La catechesi, dal greco antico katechesis (istruzione orale), è il termine adottato dalla Chiesa cristiana per indicare l’istruzione religiosa orale della religione cristiana, impartita da un competente ministro. Dalla voce primitiva derivano anche le altre accezioni: catechismo, intesa come la dottrina impartita e, per traslato, il libro che la contiene, e catechetica, l'arte di insegnare. Una buona catechesi è essenziale per la nuova evangelizzazione.
Le attività catechistiche non sono frutto di iniziative puramente umane, ma hanno avuto origine dalla precisa volontà di Gesù. Papa Francesco, nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium, esprime chiaramente questo momento iniziale: «L’evangelizzazione obbedisce al mandato missionario di Gesù: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28,19-20)». La catechesi, dunque, non è solo un’attività da compiere ma un processo che rende i credenti collaboratori della missione di Gesù, prolungando l’annuncio della lieta notizia del Vangelo «fino agli estremi confini della terra» (At 1,8).
L'Evoluzione Storica della Catechesi
Le Origini e la Chiesa Cristiana Primitiva
Il primo catechista è, in questo senso, Gesù Cristo, che dal Vangelo appare continuamente nell’attitudine dell’insegnare. Dopo Gesù, gli apostoli, aiutati dai diaconi, e a loro volta i genitori evangelizzati presso la loro prole, continuarono questa missione. Negli scritti neotestamentari il termine "catechesi" non è presente direttamente, ma si ritrovano diverse forme verbali per descrivere le attività legate all’annuncio del Vangelo e al ministero della Parola di Dio, quali krazein (gridare), keryssein (annunciare), euangelizein (evangelizzare), martyrein (testimoniare), didaskein (insegnare), katechein (catechizzare), homilein (predicare), paradidonai (trasmettere).
Il termine katechein, in particolare, invita a lasciare che la Parola di Dio, che cade dall’alto (kata = dall’alto in basso), penetri nelle fibre del proprio cuore e risuoni (eko = suono), propagandosi e annunciandosi all’esterno. La catechesi sembra dunque essere, fin da subito, una questione di cuore: di un cuore che vibra e palpita, che accoglie e trasmette, che custodisce e diffonde l’annuncio di salvezza.
Della catechistica nella Chiesa cristiana primitiva, prevalentemente orale, ci sono giunti due scritti: la Didachè o Dottrina degli Apostoli e il Pastore di Erma, entrambi rispecchianti l’insegnamento religioso a Roma intorno al II secolo. L’insegnamento era impartito ad adulti e si prefiggeva di sradicare pregiudizi ed errori, assumendo una forma prevalentemente polemica e apologetica. Prima di entrare a far parte della Chiesa, s’imponeva un lungo periodo d’istruzione e di prova, noto come catecumenato.

La principale scuola catechistica di quel tempo fu l’Alessandrina (Egitto), iniziata da san Panteno (180 d.C.). Il capo riconosciuto di questa catechesi fu san Clemente Alessandrino, autore del Protrettico (Esortazione ai Greci), del Pedagogo e degli Stromata (Tappeti), opere che costituiscono un tutto organico di catechetica. Successore fu Origene, ricordato per il valore pedagogico del libretto Sulla Preghiera e per il suo metodo didattico fondato soprattutto sulla Sacra Scrittura. Anche la catechesi di san Cirillo di Gerusalemme si fondava sulla Scrittura. Preziosissima è la catechesi di san Gregorio di Nissa con la sua Oratio catechetica Magna, che espone i dogmi fondamentali del cristianesimo e che l’autore dedicò espressamente ai maestri cristiani.
Il Catecumenato come Cammino di Vita
Nei primi secoli del cristianesimo, le comunità ecclesiali risposero alle richieste di coloro che, convertitisi, chiedevano di aderire alla nuova fede attraverso il battesimo. A partire dalla fine del II secolo, si consolidò un percorso pastorale-liturgico chiamato catecumenato, cammino di formazione necessario per diventare cristiani. La Traditio Apostolica di Ippolito (215 d.C.) descrive questo percorso articolato in tappe:
- Esame dei candidati: Gli adulti che chiedevano il battesimo erano interrogati sulle motivazioni della loro richiesta per verificarne la sincerità e la consistenza della conversione.
