Le Origini e l'Evoluzione Storica
Il Duomo di San Giovanni Battista è la principale chiesa di Ciriè. Nacque come semplice chiesa dipendente dalla pieve di San Maurizio e, con la formazione del borgo di Ciriè nel XIV secolo, divenne la principale parrocchia della zona.
La storia dell’edificio sacro è strettamente legata a quella della comunità e alle famiglie più in vista della zona: i Provana, i Mayneri, i Turina, i D´Oria.
Strutture Comunitarie Antiche
Proprio accanto alla chiesa, presso la "Porta Nuova", si trovavano le strutture principali della comunità: la casa del curato, il cimitero e la cappella di Santa Croce.
Architettura e Stile Gotico
L´impianto architettonico dell’edificio rispetta i canoni del modello gotico più diffuso nel XIV secolo in Piemonte.
Solo la parte absidale, cui viene aggiunto l´altare progettato da Bernardo Vittone, è stata rifatta nel XVIII secolo.

La Facciata: Dettagli e Restauri
La facciata è tripartita e asimmetrica, con un portale formato da un arco acuto con base larga, una cuspide con decorazioni in cotto e stipiti, fasce e colonnine verticali con lavorazioni formate da mattoni sovrapposti.
Soltanto la facciata, cui è applicata una ghimberga a coronamento del portale d´ingresso, è oggetto di restauro nella seconda metà dell´Ottocento dal conte Ceppi, insieme ai decori interni.
Al di sopra dell’ogiva vi è una lunetta con un dipinto raffigurante la Madonna con il Bambino, san Giovanni e san Ciriaco.
Il Campanile
A sinistra dell’edificio sorge il campanile con monofore ai primi due piani, poi bifore e ai due ultimi piani trifore inserite in archi trilobi.
L'Interno e le Opere d'Arte
L’interno è basilicale a tre navate divise da pilastri cruciformi che reggono archi a sesto acuto e volte a crociera cordonate.

La "Madonna del Popolo"
Sul primo altare a sinistra si trova una pala, un tempo rettangolare, oggi ovale, della bottega di Defendente Ferrari del 1519, detta la “Madonna del Popolo” perché reca l’epigrafe “ora pro populo”.
La Cappella di Sant'Antonio di Padova e le Reliquie
La Visita Apostolica di monsignor Camaiani descrive così lo stato della cappella nel 1573: «(… )in altari S. Antonii de Padua, unitum […] mense capitolari et in quo adest alius titulus sub nomine relicti iuspatronatus familiare Aligerorum, cuius relicti est capellanus d. prudentia et Pomp. Column. card. vicecanc. epo. reat. que sub Paulo iii pont. max. in Hispaniam ad Carol. V. Imp. inter christ. pace illustravit Fabritius Reat. archidiac. iurecons. de se optime merito p. vix. ann. lxiii. m. iii d. obiit prid. non. oct.».
Con una solenne cerimonia il 12 aprile del 1562 le reliquie dei titolari dell’antica abbazia furono deposte in questa cappella della cattedrale.
In seguito, nel 1586, Mario Aligeri, nipote ed omonimo del vescovo, commissionò per un compenso di cento ducati al pittore aquilano Tobia Cicchini l’esecuzione di due tele, dedicate rispettivamente a Sant’Antonio di Padova ed ai SS.
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