La Chiesa di San Gottardo in Corte, edificata nel 1336, rappresenta un gioiello architettonico nel cuore di Milano, strettamente legata alla storia della signoria viscontea. Inizialmente dedicata alla Beata Vergine Maria, fu in seguito intitolata a San Gottardo, tradizionalmente invocato come protettore contro i disturbi che affliggevano il suo committente, Azzone Visconti, in particolare i calcoli e la gotta. Questa cappella palatina, prima ducale e poi reale, è dal 1981 proprietà del Comune di Milano e, dal 2014, in comodato d'uso alla Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, diventando parte del circuito di visita del Museo del Duomo.

La Fondazione e le Trasformazioni Architettoniche
La chiesa fu eretta per ordine del signore di Milano Azzone Visconti intorno al 1336, accanto ai palazzi del potere signorile (l'odierno Palazzo Reale) e vescovile. La costruzione fu affidata nel 1330 all’architetto cremonese Francesco Pecorari, su quello che era stato un piccolo oratorio dedicato a San Giovanni alle Fonti. Il campanile della chiesa fu progettato dallo stesso Francesco Pecorari, come testimonia un'iscrizione alla sua base. L'interno della chiesa nel suo aspetto trecentesco è noto attraverso la dettagliata descrizione del frate domenicano Galvano Fiamma. Le pareti erano decorate con affreschi rifiniti a lapislazzuli e foglia d'oro con Storie della Vergine, mentre l'altare presentava un trittico scolpito e un prezioso paliotto con gemme incastonate; il pavimento e gli amboni erano rivestiti in avorio, e ovunque si trovavano paramenti in oro e seta.
L'aspetto esterno dell'edificio fu completamente trasformato in epoca neoclassica dall'architetto Giuseppe Piermarini nell'ambito dei lavori di risistemazione del palazzo ducale (circa 1770-1775). In questa fase, la facciata originale, che presentava un profilo a capanna e tre aperture, fu eliminata per ricavare lo spazio necessario alla costruzione di uno scalone d'onore del Palazzo Arciducale (o Reale). L'ingresso della chiesa fu quindi trasferito sul fianco sud, dove si trova ancora oggi, e il portale originale fu inizialmente trasferito al Castello Sforzesco, per essere ricollocato in tempi più recenti. Questa trasformazione ha alterato profondamente la percezione interna, poiché entrando oggi dall'ingresso laterale, lo sguardo non si posa direttamente sull'altare, ma deve spostarsi sulla destra.
Il Campanile e il Primo Orologio Pubblico
Ha conservato il suo assetto originario la slanciata torre campanaria, detta "delle Ore". Dalla base quadrata di pietra svetta la struttura ottagonale in laterizi, a piani rastremati con cuspide. Il campanile è caratterizzato da una fitta partitura architettonica realizzata con accostamenti di materiali e colori, il cotto rosato e il marmo bianco, utilizzati nelle cornici ad archetti intrecciati che segnano i piani bassi e nelle colonnine della parte superiore, un magnifico esempio di gotico lombardo. Sulla sua sommità svetta un angelo in rame dorato, l'Arcangelo Michele, che regge il vessillo visconteo.
Azzone Visconti la dotò anche del primo orologio pubblico di Milano e probabilmente anche d'Italia (Pietro Verri, Storia di Milano). Questo orologio scandiva 24 ore a partire dalla prima ora successiva al tramonto, con un rintocco di campana che segnalava la prima ora della notte e ventiquattro rintocchi al tramonto, come descritto da fra' Galvano Fiamma. L'importanza e l'impatto di questo orologio sui cittadini furono tali da far sì che la strada fiancheggiante la chiesa venisse rinominata Contrada delle Ore. Sebbene un orologio pubblico fosse già comparso a Milano sul campanile della basilica di Sant’Eustorgio agli inizi del XIV secolo (1297-1309), quello di San Gottardo in Corte è considerato il primo orologio pubblico milanese nel senso moderno, in quanto quello di Sant'Eustorgio presentava un quadrante tradizionale, mentre quello di San Gottardo era un orologio senza quadrante che indicava l'ora solo con i rintocchi.

La "Crocifissione" di Scuola Giottesca: Scoperta e Restauro
All'interno della Chiesa di San Gottardo in Corte è possibile ammirare uno straordinario affresco di scuola giottesca, raffigurante la Crocifissione. Quest'opera preziosa è posta in fondo alla navata della Chiesa, sulla controfacciata. L'origine dell'opera è rimasta nei secoli molto dubbia e discussa. Fu riscoperta nel 1926 (o 1929, secondo altre fonti) sull'esterno, alla base del campanile della chiesa, coperta da un intonaco bianco "durissimo, pietrificato", forse applicato in occasione dei lavori di Giuseppe Piermarini a Palazzo Reale nella metà del Settecento.
Nel 1926, quindi, tornò alla luce la monumentale Crocifissione affrescata, entro il 1340, da un artista toscano e da maestranze lombarde. Per conservare l’opera, associata alla presenza di Giotto a Milano, si decise di strapparla dal muro esterno nel 1953 per motivi conservativi, poiché gli agenti atmosferici avevano rappresentato la principale causa del grave deperimento. L'opera subì un rapido degrado fino al 1953, anno in cui fu rimossa dall'originaria collocazione e trasportata all’interno, restaurata e collocata sulla parete della controfacciata. Questa parete era libera dal 1770, anno in cui il Piermarini aveva sacrificato la facciata della chiesa e l'atrio antistante per realizzare lo scalone d'onore del Palazzo Reale di Milano.
La Riscoperta della Sinopia
La delicata operazione di strappo della Crocifissione rivelò la presenza del disegno sottostante, chiamato sinopia perché le tracce grafiche sono tratteggiate con terra di Sinope. Questa importante scoperta non ricevette un'adeguata attenzione, tanto da restare per decenni invisibile: la parte più ampia arrotolata, l'altra di minori dimensioni su un pannello. In occasione dell'Esposizione Universale del 2015, la chiesa di San Gottardo è stata oggetto di un ampio e radicale intervento conservativo che ha coinvolto, oltre alle strutture architettoniche, anche l'affresco, collocato dal 1980 sulla controfacciata, e la sinopia.
Il restauro della sinopia, un lavoro complesso, ha permesso che la prima idea per rappresentare l'ampia e complessa scena religiosa tornasse ad essere apprezzabile malgrado le vaste lacune. Il risarcimento ha consentito di recuperare le tracce dei due committenti: a sinistra Azzone Visconti, a destra la moglie Caterina di Savoia. L'impossibilità di accostare il disegno alla realizzazione finale riunendo le due parti nella navata di San Gottardo, ha indotto a trovare un altro luogo di conservazione. Si è scelto l'ampio ambiente sotterraneo detto "Sala pilastri", ubicato nella corte ducale di fondazione Viscontea dove, insieme alla memoria proveniente da San Gottardo, sono esposte altre due sinopie, anch'esse estratte dal deposito della Pinacoteca.