- Periodo del catecumenato: Durante un periodo di tre anni, i candidati erano regolarmente istruiti da una persona formata e delegata dalla comunità. Le catechesi presentavano episodi della storia della salvezza e le prescrizioni della vita cristiana.
- Preparazione immediata ai sacramenti: Coloro che superavano il secondo esame erano scelti per la preparazione immediata ai sacramenti dell’iniziazione cristiana (Battesimo e Confermazione). Nel periodo di quaresima, ricevevano catechesi sul Vangelo, imposizioni delle mani e venivano esorcizzati dal vescovo. All’alba della Domenica di Pasqua ricevevano il battesimo e la cresima, per poi partecipare all’Eucaristia comunitaria.
La struttura pastorale del catecumenato iniziò a decadere dopo l’editto di Costantino del 313 d.C., che riconobbe il cristianesimo tra le religioni ufficiali dell’Impero romano. La non perseguibilità dei cristiani e la convenienza legata all’appartenenza anagrafica alla fede spinsero molti a richiedere i sacramenti per beneficiare dello status religioso.
I Padri Latini e la Riflessione Metodologica
Tra i Padri Latini si annoverano ottimi trattati di catechetica, tra cui il De baptismo, il De oratione e il De poenitentia di Tertulliano; il De dominica oratione di san Cipriano; il Commentarium in Symbolum Apostolorum di Rufino, importante per la conoscenza della catechetica dei primi secoli. In particolare, sant’Agostino compose il De catechizandis rudibus (tra il 399 e 404 d.C.), un prezioso trattatello di metodologia catechistica, nel quale presenta in tre punti il metodo più appropriato per l'efficacia delle catechesi, con uno stile semplice e confidenziale:
- La narratio: Raccontare gli episodi più significativi della storia della salvezza, narrando i fatti più formidabili (mirabiliora) della Bibbia con amore, per suscitare nel catechizzando il medesimo sentimento di fede e amore.
- La cohartatio: Annunciare la speranza nella risurrezione, infondendo il timore delle pene divine per gli empi e il premio del regno di Dio per i giusti, incoraggiando un comportamento cristiano ed onesto.
- La hilaritas: Un annuncio gioioso del Vangelo, poiché quanto più l’esposizione del catechista vibra di gioia, tanto più sarà gradita a chi ascolta. Ciò richiede che il catechista coltivi la propria dimensione spirituale per testimoniare la gioia del Vangelo.
Con il graduale diffondersi del cristianesimo, il catecumenato sparì e venne sostituito da scuole apposite, annesse alle cattedre episcopali, e dall’istruzione monastica. Durante l’epoca barbarica l’insegnamento religioso decadde, ma fu riorganizzato da san Gregorio Magno e poi da Carlo Magno con la fondazione delle scuole episcopali, parrocchiali e della celebre Scuola Palatina.
Il Medioevo, la Riforma e l'Era Moderna
Nel Medioevo, la catechistica si imperniava sulla Bibbia per i gradi superiori e sulle spiegazioni del Simbolo, del Padre Nostro e del Decalogo per i gradi inferiori. L’insegnamento al popolo era soprattutto orale, integrato dall’efficacia della liturgia. Con il rinascimento della civiltà, migliorarono le opere didattiche e i sussidi. Jean de Gerson, teologo e filosofo francese (1363-1429), diede un’operetta, De parvulis ad Christum trahendis, ottima guida per i catechisti.
