Il segno della croce ci introduce nella vita cristiana, essendo il primo rito del Battesimo, e apre tutte le preghiere liturgiche, così come probabilmente quelle personali. Ogni volta che la Chiesa invoca la benedizione di Dio sul mondo, accompagna la sua preghiera con il segno della Croce: «Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».

La Croce di Cristo: Fondamento e Fecondità della Preghiera
La nostra preghiera raggiunge il Padre attraverso la preghiera di Cristo: «Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a te Dio Padre […]». La preghiera per eccellenza di Cristo è l’offerta della sua vita sulla Croce: «La preghiera di Gesù comporta un’adesione piena d’amore alla volontà del Padre fino alla Croce e un’assoluta fiducia di essere esaudito» (CCC n° 2620).
Grazie alla Croce di Cristo la nostra preghiera non è più quella di schiavi davanti al padrone ma quella di figli davanti al loro Padre. Potremmo pensare: siccome siamo riscattati, siccome siamo figli, la nostra preghiera non deve più rivolgersi alla Croce ma alla Risurrezione! Niente di più illusorio, dato che la Croce e la Risurrezione sono inseparabili. Ad ogni Eucarestia celebriamo la Passione, la morte e la Risurrezione di Cristo. Anche la nostra preghiera deve prendere la Croce di Cristo e seguire la sua preghiera, che è la via per giungere al Cuore del Padre (cfr. Mt 16,24).

La Croce nelle Diverse Forme di Preghiera
È questa partecipazione alla Croce di Cristo che rende feconda la nostra vita di preghiera. La preghiera umana sale al Padre con «l’ascensore» della Croce di Cristo; ma quando essa è vissuta «nella» sua Croce la nostra preghiera diventa particolarmente feconda.
La Preghiera di Domanda
Nella preghiera di domanda, il buon ladrone unisce la propria passione a quella di Cristo e la sua richiesta, in apparenza insensata a un passo dalla morte, è immediatamente esaudita: «Oggi sarai con me nel paradiso». L’altro malfattore vive la propria passione nella ribellione, incentrato su se stesso, morendo nella solitudine e nella propria sofferenza (cfr. Lc 23,39-43).
La Preghiera di Intercessione
Nella preghiera di intercessione, San Silvano ci dice: «Pregare per gli uomini significa donare il sangue del proprio cuore». Lo dice forse contemplando il Cuore squarciato di Cristo sulla Croce. Non appena Santa Teresa di Gesù Bambino si offre come vittima all’Amore misericordioso (giugno 1895), il suo corpo e la sua anima sono uniti alla Passione di Cristo (aprile 1896).
La Preghiera di Lode
La preghiera di lode si manifesta nella lode dei tre giovani nella fornace ardente (cfr. Dn 3, 23-25); o nella beatitudine dei perseguitati per la giustizia che si rallegrano ed esultano (cfr. Mt 5,10-12).
La Preghiera di Adorazione
La preghiera di adorazione si rivela quando la Croce «tocca» la nostra adorazione, rompendo il vaso per diffondere il profumo e riempirne tutta la casa (cfr. Mc 14, 3; Gv 12, 3; Sal 50, 19). Ai piedi della Croce, San Giovanni è nel dolore e nell’incomprensione di fronte al mistero della Passione, ma rimane in adorazione e contempla il Cuore di Cristo ormai sempre aperto per noi, affinché vi facciamo la nostra dimora. E il Cuore di Maria è squarciato dalla spada affinché tutto ciò che il suo cuore ha custodito, meditato e adorato del mistero di Cristo sia consegnato a coloro che stanno con lei ai piedi della Croce.

