La Pentecoste: Culmine del Tempo Pasquale e Grande Domenica

I cinquanta giorni che seguono la Pasqua hanno la caratteristica di essere come «un unico giorno». Il tempo di Pasqua inizia con la domenica di Risurrezione e si protrae per cinquanta giorni fino alla solennità di Pentecoste, per questo motivo è anche detto Cinquantina pasquale. In essi, come dice Atanasio, si pregusta sulla terra ciò che vivremo nel mondo futuro, poiché questi giorni sono «caparra della vita eterna».

Il Significato Profondo della Cinquantina Pasquale nella Tradizione

Nella tradizione patristica e liturgica, i cinquanta giorni che seguivano la celebrazione della Pasqua annuale venivano considerati come una «grande domenica», un solo “grande giorno”. Massimo di Torino (padre della Chiesa morto nella prima metà del V secolo), parlando della Cinquantina pasquale, afferma: «A guisa… della domenica tutto il corso dei cinquanta giorni è celebrato e tutti questi giorni sono considerati come domeniche; la risurrezione, infatti, è di domenica. La domenica il Salvatore risorgendo ritornò tra gli uomini e dopo la risurrezione rimase con gli uomini per tutto il periodo di cinquanta giorni. Era dunque necessario che fosse uguale la festività di quei giorni dei quali era uguale anche la sacralità» (Serm., 44,1). Per Massimo e per la Chiesa antica, quindi, i cinquanta giorni del tempo di Pasqua erano vissuti come «una perenne e ininterrotta festività» nella quale si celebrava nella gioia la risurrezione del Signore.

Tertulliano, alla fine del secondo secolo, considerava la Cinquantina pasquale il tempo della grande allegrezza, durante il quale si celebra la fase gloriosa del mistero della redenzione dopo la risurrezione di Cristo, fino all'effusione dello Spirito sui discepoli e su tutta la Chiesa nata dalla Passione di Cristo. Sant'Ambrogio ribadiva: «I nostri avi ci hanno insegnato a celebrare i cinquanta giorni della Pentecoste come parte integrante della Pasqua». A ciò che un solo giorno è troppo breve per celebrare, la Chiesa consacra cinquanta giorni, che sono estensione della gioia pasquale; il digiuno è stato sempre bandito in questo periodo, anche dai più austeri degli asceti. I cinquanta giorni sono come una sola domenica.

Questo periodo, immagine della pienezza e simbolo dell'eternità, è caratterizzato da gioia, rendimento di grazie, e celebrazione della luce e della vita. Si canta continuamente l'Alleluia e sono privilegiati gli epiloghi evangelici delle manifestazioni di Gesù dopo la risurrezione, ma anche, secondo san Giovanni, il suo ultimo discorso, gli ultimi insegnamenti sul comandamento dell’amore, l’unione intima fra lui e suo Padre, la promessa di un altro consolatore, lo Spirito di verità, e la grande preghiera sacerdotale per l’unità.

illustrazione del roveto ardente e della trasfigurazione di Gesù

Sfide e Rivalutazione del Tempo Pasquale

Di tutti i tempi liturgici, probabilmente quello pasquale è stato il meno valorizzato nella vita delle nostre comunità nel post-concilio. Quando parliamo di “tempi forti”, infatti, intendiamo normalmente l’Avvento e la Quaresima, ma il tempo di Pasqua è esso stesso un «tempo forte», anzi, il ciclo pasquale (Quaresima e Pasqua) è il fulcro dell'anno liturgico. Un segno di questa sottovalutazione si nota dal fatto che, dopo l’intenso periodo della Quaresima e della Settimana Santa, il tempo pasquale venga subito sommerso da molte altre iniziative che rischiano di offuscarne la celebrazione. Basti pensare alla “giornata delle vocazioni” (IV domenica di Pasqua), che, per la figura del Buon Pastore nel Vangelo, viene spesso riletta esclusivamente in chiave vocazionale, perdendo il senso più ampio della celebrazione. Un altro esempio significativo è la tradizione popolare del mese di maggio dedicato a Maria, che in alcune comunità rischia di oscurare la Cinquantina pasquale.