IL CONCILIO di TRENTO: la Risposta SHOCK a Lutero e alla Riforma
All’epoca della Riforma, il Concilio di Trento (1545-63) si propose la riforma della disciplina e della scienza ecclesiastica, dando una forma definitiva alla catechetica con la redazione del Catechismo Romano per i parroci, pubblicato in forma definitiva da san Pio V nel 1566. I grandi santi della Controriforma cooperarono con energia a realizzare le prescrizioni del Concilio, e si ebbe una fioritura di Ordini religiosi dediti all’insegnamento catechistico. Benedetto XIV prescrisse il Catechismo bellarminiano per tutti.
Nel XIX e XX secolo si assistette a un fervore catechistico con la nascita di congregazioni religiose come i Petits-Frères di Jean-Marie La Mennais, i Piccoli Fratelli Maristi di Marcelino Champagnat, l’Istituto della Carità di Antonio Rosmini, l’Opera Salesiana di san Giovanni Bosco, tutte dedite all’insegnamento religioso. L’enciclica Acerbo nimis di Pio X (1905) introdusse norme severe per un’istruzione catechistica razionale e organica, e fu istituito un apposito ufficio catechistico. Oggi, in seguito all’impulso dato dal Concilio Vaticano II, è in atto in tutte le nazioni cattoliche un vigoroso rinnovamento della didattica catechistica, basato sulle nuove acquisizioni pedagogiche e sulla rivalutazione del metodo storico nella presentazione del cristianesimo. Il Codice di diritto canonico dedica particolare attenzione all’istruzione catechetica, regolamentandola con i canoni 773-780.
La Catechesi nella Società Contemporanea: Sfide e Nuove Prospettive
Obiettivi e Formazione dei Catechisti
Il Sinodo richiama l’attenzione sul servizio indispensabile che rendono i catechisti alle comunità ecclesiali ed esprime profonda gratitudine per la loro dedizione. Tutti i catechisti, che sono allo stesso tempo evangelizzatori, devono essere ben preparati. È urgente ribadire la necessità di dare più posto e più importanza alla formazione dei catechisti, troppo spesso trascurata o lasciata a un fai-da-te infecondo. Ogni sforzo deve essere fatto per offrire loro una solida formazione ecclesiale: spirituale, biblica, dottrinale e pedagogica.
Il Direttorio Generale della Catechesi (n. 234) afferma che «Qualsiasi attività pastorale, che non faccia assegnamento per la sua realizzazione su persone veramente formate e preparate, mette a rischio la sua qualità. Gli strumenti di lavoro non possono essere veramente efficaci se non saranno utilizzati da catechisti ben formati. Pertanto, l’adeguata formazione dei catechisti non può essere trascurata in favore dell’aggiornamento dei testi e di una migliore organizzazione della catechesi».
Un metodo al servizio della formazione, indicato dalla Chiesa italiana in questi ultimi anni, è il modello laboratorio. La sua caratteristica principale è quella di produrre facendo, sperimentando, e di assumere l’esistenza e il vissuto dei partecipanti come luogo di ricerca, di analisi e d’intervento. Questo metodo si raccomanda per la sua provata efficacia e qualità formativa. La Commissione episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi della CEI sta attualmente redigendo una proposta di Orientamenti condivisi sul tema della catechesi in Italia, che terrà conto anche della formazione.
Il Passaggio dal "Catecumenato Sociale" alla Testimonianza di Vita
Il cambiamento avvenuto nella società civile ha reso obsoleto il cosiddetto “catecumenato sociale”, in cui le grandi agenzie educative (famiglia, scuola, parrocchia) proponevano i medesimi valori cristiani ed etici, tipici della “società cristiana”. In quel contesto, si andava a “dottrina” per mettere in ordine le idee, poiché i ragazzi già “vivevano” il resto. A catechismo si “imparava” cosa credere (il Credo), cosa ricevere (i sacramenti), cosa fare (i dieci Comandamenti) e come rivolgersi a Dio (la preghiera). Per essere catechisti era sufficiente essere mamme e talvolta anche nonne.
