Parlare dei drusi significa raccontare una storia che si snoda tra spiritualità e compromessi, persecuzioni e resilienza. Tuttavia, spesso, narrazioni distorte hanno conferito a questa comunità un che di esoterico, senza tenere in alcun conto l’evoluzione a cui è andata incontro né la sua complessità. La necessità è quella di raccontare una comunità che, pur mantenendo una forte identità, ha attraversato secoli di storia.
Le Radici Storiche e la Fede Drusa
Origini e Sviluppo della Dottrina
La nascita della comunità drusa risale all’XI secolo, all’interno del Califfato Fatimide, in Egitto. Durante il regno del califfo al-Hakim bi-Amr Allah, figura enigmatica che molti suoi seguaci cominciarono a considerare manifestazione divina, prese forma una dottrina religiosa rivoluzionaria, segreta e radicale, che presto si distaccò dall’Islam. I drusi non sono una setta dell’Islam, come spesso vengono definiti, ma una fede e una comunità autonoma. Essi rifiutano il proselitismo e si fondano su un corpus di testi riservati solo agli “iniziati” (uqqāl), mentre la maggioranza della comunità (juhhāl) non ne conosce i contenuti completi.
L’etimologia della parola "drusi" deriva da Muhammad ibn Ismaʿil Nashtakin ad-Darazi, un propagandista della setta ismaʿili dell’Islam. Tuttavia, i drusi si riferiscono a loro stessi come muwaḥḥidūn ("unitariani") e considerano padre spirituale e fondatore il profeta preislamico Shu'ayb, da essi identificato nel biblico Ietro, il suocero di Mosè. Il luogo identificato come la sua tomba, presso Hittin in bassa Galilea, è considerato sacro e meta di un pellegrinaggio annuale.
Dopo la morte misteriosa di al-Hakim nel 1021, i suoi seguaci furono perseguitati, costringendoli a fuggire dalle città e a rifugiarsi sulle montagne del Libano meridionale, della Siria meridionale, della Palestina settentrionale (dove si trova anche la Galilea) e, più tardi, anche nel Golan. Questa religione, dopo essersi allontanata dall’Islam, ha mantenuto elementi dell’Islam stesso e li ha combinati principalmente a cristianesimo, ebraismo e gnosticismo. Non esistono pratiche religiose pubbliche, né luoghi di culto come chiese o moschee, poiché la fede è soprattutto interiorità e spiritualità. I drusi credono in un "Principio Divino", un Dio creatore del mondo e di tutte le cose, che può manifestarsi anche in forma umana, l'ultima delle quali fu l'Imām-califfo al-Hākim nell'XI secolo. Uno dei fondamenti è la metempsicosi, ovvero la trasmigrazione dell'anima dopo la morte.
I drusi riconoscono gran parte dei principi dell’Islam, in particolare i cinque pilastri, ma seguono anche i "sette precetti" che caratterizzano la loro fede, tra cui: la verità della parola; dare protezione e mutuo soccorso ai fratelli della fede; rinunciare a tutte le forme di culto eretiche e alle false credenze; ripudiare il diavolo e tutte le altre forze del male; la confessione dell’Unità divina; l’acquiescenza all’azione di Dio; e l’assoluta sottomissione alla volontà di Dio. Generalmente celebrano solo una festa, Eid al-Adha, e praticano la taqiyya, la dissimulazione della fede in caso di grave pericolo.

La Comunità Drusa in Israele: Integrazione e Identità Distinta
Presenza e Riconoscimento
Oggi la popolazione drusa si concentra in Siria, Libano, Israele e Giordania. In Israele, i drusi sono circa 140.000-150.000 individui, costituendo l'1,6% della popolazione generale e il 7,6% della componente araba del paese. Sono distribuiti principalmente nel nord di Israele, in particolare in Galilea, nel Monte Carmelo e nelle alture del Golan. Israele è la sede della terza comunità drusa più popolosa al mondo, dopo Siria e Libano. Nel 1922, nel mandato britannico della Palestina, vivevano 7.617 drusi.
Nel 1957, il governo israeliano ha designato la comunità drusa, su richiesta dei suoi rappresentanti, come un gruppo separato dai musulmani. Le autorità israeliane hanno attuato politiche volte a favorire un’identità drusa distinta da quella araba palestinese. Da un sondaggio del 2008 dell'Università di Tel Aviv, oltre il 94% degli intervistati drusi si è identificato primariamente come "druso-israeliano", mentre solo una minoranza si identifica come palestinese. I drusi sono considerati il gruppo non ebreo maggiormente favorito in Israele.