Tuttavia, il n. 13 di Sacrosanctum concilium ci ricorda che non è la pietà popolare a dare forma alla liturgia, bensì il contrario. Il testo afferma che i pii esercizi dovrebbero essere «regolati tenendo conto dei tempi liturgici, in modo da armonizzarsi con la liturgia; derivino in qualche modo da essa e ad essa introducano il popolo, dal momento che la liturgia è per natura sua di gran lunga superiore ai pii esercizi».

L’attuale celebrazione del tempo pasquale è all’insegna dell’unitarietà: «I cinquanta giorni che si succedono dalla domenica di Risurrezione alla domenica di Pentecoste si celebrano nell’esultanza e nella gioia come un solo giorno di festa, anzi come “la grande domenica”. Sono i giorni nei quali, in modo del tutto speciale, si canta l’Alleluia» (Norme generali per l’ordinamento dell’anno liturgico e del calendario, n. 22). In questi cinquanta giorni si realizza la celebrazione unitaria del mistero pasquale come «morte - risurrezione - ascensione - discesa dello Spirito». Mistero pasquale e pentecostale costituiscono un tutt’uno.

Il Percorso Liturgico nel Lezionario Pasquale

Se percorriamo il Lezionario delle domeniche del tempo di Pasqua, vediamo in modo più concreto cosa significhi definire questo tempo «un unico giorno di festa». Le letture ci guidano all’incontro con il Cristo risorto presente nella comunità dei credenti. Egli è divenuto il Vivente, presente nella Chiesa, e si lascia incontrare da ogni generazione di credenti. Il tempo di Pasqua consiste proprio in questo, nella manifestazione della vita del Risorto nella Chiesa e nell’umanità.

L'Ottava di Pasqua: La Pasqua che Continua

In parallelo a quanto si spiega per il Natale, anche la festa di Pasqua è seguita da un’ottava che culmina nella domenica dopo la S. Pasqua. Questa settimana è chiamata «in albis», perché, in antico, coloro che avevano ricevuto il battesimo nella notte santa, continuavano a partecipare alla celebrazione dei sacri misteri con l’abito battesimale bianco. La domenica è detta, invece, «in albis depositis», proprio perché si deponeva l’abito bianco utilizzato per la celebrazione del battesimo. L’ottava è pensata come la celebrazione di un unico giorno di Pasqua, come una Pasqua che continua nel tempo, come una celebrazione che perdura, nei suoi effetti, fino a 8 giorni dopo. Tutta la settimana in albis ha ordinamento festivo e, pertanto, presenta un ciclo di 3 letture, come nelle domeniche e nelle solennità. La domenica “in albis depositis” segna il compimento di questa settimana così singolare e presenta un unico ciclo di letture incentrato sull’apparizione del risorto 8 giorni dopo la sua Risurrezione (Gv 20, 19-31). Su questa pericope evangelica è stata scelta l’epistola di Col 2, 8-15 che intende richiamare il lettore a non lasciarsi irretire dalle favole, ma invita ad approfondire l’annuncio della Pasqua del Signore. Tale invito è per tutti i battezzati, cioè per coloro che credono e celebrano il Cristo Risorto dai morti.

Le Domeniche "Di" Pasqua: Incontro con il Risorto

Le domeniche di Pasqua proseguono in questa logica, ma anche in quella di un incontro particolarmente significativo e bello con il Signore risorto dai morti. È per questo che queste domeniche vengono dette «di Pasqua» e non «dopo Pasqua». Esse sono tutte una Pasqua, sono tutte pasquali; la solennità della Pasqua del Signore, evento di per sé inenarrabile, viene riproposto in queste domeniche che sono, nuovamente, una celebrazione della Pasqua.