Oggi, l’alleanza educativa tra Chiesa e società civile non trova più la stessa sintonia. Il modo di vivere e di pensare è decisamente cambiato, e le stesse parole possono assumere significati culturali differenti. Non è più sufficiente “imparare il catechismo”, ma è necessario integrare i contenuti della fede cristiana con la vita quotidiana. I padri sinodali e Paolo VI in Evangelii Nuntiandi (n. 41) ricordano che l’uomo contemporaneo crede più ai testimoni che ai maestri, più all’esperienza che alla dottrina, più alla vita e ai fatti che alle teorie. La prima forma di testimonianza è la vita stessa del catechista, della famiglia cristiana e della comunità ecclesiale, che rende visibile un modo nuovo di comportarsi. Il catechista che vive con semplicità secondo il modello di Cristo è un segno di Dio e delle realtà trascendenti.

La Catechesi come Esperienza di Vita
La catechesi oggi si configura come una vera e propria esperienza di vita. Come notava H.-G. Gadamer, il concetto di esperienza è tra i meno chiariti, eppure l'esperienza che implica riflessione, parola e comprensione è fondamentale. La storia della fede è una realtà di questo mondo e ha creato la propria esperienza. Papa Francesco, con Papa Benedetto XVI, nella Lumen fidei (nn. 40 ss.) sottolinea che la fede ha bisogno di un ambito in cui si possa testimoniare e comunicare, proporzionato a ciò che si comunica. Ciò che si trasmette nella Chiesa, nella sua Tradizione vivente, è la luce nuova che nasce dall’incontro con il Dio vivo, una luce che tocca la persona nel suo centro, nel cuore, coinvolgendo la mente, il volere e l’affettività, aprendola a relazioni vive nella comunione con Dio e con gli altri.
Gli elementi essenziali nella trasmissione fedele della memoria della Chiesa sono quattro:
- La Confessione di fede: Nella celebrazione dei Sacramenti, la Chiesa trasmette la sua memoria con la professione di fede. Non si tratta solo di assentire a verità astratte, ma di entrare nel mistero che si professa e lasciarsi trasformare da esso. Il Credo, con la sua struttura trinitaria, invita il credente a riconoscere la comunione divina come centro dell’essere e segreto più profondo di tutte le cose.
- La celebrazione dei Sacramenti: Un mezzo speciale che mette in gioco tutta la persona, corpo e spirito, interiorità e relazioni, per trasmettere la pienezza della luce divina.
- La Preghiera del Signore (Padre Nostro): Il cristiano impara a condividere l’esperienza spirituale di Cristo e a vedere con i suoi occhi.
- Il cammino del Decalogo: La connessione tra fede e Decalogo è fondamentale. Il Decalogo non è un insieme di precetti negativi, ma indicazioni concrete per uscire dal deserto dell'io autoreferenziale ed entrare in dialogo con Dio, abbracciando la sua misericordia per portarla agli altri.
L'Iniziazione Mistagogica
Un’altra caratteristica della catechesi sviluppatasi negli ultimi decenni è quella dell’iniziazione mistagogica, che implica una necessaria progressività dell’esperienza formativa in cui interviene tutta la comunità e una rinnovata valorizzazione dei segni liturgici dell’iniziazione cristiana. Questo rinnovamento mistagogico, pur assumendo forme diverse, è cruciale per la comprensione profonda dei misteri della fede.
Catechesi e Giovani
La realtà dei giovani, così come quella della catechesi, attraversa un’epoca di rapidi cambiamenti. I modelli tradizionali sembrano ormai inadeguati, eppure ognuno di essi è stato portatore di un valore che va ricompreso e valorizzato nel nuovo contesto culturale ed ecclesiale. Il vescovo E. Castellucci ricorda che «Se vogliamo, come Chiesa, arrivare ai giovani, occorre allora che vinciamo due tentazioni pastorali: la delega agli addetti ai lavori […] e la considerazione dei giovani come semplici destinatari di iniziative pensate ai tavoli degli adulti».
