La Comunione degli Apostoli: Significato e Iconografia

L'iconografia della Comunione degli Apostoli è una raffigurazione artistica e teologica di profondo significato all'interno della tradizione cristiana, strettamente derivata dall'episodio evangelico dell'Ultima Cena. Questo evento cruciale, tramandato dai quattro Vangeli canonici, apre il ciclo della Passione di Cristo.

La sera prima del suo arresto, Gesù riunì i suoi discepoli per celebrare la Pasqua ebraica. Durante il pasto, avvenne il drammatico annuncio del tradimento di Giuda. Teologicamente, l'Ultima Cena rappresenta l'istituzione del sacramento dell'Eucaristia. La Comunione degli Apostoli, infatti, è una trasposizione liturgica di questa scena, in cui la tavola imbandita è assimilata alla mensa d'altare e Cristo, in veste di officiante, offre agli apostoli l'ostia consacrata, o il pane e il vino, secondo le diverse tradizioni.

Il Significato Teologico e Liturgico

In questa iconografia, Gesù è inteso come l'unico sacerdote perfetto, un sacerdote "al modo di Melchisedek" come precisato nella Lettera agli Ebrei (Eb 6,20) e nella liturgia della Messa del Corpus Domini. Gli apostoli, in tal contesto, rappresentano il popolo dei fedeli che riceve il dono eucaristico. Non a caso, spesso l'apostolo che per primo riceve l'Eucaristia è san Pietro, capo della Chiesa e suo simbolo.

Gesù distribuisce il pane agli apostoli

Elementi Iconografici Ricorrenti

Diverse caratteristiche iconografiche permettono di identificare e comprendere il profondo significato della Comunione degli Apostoli:

  • La disposizione degli Apostoli: Solitamente, gli apostoli (ai quali spesso si aggiungono san Paolo e talvolta gli evangelisti) sono disposti in due file ai lati di un vero e proprio altare, coperto da una tovaglia, sovrastato da un ciborio.
  • La Figura di Gesù: Presso l’altare si trova Gesù stesso, di solito duplicato, che distribuisce da un lato il pane eucaristico e dall’altro il vino. Questa duplicazione è particolarmente presente nella tradizione ortodossa, che prevede l'obbligo della comunione sempre sotto le due specie.
  • La Tavola e le Vivande: Nelle immagini più antiche, la tavola può essere tonda, mentre a partire dal Rinascimento assume di preferenza la forma rettangolare. Le vivande distribuite sulla tovaglia immacolata possono assumere significati cristologici (come i pesci) o alludere alla Passione imminente (come le ciliegie). Costante è la presenza dei pezzi di pane e dei bicchieri colmi di vino, simboli eucaristici che si riferiscono rispettivamente al corpo e al sangue di Cristo.
  • La Rappresentazione di Giuda: L'apostolo che "venderà" il suo maestro per trenta denari è spesso isolato, a volte in piedi di fronte a Cristo, o seduto mentre riceve del cibo dalle sue mani. In alcune immagini, ai suoi piedi è raffigurato un cane, intento a mangiare gli avanzi, alludendo, per opposizione, alla sua infedeltà o alla bassezza morale.
  • Giovanni Evangelista: Il discepolo prediletto, siede accanto al Salvatore, spesso con la testa poggiata sul suo petto.

Esempi Artistici e Interpretazioni

La Tradizione Orientale e Bizantina

Il motivo della Comunione degli Apostoli è un soggetto assai sviluppato nella tradizione orientale e bizantina. Un esempio raffinato si trova negli affreschi della chiesa di Santa Sofia ad Ohrid (Macedonia) del 1054. Qui la scena è arricchita dalla presenza di angeli che, come nella liturgia celeste, svolgono le funzioni dei diaconi, sostenendo gli esapterigi, pregiati "ventagli liturgici" usati anticamente durante la comunione per evitare che insetti si avvicinassero all'eucaristia.

Affresco della Comunione degli Apostoli nella Chiesa di Santa Sofia a Ohrid

Nell'Arte Occidentale: Dalle Prime Raffigurazioni al Rinascimento

In Occidente, questo motivo appare per la prima volta attorno al 1340 a Ravenna, in un affresco di Santa Maria del Porto. Successivamente, ha trovato espressione in opere di grandi maestri.

L'Ultima Cena di Giotto nella Cappella degli Scrovegni

Un affresco celebre dell'Ultima Cena si trova nella Cappella degli Scrovegni a Padova, commissionata da Enrico Scrovegni. Giotto colloca l'Ultima Cena nel primo riquadro in basso sulla parete destra, in una posizione vicina all'altare dove veniva celebrata la Messa. Gesù e i dodici apostoli sono raccolti in un ambiente incorniciato da un'architettura che lascia intravedere l'esterno, il cielo blu, e attraverso le finestre un chiarore pervade la stanza. Il momento fissato è quello in cui Gesù dice: "colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà" (Mt 26,23; Mc 14,17-20).

Giotto risolve in modo interessante la raffigurazione degli apostoli di spalle con le aureole rovesciate, posizionate davanti al capo. A questa immagine è strettamente legato l'affresco della lavanda dei piedi, situato, a differenza di altri esempi, dopo l'annuncio del tradimento. Sopra la cena è situata la formella della nascita di Gesù, mentre la lavanda è sormontata dall'adorazione dei Magi. Questa collocazione suggerisce un messaggio di profonda unità tra il mistero dell'Incarnazione e il mistero dell'Eucaristia: il dono del Figlio da parte di Dio Padre trova corrispondenza nel dono che Gesù fa della sua vita e del suo corpo da condividere.