  • La II domenica - Ottava: Gesù Risorto si lascia incontrare (“toccare”) da ogni generazione di credenti, anche da chi, come Tommaso, la sera del giorno di Pasqua era assente.
  • La III domenica: Nello spezzare il pane della cena gli occhi dei discepoli si aprono e ritorna la memoria del cuore che ardeva nel loro petto mentre il Risorto, pellegrino sconosciuto che camminava accanto a loro sulla strada, spiegava le Scritture. Gesù Risorto nella sua Pasqua è divenuto per la Chiesa colui nel quale le Scritture si compiono, la loro chiave interpretativa e il loro senso ultimo.
  • La IV domenica: Il lezionario aiuta a riflettere su Cristo buon pastore (Gv 10, 11-18, letto negli anni A, B e C). Le “pecore” che lo hanno seguito prima della sua Pasqua, nel suo cammino, che hanno ascoltato le sue parole e visto i suoi gesti, ora riconoscono la sua voce e lo seguono. Quindi Gesù Risorto è divenuto per la sua Chiesa la guida che la conduce attraverso la storia verso i pascoli della vita eterna.
  • La V domenica: Gesù risorto è divenuto per la Chiesa “pastore”, “via” (Gv 14,1-12: anno A), una “via nuova e vivente” inaugurata per noi; egli è divenuto “vite”, attraverso la quale i tralci ricevono la vita (Gv 15,1-8: anno B); egli è via e vita perché insegna e consegna ai suoi discepoli il comandamento dell’amore (Gv 13,31-33.34-35: anno C). Non si tratta semplicemente della consegna di una norma, ma della consegna di un modello.
  • La VI domenica: Annuncia la venuta dello Spirito di Verità (Gv 16, 16-22).

Le ferie di questo periodo permettono di leggere il libro degli Atti degli Apostoli, il libro della Chiesa, il libro che narra le prime vicende della Chiesa missionaria, che rimangono normativa anche per la nostra chiesa. A metà del tempo pasquale (4ª settimana), si rilegge Gv 7, 14-24 che inizia con queste parole: «quando si era a metà della festa».

icona di Cristo Risorto con gli apostoli

L'Ascensione del Signore: Il Dono del Consolatore

Nel quarantesimo giorno si celebra l’Ascensione di Cristo al cielo. Per molto tempo, e di per sé nel rito romano tuttora, la festa dell'Ascensione viene differita alla domenica successiva, giacché, essendo il 40° giorno dopo la Pasqua, essa cade sempre il giovedì. Il rito ambrosiano non impedisce, per una vera utilità pastorale, di posticiparla alla domenica successiva, ma insiste su una celebrazione nel giorno esatto della celebrazione. Questa solennità non presenta un vangelo per la Messa vigiliare, ma la lettura vesperale di At 1, 1-11; il motivo è molto semplice: non si tratta di una vigilia, di per sé, ma dell’ultimo giorno di presenza dello sposo. Il ciclo di letture è unico: At 1, 6-13 e Lc 24, 36b-53 sono i testi direttamente legati alla solennità del giorno. Nelle ferie di questa settimana, che hanno tutte carattere festivo, appare ancora il carattere della gioia pasquale e, per altro verso, introducono la preghiera sullo Spirito Santo. Ecco il perché dell’utilizzo del Cantico, ovvero di quella scrittura nella quale la Sposa, vale a dire la Chiesa, va in cerca del suo Sposo, ovvero del Cristo risorto.

I giorni che seguono l'Ascensione sono una lunga preghiera per la venuta dello Spirito, in unione con i discepoli e Nostra Signora del Cenacolo.

