Dal Medico Vanno i Malati: Il Significato Evangelico della Misericordia

La frase evangelica "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati" racchiude un profondo significato teologico e umano, che va oltre la semplice metafora della cura fisica. Gesù, attraverso questa affermazione, rivela la sua missione di salvezza rivolta a coloro che riconoscono la propria fragilità e il proprio bisogno di redenzione.

Gesù che visita i malati e i peccatori

Il Medico come Missione e Ministero

Il ruolo del medico, nella visione cristiana, è più di una semplice professione; è un vero e proprio "ministero", un veicolo di grazia. Questa sensibilità implica che la medicina non possa essere ridotta a un mero mestiere. Molti concordano nell'affermare che "fare il medico deve essere una missione", un prendersi cura dell'uomo nella sua interezza, non solo del "fegato!" o di una parte del corpo.

La Compassione di Gesù verso i Sofferenti

Gesù stesso, durante il suo ministero, ha dimostrato una profonda compassione per i malati e gli afflitti. Gli episodi evangelici sono pieni di storie di guarigioni che "salvano continuamente vite umane". La sua sensibilità è evidente in ogni incontro, come quello con la suocera di Pietro, guarita dalla febbre, o le "varie guarigioni che Matteo descrive" come "segno dell’opera di Dio che salva". La sua istruzione ai discepoli "guarite gli infermi" è il titolo stesso di questa presentazione.

La Vedova di Nain: Un Esempio di Iniziativa e Misericordia

L'episodio della vedova di Nain (Lc 7,11-17) illustra in modo toccante la compassione di Gesù. Egli si avvicina alla città e vede un corteo funebre. "Gesù prova compassione", si commuove "dall’interno le viscere di una madre", profondamente sconvolto dal vedere il dolore dei suoi figli. Prende "l’iniziativa, e non aspetca che sia la donna a supplicarlo". Ordina: "Giovinetto, dico a te, alzati!". E il giovane risuscitò. Questo è un esempio lampante della misericordia di Dio che prende l'iniziativa e soddisfa il bisogno dell'uomo, anche quando questi non lo richiede esplicitamente.

Il figlio della vedova di Nain

Il Cieco di Gerico: La Forza della Fede

Un altro episodio significativo è quello del cieco di Gerico (Lc 18, 35-43). Mentre Gesù attraversa Gerico, diretto a Gerusalemme per la sua crocifissione, il cieco invoca con insistenza: "Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di noi!" Gesù si ferma e gli domanda: "Che vuoi che io faccia per te?". Il cieco risponde: "Signore che io riabbia la vista". E Gesù gli ridona "di nuovo la vista!". In questo caso, la fede del cieco è fondamentale. Gesù esorta alla fede come "forza per vivere", una fede che "dà coraggio per vivere" e apre alla speranza, offrendo "contenuti e valori oltre che medicine".

La Guarigione dei Dieci Lebbrosi e la Gratitudine

L'incontro con i dieci lebbrosi (Lc 17, 11-19) offre un'ulteriore prospettiva. Essi supplicano Gesù: "Abbi pietà di noi!" Egli li manda a presentarsi ai sacerdoti per la convalida della guarigione, poiché i lebbrosi, e i malati contagiosi in generale, dovevano avere la "convalida" del sacerdote. "E andavano, furono sanati". Ma solo uno, un samaritano, torna indietro a ringraziare e a "rendere gloria a Dio a gran voce". Gesù esprime "disappunto: non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono?". È "pedagogico farcelo notare", evidenziando la mancanza di gratitudine e la superficialità di molti.

La Malattia come Consecuzione del Peccato e la Salvezza Integrale

Nella rivelazione, la malattia è spesso vista come conseguenza del peccato originale, sebbene non sempre come "diretta punizione per il peccato commesso". Quando i discepoli chiedono a Gesù: "Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?" (Gv 9,2-3), Gesù risponde: "né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio". Questo evidenzia che ogni incontro con un malato è un'occasione per "manifestare le opere di Dio", per "comunicare un’altra salvezza" che riguarda l'uomo intero, anche l'anima "alla quale vengono rimessi i peccati".

"Misericordia io Voglio e non Sacrifici": La Chiamata di Matteo

L'episodio della chiamata di Matteo (Mt 9,9-13 e Lc 5,27-32) è centrale per comprendere la frase "non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati". Gesù vede Matteo, un pubblicano, seduto al banco delle imposte e gli dice: "Seguimi". Nonostante Matteo fosse un esattore delle tasse, considerato un peccatore e un ladro, Gesù lo guarda "non solo con gli occhi del corpo, ma soprattutto con l’intuito della misericordia". Gesù gli dice "Seguimi", cioè "devi imitarmi", "con la pratica della vita". "Non importa chi sei e cosa fai. Il tuo passato non conta, i tuoi precedenti non mi interessano, la tua fedina penale viene cancellata”.

