La Santa Cena, conosciuta anche come Cena del Signore o Eucaristia, è uno dei sacramenti centrali nella vita delle chiese evangeliche, un atto di memoria e di comunione che affonda le sue radici profonde nelle Scritture e nella storia della redenzione. Questa pratica, istituita da Gesù Cristo stesso, rappresenta il passaggio da un antico patto a uno nuovo, simboleggiando il sacrificio redentore e l'unità dei credenti.
Origini e Fondamento Biblico della Santa Cena
Dalla Pasqua Ebraica al Nuovo Patto
Il fondamento della Santa Cena si trova nell'Antico Testamento, nella celebrazione della Pasqua ebraica. Il Signore parlò a Mosè e ad Aaronne nel paese d’Egitto, dicendo: «Questo mese sarà per voi il primo dei mesi: sarà per voi il primo dei mesi dell’anno.» Fu comandato di prendere un agnello per famiglia, un agnello senza difetto, maschio, dell’anno, da serbare fino al quattordicesimo giorno del mese e poi sacrificarlo al tramonto.
Il sangue dell'agnello doveva essere messo sui due stipiti e sull’architrave della porta delle case dove lo si sarebbe mangiato. La carne doveva essere consumata arrostita al fuoco, con pane azzimo e con erbe amare, senza lasciarne avanzo fino alla mattina. La promessa divina era chiara: «Quella notte io passerò per il paese d’Egitto, colpirò ogni primogenito nel paese d’Egitto, tanto degli uomini quanto degli animali, e farò giustizia di tutti gli dèi d’Egitto. Io sono il SIGNORE. il Signore insegnò al Suo popolo che doveva cominciare un’era nuova con Lui. “Quando io vedrò il sangue passerò, e non vi sarà piaga su voi per distruggervi, quando percoterò il paese d’Egitto”. (Esodo 12:1-13).

Questa celebrazione, la Pasqua, doveva servire da memoriale per tutte le generazioni, uno statuto a tempo indefinito. Tuttavia, la legge possedeva solo un’ombra dei beni futuri, non la realtà stessa delle cose, e i sacrifici continui non potevano rendere perfetti coloro che si avvicinavano a Dio (Ebrei 10:1-2). Il Signore insegnò al Suo popolo che doveva cominciare un’era nuova con Lui.
L'Istituzione da Parte di Gesù
Mentre nelle famiglie ebree si stava consumando la Pasqua, Gesù, celebrandola con i discepoli, introdusse dei cambiamenti che la sua morte avrebbe reso necessari. Questi cambiamenti sono l'adempimento della legge, il passaggio dall’antico al nuovo patto. La Pasqua ebraica non aveva più motivo di continuare perché tutto l’insieme dei tipi e delle cerimonie che prefiguravano il sacrificio di Cristo era stato ormai adempiuto e quindi abolito.
Gesù, servendosi di due elementi naturali, quale il pane e il vino, istituì la Santa Cena abolendo la Pasqua ebraica. I Vangeli sinottici (Matteo, Marco, Luca) e l'Apostolo Paolo (1 Corinzi) attestano questo momento cruciale.
- Matteo 26:26-28: “Mentre mangiavano, Gesù prese del pane e, dopo aver detto la benedizione, lo ruppe e lo diede ai suoi discepoli dicendo: “Prendete, mangiate, questo è il mio corpo”. Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro dicendo: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, che è sparso per molti per il perdono dei peccati”.
- Marco 14:22-24: “Mentre mangiavano, Gesù prese del pane; detta la benedizione, lo spezzò, lo diede loro e disse: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, e tutti ne bevvero. Poi Gesù disse: «Questo è il mio sangue, il sangue del patto, che è sparso per molti.»”
- Luca 22:19-20: “Preso un pane, rese le grazie, lo spezzò, e lo diede loro, dicendo: ‘Questo significa il mio corpo che sarà dato in vostro favore. Continuate a far questo in ricordo di me’. Allo stesso modo, dopo aver cenato, diede loro il calice dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, che è versato per voi.»”

L'Apostolo Paolo, nella sua prima lettera ai Corinzi, ribadisce: “Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane; e dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me». Nello stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me». Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga” (1 Corinzi 11:23-26).
Il Signore ha stabilito e scelto di preservare la speciale relazione tra Sé e il Suo popolo con il Patto, con la Sua parola di promessa e con il sangue sparso. Il Nuovo Patto adempie l’antico, perché il Nuovo Testamento completa la Parola di Dio agli uomini. La liberazione ad opera di Cristo è completa.
Il Significato Teologico: Cristo, Sacrificio Unico e Pane di Vita
Cristo come Sommo Sacerdote e Redenzione Eterna
L'epistola agli Ebrei spiega che Cristo fu allo stesso tempo sacrificio e sacrificatore, offerta ed offerente. A differenza dei sacerdoti levitici che entravano nel tabernacolo terreno ripetutamente con sangue non loro, Cristo è entrato una volta per sempre nel luogo santissimo, non fatto da mano d’uomo, con il proprio sangue, acquistandoci una redenzione eterna (Ebrei 9:11-12). Il sacrificio di Cristo non deve essere ripetuto (Ebrei 9:24-26).
