"La storia è l’errore che non smettiamo mai di correggere". Questa frase si legge quasi all’inizio del romanzo, nella prima delle storie che compongono il grande, complesso, strabiliante (per forma e sostanza) quadro che è il libro di Anthony Marra, intitolato La confessione di Roman Markin.
Questa citazione racchiude tre elementi fondamentali dell'opera, percepiti fin dalla prima lettura: la Storia, l'errore e la correzione (o l'intenzione di correggere). L'opera è un libro che va letto e riletto, poiché lascia una sete che non si placa.

La Trama: Un Affresco Storico e Personale
La Storia, nel romanzo, è quella dei singoli personaggi, ma anche l’affresco più ampio che li contiene. Essa parte dall'URSS di Stalin fino alla sua totale disgregazione, con la Grande Madre Russia, sullo sfondo, che annaspa, soffocata dalle logiche del Partito, avvelenata dal nichel, sfruttata dai nuovi oligarchi e devastata dalle guerre.
La grande capacità dell’autore risiede proprio nel modo in cui i due livelli di storia - quella universale e quella personale - si incontrano e si incrociano, senza che l’una fagociti l’altra. La narrazione non annoia né rallenta, nonostante l'ampiezza dell'argomento. La preoccupazione iniziale, che 80 anni di storia sovietica potessero essere dimenticati o narrati con lunghi "spiegoni" da libro di storia, viene prontamente dissipata.
Dopo poche pagine, si percepisce che Marra è uno scrittore straordinario e letteralmente fuori dal comune. Conosce talmente bene ciò di cui parla, sia la storia che gli uomini, da non apparire mai scolastico, saccente o presuntuoso, tantomeno falso.
Come la RUSSIA è diventata UNIONE SOVIETICA
I Temi Centrali: Errore e Correzione
Oltre la Storia, che inizia nel 1933 a Leningrado, dove Roman Markin deve confessare un reato non commesso pur di confermare la propria lealtà al Partito, c’è il tema dell'errore, che è profondamente umano. Roman lo sa, e lo sanno tutti gli altri personaggi del romanzo. Tutti sbagliano e sperano di non aver sbagliato. Roman ci pensa mentre è in prigione e si augura, potendo, che aver tradito il fratello in passato, senza avvertirlo delle intenzioni del Partito, non sia stato uno sbaglio. Se così fosse, la sua vita e la sua dedizione totale a una causa che gli ha negato qualsiasi altro credo crollerebbero. Il tradimento è un errore anche quando viene osannato e lodato da tutti come un merito. Questo è il peso che si porta addosso tutta la vita una delatrice che, da bambina, denuncia sua madre: non riuscirà mai a perdonarsi, nonostante le lodi del Partito e della comunità, soprattutto dopo il crollo del sogno socialista, che le toglie quel minimo di speranza (e fiducia in un ideale superiore) ancora viva in Roman Markin.
Oltre l’errore c’è la correzione. In questo romanzo, fatto di storie che si allacciano in modi sorprendenti e di legami tra personaggi lontani nel tempo e nello spazio, sembra che la colpa dei padri debba ricadere sui figli. Tuttavia, gli uni e gli altri lottano perché ciò non accada e per dare un corso diverso al destino. Come? Ci sono padri che tentano di rendere inespugnabili i figli, quindi non inclini al tradimento, e madri che mandano in America le figlie per salvarle da quella che sembra una rovina, totale e universale, inarrestabile.
Elementi Narrativi e Simbolici
Nel libro si trovano anche tante piccole cose, tutte tra di loro collegate e coerenti: c’è il quadro di un pittore ceceno, c’è una ballerina, ci sono due fratelli e un’audiocassetta, piena di reminiscenze anni '80. Sono elementi che compongono una sinfonia irripetibile, un ricordo sovversivo che, non si sa perché, è stato risparmiato dall'oblio. Si susseguono immagini come un museo che, in una città distrutta, redarguisce turisti europei, o la metropolitana della Capitale russa che finalmente torna a vedere.
Queste narrazioni sono frammenti di vita vissuta, come un Bianconiglio, la borsa di Mary Poppins, un mare senza fondo. Il romanzo tramanda caramente cimeli, peccati capitali, impensate eredità, in un noir intossicato dove il mondo è piccolo e sta in un quadro.

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