C'è una terra in cui la Pasqua non è solo una festa religiosa, ma una vera e propria esperienza di vita. Questa terra è la Puglia, dove la fede e il folklore si fondono in una magica alchimia per celebrare la Settimana Santa e la Pasqua. Da una parte un periodo di dura penitenza, dall’altra l’occasione per far rivivere, nei piccoli centri pugliesi, antichissime tradizioni come quella della “Quarantana”. In particolare, la città di Martina Franca rappresenta un'importante meta per chi vuole vivere le tradizioni più autentiche e sentite della regione. Qui, i riti religiosi si accompagnano ad eventi popolari e culturali, creando un'atmosfera densa di emozioni e di suggestioni. Martina Franca, città pugliese incastonata tra colline e boschi, si prepara a celebrare la Pasqua con una serie di riti e tradizioni che toccano l'anima di chi le vive.
La Quaresima: Significato e Origini
La Quaresima, per i cattolici, era alle origini un periodo di privazione opposto all'abbondanza simboleggiata dal Carnevale appena conclusosi. Il termine "Carnem levare", ovvero "togliere la carne", da cui deriva il nome Carnevale, in origine alludeva al Mercoledì delle Ceneri, il primo giorno di Quaresima che si concludeva il Sabato Santo. Si trattava di quaranta giorni di astinenza dai cibi grassi, carni, uova, latte e derivati, seguendo i sollazzi del Carnevale, quando tutto era concesso in funzione della penitenza che incombeva dopo il Martedì Grasso.
Quaranta giorni di privazioni (quadragesimam diem) che ricordano il periodo che Gesù Cristo passò nel deserto, nutrendosi solo di erbe ma soprattutto nutrendo il suo spirito. Il termine Quaresima derivò proprio da tali quaranta giorni di penitenza, istituiti ad imitazione dei quaranta giorni di digiuno vissuti da Gesù nel deserto. La Chiesa fissò, infatti, in quaranta giorni l’obbligo del digiuno, escludendo le sei domeniche precedenti la Pasqua, per cui in tutti i giorni dell’intero periodo si desinava solo la sera.
Questi divieti erano osservati persino dalle autorità civili le quali, per esempio, interdicevano la vendita della carne, imponendo la chiusura delle macellerie. Le macellerie anticamente rimanevano chiuse, tranne un giorno a settimana in cui il macellaio era autorizzato dal clero a distribuire la carne ai malati. Né uova né latte si consumavano; succedeva, infatti, che durante la Quaresima nelle masserie si trasformava tutto il latte munto quotidianamente in formaggio che sarebbe stato venduto stagionato dopo la Pasqua. Il quaranta è un numero simbolico spesso presente nelle Sacre Scritture, che indica una “compiutezza”.
La "Quarantana" o "Quaremma": Simbolo e Tradizione Popolare
L'immaginazione popolare trasforma tutto in simboli molto più efficaci e comunicativi. Così è nata la Quarantena, o Quarantana (detta anche Quaremma in alcune zone), una vecchietta sospesa tra i vicoli. Durante la Quaresima, passeggiando per i vicoli del centro storico a testa in su, si possono ammirare queste caratteristiche “Quarantane”. Si tratta di bambole di pezza raffiguranti una vecchia, vestita poveramente, spesso a lutto con un fazzoletto annodato sul capo, e con un aspetto dolente e trasandato. Queste bambole sono sospese ad un filo annodato tra due balconi, o sui pali della luce elettrica e ai crocicchi delle strade, e simboleggiano proprio l’inizio del periodo di astinenza, di penitenza e di soppressione dei bisogni individuali, che è la Quaresima, la preparazione alla Pasqua.
La cultura popolare assimilò, in modo originale, i precetti quaresimali dando vita al fantoccio che rappresentava, sotto forma di una vecchia laida e magra, i quaranta giorni di digiuno. Il Mercoledì delle Ceneri compariva nelle strade di molti centri un lugubre pupazzo, costituito da un’intelaiatura di manici di scopa incrociati, da cenci aggrovigliati e da uno straccio bianco sul quale si abbozzava un tetro volto. Il fantoccio aveva il capo coperto da un fazzoletto bianco annodato alla gola ed era abbigliato in segno di lutto con smessi abiti neri di antica foggia pugliese: u sci’pp’ (la camicetta), a ciàcch’ (la veste lunga fino ai piedi) ed i cazitt’ (le calze).

La Simbologia degli Oggetti che Accompagnano la Quarantana
Secondo la tradizione popolare, la “Quarantana” rappresenta la vedova di Carnevale che si era spento il Martedì Grasso. Per questo, affranta dal dolore, porta sempre con sé alcuni cibi che ne rammentano l'astinenza obbligata e alcuni oggetti. Alla vecchietta, sospesa nel vuoto, vengono legati simboli delle privazioni tipiche di questo periodo:
- Un fiasco di vino e un'arancia (simbolo della fugacità delle cose belle).
- Taralli (spesso sette, come le settimane quaresimali).
- Forbici, che facevano riferimento all'antica usanza di dire ai bambini: “se mangiate la carne la Quarantana vi taglia la lingua”.
- Un fuso per filare la lana e una scopa, simboli del duro e monotono lavoro quotidiano femminile e domestico. Il fuso era largamente usato dalle popolane.
- Una salsiccia, a ricordare le carni proibite.
- In Valle d'Itria, si aggiunge una grattugia, che rammentava di non mangiare formaggi, che si sostituivano sui primi piatti con il pan grattato.
Gli alimenti indicavano la sobrietà nei pasti e l’astinenza dai cibi grassi. Le varianti di paese in paese e in altre regioni dell'Italia meridionale sono minime; in altre regioni, ad esempio, si può trovare un'arancia con sette penne di gallina infilzate a raggiera, anch'esse corrispondenti alle sette settimane del periodo pasquale.