La Lettera agli Ebrei: introduzione, struttura e contenuti.
Il Dibattito sulla Presenza Reale: Visioni a Confronto
Le parole di Gesù Cristo: “questo è il mio corpo…questo il mio sangue” sono state motivo di controversia attraverso i secoli nella cristianità. La teoria della Transustanziazione, dogma della Chiesa Cattolica Romana e accettata anche dalle Chiese Ortodosse e altre chiese simili, sostiene che gli elementi del pane e del vino si trasformino, nella loro sostanza, nel corpo e nel sangue reali di Cristo, pur mantenendo le apparenze esterne originali. I Giudei stessi, di fronte alle parole di Gesù in Giovanni 6:53-56 - «In verità, in verità vi dico che se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete la vita in voi. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha vita eterna, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Poiché la mia carne è veramente cibo e il mio sangue è veramente bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, dimora in me ed io in lui» - trovarono questo un parlare "duro" e si scandalizzarono. Gesù intendeva un discorso più spirituale, cioè che chi non seguiva il suo insegnamento non aveva in lui la vita.
La Prospettiva di Calvino e la Riforma Evangelica
Nel contesto della Riforma Protestante, il dibattito sacramentale si sviluppò intensamente. Lutero sosteneva la dottrina della consustanziazione (o unione sacramentale), ovvero che Cristo è realmente presente “in, con e sotto” gli elementi del pane e del vino. Per Zwingli, invece, la Cena si configurava come un gesto puramente simbolico, un ricordo della morte di Cristo. Un tentativo di mediazione fallì nel colloquio di Marburgo del 1529.
Giovanni Calvino, nel suo “Piccolo trattato sulla Santa Cena”, si collocò su un piano intermedio. Calvino pose il problema in termini nuovi, concentrandosi sulla relazione tra il Corpo di Cristo e i credenti, per opera dello Spirito di Dio. Per i Riformati, la comunione non avviene attraverso i segni e nei segni, ma attraverso i segni nella realtà della fede e per l'azione dello Spirito. Il pane e il vino sono simboli efficaci che, per fede, ci uniscono spiritualmente a Cristo crocifisso e risorto. L'effetto della Cena è la ricezione della grazia e la partecipazione al beneficio di Cristo, nella realtà del Suo Corpo.

Per gli evangelici, il sacrificio di Cristo non è ripetuto nella Cena, ma è commemorato e i credenti partecipano spiritualmente dei suoi benefici. Non si riconosce la presenza fisica e reale di Cristo nel pane e nel vino stessi, ma la sua presenza spirituale tra i credenti riuniti e tramite la fede.
La Santa Cena e la Comunità di Corinto: Un monito per la Chiesa
Le Problematiche della Chiesa di Corinto
L'Apostolo Paolo affrontò un problema molto serio riguardo la celebrazione della Santa Cena nella chiesa di Corinto. La “cena del Signore” si celebrava alla sera nelle case private, dove si consumava un pasto di fraternità. Purtroppo, le divisioni sociali della città si riflettevano in queste riunioni: i più benestanti mangiavano e bevevano a loro comodo senza aspettare i lavoratori e i più bisognosi, che arrivavano tardi e trovavano solo gli avanzi, se non erano già ubriachi i primi. Paolo critica duramente questa condotta: “Quando dunque vi radunate insieme, il vostro non è più un mangiare la cena del Signore. Ciascuno infatti, quando siete a tavola, comincia a prendere il proprio pasto e così uno ha fame, l’altro è ubriaco. Non avete forse le vostre case per mangiare e per bere? O volete gettare il disprezzo sulla Chiesa di Dio e umiliare chi non ha niente? Che devo dirvi? Lodarvi?” (1 Corinzi 11:20-22).
L'Esame di Sé e la Partecipazione Degna
Di fronte a questa situazione, Paolo espone il racconto dell’Istituzione dell’Eucaristia, il suo senso e le sue conseguenze. Paolo non dice: “Solo i cristiani perfetti possono prendere la Santa Cena”, ma esorta all'esame di sé. “Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà dal calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. Ora ognuno esamini se stesso, e così mangi del pane e beva del calice, poiché chi ne mangia e beve indegnamente, mangia e beve un giudizio contro se stesso, non discernendo il corpo del Signore” (1 Corinzi 11:27-29).
Partecipare “indegnamente” non significa essere senza peccato, ma ignorare il significato profondo del sacrificio di Cristo e disprezzare il corpo di Cristo, ovvero la comunità dei credenti, specialmente i suoi membri più deboli. L'esortazione a esaminare se stessi è un invito a:
- Verificare se si è nella fede e se si è salvati (2 Corinzi 13:5).
- Comprendere come il pane e il succo d’uva rappresentino Cristo e il valore di questa verità.
- Assicurarsi che il proprio cuore sia a posto con Dio e che la vita privata corrisponda alla confessione pubblica, manifestando amore per gli altri membri della chiesa.