Le apparizioni e l'ascensione di Gesù

La Pentecoste: Il Compimento del Mistero Pasquale

Infine, coronamento del tempo pasquale, la Pentecoste chiude questo ciclo di cinquanta giorni. Nella Pasqua di Gesù è stato dato alla Chiesa il dono per eccellenza, quel dono che rende possibile e attuale ognuno dei doni elencati: il dono dello Spirito Santo (VI domenica - Pentecoste). Lo Spirito è il Consolatore, colui che guida i discepoli alla «verità tutta intera» e che «ricorderà» tutto ciò che Gesù ha detto. Nella Bibbia, lo Spirito è il “dono” dei tempi messianici, “segno” del compimento delle promesse di Dio. Nel profeta Gioele leggiamo: «Dopo questo, io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni» (Gl 3,1).

I prefazi del tempo di Pasqua ci presentano il legame tra la Pasqua di Cristo e la vita nuova della Chiesa:

  • «È lui il vero Agnello che ha tolto i peccati del mondo, è lui che morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha ridato a noi la vita» (Prefazio I).
  • «Per mezzo di lui rinascono a vita nuova i figli della luce, e si aprono ai credenti le porte del regno dei cieli. In lui morto è redenta la nostra morte, in lui risorto tutta la vita risorge» (Prefazio II).
  • «In lui, vincitore del peccato e della morte, l’universo risorge e si rinnova, e l’uomo ritorna alle sorgenti della vita» (Prefazio IV).

Infine, merita particolare attenzione il prefazio della solennità di Pentecoste, con la quale il tempo di Pasqua si chiude. Il testo del prefazio afferma: «Oggi hai portato a compimento il mistero pasquale e su coloro che hai reso figli di adozione in Cristo tu Figlio hai effuso lo Spirito Santo…». Questo testo liturgico chiama la Pentecoste, e in qualche modo tutto il tempo liturgico che con essa si conclude, compimento della Pasqua. La celebrazione della Pentecoste presenta una liturgia vigiliare solenne, connotata dalle 4 letture dell’Antico Testamento che, precedentemente alla riforma, erano previste nella recita dell’ora del Vespero.

Il vangelo di Giovanni ci consegna una significativa testimonianza scritturistica, legando in maniera diretta (anche a livello cronologico) morte, risurrezione e dono dello Spirito (cfr. Gv 19,30; 20,19-23). Il valore mistagogico, cioè di introduzione progressiva e consapevole ai misteri teologico-celebrativi, del tempo di Pasqua, si esprime soprattutto nella capacità di leggere i segni del «passaggio dello Spirito».

Un brano significativo da meditare in questo tempo è proprio quello che racconta la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli:

«Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.» (Atti 2,2-4)

Con la solennità della Pentecoste si conclude il tempo pasquale. Essa, celebrata cinquanta giorni dopo la Pasqua, mette al centro lo Spirito Santo, guida e sostegno della Chiesa in missione lungo il tempo e la storia. La centralità dello Spirito garantisce alla Chiesa il suo camminare sulla via del Signore, fedele ai suoi insegnamenti e alla sua Parola, fino al giorno del Suo ritorno nella gloria alla fine dei tempi. La Pentecoste è anche l'ultima stazione della Via Lucis cattolica e in alcune celebrazioni si organizza una vera e propria pioggia di petali di rose, a simboleggiare la discesa dello Spirito su Maria e gli Apostoli.

Le apparizioni e l'ascensione di Gesù

La Mistagogia: Intelligenza dei Misteri

Un altro importante aspetto del tempo di Pasqua che la tradizione patristica e liturgica ha fortemente sottolineato è quello della mistagogia. Il tempo di Pasqua è il tempo della «intelligenza dei misteri» che si sono celebrati nella notte di Pasqua. Nella Chiesa antica, e in alcuni casi anche oggi, la Veglia pasquale era il luogo proprio della celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana (battesimo - cresima - eucaristia). Ma dopo la celebrazione dei sacramenti nella Veglia Pasquale, occorreva, e occorrerebbe anche oggi, un tempo di «intelligenza» di ciò che si è vissuto, non certo un’intelligenza di ordine razionale, ma un’intelligenza più profonda che fa parte integrante della celebrazione stessa del sacramento e che potremmo chiamare interiorizzazione. Il sacramento celebrato nella Veglia di Pasqua, come ha avuto bisogno della Quaresima come preparazione nella conversione, così ha bisogno di un altro tempo, quello della mistagogia, per essere fatto proprio, assimilato. Sarebbe importante recuperare l’importanza del «celebrare nel tempo» anche per ciò che riguarda i sacramenti; anche i sacramenti non sono «atti puntuali», ma hanno bisogno di tempi e spazi «appropriati». Oggi spesso il tempo di Pasqua è il tempo per la celebrazione della cresima e dell’eucaristia di “prima comunione”, ma quanto è veramente valorizzata la collocazione della celebrazione di questi sacramenti nel Tempo pasquale?