Aspetti Storici e Politici
Nel corso della guerra civile del 1947-1948 nella Palestina mandataria, la comunità drusa palestinese ricevette pressioni sia dagli organi ebraici dello Yishuv, che da quelli arabi del Supremo Comitato Arabo. Una riunione dei rappresentanti dei villaggi drusi a Daliyat al-Karmel decise di non prendere parte agli scontri, sostenuta dalla comunità drusa del Gebel Druso in Siria. Tuttavia, molti capi locali sostennero la fazione ebraica.
La comunità drusa svolge un ruolo rilevante nell'esercito e nella politica israeliana. Il sostegno allo Stato israeliano tra i drusi è tendenzialmente più forte che tra gli altri arabi israeliani. A differenza degli altri arabi israeliani, gli uomini della comunità sono tenuti a prestare servizio militare nelle Forze di Difesa Israeliane (IDF), al pari degli ebrei e dei circassi. Dal servizio militare sono esentate le donne e gli uomini religiosi (al-'Uqqāl). Il servizio militare è ormai diventato una componente dell’identità dei drusi israeliani. Nel 1973, Amal Nasser el-Din fondò il Circolo dei drusi sionisti, un gruppo con lo scopo di incoraggiare i drusi a sostenere lo Stato di Israele, e migliaia di drusi israeliani sono affiliati a movimenti sionisti drusi.
Dati Demografici e Sociali
- Nel 2018, il tasso di fecondità tra le donne druse era intorno al 2,5.
- La dimensione familiare si attestava al 3,88, superiore a quella ebraica (3,09) e cristiana (2,98), e inferiore a quella musulmana (4,69).
- Il tasso di crescita della popolazione drusa nel 2017 era dell'1,4%.
- L'età media della popolazione drusa nello stesso anno era di 27,9 anni.
- Il 26,3% dei drusi aveva un'età compresa tra 0 e 14 anni, e circa il 6,1% aveva più di 65 anni.
- Nel 2016, l'età media al primo matrimonio tra i drusi era di 28,6 anni per gli uomini e di 24,5 anni per le donne.
Le cerimonie religiose si tengono nelle khalwa e i testi sacri di riferimento sono i Kutub al-Ḥikma. Nel 2016, il 49% dei drusi israeliani definiva la propria religione "molto importante" nella vita, il 26% pregava quotidianamente e il 25% frequentava regolarmente i servizi religiosi. Il 72% riteneva la propria identità drusa molto importante e il 93% ne era orgoglioso. La comunità tende ad essere endogama; secondo il Pew Research Center, oltre il 99% dei drusi sposati ha un coniuge druso. L'87% non sarebbe concorde se un figlio sposasse un ebreo o un cristiano, e l'85% esprimerebbe contrarietà verso un musulmano.

Istruzione e Lavoro
Tra gli arabi israeliani, i drusi sono risultati secondi ai cristiani nelle valutazioni del Bagrut (esami di maturità). Nell'anno accademico 2019/2020, c'erano 3.364 docenti drusi, con una proporzione di donne dell'82%. Nel 2016, il 20% dei drusi disponeva di una laurea. Tra il 2017 e il 2018, erano 4.900 gli studenti drusi nell'istruzione terziaria. L'Università di Haifa aveva la percentuale più alta di studenti drusi (6,7%).
Nel 2019, dal punto di vista lavorativo, il 71,1% degli uomini drusi era occupato, mentre tra le donne l'occupazione lavorativa si attestava al 43,2%.
Tradizione e Modernità: Le Sfide Interne
I drusi, pur essendo un popolo di origine araba, cercano di integrarsi sempre di più nella società israeliana. Arrivando dalla Galilea e soprattutto da Haifa, si nota come in città i drusi vestano e vivano all’occidentale. Sulle montagne, tuttavia, la tradizione è più radicata. Emerge chiaramente che si stanno formando due correnti all’interno della comunità drusa in Israele: l’una aperta alla modernità, l’altra arroccata alle radici. La fede drusa non impone rituali pubblici o vestiti riconoscibili, ma è fatta di memoria, linguaggio e coesione interna.
Nonostante l'integrazione, permangono usanze e norme tradizionali. Le donne, in particolare, sono tenute a osservare una morale rigorosa, e il rifiuto di abitudini considerate inappropriate (come indossare pantaloni o vestiti a braccia scoperte) può portare a forti reazioni conservative. Un esempio recente è il caso di un'aspirante miss drusa che rischiò la vita per essersi mostrata in costume da bagno.
