La Scrittura con Pennello e Inchiostro nell'Antico Egitto: Il Ruolo di Sacerdoti e Scribi

Nell'Antico Egitto, la scrittura era un'arte complessa e sacra, riservata a un'élite colta di scribi e sacerdoti. Essi padroneggiavano l'uso del pennello e dell'inchiostro su un materiale rivoluzionario per l'epoca: il papiro, un supporto che permise la conservazione di un'immensa eredità culturale.

I Geroglifici: Complessità, Origini e Lettura

La scrittura egizia era basata sui geroglifici, segni che furono inventati intorno al 5000 a.C. Questi simboli potevano indicare una singola lettera, similmente al nostro alfabeto, o rappresentare un'intera parola. I geroglifici erano intenzionalmente complicati, rendendo necessario un lungo periodo di studio per imparare a leggerli e a scriverli.

Non erano organizzati in un ordine alfabetico tradizionale, ma venivano raggruppati per rappresentare suoni, oggetti e azioni. All'interno di questa struttura, alcuni segni potevano essere ideogrammi, indicando idee, mentre altri erano determinativi e rafforzativi, aggiunti alla fine di una parola per fornire una traccia del suo significato. Questa complessità, tuttavia, limitava la loro diffusione, rendendola un'arte esclusiva.

La lettura dei geroglifici seguiva regole precise: avveniva sempre dall'alto verso il basso e da sinistra a destra, o viceversa, a seconda della direzione in cui erano rivolti gli uomini o gli animali raffigurati nei simboli, e senza punteggiatura. Per esempio, se l'avvoltoio della dea Mut guarda a destra, è da quella direzione che si inizia a leggere.

Tavola comparativa geroglifici egizi e loro significati

Materiali e Strumenti per la Scrittura

Il Papiro: La Carta degli Egizi

Il materiale scrittorio per eccellenza era il papiro, preparato dalla pianta omonima (Cyperus papyrus), che cresceva abbondante nelle paludi e nelle pozze lasciate dal Nilo dopo le inondazioni. Già dal terzo millennio a.C. esisteva una scrittura in corsivo, la ieratica, che meglio si adattava ad essere riprodotta su questo materiale.

Plinio il Vecchio, intorno al 77 a.C. nella sua "Naturalis Historia", descrive la pianta e le tecniche di lavorazione. Per ottenere il foglio, si divideva la parte interna più morbida del fusto, tagliandola in strisce sottilissime. Queste strisce venivano poi disposte verticalmente su una tavola umida, spesso usando il limo del Nilo come collante, e sovrapponendo un secondo strato in senso ortogonale. Il tutto veniva pressato, battuto con un bastone per uniformare la superficie, asciugato al sole e levigato, probabilmente con un lisciatoio in avorio o una conchiglia. Per proteggere i fogli dall'ingiallimento e dai parassiti, venivano inserite sostanze saline e resine gommose o oleose. L'operazione finale prevedeva un trattamento a base di albume d'uovo, gomma arabica e amido per fissare le fibre superficiali e prevenire l'espansione dell'inchiostro. Il papiro più antico non scritto risale al terzo millennio a.C., mentre il più lungo conosciuto raggiunge i 125 metri.

Esistevano diverse qualità di papiro. La varietà inizialmente dedicata ai testi sacri era chiamata "hieratica", ma subì cambiamenti di denominazione e qualità nel tempo, come l'“Augustea” e la “Liviana”. Il papiro trovò impiego anche nei riti funerari: dal III secolo a.C., il cartonnage dei sarcofagi antropoidi di minor valore, originariamente in gesso e tela, cominciò ad essere realizzato con papiro riciclato proveniente da scuole, biblioteche e archivi dismessi.

Dettaglio di papiro egizio con geroglifici

IL PAPIRO

Inchiostro e Pennello: Gli Strumenti dello Scriba

La penna utilizzata dagli Egizi assomigliava a un pennello sottile. Veniva ricavata masticando l'estremità di un rametto di canna finché le fibre si aprivano, trasformandosi in setole. I calami, invece, erano realizzati in giunco, tagliando obliquamente circa 20 cm di stelo spesso circa 2 cm.

L'inchiostro era simile al nostro colore a tempera, e i più comuni erano il rosso e il nero. I colori erano ricavati da diversi minerali sbriciolati. Per utilizzarlo, la penna veniva prima intinta nell'acqua e poi strofinata sull'inchiostro solido.

Il geroglifico che rappresenta lo scriba illustra chiaramente i suoi strumenti essenziali: una tavoletta con due cavità per i colori nero e rosso, unita da un laccio a un'ampolla (forse in terracotta o un sacchetto di cuoio) contenente l'acqua necessaria a diluire i pigmenti. Il nero era usato per il testo normale, mentre il rosso serviva a evidenziare parti specifiche o per le correzioni, un dettaglio interessante sull'uso professionale dell'inchiostro.

Immagine del geroglifico dello scriba con la sua tavoletta e gli strumenti

La Formazione e il Ruolo di Scribi e Sacerdoti

La scrittura era considerata una competenza di alto livello, la cui padronanza era riservata principalmente ai sacerdoti e agli scribi. L'istruzione per apprendere quest'arte era esclusiva: potevano iscriversi alle scuole egiziane, fondate attorno al 2000 a.C. e spesso situate all'interno o vicino ai palazzi, solamente i giovani delle classi privilegiate.

Nelle scuole si insegnavano le materie scientifiche, l'astronomia, la medicina e la magia, oltre alla scrittura e alla lettura di testi classici, preferibilmente dell'Antico Regno. Più avanti, nacquero anche scuole private dirette da sacerdoti, chiamate Khep, che consolidavano il loro ruolo come custodi del sapere. Il papiro veniva impiegato solo ai livelli di istruzione superiori, sottolineando la preziosità del materiale e la complessità degli studi avanzati. Raggiunti i 15 o 16 anni, i giovani venivano inseriti nel sistema amministrativo, dove le loro competenze di scrittura erano fondamentali.

Le Diverse Forme di Scrittura Egizia e la Decifrazione

Gli Egizi svilupparono tre tipi principali di scrittura: la geroglifica, la ieratica e la demotica. La scrittura geroglifica, come accennato, era già in uso nel 3000 a.C. La scrittura ieratica, una forma corsiva, si sviluppò per essere più adatta alla riproduzione su papiro, mentre la demotica rappresentava un'ulteriore semplificazione, usata per documenti quotidiani.

Per secoli, la comprensione dei geroglifici andò perduta, fino a che, nel 1799, fu trovata la Stele di Rosetta nel delta del Nilo dall'archeologo francese Champollion. Questa grande stele, risalente al 196 a.C. ed esaltante Tolomeo V Epifane per la sovvenzione accordata a un tempio, presentava lo stesso testo scritto in tre lingue: geroglifico, demotico e greco. Fu proprio confrontando queste tre versioni che la scrittura egizia poté essere decodificata da Champollion, appassionato di lingue e dell'Oriente, aprendo la strada alla comprensione di un'intera civiltà.

Foto della Stele di Rosetta al British Museum

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