L'Immacolata Concezione dello scultore Giacomo Colombo di Napoli è attestata da un pagamento di 70 ducati del 20 ottobre 1696.

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