La catechesi per i giovani è una storia in cui molte pagine sono ancora da scrivere. È innegabile che fino ad oggi molte energie ecclesiali si siano indirizzate principalmente verso le catechesi ai fanciulli e i cammini di fede degli adulti, nonostante l'esistenza di testi e sussidi specifici come i due volumi dei catechismi CEI per i giovani e lo Youcat.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica: Riferimento e Guida
Il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC), noto come Nuovo catechismo, è «un’esposizione della fede della Chiesa e della dottrina cattolica, attestate o illuminate dalla Sacra Scrittura, dalla Tradizione apostolica e dal Magistero della Chiesa». È proposto «come uno strumento valido e legittimo al servizio della comunione ecclesiale e come una norma sicura per l’insegnamento della fede» (Giovanni Paolo II, Fidei depositum, n° 4). Il testo è un riferimento sicuro e autentico per l’insegnamento della dottrina cattolica, per l’elaborazione dei catechismi locali e per l’approfondimento personale.

Il desiderio di un tale compendio fu espresso dai vescovi nel Sinodo straordinario del 1985. I lavori iniziarono nel novembre 1986 e terminarono nell’aprile 1992, quando Papa Giovanni Paolo II approvò e promulgò il Catechismo con la costituzione apostolica Fidei Depositum.
Scienza, Ragione e Fede nella Catechesi
Le Vie per la Conoscenza di Dio
L'uomo, creato a immagine di Dio e chiamato a conoscerlo e amarlo, scopre alcune «vie» per arrivare alla conoscenza di Dio, anche dette «prove dell'esistenza di Dio». Non si tratta di prove nel senso delle scienze naturali, ma di «argomenti convergenti e convincenti» che permettono di raggiungere vere certezze.
- Il mondo: Partendo dal movimento e dal divenire, dalla contingenza, dall'ordine e dalla bellezza del mondo si può giungere a conoscere Dio come origine e fine dell'universo. San Paolo afferma: «Ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto, Dio stesso lo ha loro manifestato. Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità» (Rm 1,19-20). Sant'Agostino invitava a interrogare la bellezza della terra, del mare, dell'aria e del cielo, poiché «La loro bellezza è come un loro inno di lode».
- L'uomo: Con la sua apertura alla verità e alla bellezza, con il suo senso del bene morale, con la sua libertà e la voce della coscienza, con la sua aspirazione all'infinito e alla felicità, l'uomo si interroga sull'esistenza di Dio. In queste aperture egli percepisce segni della propria anima spirituale, «germe dell'eternità che porta in sé, irriducibile alla sola materia» (Gaudium et spes, n. 18).
Il mondo e l'uomo attestano che essi non hanno in se stessi né il loro primo principio né il loro fine ultimo, ma che partecipano all'Essere in sé, che non ha né origine né fine. La Chiesa, nel sostenere la capacità della ragione umana di conoscere Dio, esprime la sua fiducia nella possibilità di parlare di Dio a tutti gli uomini.
Fede e Scienza: Un Dialogo Necessario
«Anche se la fede è sopra la ragione, non vi potrà mai essere vera divergenza tra fede e ragione: poiché lo stesso Dio che rivela i misteri e comunica la fede, ha anche deposto nello spirito umano il lume della ragione, questo Dio non potrebbe negare se stesso, né il vero contraddire il vero» (Concilio Vaticano I, Dei Filius, DH 3017). Pertanto, la ricerca metodica di ogni disciplina, se procede in maniera veramente scientifica e secondo le norme morali, non sarà mai in reale contrasto con la fede, perché le realtà profane e le realtà della fede hanno origine dal medesimo Dio. Chi si sforza con umiltà e perseveranza di scandagliare i segreti della realtà, anche senza che se ne avveda, è condotto dalla mano di Dio.
La catechesi sulla creazione è di capitale importanza, poiché risponde agli interrogativi fondamentali dell'uomo: «Da dove veniamo?», «Dove andiamo?», «Qual è la nostra origine?», «Quale il nostro fine?». Le ricerche scientifiche sull'origine del mondo e dell'uomo hanno straordinariamente arricchito le nostre conoscenze, invitando a una sempre maggiore ammirazione per la grandezza del Creatore e a ringraziarlo per la sua intelligenza e sapienza.
