La Bibbia è il libro più letto e più diffuso in tutto il mondo. È una storia d'amore, il modo migliore per definirla. Questo libro narra la storia d'amore di Dio con gli uomini, parlando della tua vita e dell'esperienza umana. Sebbene sia un libro difficile e meraviglioso, il suo messaggio centrale è chiaro: la storia dell'umanità è stata segnata da un avvenimento straordinario, la nascita di Gesù Cristo, Figlio di Dio e nostro Salvatore. Tutta la storia è divisa in due grandi tempi: prima di Cristo e dopo Cristo, chiamati anche Antica e Nuova Alleanza, o Antico e Nuovo Testamento.

La Bibbia e l'universo giovanile: sfide e approcci
Lo studio del rapporto tra i giovani di oggi e la Bibbia propone un tema vastissimo, impossibile da affrontare in un rapido contributo. In una stagione di complessità e pluralismo, l'universo giovanile si frastaglia in una miriade di situazioni e condizioni, rendendo difficile parlare in generale dei giovani senza prima delineare con precisione i referenti. Si incrociano due interrogativi fondamentali: a quali giovani pensiamo, quando affermiamo l'urgenza di un loro incontro con la Bibbia? E, fuori discussione la necessità dell'incontro personale e comunitario con la Bibbia, quali testi vanno privilegiati?
Non si può privilegiare unicamente l'élite che già vive un ottimo rapporto con la Bibbia, sebbene essa indichi una possibilità e un punto ottimale di arrivo. Non può essere considerata il referente di un progetto di pastorale giovanile che pretenda di assicurare cammini concreti e possibili per tutti i giovani e, in modo privilegiato, per i più poveri tra essi. Un modello di pastorale giovanile aperto verso i giovani di questo nostro tempo sollecita a progettare un incontro tra giovani e Bibbia "realistico", meno elitario nello stile, più ermeneutico che esegetico, più sapienziale che dottrinale.
Da anni, si è impegnati nella ricerca appassionata di vie nuove attraverso cui realizzare l’evangelizzazione dei giovani, suggerendo esigenze e ritagliando processi attraverso cui restituire i testi biblici, soprattutto quelli più impegnativi nell’esperienza di fede, ai giovani. Le difficoltà non mancano, ma sono un dono prezioso alla pastorale giovanile tutti coloro che non si stancano di affermare questa esigenza irrinunciabile.
Bibbia e giovani
La Bibbia come documento di fede e storia
Molti autori sono d'accordo nell'applicare un modello comunicativo narrativo ai Vangeli e ai documenti biblici della nostra fede. Le professioni di fede in Gesù crocifisso e risorto sono state redatte secondo la forma linguistica della narrazione, in quanto sono annunci di eventi. Non è intenzione dei Vangeli riportare i fatti per la semplice informazione, ma piuttosto trasmettere "un'esperienza di vita" con la quale l'ascoltatore possa coniugare la propria.
Lo stile con cui sono scritti i Vangeli assomiglia molto di più al racconto appassionato di un testimone che al resoconto di un "processo" televisivo. I Vangeli e le testimonianze apostoliche non sono mai il resoconto materiale degli avvenimenti della vita di Gesù di Nazareth, ma sono invece un documento di fede e di amore. Sono l'espressione, autentica e verificabile, di avvenimenti, scritti in una stagione in cui moltissimi testimoni diretti erano ancora vivi. C'è un fatto certo e documentabile: la persona di Gesù, i gesti da lui compiuti e le parole che ha detto. C'è però la fede appassionata del discepolo e della prima comunità cristiana, nata nell'entusiasmo di questi avvenimenti meravigliosi.
In sintesi, i racconti evangelici non sono la cronaca degli avvenimenti che riguardano la persona di Gesù, né i discorsi riportati sono il resoconto stenografico delle sue parole. Fatti e parole sono la trascrizione, in una ispirazione specialissima dello Spirito di Gesù, dell'esperienza di fede dei suoi discepoli. Per questo, i Vangeli sono, in ultima analisi, un documento tessuto di fede e di storia, pieno di avvenimenti documentabili e traboccante della vita concreta di chi scrive e di chi legge. Sono un pezzo di storia, vera e autentica, scritta però più in "amorese" (la lingua in cui diciamo agli altri il nostro amore) che in "matematichese" (la lingua in cui siamo abituati a descrivere "scientificamente" le nostre conoscenze e i fatti impegnativi della nostra esistenza).
Oltre la letteralità: il senso profondo del racconto biblico
Chi preferisce il "matematichese" anche per parlare dell'esperienza di Gesù e del suo dono per la nostra vita e la nostra speranza non può capire nulla dei modelli narrativi e non riuscirà mai a sopportare che nel racconto si intreccino particolari che non corrispondono alla lettera del testo evangelico. Non serve aggiungere particolari non contenuti nel testo o cercare una sintesi letteraria su documenti nati da preoccupazioni diverse, poiché la differenza tra una redazione e l'altra dipende dalla reazione dell'evangelista allo stesso avvenimento e dalla sua preoccupazione di misurarlo con i vissuti dei suoi concreti interlocutori.