Partecipazione Personale alla Croce e Trasformazione della Preghiera
Quando Santa Teresa di Calcutta identifica l’esclamazione di Cristo «Ho sete!» con l’esclamazione «Ho sete!» di un povero, la croce invade la sua anima e la sua adorazione passa incessantemente dal Cristo in Croce presente nel Santissimo Sacramento al Cristo in Croce presente nel povero. Particolarmente in lei la Croce diventa il luogo dove «pregare e donarsi si identificano» (CCC n°2605). Santa Teresa, occupandosi dei morenti, è diventata una nuova Maria «che versa questo olio profumato sul mio corpo in vista della mia sepoltura» (cfr. Mc 14,8).
Ma quando la Croce di Cristo viene a toccarci, l'accogliamo in un’adorazione umile e fiduciosa oppure la rifiutiamo indurendo il nostro cuore? Se l’accogliamo inizia il processo di comprensione delle parole di San Luigi Maria Grignion di Montfort: «Senza croce, che croce!»; o quelle di Lanza del Vasto nella preghiera attorno al fuoco: «L’amore è la gioia di soffrire». Così accogliamo la fecondità - dolorosa come qualsiasi parto - che la Croce reca alla nostra preghiera, alla nostra adorazione.
Se unisco le mie piccole croci quotidiane o le grandi prove della mia vita alla Croce di Cristo, allora «non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» per dirla con San Paolo in Gal 2, 19-20. La mia preghiera è allora nascosta nel Cuore di Cristo, Cuore aperto per sempre dall’Ascensione nella Gerusalemme celeste e la mia adorazione partecipa dell’eterna adorazione che circola in seno alla Santa Trinità. Ma poi non so perché la croce mi raggiunge nella notte: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mt 27, 46). Per capire inoltre se la nostra aridità nei momenti di adorazione dipenda dalla nostra partecipazione alla Croce di Cristo o piuttosto dalle nostre fatiche, dalla nostra pigrizia o dalla nostra mancanza di zelo, saranno i frutti a dirlo.
La Croce trasforma la nostra preghiera: la testimonianza di Giobbe
La testimonianza di Giobbe ci mostra come la Croce trasforma la nostra preghiera. Prima della prova la benedizione di Dio aveva concesso a Giobbe sette figli e tre figlie di cui ignoriamo i nomi. Dopo la prova il Signore gli concede nuovamente sette figli che non sono nominati e tre figlie di cui sono indicati i nomi e di cui si dice che erano molto belle e a cui, come anche ai fratelli, il padre dona una parte di eredità. Grazie alla prova - la Croce - il suo rendimento di grazie per la benedizione di Dio si rivolge meno all’efficacia (simboleggiata piuttosto dal maschile, almeno culturalmente) che non alla fecondità (simboleggiata piuttosto dal femminile), meno al «fare» che non all’«essere», meno all’agire che non alla contemplazione.
Il Segno della Croce: Un Gesto Trinitario e Sacramentale
«Per favore, pregate a casa insieme: a tavola e prima di andare a dormire. La preghiera ci porta non solo verso Dio, ma anche l'uno verso l'altro» (Benedetto XVI). Con il segno della croce ogni cristiano si riconosce fratello di Gesù, figlio di Dio Padre e dimora dello Spirito Santo.
È importante che i bambini imparino, fin da subito, a farsi il segno di croce, per iniziare e concludere la giornata, gli incontri di catechesi, le preghiere, le celebrazioni... Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. È un segno che abbraccia tutta la nostra persona e richiama la croce di Gesù; evoca la sua passione, morte e risurrezione. È il primo simbolo cristiano tracciato su di noi nel battesimo. Sarà l'ultimo segno che tracceranno su di noi, al momento del passaggio alla vita eterna. Siamo nati in questo segno e moriremo in questo segno.
Significato dei Movimenti nel Segno della Croce
Quando tracciamo il segno della croce, ogni movimento ha un significato profondo:
- il I movimento è in onore di Dio Padre. Portiamo la mano sulla fronte, perché il centro dei nostri pensieri e della nostra intelligenza è Dio che ci ha creati. Gesù si rivolgeva a Dio con il nome Padre e ha invitato i suoi discepoli a rivolgersi a Dio con questo appellativo;
- il II movimento è in onore del Figlio Gesù che si è incarnato, è morto ed è risorto per donarci la vita;
- il III movimento è offerto allo Spirito Santo, dono di Gesù risorto per noi, affinché il suo amore sia in noi.
Il segno di croce esprime il mistero della Trinità: il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo. Un simbolo unico che fa riferimento alle tre persone divine. È da fare bene. Non affrettato, rattrappito, ma lento, ampio, dalla fronte al petto, da una spalla sinistra alla destra.
Il Segno della Croce nei Sacramenti
Tutti i sacramenti sono caratterizzati dal segno di croce: ad esempio, nel sacramento della riconciliazione, il sacerdote traccia su di noi il segno della croce, quando ci assolve dai peccati.
Che cosa significa il segno della croce?
"Per Cristo Nostro Signore": L'Intercessione Liturgica attraverso la Croce
Un’espressione che usiamo continuamente nella preghiera liturgica è la conclusione delle orazioni. Il sacerdote termina la preghiera dicendo: “Per Cristo, nostro Signore”. E viene automatico rispondere: “Amen”. Qualche volta la formula è più elaborata: “Per il nostro Signore Gesù Cristo” oppure, se c’è prima un accenno a Gesù: “Egli è Dio, e vive e regna con te nell’unità dello Spirito per tutti i secoli dei secoli”.
“Per Cristo nostro Signore” significa che Gesù, il Figlio di Dio divenuto uomo, è il nostro intercessore davanti al Padre. Lo è non in astratto, ma perché con la sua croce ha come abbracciato tutte le sofferenze, i dolori, le grida, ma anche le attese, le speranze, i desideri degli uomini e delle donne di ogni tempo. La croce può essere vista come il grande abbraccio dell’umanità da parte di Dio.
Un’umanità perduta e smarrita, ma amata da Dio. Un amore, il suo, che giunge fino a dare la sua vita per noi. L’abbraccio di Dio, che si è manifestato nella croce, non si è richiuso dopo la morte di Gesù sul calvario, ma è per sempre. La croce non è stato un episodio momentaneo, doloroso finché si vuole ma passeggero, dell’esistenza di Gesù, ma è ciò che lo caratterizza. Lo affermano con impressionante chiarezza i Vangeli della risurrezione: il Risorto appare con le ferite evidenti delle mani, dei piedi, del costato. L’abbraccio della croce non si è più chiuso, le braccia di Gesù restano per sempre aperte.

