Le sepolture vescovili hanno storicamente rivestito un ruolo di profonda importanza, non solo come luoghi di riposo eterno, ma anche come espressione del legame indissolubile tra il ministero episcopale e il luogo del sacrificio liturgico. Questo concetto è eloquentemente espresso dalle parole di Sant'Ambrogio, Vescovo di Milano, quando decise di porre le reliquie dei Santi Gervasio e Protasio sotto l’altare. Egli affermava non solo l’importanza delle reliquie, ma sottolineava anche lo strettissimo legame tra il luogo del sacrificio e la sepoltura vescovile, scrivendo: “Queste vittime trionfali si avanzano verso il luogo dove Cristo è offerta sacrificale. Ma Egli, che è morto per tutti, sta sull’altare; questi, che sono stati riscattati dalla sua Passione, staranno sotto l’altare. Questo posto io avevo scelto per me, perché è giusto che un vescovo riposi dove era solito offrire il sacrificio; ma a queste vittime sacre cedo la parte destra: questo luogo era dovuto ai martiri”.
Il Complesso Episcopale di Ravenna e la Cappella Arcivescovile di Sant'Andrea
Il contesto ravennate offre un esempio magnifico di questa tradizione. La Basilica Ursiana, fondata dal vescovo Orso (399-426) agli inizi del V secolo, insieme all’Episcopio e al Battistero, forma il complesso episcopale, un monumento di capitale importanza nella storia della cristianità. A questo complesso si aggiunge la Cappella Arcivescovile di Sant’Andrea, databile all’episcopato di Pietro II (494-519).

La Cappella di Sant'Andrea: Un Manifesto Anti-Ariano
La Cappella di Sant’Andrea, nota anche come Cappella Arcivescovile, è situata al primo piano del Museo Arcivescovile di Ravenna. Fu costruita sotto il vescovo Pietro II, nel VI secolo, durante i lavori di ampliamento dell’Episcopio. Questo oratorio era riservato ai vescovi cattolici ortodossi in un’epoca in cui la città era sotto il dominio del re ariano Teodorico. Di conseguenza, tutte le decorazioni della cappella possono essere lette come un manifesto anti-ariano e un inno al cristianesimo ortodosso, quale vera, unica e giusta via per la Salvezza.

Il Vestibolo: Il Cristo Vittorioso e il Giardino Paradisiaco
Il vestibolo rettangolare, con volta a botte, accoglie i visitatori con i suoi suggestivi mosaici. Essi raffigurano la figura di Cristo come soldato vittorioso e un pergolato paradisiaco ricco di vivaci fiori e uccelli colorati. Scritte latine, dipinte agli inizi del 1900 per integrare le parti di mosaico perdute, esaltano il tema della Luce.
Sopra la porta d’ingresso del vestibolo domina la figura di Cristo, rappresentato giovane, senza barba, con il capo cinto da un’aureola gemmata. Indossa la corazza e un mantello color porpora, fermato da una preziosa fibula. Nella mano destra stringe la croce, mentre la mano sinistra, coperta dal mantello, sorregge un libro aperto con la scritta “Io sono la via della verità e della vita”. Questa rappresentazione è unica in tutta l’arte paleocristiana. Con i suoi campagi, cioè i calzari, Cristo calpesta le teste di un leone e di un terribile serpente, simbolo delle forze del male, citando il Salmo 91,13. Questa iconografia intende celebrare Gesù Cristo, figlio di Dio e della sua stessa sostanza divina, come la vera e unica via per la Salvezza, schiacciando simbolicamente l’eresia ariana.

La volta del vestibolo presenta un delizioso giardino paradisiaco. Si tratta di un pergolato formato da una trama di gigli bianchi, intramezzati da fiori rossi, costellati da varie specie di volatili variopinti, sia esotici che del territorio. Tra questi, si possono osservare pavoni, fagiani, parrocchetti e colombe, ognuno con un profondo significato religioso.
- I Pavoni, ad esempio, sono simbolo di immortalità, poiché si diceva che la loro carne non deteriorasse mai.
- Il Pollo Sultano è simbolo di castità e fedeltà, perché si diceva morisse se abbandonato dalla compagna.
- I Parrocchetti sono simbolo di eloquenza.
- Le Colombe, simbolo dell’anima cristiana, sono anche messaggere della pace universale tra Dio e gli uomini.
Il vestibolo è un tripudio di smalti colorati, dalle tinte ora delicate, ora vivaci, che definiscono i piumaggi e tutti i più piccoli dettagli, creando un ambiente di grande suggestione visiva e simbolica.

L'Oratorio: Trionfo della Chiesa Ortodossa
Ancora più prezioso è l’oratorio vero e proprio. È un ambiente di dimensioni raccolte, con pianta a croce greca, anch’esso decorato da miriadi di rilucenti tessere di smalto d’oro e colorato. Entrati al suo interno, si è colpiti dalla ricchezza delle tessere d’oro che riverberano grazie alla luce.
La volta è formata da quattro angeli fieri ed eretti, che seguono le diagonali strutturali. Hanno le mani alzate che convergono al centro, punto in cui reggono il monogramma di Cristo. Da nuvole azzurre e rosa compaiono i simboli dei quattro Evangelisti, che mostrano i Vangeli protetti da una preziosa copertina. Questa raffigurazione, assieme ai medaglioni degli intradossi, con figure di Cristo con Apostoli e Sante e Santi, è da leggere come la rappresentazione del trionfo della chiesa ortodossa contro la fede ariana, che negava la natura divina di Cristo.

