Suor Angelica: Trama e Cast di un'Opera Pucciniana

L'opera "Suor Angelica" di Giacomo Puccini, parte del celebre "Trittico", si svolge in un monastero verso la fine del XVII secolo. La trama ruota attorno alla figura di Suor Angelica, una giovane donna di origini aristocratiche che, sette anni prima dell'inizio dell'azione, è stata costretta ad abbracciare la vita monastica per espiare un peccato d'amore, dal quale è nato un figlio illegittimo che le è stato strappato alla nascita.

La Vita Monastica e i Desideri Segreti

La vita nel convento è scandita da rigidi orari e dalla disciplina monastica, con poche concessioni alla vita terrena. Solo per tre sere di maggio le suore hanno la possibilità di vedere il tramonto. Le giornate passano lentamente, segnate dal suono delle campane che regolano la vita di clausura. Le consorelle, raccolte in preghiera nella piccola chiesetta, vivono momenti di contrizione e riflessione. Anche le punizioni sono parte della routine: due converse vengono sanzionate per un ritardo, mentre Suor Osmina viene rinchiusa in cella per aver nascosto delle rose nelle maniche. Solo Suor Genoveffa, più leggera e allegra, mostra entusiasmo alla vista di un raggio di sole.

Le monache si rendono conto che è passato un anno dalla morte di una di loro, e Suor Genoveffa le invita a portare sulla tomba un secchiello d'acqua di fonte, pensando che l'estinta lo gradirebbe; ma Suor Angelica ricorda loro che i morti hanno trovato la pace e non hanno più desideri. Tuttavia, emergono i sogni segreti delle suore: a Suor Genoveffa piacerebbe rivedere un agnellino, animale che pascolava prima di entrare in convento. Quando viene interpellata, Suor Angelica dichiara di non avere desideri, ma le sue compagne sanno che mente e alludono alla sua origine e alla sua punizione.

Illustrazione di un raggio di sole che filtra attraverso le finestre di un convento, illuminando le monache.

La Visita della Zia Principessa e la Tragica Rivelazione

Il pettegolezzo viene interrotto quando la suora infermiera chiede ad Angelica, esperta di erbe, un rimedio per Suor Chiara, punta dalle vespe. Successivamente, rientrano le cercatrici con provviste, che scatenano la gola di Suor Dolcina. Mentre le suore assaporano un tralcio di ribes, una cercatrice descrive una ricca berlina parcheggiata fuori dal parlatorio, provocando ansia in Suor Angelica. La sua agitazione cresce fino a quando la campanella annuncia una visita inaspettata.

La Badessa chiama Suor Angelica, visibilmente turbata, e la invita a calmarsi. Entra la vecchia Zia Principessa, altera e distante, per comunicare alla nipote che la sorella minore è in procinto di sposarsi. La zia è venuta a farle firmare una carta per dividere il patrimonio amministrato dopo la morte dei genitori. Suor Angelica invoca la sua clemenza, ma la zia prosegue implacabile, ricordandole il disonore gettato sulla famiglia e comunicandole che, quando Angelica prega, l'unico pensiero della zia è che la nipote espia la colpa commessa ("Nel silenzio di quei raccoglimenti").

Prima di congedarsi, la Zia Principessa rivela ad Angelica la notizia più devastante: il suo bambino è morto da oltre due anni, consumato da una grave malattia incurabile. Allo strazio della madre, caduta a terra, la zia non offre altro conforto che una muta preghiera. Il pianto di Angelica continua, soffocato e straziante, anche dopo che la zia, ottenuta la firma, si allontana.

Ritratto di una zia principessa algida e distante, con uno sguardo severo.

Il Miracolo e la Morte di Suor Angelica

Rimasta sola con il suo dolore lancinante, nella mente di Suor Angelica si fa strada un'idea folle e disperata: raggiungere il bambino nella morte per unirsi a lui per sempre. Prepara una pozione velenosa con un infuso di erbe per togliersi la vita e dare addio al piccolo mondo che l'ha ospitata per sette anni.