La struttura e la qualità narrativa dei Vangeli ci sollecitano verso la ricerca di modelli alternativi. Il testo tramandato propone il ricordo di un avvenimento importante della vita di Gesù, trasfigurato dall'esperienza di fede dell'evangelista (sotto la guida speciale e misteriosa dello stesso Spirito di Gesù, come ci invita a riconoscere la fede della Chiesa), e attento alle attese e alle sensibilità dei possibili interlocutori. Le tre storie si intrecciano, ma ciascuna conserva la sua rilevanza e importanza in ordine all'obiettivo che la narrazione si propone: aiutare a vivere e non solo assicurare l'ascolto.
Interpretare la Bibbia: il ruolo dello Spirito Santo e della ragione
Permettere a ogni credente di avere accesso alle Sacre Scritture è un atto di fedeltà al progetto di Dio per l’umanità, ma solleva ben presto la questione della loro interpretazione. L’analisi di Boileau è pertinente sotto l’aspetto dell’esistenza di numerose interpretazioni, soprattutto contemporanee, della Bibbia. L'ermeneutica classica postula che ogni testo ha un significato e soltanto uno, cercando di ritrovare il significato originale definendo il pensiero e le intenzioni dell'autore. Tuttavia, a partire dal 19° secolo, e soprattutto nel 20° secolo, l'autore biblico si è ritrovato a poco a poco espropriato del proprio testo, mentre il lettore è divenuto depositario del suo significato. Questa tendenza non è nuova: le letture allegoriche della Scrittura proposte da Filone d’Alessandria già nel primo secolo sono un esempio di una prima presa di potere del lettore nei confronti dello scrittore. Spesso la comprensione del messaggio è falsata dalle differenti prospettive dei lettori e l’orientamento imposto alla Bibbia non è più quello dello scrittore biblico e dell’Autore divino che lo ha ispirato. Le conseguenze per la chiarezza del messaggio sono state disastrose.
Attenersi all'interpretazione classica non significa essere ingenui, poiché ogni lettore, per quanto rigoroso e saggio, vede attraverso delle "lenti" (cultura, età, sesso, carattere, esperienze personali ecc.) che ne orientano la lettura. Non significa neppure essere ottimisti, dato che diversi passi biblici sono obiettivamente difficili da interpretare e, quindi, da comprendere. Attenersi al significato univoco del testo (quello che corrisponde all’intenzione dell’autore) significa riconoscere che, a prescindere dai rischi o dalle difficoltà, ciò che Dio ci vuole dire è più importante di ciò che pensiamo noi.
Si tende troppo spesso a dimenticare che tutto inizia con l'opera di Dio in noi. Senza la meravigliosa opera dello Spirito non vi sarebbe alcun modo di comprendere. Non è la Parola vivente e permanente di Dio ad aver bisogno di essere animata, siamo piuttosto noi, peccatori ciechi e morti, ad aver bisogno di essere vivificati. Lo Spirito Santo, oltre a essere il vero autore della Bibbia per mezzo degli scrittori umani, agisce in noi per farci leggere, comprendere e vivere ciò che Dio ci dice. Questa è ciò che noi chiamiamo "l'illuminazione dello Spirito Santo", quella che rischiara il nostro cuore, la nostra mente e la nostra volontà per far penetrare la Parola di Dio in noi.
Lo Spirito di Dio maneggia perfettamente la sua spada, ossia la sua Parola, che è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a doppio taglio, e penetrante fino a dividere l’anima dallo spirito, le giunture dalla midolla; essa giudica i sentimenti e i pensieri del cuore. È quindi facile comprendere l'importanza cruciale di leggere la Bibbia pregando, in umiltà e in obbedienza allo Spirito Santo. Non è possibile conoscere la Parola di Dio senza conoscere il Dio della Parola. La Bibbia non è un libro che si lasci leggere senza suscitare una reazione; come Parola di Dio, esige una risposta da noi. Quanto più ci addentriamo nella Bibbia, tanto meglio riusciremo a conoscere il Dio della Bibbia.
Affidarsi all'opera dello Spirito Santo non significa riposare sugli allori pensando che "se fa tutto lui, io posso anche dormire". Nel suo piano Dio prevede, piuttosto, che noi impieghiamo tutte le facoltà di cui ci ha fatto dono e le mettiamo al servizio della sua Parola. Nell'interpretare la Bibbia non bisogna screditare la ragione, come se Dio si rivelasse unicamente nell'irrazionale o nell'ineffabile, o come se fosse troppo grande e perfetto perché si possa dire alcunché al suo riguardo. Allo stesso tempo, non bisogna fare della ragione il metro assoluto e trascendente con cui decidere a cosa si può credere e a cosa non si deve credere. Tra questi due pendii scoscesi esiste un sentiero sicuro: quello che consiste nel sottomettere la propria ragione alla Scrittura.