Vivere il Tempo Pasquale Oggi: Trasformati dal Risorto

Dopo la Pasqua, può succedere di pensare che il cuore della festa sia ormai alle spalle e che il tempo che segue sia un ritorno alla normalità. Questi cinquanta giorni non sono un semplice ricordo della Risurrezione, ma un cammino nel quale impariamo, poco alla volta, a vivere da risorti, lasciando che la presenza viva di Gesù cambi il nostro modo di guardare, di pensare e di amare. Non si tratta di fare cose straordinarie, ma di vivere diversamente ciò che già riempie le nostre giornate, con uno sguardo nuovo e un cuore più aperto.

  1. L'incontro reale con Cristo: Senza di esso, tutto il resto rischia di rimanere superficiale. Prova a ritagliarti ogni giorno un momento, anche breve ma vero: meditare il Vangelo del giorno, restare in silenzio e parlare con Lui con sincerità, senza cercare parole perfette ma portando ciò che si ha nel cuore. Carlo Acutis lo diceva con grande semplicità: «Essere sempre unito a Gesù, ecco il mio programma di vita».
  2. Riconoscere la Risurrezione nella quotidianità: La Risurrezione non si manifesta solo nei momenti eccezionali, ma cresce spesso in modo discreto dentro la vita quotidiana; per questo richiede uno sguardo educato a riconoscerla.
  3. Trasformare le difficoltà: La gioia pasquale non elimina le difficoltà, ma cambia il modo di viverle, perché la Risurrezione ci libera dall’idea che il dolore o il limite abbiano l’ultima parola sulla nostra vita. Nel Tempo Pasquale può diventare un passo concreto scegliere di portare a Cristo ciò che pesa, senza chiudersi, lasciando che lentamente il Signore cambi il peso interiore delle situazioni e apra uno spazio di speranza anche dentro le difficoltà. La vita di Chiara Corbella Petrillo lo mostra in modo disarmante: prove durissime vissute con una pace reale.
  4. L'Eucaristia come fonte: Se il Risorto è vivo, esiste un luogo privilegiato in cui si dona realmente oggi: è l’Eucaristia.
  5. Aprire la vita agli altri: La Risurrezione non chiude la vita su se stessa, ma la apre agli altri, perché la gioia autentica non può essere trattenuta. Per accompagnare questo cammino, si consiglia la lettura del libro degli Atti degli Apostoli, che racconta cosa accade quando la Risurrezione entra davvero nella vita degli uomini, trasformando persone fragili in testimoni coraggiosi e comunità semplici in una Chiesa viva e missionaria. Il film Risen (Risorto) aiuta a riscoprire la novità concreta della Risurrezione attraverso uno sguardo originale.

In questo tempo liturgico, segnato dal colore rosso dopo la Pentecoste, sono collocate numerose festività importanti (Santissima Trinità, Corpus Domini, Sacratissimo Cuore e Trasfigurazione del Signore) che hanno il compito fondamentale di centrare la nostra fede in Dio Padre, nel Figlio Gesù Cristo e nello Spirito Santo, amore sconfinato. Questo periodo mostra l'azione della Chiesa già dal tempo degli apostoli e manifesta l'azione di Dio che ha creato l'uomo per la relazione con Lui.

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