Dopo aver bevuto pochi sorsi del distillato, Angelica è assalita da un angoscioso terrore. Consapevole di essere caduta in peccato mortale, si rivolge alla Vergine chiedendo un segno di grazia. In quel momento, avviene il miracolo: la Madonna appare sulla soglia della chiesetta e, con un gesto materno, sospinge il bambino fra le braccia protese della morente Suor Angelica. La suora cade dolcemente riversa ed esala l'anima, trovando finalmente pace e ricongiungendosi al suo amato figlio.

Puccini: "Suor Angelica", Final Scene - Asmik Grigorian - Salzburg

Produzione e Ricezione dell'Opera

"Suor Angelica" è un'opera in un atto unico, su libretto di Giovacchino Forzano. Puccini immaginò subito l'atmosfera musicale adatta per caratterizzare il luogo claustrale in cui era rinchiusa la povera Angelica. La prima assoluta ebbe luogo il 14 dicembre 1918 al Metropolitan di New York, con Geraldine Farrar nel ruolo di Suor Angelica, Flora Perini nella parte della Zia Principessa e Minnie Egener nel ruolo di Suor Genoveffa. L'opera, inizialmente, non ebbe un successo travolgente, poiché la musica fu considerata "troppo poco raffinata per essere naturale". Tuttavia, l'11 gennaio 1919, al Teatro Costanzi di Roma, con Gilda Dalla Rizza come protagonista, l'opera cominciò a riscuotere un maggiore apprezzamento.

Il "Trittico" pucciniano, di cui "Suor Angelica" fa parte insieme a "Il Tabarro" e "Gianni Schicchi", fu pensato come un'unità che acquisisce il proprio specifico valore solo nell'esecuzione complessiva delle tre opere. Questo doppio binario cronologico-emotivo permette alle tensioni di stemperarsi con il progressivo allontanarsi dal presente dell'autore e del pubblico. Le perplessità filologiche scompaiono fin dai primi accordi, lasciando spazio al rimpianto di non poter ascoltare l'intera opera.

La direzione di artisti come Andris Nelsons, che guida la WDR Sinfonieorchester Köln, è stata lodata per la sua suggestione e per aver esaltato la qualità compositiva, la ricchezza timbrica e cromatica, e la cura maniacale per il dettaglio espressivo e ambientale. Nelsons opta per una lettura tersa e nitida, caratterizzata da colori vividi e puliti, sostanzialmente leggera, che evidenzia con ancor maggior forza le esplosioni drammatiche senza mai cadere in eccessi patetici o retorici.

Protagonista assoluta è Kristine Opolais, il cui soprano lirico-spinto, chiaro e squillante, con un sentore di asprezza e nervosità, si adatta perfettamente al personaggio di Suor Angelica, che vive la sua infelice condizione sull'orlo di una nevrosi latente. Lioba Braun, nel ruolo della Zia Principessa, pur mostrando una pronuncia a tratti pasticciata, offre una lettura asciutta ed essenziale del personaggio, inserendosi perfettamente nel taglio espressivo scelto dal direttore.

Cast Principale e Dettagli di Produzione

Tra le diverse produzioni e interpreti di "Suor Angelica", si segnalano:

  • Suor Angelica: Kristine Opolais, Geraldine Farrar, Gilda Dalla Rizza.
  • La Zia Principessa: Lioba Braun, Flora Perini.
  • Suor Genoveffa: Mojca Erdmann, Minnie Egener.
  • Direttore: Andris Nelsons.
  • Orchestra: WDR Sinfonieorchester Köln.

L'opera si distingue per avere una predominanza di personaggi femminili in scena, sebbene alla fine appaiano voci maschili nel coro degli Angeli. La vicenda, inoltre, scaturisce dall'antefatto del figlio avuto dalla protagonista, figlio che si manifesta durante il miracolo che chiude l'opera. "Suor Angelica" era tra le tre opere del "Trittico" la preferita da Puccini.

Puccini iniziò la partitura autografa di "Suor Angelica" il 25 luglio 1917, giorno del suo onomastico, San Giacomo il Maggiore. L'opera venne ascoltata al pianoforte dallo stesso Puccini per le monache agostiniane del convento di Vicopelago di Lucca, dove sua sorella Iginia era madre superiora, lasciandole profondamente commosse.

Copertina di libretto con un'illustrazione per Suor Angelica.

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