Dettagli della "Crocifissione"
La Crocifissione mostra una scena popolata da soldati e figure dolenti, di cui rimane solo la parte inferiore, mentre quella superiore è andata irrimediabilmente persa. Si possono riconoscere, a sinistra, la Vergine sorretta dalle due Marie, circondata da figure di Santi, e a destra i soldati che si contendono la veste di Cristo. Tra le figure di destra è forse riconoscibile Santa Caterina, accanto alla quale la figura femminile dal volto ormai scurito potrebbe identificarsi con Caterina di Savoia-Vaud, consorte di Azzone, il cui ritratto, se presente, è andato completamente perduto. Si suppone che l'opera dovesse originariamente ornare le pareti di un ambiente chiuso e l'iconografia lascerebbe ipotizzare un refettorio o la sala capitolare dei francescani, poiché nel Trecento, addossato alla cappella ducale viscontea, doveva esistere un cenobio, un piccolo convento dell'Ordine dei Padri Frati Francescani.
Contesto Storico e Artistico: Il Legame con Giotto
Nel 1335 Giotto era stato inviato presso la corte di Azzone Visconti, signore di Milano, dalla Repubblica fiorentina quale ambasciatore della nuova arte. Giotto aveva realizzato per Azzone Visconti gli affreschi della Vanagloria, oggi perduti, entro gli spazi dell'allora Palazzo Visconteo, proprio nelle sale dove oggi è ospitato il Museo del Duomo di Milano. La pittura milanese fra il 1335 ed il 1345 circa ruotava attorno all'attività dei seguaci di Giotto, come dimostrano opere quali la Crocifissione "folta e patetica sulla base del Campanile di San Gottardo" e i resti di affreschi nel palazzo dell'arcivescovo Giovanni Visconti.
Il Monumento Sepolcrale di Azzone Visconti
Le trasformazioni settecentesche della chiesa portarono purtroppo alla distruzione, per errore o incuria, di alcune insigni opere, tra cui la magnifica arca sepolcrale di Azzone Visconti, opera attribuita a Giovanni di Balduccio da Pisa. Fortunatamente, un appassionato patrizio milanese, tale Trivulzio, notando degli operai che si accingevano a decapitare una statua per riutilizzarla, bloccò lo scempio e riuscì a ricomporre quasi tutto il sepolcro di Azzone frugando pazientemente tra le macerie. Il monumento sepolcrale è stato poi ricomposto a sinistra del presbiterio. È ornato da un bassorilievo che ritrae l'Investitura di Azzone Visconti a vicario imperiale da parte di Ludovico IV di Wittelsbach detto "il Bavaro". Sul coperchio vi è la statua di Azzone defunto.

Altre Opere d'Arte e la Chiesa Oggi
La pianta della chiesa è costituita da un'aula allungata con un'unica navata di tre campate. L'abside termina con il presbiterio poligonale, coperto da una cupola a pianta ottagonale con lanterna. Le tre vetrate policrome che danno luce all'ambiente vennero realizzate nel XX secolo e raffigurano storie degli ordini religiosi benedettino e domenicano. A ridosso della parete centrale trova luogo l'altare maggiore in marmi policromi, originariamente sormontato dal dipinto di Giovan Battista Crespi detto il Cerano San Carlo Borromeo in Gloria. Sulla parete della navata sinistra è collocato un altare con la tela di Maria Assunta in cielo di Giuliano Traballesi. Di fronte, sul lato destro, il dipinto di San Gottardo Vescovo opera di Martin Knoller. In fondo alla chiesa vi è l'altare della Madonna dei Dispersi, opera in rame argentato di Romano Rui.
Un altro evento storico legato alla chiesa è la morte del ventitreenne Duca di Milano Giovanni Maria Visconti, figlio di Gian Galeazzo, che trovò la morte la mattina del 16 maggio 1412, trafitto dal pugnale di alcuni nobili congiurati sulla soglia della chiesa di San Gottardo in Corte, dove si stava recando per assistere ad una funzione. Oggi, la Chiesa di San Gottardo in Corte è parte integrante del circuito di visita del Museo del Duomo, fungendo da teatro per mostre d'arte e conferenze, per virtuosi momenti di valorizzazione e scambio culturale.