Il Venerdì Santo e l'Intercessione Universale
Questo è il motivo per cui proprio nella celebrazione del Venerdì Santo è inserita la più solenne e ampia preghiera universale della Chiesa, che va ben al di là delle invocazioni delle preghiere dei fedeli che usiamo durante la celebrazione delle Messe. Si prega per la Chiesa, il papa, i fedeli, eccetera fino a pregare per coloro che non credono in Dio e per finire con un’accorata invocazione per coloro che sono nella prova. Tutte preghiere e invocazioni che si concludono “per Cristo nostro Signore”, intenzioni di preghiera cioè che noi poniamo tra le braccia del Crocifisso.
Quello che facciamo oggi, lo ripetiamo in realtà in ogni preghiera liturgica. Ciò è quanto ci ha ricordato la seconda lettura, tratta dalla lettera agli Ebrei, che ci presenta Gesù come il sommo sacerdote, che intercede per noi. «Non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato».
E più avanti: «Cristo, infatti, nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono». Forti grida e lacrime: ciò che è successo nel Getsemani nel momento dell’agonia.
Diamo allora valore con consapevolezza al nostro “amen” con il quale ci affidiamo all’intercessione di Gesù al termine di ogni preghiera. Si tratta del modo semplice, ma autentico con cui esprimiamo la nostra fede: “sì, Signore, crediamo che tu sei Colui che come Figlio divenuto uomo presenti le nostre preghiere al Padre; ci crediamo perché tu hai vissuto la nostra stessa vita, le nostre stesse prove e hai abbracciato l’intera umanità dalla tua croce, che ora stiamo per adorare, pieni di commozione e di riconoscenza. Amen”.
La Croce o Medaglia di San Benedetto: Un Segno di Protezione e Fede
Basta una breve navigata nella Rete per accorgersi di come la Croce o Medaglia di san Benedetto non attiri soltanto devozioni, ma anche curiosità e pratiche decisamente meno pie, finendo addirittura con l'essere ritenuta un oggetto "magico" o "esoterico".
Simbolismo e Iscrizioni
La Medaglia mostra al verso la raffigurazione di una croce, sormontata dalla scritta "Pax" (Pace), motto dell'ordine benedettino. Ai lati della figura di san Benedetto, sopra la coppa e il corvo, sono poste le parole "Crux S[ancti] Patris Benedicti" ("Croce del santo padre Benedetto"). Tutt'intorno alla medaglia corre la scritta "Eius in obitu n[ost]ro praesentia muniamur" ("Ci difenda nella nostra morte con la sua presenza"), che rimanda al ruolo riconosciuto a san Benedetto nella "buona morte".
Le abbreviazioni incise sulla medaglia hanno un significato profondo:
- C.S.P.B. = Crux Sancti Patris Benedicti (Croce del Santo Padre Benedetto)
- C.S.S.M.L. = Crux Sacra Sit Mihi Lux (La Santa Croce sia la mia luce)
- N.D.S.M.D. = Non Draco Sit Mihi Dux (Non sia il demonio il mio condottiero)
- V.R.S. = Vade Retro, Satana! (Vade Retro, Satana!)
- N.S.M.V. = Non Suade Mihi Vana (Non mi suggerire cose vane)
- S.M.Q.L. = Sunt Mala Quae Libas (Sono mali quelle che mi offri)
- I.V.B. = Ipse Venena Bibas (Bevi tu stesso i tuoi veleni)

Episodi della Vita di San Benedetto
Ai lati del santo sono ricordati due episodi significativi della sua vita, riferiti nell'agiografia che di san Benedetto redasse papa Gregorio Magno nei Dialoghi: alla sua destra una coppa con un serpente e alla sua sinistra un pane e un corvo. In entrambi i casi, il riferimento è ai tentativi di avvelenamento attuati contro san Benedetto, ad opera di alcuni monaci presso Vicovaro, il primo, per mano del sacerdote Fiorenzo, il secondo.
Benedizione della Medaglia e Corretta Devozione
Essendo la croce o medaglia di san Benedetto indissolubilmente legata alla realtà benedettina, è frequente che la benedizione dei sacramentali sia conferita dai monaci sacerdoti appartenenti all'ordine di San Benedetto, anche se ciò non è da considerarsi un'esclusiva. Ciò non toglie che, come ogni benedizione, questa sia comunque strettamente riservata ad un Sacerdote o ad un Diacono (Inter oecumenici, 26 settembre 1964, c. 3, per l'esecuzione della costituzione Sacrosantum Concilium, 4 dicembre 1963) e mai ai laici. Il fedele è chiamato ad orientare la propria vita, i propri pensieri e le proprie opere al modello evangelico e agli insegnamenti dell'unico Maestro, Cristo, beneficiando dell'appoggio e dell'esempio di san Benedetto.