Chiesa di Santa Maria la Nova a Vibo Valentia: Storia e Architettura

La storia della Chiesa di Santa Maria la Nova a Vibo Valentia è intrinsecamente legata al passato della città e alle sue trasformazioni architettoniche e religiose.

Le Origini e le Vicissitudini Storiche

Si ritiene che l'area su cui sorge la chiesa abbia una storia antica, forse legata all'Acropoli di Hipponion. La struttura del castello adiacente, che presenta una pianta rettangolare con quattro torri circolari agli angoli, fu edificata nella prima metà del '400 per mano di Mariano d’Alagni, all'epoca governatore di Monteleone, con lo scopo di difendere il porto. Questo castello fu ulteriormente ampliato nel 1289 da Carlo d’Angiò, acquisendo un aspetto simile a quello attuale. Purtroppo, a causa del suo stato precario e dei danni causati dal terribile terremoto del 1783, il secondo piano venne demolito.

Nei pressi del cimitero, a Trappeto Vecchio, sono ancora visibili i resti di una parte delle mura di Hipponion, lunghe circa 400 metri. Gli scavi in quest'area hanno rivelato sei fasi di costruzioni, la prima risalente al VI secolo a.C., mentre delle ultime due fasi rimangono tracce di una pianta con otto torri circolari.

La Chiesa di Santa Maria degli Angeli, edificata tra il 1621 e il 1666, fu gestita interamente dai Padri Cappuccini a partire dal 1866. La Chiesa di San Michele, le cui prime documentazioni risalgono al 1519, fu trasformata in parrocchia dal vescovo di Mileto, Andrea Della Valle. La Chiesa dello Spirito Santo, costruita nel 1579, è ritenuta la prima cattedrale edificata a Vibo Valentia, poiché nel 1613 Virgilio Cappone trasferì la sede vescovile da Mileto alla città. Al suo interno si conservano opere di Teodoro Fiammingo e F. A. Ad oggi, la chiesa presenta una commistione di stili e custodisce un'opera in marmo del Gandini.

Vista esterna della Chiesa di Santa Maria la Nova (o Santa Maria degli Angeli)

La Chiesa di Santa Maria Maggiore e San Leoluca (Duomo di Vibo Valentia)

La Chiesa di Santa Maria Maggiore e San Leoluca, conosciuta anche come Duomo di Vibo Valentia, è il principale luogo di culto cattolico della città, situato in Piazza San Leoluca a 497 metri s.l.m. L'attuale chiesa sorge sui resti di un'antica basilica di origini bizantine risalente probabilmente al IX secolo. Questa basilica subì gravi danni durante i terremoti del 1638 e 1659, rendendola pericolante e inagibile.

Nel 1680 iniziarono i lavori di costruzione della nuova chiesa, su progetto di Francesco Antonio Curatoli. Il progetto originario era più ambizioso, ma fu ridimensionato su pressione dei vicini padri domenicani, preoccupati che la mole del nuovo edificio potesse oscurare la loro chiesa. Il cantiere si protrasse per circa quarant'anni, venendo ultimato nel 1723.

Inizialmente, la chiesa presentava una grande corona basilicale al posto dell'attuale frontone e una cupola con lanterna. Tuttavia, nel 1783, un violento terremoto danneggiò gravemente la struttura, causando il crollo della cupola. L'interno fu successivamente restaurato su progetto di Emanuele Paparo, con lavori che si svolsero nel 1817. Gli stucchi furono realizzati dal pittore Fortunato Morano, seguendo i disegni di Paparo. Anche la facciata fu parzialmente ricostruita, assumendo l'aspetto attuale.

Dettaglio della facciata del Duomo di Vibo Valentia

Architettura del Duomo

La facciata del Duomo di Vibo Valentia è caratterizzata da uno stile moderatamente barocco, con elementi plastici e vaghi accenni rinascimentali. È composta da un corpo centrale e da due campanili gemelli laterali. Facciata e campanili sono unificati da un motivo di lesene su due ordini: quello inferiore tuscanico e quello superiore ionico, separati da un cornicione che si piega verso l'alto al centro, enfatizzando il portale e la finestra soprastante. L'ordine superiore di lesene sostiene un ulteriore cornicione, su cui poggiano il timpano triangolare del corpo centrale e le celle campanarie dei campanili, che si elevano con un ulteriore ordine di lesene ioniche, culminando in un cornicione e una copertura a cupola.

Internamente, la chiesa è a pianta a croce latina, con un'unica navata e un transetto. La cupola, prevista nel progetto originale, era situata all'incrocio tra navata e transetto, ma fu abbattuta dopo il terremoto del 1783. L'imposta della cupola e parte del tamburo con finestroni circolari sono ancora visibili, ma l'alzato si interrompe bruscamente, concluso da una copertura a volta.

Le pareti dell'aula sono scandite da lesene di ordine corinzio, impreziosite da numerosi stucchi bianchi che ricoprono anche la volta a botte.

Opere d'Arte e Tesori Conservati

All'interno della chiesa si conserva un maestoso altare maggiore settecentesco in marmi policromi, di notevole fattura, dal quale emerge la statua rinascimentale della Madonna della Neve.

L'opera di maggior pregio custodita nella Cappella del Purgatorio è il celebre Trittico statuario rinascimentale di Antonello Gagini, eseguito tra il 1523 e il 1524. Quest'opera fu fatta trasportare all'interno della chiesa da Emanuele Paparo nel 1810. In precedenza, si trovava nella chiesa di Santa Maria del Gesù, nota anche come chiesa di Santa Maria la Nova.

Il trittico è composto da una cornice architettonica in marmo scuro con colonne corinzie, che inquadra tre nicchie contenenti le statue della Madonna delle Grazie, San Giovanni Evangelista e Santa Maria Maddalena. Quest'ultima statua è particolarmente apprezzata per il suo armonico equilibrio delle parti, considerata un capolavoro di statica. Il coronamento superiore del trittico, con affresco centrale e volute, è da considerarsi un'aggiunta successiva.

Dettaglio del Trittico di Antonello Gagini

Giorgio Vasari, nelle sue cronache, menziona Antonello Gagini come "Antonio da Carrara", uno scultore di rara bravura, documentando le opere da lui realizzate in Calabria, in particolare quelle commissionate da Ettore Pignatelli, conte e duca di Monteleone e viceré di Sicilia, custodite a Monteleone. Vasari fa riferimento a tre diverse raffigurazioni della Vergine Maria: la Madonna delle Grazie, la Madonna della Neve e la Madonna col bambino, originariamente destinate alla chiesa di Santa Maria del Gesù o Santa Maria la Nova dell'Ordine dei frati minori osservanti.

La chiesa ospita anche uno strumento musicale racchiuso all'interno di un'artistica cassa lignea dipinta e scolpita in stile barocco, che incornicia il finestrone della controfacciata.

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