Il Banchetto con i Peccatori: Un Gesto Rivoluzionario

Gesù non solo chiama Matteo, ma accetta di mangiare nella sua casa con "molti pubblicani e peccatori". Questo gesto scandalizza i farisei e gli scribi, i quali mormorano: "Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?". La risposta di Gesù è la chiave di volta: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori".

Il figlio della vedova di Nain

Forti e Deboli: Una Nuova Interpretazione

Le parole di Gesù sono spesso fraintese. Il testo greco non usa un aggettivo per "sano", ma un verbo, "ischuó", che significa "essere forte". La vera contrapposizione, quindi, non è tra sani e malati in senso fisico, ma tra "forti" e "deboli".

  • I "sani" o "forti" sono coloro che pensano di non aver bisogno di nessuno, di potercela fare da soli, sia nella fede (la versione pelagiana), sia nella vita sociale, affidando tutto alla ragione scientifica e alla tecnica, escludendo Dio. Sono i presuntuosi e gli arroganti.
  • I "malati" o "deboli" sono gli infermi, coloro che non sono capaci di camminare speditamente, che sperimentano la fragilità, cadono e si rialzano, camminano con fatica e non temono di chiedere aiuto. Sono gli umili e i poveri di spirito, che alzano gli occhi al Cielo e invocano la grazia.

Gesù "non si trova a suo agio con i presuntuosi e gli arroganti, cerca invece gli umili e i poveri". È venuto per i malati, "cioè per coloro che hanno coscienza di essere inadeguati".

La Terapia di Dio: Chiamare e Curare

La strategia "curativa" di Gesù è "profondamente radicata nell’amore": "io sono venuto a chiamare i peccatori perché si convertano". Anche dalla croce, ormai morente, non poté più 'chiamare i peccatori' per sanarli, ma chiamò il Padre per intercedere in loro favore: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno" (Lc 23,34).

Chiamare è Andare in Cerca, Curare è Entrare in Relazione

"Chiamare" e "curare" sono la terapia di Dio. Chiamare è "andare in cerca dell’altro affossato nel suo male, tentare la via del dialogo, affrontarlo senza prenderne le distanze dal cuore". Curare, "ancora prima di correggere, significa entrare in casa dell’altro, sedersi alla sua stessa tavola, non con il dito puntato ma con la mano tesa, senza per questo cedere con debolezza timida alla rassegnazione dinanzi al suo male". In questo contesto, correggere, nella misura del buon senso, della giustizia e della verità, "diventa alta espressione di amore".

Il Movimento del Vero Amore e la Grazia

Il vero amore, come quello tra Gesù e Matteo, si riconosce dal "movimento": Gesù entra nella vita di Matteo, lo chiama; Matteo "subito si alza e lo segue". Questo è un "muoversi del corpo ma prima ancora un moto del cuore", "la svolta di una vita". È un "colpo di fulmine che lo porterà lontano dal ruolo che si era costruito, ma più vicino a se stesso".

La Sofferenza Umana e la Redenzione

La sofferenza umana, anche se dolorosa e difficile da accettare, "è stata elevata a livello di redenzione" attraverso Cristo. La redenzione compiuta da Cristo non è completa senza la nostra partecipazione, senza la nostra "sofferenza". Questo non svaluta il ruolo del medico o la medicina, ma li eleva a strumenti di una grazia più grande. La grazia di Dio "non ha forse bisogno di me e della mia bravura?", si chiede la riflessione, riconoscendo che Dio può operare anche attraverso strumenti imperfetti.

Mani che si stringono in segno di conforto e preghiera

La Potenza della Preghiera

La preghiera è un mezzo sempre disponibile per tutti. L'efficacia della preghiera, anche "fatta da un peccatore, ma con cuore sincero", è testimoniata dalla santa Tradizione. L'esempio di una prostituta che, commossa dalla disperazione di una madre, invoca il Signore per il figlio defunto, mostra la potenza di una fede semplice e sincera: "Non a causa mia, indegna peccatrice, ma a motivo delle lacrime di questa madre che piange suo figlio pur continuando a credere nella tua misericordia e nella tua onnipotenza, risuscitalo, Signore!". E "il Signore lo risuscitò". Questa è la "potenza della preghiera".

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