Colpa e Castigo: Le Conseguenze della Partecipazione Indegna
L'Apostolo Paolo è durissimo: chi mangia il pane e beve il calice del Signore indegnamente, commette peccato contro il Corpo e il Sangue del Signore, mangia e beve la sua condanna perché disprezza il «corpo» di Cristo nei suoi membri più deboli, oppressi ed emarginati. A Corinto, per questo motivo, molti erano ammalati, infermi, e un buon numero erano morti (1 Corinzi 11:30).
Il castigo o disciplina del Signore, tuttavia, è per il nostro bene, affinché non siamo condannati col mondo (1 Corinzi 11:31-32). Alla Tavola del Signore dobbiamo “giudicare” noi stessi senza pietà e compromessi, esaminando la nostra vita e la nostra relazione con Dio e con i fratelli.
La Santa Cena come Elemento Costitutivo della Chiesa Locale Evangelica
Comunione Verticale e Orizzontale
La Santa Cena non è solo un momento di devozione privata, ma ha un ruolo fondamentale nel formare e unire una chiesa. Paolo afferma: “il calice della benedizione, che noi benediciamo, non è forse partecipazione con il sangue di Cristo? Il pane che noi spezziamo non è forse partecipazione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane e noi, sebbene in molti, siamo un solo corpo, poiché tutti partecipiamo dell’unico pane” (1 Corinzi 10:16-17).
Questo versetto evidenzia sia la comunione "verticale" con Cristo (attraverso il Suo sangue e corpo) sia una profonda comunione "orizzontale" tra i credenti. La Santa Cena rende effettivamente molti, uno; riunisce “noi, sebbene in molti” e ci rende un unico corpo. In altre parole, la Santa Cena istituisce una chiesa locale.

L'Impegno Reciproco e il Patto di Chiesa
Una chiesa locale non nasce automaticamente; richiede l'impegno reciproco dei cristiani. Come un matrimonio nasce dall'impegno di un uomo e una donna, così una chiesa nasce quando dei cristiani si impegnano ad essere una chiesa insieme. Le ordinanze del battesimo e della Santa Cena giocano un ruolo cruciale in questo. Con il battesimo, ci si impegna pubblicamente a Cristo e al suo popolo. Con la Santa Cena, si rinnova l'impegno a Cristo e l'uno verso l'altro.
La Santa Cena contraddistingue un intero gruppo di cristiani come un corpo unico, tracciando una linea tra loro e il mondo attorno. Ricevere i benefici di Cristo nella Santa Cena significa riconoscere il popolo di Dio come fratelli e sorelle. Questo impegno reciproco porta un gruppo di cristiani a diventare una chiesa locale. Molte tradizioni evangeliche, specialmente congregazionaliste e battiste, formalizzano questo con un “patto di chiesa”, che rende esplicito ciò che è implicito nella Santa Cena.
Se un gruppo di credenti che si definisce chiesa non celebra mai la Santa Cena insieme, non solo sta disobbedendo a Gesù, ma c’è un senso reale in cui non sarebbe ancora una chiesa. La Santa Cena, insieme al battesimo, è il modo in cui un popolo evangelico stabilisce un ordinamento evangelico, scolpendo il Vangelo nella forma e struttura della chiesa.
Pratiche e Credenze Evangeliche sulla Santa Cena
Le comunità evangeliche, pur condividendo principi teologici comuni, possono avere alcune variazioni nelle pratiche legate alla Santa Cena, che comunque non alterano il significato centrale.
- Frequenza e Natura degli Elementi: La celebrazione avviene con pane e vino (o succo d'uva), dopo la benedizione e il ricordo del sacrificio di Cristo. La frequenza può variare: alcune chiese la celebrano tutte le domeniche, altre una volta al mese, altre ancora in occasioni speciali come Natale, Pasqua, Pentecoste, o annualmente, rifacendosi alla cadenza della Pasqua ebraica. Questa è generalmente considerata una scelta ecclesiale, non un insegnamento biblico stringente sulla frequenza.
- Assenza della Presenza Reale di Cristo negli Elementi: Gli evangelici non riconoscono la presenza reale e fisica di Cristo nel pane e nel vino. Essi sono considerati simboli del Suo corpo e del Suo sangue, mezzi attraverso i quali i credenti, per fede e per opera dello Spirito Santo, partecipano spiritualmente dei benefici del sacrificio di Cristo.
- Gestione degli Avanzi: Non essendovi la credenza nella transustanziazione, gli avanzi di pane e vino sono trattati come comuni alimenti, senza particolari problemi o riti speciali.
- Chi può partecipare? L'invito alla Santa Cena è rivolto ai credenti, a coloro che hanno accettato Gesù Cristo come Signore e Salvatore e che hanno la giusta attitudine spirituale, ovvero si sono esaminati e hanno riconosciuto il significato di questa celebrazione. Non è richiesta la perfezione, ma un cuore pentito e in comunione con Dio e con i fratelli.
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