IL CONCILIO di TRENTO: la Risposta SHOCK a Lutero e alla Riforma
Il grande interesse per queste ricerche è stimolato da una questione che oltrepassa il campo delle scienze naturali: scoprire il senso dell'origine. Se essa sia governata dal caso, da un destino cieco, o da un Essere trascendente, intelligente e buono chiamato Dio. Se il mondo proviene dalla sapienza e bontà di Dio, sorge la questione del male: perché? Da dove viene? Chi ne è responsabile?
Fin dagli inizi, la fede cristiana si è confrontata con diverse risposte riguardo alle origini, contrastando miti antichi, panteismo, dualismo, gnosticismo, deismo e materialismo. Noi crediamo che il mondo è stato creato da Dio secondo la sua sapienza, non è il prodotto di necessità, destino cieco o caso, e Dio non ha avuto bisogno di nulla di preesistente né di alcun aiuto. La creazione ha la sua propria bontà e perfezione, ma non è uscita dalle mani del Creatore interamente compiuta. È creata «in stato di via» verso una perfezione ultima a cui Dio l'ha destinata. Chiamiamo divina Provvidenza le disposizioni con cui Dio conduce la creazione verso questa perfezione. Dio conserva e governa con la sua Provvidenza tutto ciò che ha creato. Egli si serve anche della cooperazione delle creature, segno della sua grandezza e bontà. Nel suo disegno, questo divenire comporta la comparsa e la scomparsa di esseri, il più e il meno perfetto, le costruzioni e le distruzioni della natura.
Non esiste nulla che non debba la propria esistenza a Dio Creatore. Il mondo ha avuto inizio quando è stato tratto dal nulla dalla Parola di Dio; tutti gli esseri esistenti, tutta la natura, tutta la storia umana si radicano in questo evento primordiale. Ogni creatura ha la sua propria bontà e perfezione e riflette, a suo modo, un raggio dell'infinita sapienza e bontà di Dio. L'interdipendenza delle creature è voluta da Dio, e l'ordine e l'armonia del mondo creato risultano dalla diversità degli esseri e dalle relazioni esistenti tra loro, riflettendo la bellezza infinita del Creatore.
Etica della Scienza e Dominio sulla Creazione
La ricerca scientifica di base e applicata costituisce un'espressione significativa della signoria dell'uomo sulla creazione. Scienza e tecnica sono preziose risorse quando vengono messe al servizio dell'uomo e ne promuovono lo sviluppo integrale a beneficio di tutti; non possono tuttavia, da sole, indicare il senso dell'esistenza e del progresso umano. È illusorio rivendicare la neutralità morale della ricerca scientifica e delle sue applicazioni. I criteri orientativi non possono essere dedotti né dalla semplice efficacia tecnica, né dall'utilità per alcuni a scapito di altri, né dalle ideologie dominanti.
Le ricerche o sperimentazioni sull'essere umano non possono legittimare atti in sé contrari alla dignità delle persone e alla legge morale, e l'eventuale consenso dei soggetti non giustifica tali atti. La sperimentazione sull'essere umano non è moralmente legittima se fa correre rischi sproporzionati o evitabili per la vita o l'integrità fisica e psichica dei soggetti. Il trapianto di organi non è moralmente accettabile senza il consenso esplicito del donatore o dei suoi aventi diritto, ed è conforme alla legge morale e può essere meritorio se danni e rischi per il donatore sono proporzionati al bene che si cerca per il destinatario.
Dio ha consegnato gli animali a colui che egli ha creato a sua immagine (cfr. Gen 2,19-20; 9,1-4). È dunque legittimo servirsi degli animali per il nutrimento, per confezionare indumenti, o per aiutare l'uomo nei suoi lavori e ricrearsi negli svaghi.
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