Tra le figure presenti, Santa Perpetua ci osserva mite. È rappresentata giovane e nobile, con un’acconciatura raccolta in cui i capelli sono tenuti da preziosi diademi di perle, oro e pietre preziose. Indossa una collana in pietre e gemme e un mantello dorato, a sottolineare ulteriormente le sue nobili origini. L’incarnato delicato del viso è reso con tessere di smalto bianco e rosa. La bocca è appena accennata, mentre gli occhi sono grandi e importanti, strumenti nella contemplazione di Dio. Assieme a Santa Felicita, sua ancella, è stata martirizzata nel 203 a Cartagine e qui simboleggia la Chiesa d’Africa, che ai tempi di Pietro II era invasa dai Vandali ariani, incarnando la vera fede per cui ha dato la vita.

Altre Sepolture Vescovili nella Cattedrale di Ravenna
Oltre alla sepoltura di Orso, nella Cattedrale di Ravenna sono presenti dal X secolo le reliquie di alcuni tra i primi Santi vescovi ravennati - Aderito, Calocero, Probo, Procolo, Dato, Liberio, Agapito e Marcellino - trasferite dal territorio di Classe, dove erano attestate le loro originarie sepolture, in cattedrale nella cripta appositamente edificata.
Nella Cattedrale, anche se per lo più nascoste e dimenticate dai più, si trovano altre sepolture. Tra queste, senza la pretesa di dare un elenco esaustivo, segnaliamo quelle di Antonio Cantoni (1767-1781) e del suo successore Antonio Codronchi (1785-1826) nella navata sinistra. Lungo la navata destra si trovano le sepolture di Ferdinando Romualdo Guiccioli (1745-1763), la cui sepoltura non coincide con il cenotafio, Maffeo Nicola Farsetti (1727-1741), Luca Torreggiani (1645-1669) e Pasquale Morganti (1904-1921).

La Nuova Area Funeraria per i Vescovi Ravenati
Non più all’interno della Cattedrale, bensì in spazi adiacenti ad essa - spazi importantissimi da un punto di vista archeologico - si colloca la nuova area funeraria per i vescovi ravennati. A essa si accede dal fondo della navata destra, dove una volta era situato il monumento di San Marco.
Il Sacello di Mons. Rinaldo Camillo Rousset
La prima cappella funeraria della Navata laterale destra è stata risistemata nel 1997 su progetto dell'architetto Renato G. Laganà. Qui si trova il sacello di Mons. Rinaldo Camillo Rousset, come testimoniato dall'epigrafe: “HEIC IN PACE CHRISTI EXC.eccellentissiMUS D. RAYNALDUS CAMILLUS ROUSSET / EX ORDINE CARMELITARUM DISCALCEATORUM / NATUS AN.no MDCCCLX MORTUUS AN.no MCMXXVI / PASTOR BONUS / IN RHEGINENSEM DIOCESIM A PIO X MISSUS AN.no MCMIX / QUO / DESOLATO RUINAE / INLUXIT / EXC.eccellentissiMUS D.” (Qui nella pace di Cristo l’Eccellentissimo D. Rinaldo Camillo Rousset dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi, nato nell’anno 1860 e morto nell’anno 1926. Pastore buono, fu mandato da Pio X nella Diocesi Reggina nell’anno 1909, desolato di rovina, nel quale l’Eccellentissimo D.).

La Tomba di Mons. Carmelo Pujia
Un’altra sepoltura di rilievo è quella di Mons. Carmelo Pujia, la cui iscrizione riporta: “CARMELO PUJIA / N. 1852 M.”.
Il Sacello di Mons. Aurelio Sorrentino
Il sacello di Mons. Aurelio Sorrentino, progettato dall’architetto Renato G. Laganà, occupa la parete destra della Cappella. Accoglie il busto bronzeo del presule, opera di un professore. L'iscrizione recita: “QUAE TUA SEMPLICITAS QUAE TOTO LENIS IN ORE / ALLICIENS RISUS PATRIS IMAGO PATENS / IN TERRIS FAC NOS CONSTRINGANT VINCULA AMORIS / CRAS ET CONSOCIENT LIBERA REGNA DEI / AURELIUS SORRENTINO A. 1914 Q.” (Quale la tua semplicità, quale dolce immagine di padre, allettante sorriso si rivela in tutto il viso. Fa’ che sulla terra ci leghino vincoli di amore e domani ci riuniscano i liberi regni di Dio).

Altre Tombe nell'Area Funeraria
Nell'area sono inoltre presenti la tomba del Cardinale Gennaro Portanova e quella di Mons. Francesco Converti.

Informazioni per la Visita
La Cappella Arcivescovile si trova nel centro storico di Ravenna, all’interno del Palazzo Arcivescovile. Per raggiungerla in bus, le fermate di tutte le linee della città si trovano in Piazza Caduti della Libertà e in Piazza Kennedy. Nelle vicinanze del museo sono disponibili diverse aree parcheggio.
Per quanto riguarda l'accessibilità, il museo offre il progetto RAVENNA PER TUTTI MOSAICI FOR ALL, che include una mappa tattile-multisensoriale di presentazione della struttura architettonica e dei servizi, un mosaico tattile-multisensoriale del Cristo Guerriero anche in Braille. Sono disponibili QR code con accesso a contenuti digitali in italiano, inglese, LIS e IS, oltre a occhiali per persone con daltonismo.
Il biglietto d'ingresso è cumulativo e comprende la visita a diversi siti UNESCO di Ravenna: la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, il Battistero Neoniano, la Basilica di San Vitale, il Mausoleo di Galla Placidia, il Museo e la Cappella Arcivescovile.
- Intero: €10.50
- Ridotto: €9.50 (*)
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