Nel ciclo giottesco, Giuda ha un ruolo significativo ed è raffigurato con un mantello color giallo, simbolo di inganno e tradimento, un elemento di grande importanza nell'arte medievale. Lo si riconosce per lo stesso mantello nell'incontro con i sacerdoti, dove riceve la borsa con i trenta denari, e nel bacio nell'orto degli ulivi, scena in cui Giotto sottolinea lo sguardo di Gesù che si posa su Giuda con tenerezza e sorpresa.

Affresco dell'Ultima Cena di Giotto nella Cappella degli Scrovegni

La Comunione degli Apostoli del Beato Angelico

Una raffigurazione di tipo assai diverso si osserva nel convento di San Marco a Firenze, affrescato da fra Giovanni da Fiesole, detto il Beato Angelico, tra il 1438 e il 1446. Questi affreschi, collocati all'interno delle piccole celle del complesso conventuale, avevano la funzione di accompagnare la meditazione dei frati. L'Angelico riprende il motivo della Comunione degli Apostoli, seppur meno presente nella tradizione occidentale rispetto a quella orientale.

Otto apostoli sono raffigurati in piedi attorno a una tavola a 'elle', mentre altri quattro sono disposti in ginocchio sulla destra. Al centro, Gesù distribuisce l'eucaristia ai discepoli. Questa immagine è pervasa da un'atmosfera di profonda serenità e commozione interiore, con volti espressivi di pace e devota accoglienza. Tra i discepoli in ginocchio, l'Angelico include anche la figura di Giuda, riconoscibile dalla sua aureola scura e dalla capigliatura e barba dello stesso colore. Tuttavia, anche il suo sguardo appare preso in un atteggiamento di adorazione.

Il contesto richiama la quotidianità della vita dei frati: dalle finestre si intravedono le architetture del convento di San Marco e sulla destra il pozzo al centro del chiostro. Ciò suggerisce la continuità tra l'esperienza degli apostoli e la vita della comunità, invitando a rivivere il cammino della fede nel proprio tempo. Sulla tavola non appare alcun cibo, solamente il profilo tracciato di alcune tazze.

Affresco della Comunione degli Apostoli del Beato Angelico a San Marco

La Pala di Giusto di Gand e il Messaggio di Unità

Dopo il Beato Angelico, il tema riappare nella pala di Giusto di Gand, dipinta a Urbino attorno al 1473 per il palazzo ducale, su incarico del duca Federico da Montefeltro. Questa tavola presenta la cena nel contesto di un'architettura di una chiesa gotica, con la tavola della cena che si confonde con l'altare al centro della chiesa, sul quale è posto un calice dorato.

Oltre ai personaggi sulla sinistra del dipinto, tra cui si riconosce un Giuda in atteggiamento di estraneità, la parte destra della tavola è interessante per la presenza di personaggi dell'epoca, come Federico da Montefeltro, duca di Urbino, intento a discutere con un misterioso personaggio. Questo dialogo potrebbe riferirsi a eventi del XV secolo: il Concilio di Ferrara e Firenze del 1439, che tentò una riconciliazione tra le tradizioni di Oriente e Occidente, e la conquista di Costantinopoli da parte dei Turchi nel 1453. L'ignoto personaggio potrebbe essere il cardinal Basilio Bessarione, arcivescovo ortodosso di Nicea e vicino ai Montefeltro, creato cardinale romano per il suo impegno nella riconciliazione delle chiese.

La ripresa del motivo caro alla tradizione orientale e bizantina della Comunione degli Apostoli, in questo contesto, sottolinea l'Eucaristia come sacramento di unità e riconciliazione, in linea con la preghiera di Gesù Cristo "che tutti siano una cosa sola" (Gv 17,11). L'apostolo che sta per ricevere l'eucaristia potrebbe essere identificato con Andrea, in quanto nel 1461 Tommaso Paleologo, uno degli ultimi rappresentanti della famiglia imperiale bizantina, donò a Pio II la reliquia dell'apostolo Andrea, assai venerata in Oriente.

La Comunione degli Apostoli di Jusepe de Ribera

Un'altra importante raffigurazione di questo tema è il dipinto commissionato a Jusepe de Ribera nel 1638, per 1000 ducati, dall'allora priore della Certosa, Giovanni Battista Pisante. Quest'opera faceva parte di una commissione più ampia che includeva anche la serie dei quattordici Profeti, il San Girolamo, il San Sebastiano e il San Bruno che riceve la regola. Nel suo insieme, il dipinto di De Ribera contiene omaggi a vari maestri, dalle ampie composizioni alla Paolo Veronese all'uso dei colori tipico di Tiziano, Domenichino e Lanfranco.

Il dipinto è collocato sull’altare dell’oratorio dell’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento della chiesa domenicana di La Valletta, inquadrato in una scenografia di stucchi. Il soggetto illustra Cristo che, come un sacerdote, distribuisce le particole consacrate agli apostoli inginocchiati intorno a Lui, rendendolo emblematico dell'istituzione dell'Eucaristia. Non è un caso che l'apostolo che per primo riceve l'Eucaristia sia proprio san Pietro, simbolo del capo della Chiesa. Gli altri apostoli sono distribuiti nella scena, suddivisi in gruppi e in vari atteggiamenti. Le fonti archivistiche riportano che anche Mattia Preti a Malta dipinse un quadro d'altare raffigurante l'Ultima Cena per l'Oratorio del Santissimo Sacramento nella Chiesa Parrocchiale dei Padri Predicatori della Valletta.

Dipinto della Comunione degli Apostoli di Jusepe de Ribera

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