Nati all’interno dell’Islam, i drusi osservano prescrizioni come non fumare, non bere alcolici e non mangiare carne di maiale, sebbene l'integrazione urbana stia portando a una graduale perdita di alcune di queste pratiche, con rammarico da parte degli anziani.
Le Preoccupazioni Attuali
I drusi israeliani hanno espresso preoccupazioni per la nuova legge sulla cittadinanza, che definisce Israele come uno Stato-nazione ebraico, sentendosi discriminati pur essendo pienamente integrati. Una minaccia non sempre visibile è la dissoluzione culturale. L’identità drusa si regge su riti, simboli e racconti orali tramandati di generazione in generazione. La diaspora crescente, la frammentazione delle comunità e la precarietà rischiano di erodere il filo invisibile che lega la storia personale a quella collettiva.
Uno studio ha rilevato una sempre maggiore popolarità della lingua ebraica su internet tra i giovani drusi, in particolare negli insediamenti nel Monte Carmelo, molto legati dal punto di vista economico alla società ebraica israeliana. L'attitudine positiva nei confronti della lingua ebraica è più evidente tra i giovani meno istruiti e tra le donne, anche se la lingua araba continua a rimanere dominante e non mostra segnali di declino tra la comunità.
I Drusi delle Alture del Golan: Tra Legami Siriani e Identità Israeliana
Le alture del Golan, dove vivono anche comunità druse, facevano parte dello stato siriano fino al 1973, quando quei territori sono stati occupati da Tel Aviv. I drusi dei villaggi del Golan, arrivati dalla Siria intorno al 1100 d.C., sono un esempio peculiare. Nonostante la loro integrazione nello stato di Israele e il servizio militare per alcuni, molti di loro continuano a sentirsi siriani; solo 1.600 hanno preso la cittadinanza israeliana tra i circa 22.000 drusi residenti. Forti legami vengono mantenuti con la Siria: numerosi giovani raggiungono Damasco per conseguire gratuitamente l'istruzione universitaria e tornano a visitare le proprie famiglie durante le vacanze. Le famiglie divise dalla frontiera si comunicavano a vicenda usando megafoni prima della diffusione di internet.
Un tipico fenomeno sociale sono le spose druse che attraversano il confine per congiungersi con le famiglie degli sposi al di là della frontiera; la separazione dalle famiglie di origine è definitiva, dato lo stato di guerra tra Israele e Siria. Gran parte della comunità drusa nel Golan, nell'ambito della guerra civile siriana, ha espresso sostegno per il presidente Bashar al-Assad.
L'accordo con Israele che ha cambiato per sempre la comunità drusa | Spiegato
Il Ruolo di Israele nella Protezione dei Drusi Siriani
Nell’estate 2025, la minoranza drusa in Siria è tornata sotto i riflettori, dopo essere stata coinvolta in nuove dinamiche: conflitti, scontri ma anche ragionamenti politico-strategici. Israele ha intensificato i contatti con i drusi siriani dopo la caduta del regime di Assad, offrendo supporto militare ad alcuni villaggi. Ufficialmente, si tratta di un gesto di protezione verso una minoranza perseguitata. Tuttavia, questa mossa risponde a logiche più complesse, quali consolidare una fascia di sicurezza al confine siriano, contrastare l’influenza iraniana e quella delle milizie di Hezbollah, raccogliere consenso tra i drusi israeliani (specie quelli del Golan) e indebolire il regime siriano.
Questo equilibrio è fragile e potenzialmente esplosivo. Molti drusi siriani rifiutano ogni protezione israeliana, vedendola come un’ingerenza che può compromettere la loro stessa sicurezza. Altri, invece, vedono in Tel Aviv l’unico attore in grado di garantire almeno una tregua. Alcuni settori della comunità drusa siriana stanno collaborando, in modo discreto ma significativo, con Israele, facilitando operazioni d’intelligence e fornendo informazioni su movimenti di milizie islamiste vicine ad Hayat Tahrir al-Sham (HTS).
Israele ha rafforzato i contatti con capi tribali e autorità comunitarie druse, soprattutto per garantire che queste aree non vengano infiltrate da gruppi jihadisti. La dichiarazione di Netanyahu di non tollerare "bande islamiste al confine" va letta non solo come minaccia al nuovo governo siriano, ma anche come messaggio a tutela implicita dei Drusi, per dissuadere attacchi settari e consolidare un’alleanza tattica.