Ancora oggi, nel giudicare una donna sciatta e poco femminile, si usa dire: “Pare na quaremma!”. Di questa antica tradizione popolare, purtroppo, rimangono soltanto tracce orali nei ricordi degli anziani che lasciano presupporre un’origine legata ai riti cristiani di digiuno e di penitenza, osservati in occasione della Quaresima, dopo i festeggiamenti di Carnevale.
È interessante notare come in alcune zone, come a Copertino, la tradizione della “Quaremma” non fosse molto sentita e sia poi scomparsa completamente intorno agli anni ’80 del 1900, con i giovani che non ricordano più questo aspetto folkloristico paesano, a differenza di Martina Franca dove è ancora viva.
Il Rito della Quarantana a Martina Franca
Durante tutta la Settimana Santa a Martina Franca, come in quasi tutta la regione, il rito del fantoccio quaresimale è ormai una consuetudine che vede la partecipazione dell’intera cittadina. La Quarantana, o Quarantena, il bamboccio dalle sembianze di una donna molto anziana, è da almeno il 1500 la rappresentazione della Quaresima, secondo quanto spiega Eugenio Imbriani, già docente di Antropologia presso l’Università del Salento.
Il rito prevede che, alla vecchietta sospesa, venga legata una busta di plastica con dentro un fiasco di vino, un’arancia e sei taralli (o altri sette alimenti di origine animale). Questi vengono tolti uno ad uno, ogni domenica, fino all'arrivo della Domenica di Resurrezione. A Martina Franca è tradizione appendere anche la grattugia del formaggio e storicamente un’arancia con sette piume, che corrispondono alle sette settimane del periodo pasquale.
Martina Franca il rito della " Quarantana " 2015
Lo "Sparo e Bruciatura della Quarantana"
Il momento culminante di questa tradizione è il giorno dello "Sparo della Quarantana". Il Sabato Santo, per porre fine al periodo di Quaresima, la vecchia viene “sparata” e poi bruciata. La folla si raduna in piazza per assistere al bruciare della Quarantana, un fantoccio dalle sembianze di contadina che viene appeso il Mercoledì delle Ceneri in alcuni crocicchi del centro storico. Trascorso il tempo, il Sabato Santo, giorno della Resurrezione, la Quarantena finiva di campare o a colpi di schioppo o arsa, rito quest'ultimo ancora in voga.
In una passata occasione, la Quarantana è stata sparata con la doppietta da un cacciatore e poi, mentre era ancora appesa, è stata bruciata con una lunga mazza impregnata di liquido infiammabile. Questa celebrazione è spesso accompagnata da eventi popolari, come sessioni di quadriglia, la tradizionale danza meridionale al ritmo di tarantella, che anticipano il rito antico della fine della Quaresima, riscaldando le serate di inizio primavera in piazze gremite di appassionati e curiosi.
La Rievocazione e il Ruolo delle Associazioni
Secondo la tradizione, trasmessa oralmente, chi si prende la responsabilità di "acchitarla" (addobbarla e curarla), deve farlo per almeno sette anni. L’associazione Terra Martinae ha raccolto il testimone per la Quarantana in Piazza Garibaldi da Vito Colucci, il mitico proprietario del Bar Tripoli, e di anno in anno aggiunge elementi della tradizione contadina. Il rito, fatto rivivere dall’Associazione Culturale Terra Martinae e dagli Amici del Venerdì di Martina Franca, con la collaborazione dell'associazione San Giuseppe Onlus e con il patrocinio della Pro Loco e dell’Assessorato alle Attività Culturali e allo Spettacolo del Comune di Martina Franca, nonostante le sue potenzialità, non è ancora un’attrazione per le decine di turisti che in questi giorni passeggiano a naso all’insù per i vicoli del centro storico martinese.
Simbologia Profonda: Dal Pagano al Cristiano
La resurrezione di Cristo segnava la fine delle privazioni, il ritorno alla gioia e la scomparsa della Quarantena, da cui deriva il rito propiziatorio. Il fuoco purificatore arricchisce il rito di altre simbologie. Dal fuoco i contadini traevano gli auspici della buona annata; il fuoco rappresentava la vittoria dell'abbondanza sulla povertà (l'astinenza quaresimale) e la vittoria della vita (la rinascita, la primavera) sulla morte (l'inverno).
Questi elementi culturali evidenziano certamente un'origine pagana del rituale, legato per esempio alle culture agricolo-pastorali dei popoli indoeuropei, che con il fuoco celebravano il rigenerarsi della natura dopo l'inverno.
La Settimana Santa a Martina Franca: Altre Tradizioni
La Pasqua a Martina Franca non si esaurisce con la Quarantana. Il Venerdì Santo è il giorno in cui la città si ferma, con la sua gente che partecipa all'antica processione dei Misteri, un momento di intensa spiritualità e partecipazione comunitaria.

Ma il momento più atteso per molti è quello della Pasquetta, quando i turisti e i locali si ritrovano al Bosco delle Pianelle per visitare il sito di Cristo Redentore, la scultura alta 11 metri eretta a 5 km da Martina Franca sulla vetta belvedere.
Esperienze e Consigli per i Visitatori
La Pasqua a Martina Franca è un'esperienza unica, un viaggio tra le tradizioni più antiche e autentiche della Puglia. Se hai intenzione di visitare la Puglia durante la Settimana Santa, ti consigliamo vivamente di includere Martina Franca nel tuo itinerario per vivere in prima persona la magia e la spiritualità di questo periodo.
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