Sei accorgimenti per interpretare la Bibbia
In pratica, come si fa? Possiamo suggerire sei accorgimenti semplici e utili:
- Interpretare la Bibbia significa ricordare continuamente che essa è Parola ispirata da Dio e, come tale, del tutto affidabile. Questo può essere difficile per chi ha vissuto tragedie o subito ingiustizie, ma è fondamentale riconoscere la sovranità e l'integrità della Parola divina.
- Interpretare la Bibbia significa impiegare "l'analogia della fede". Adottando tale principio ermeneutico, si cerca di illuminare i passaggi oscuri della Bibbia mediante quelli chiari. Non si cercherà di costruire una teoria assoluta partendo da un testo di difficile interpretazione, bensì si cercherà di inserire quest’ultimo in una gerarchia di dottrine conformi alla Scrittura stessa.
- Interpretare la Bibbia significa tener conto della natura dei suoi testi nonché delle diversità dei suoi autori e dei generi letterari adottati. Nella Bibbia troviamo testi di narrativa (storie), legislazione, poesia, didattica (insegnamento). L'interpretazione letterale non è sempre la scelta migliore, come dimostrano le metafore (es. Dio è "la mia rupe"). Occorre operare una distinzione fra i testi didattici (dottrinali) e quelli narrativi (racconti), riconoscendo che la dottrina ha la priorità sulla narrativa, pur non significando che le storie non abbiano nulla da insegnarci. Non tutti gli eventi descritti sono accompagnati da un commento, quindi occorre prestare molta attenzione. Per esempio, l'invito a mettere in comune i beni nella Chiesa primitiva dovrebbe essere inteso come una lezione sulla generosità, non necessariamente come l'abolizione della proprietà privata per tutti i cristiani. Allo stesso modo, il lavacro dei piedi di Gesù invita al servizio fraterno, piuttosto che alla sua pratica letterale in ogni contesto. Dobbiamo tenere in considerazione l’unità ma anche la diversità degli scrittori del Nuovo Testamento, verificando che autori diversi intendano designare la medesima realtà con linguaggi differenti (es. "il regno di Dio" nei Sinottici e "la vita eterna" in Giovanni).
- Occorre leggere i testi dell'Antico Testamento alla luce dei testi più recenti del Nuovo Testamento, e, in particolare, alla luce di Cristo. Questo significa che l'apostolo Pietro ne sapeva più di Mosè e noi oggi ne sappiamo più di Pietro, avendo il quadro completo della rivelazione.
- Interpretare il testo biblico significa riconoscere che non siamo gli unici cristiani al mondo. Per contrastare la tendenza a considerarci "piccoli papi" con la Bibbia in mano, sarà importante leggere la Bibbia nella nostra comunità ecclesiale, approfittando degli insegnamenti dei pastori e dei maestri che Dio ha donato alla sua chiesa per edificarla e mantenerla nella "sana dottrina". Non si tratta di prendere per oro colato tutto ciò che viene detto dal pulpito, bensì di ascoltare con buona disposizione d’animo - Bibbia alla mano - per vedere se quanto viene predicato è coerente con gli insegnamenti della Scrittura.
- Interpretare la Bibbia è, soprattutto, leggerla da una prospettiva "cristologica", ossia alla luce della persona, dell'opera e dell'insegnamento di Gesù Cristo. Non dobbiamo pensare che questa sia una moda passeggera dei cristiani, i quali terrebbero "in ostaggio" la Scrittura ebraica (l'Antico Testamento), bensì il compimento delle parole di Gesù stesso: "Queste sono le cose che io vi dicevo quando ero ancora con voi: che si dovevano compiere tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei Salmi".
Attualizzare il messaggio biblico per i giovani di oggi
Gesù per indicare al dottore della legge la via maestra per la vita eterna, ha invitato ad amare Dio e il prossimo e, alla richiesta di chiarimenti, ha precisato chi è il prossimo, raccontando la storia del "buon samaritano". In quella storia, la proposta di Gesù è molto chiara e precisa: non possiamo fare un elenco di chi merita di essere considerato "prossimo" per noi e di chi, al contrario, non lo merita; l'atteggiamento verso il prossimo è qualcosa di strettamente personale. Gesù racconta la storia, utilizzando personaggi ricavati dalla cultura dei suoi interlocutori. I Giudei consideravano buoni il dottore della legge, il sacerdote e il levita, e valutavano poco affidabili i samaritani. La storia del buon samaritano è già molto eloquente. Narrare il Vangelo attualizzando significa, in ultima analisi, realizzare questa trasposizione: cambiare contesto, nomi e particolari, per mostrare quanto la proposta ci riguarda da vicino.
L'amore di Dio è universale, come testimoniato dalla figura evangelica di Natanaele (identificato con Bartolomeo). Gesù si è curvato a lavare anche i piedi di Bartolomeo, l'uomo onesto, nei cui occhi aveva visto specchiarsi il cielo limpido della rettitudine. Questo dimostra che il Signore non discrimina nessuno; l'acqua del suo catino è anche per i piedi degli onesti, sporchi solo dalla polvere della strada percorsa per andarlo a trovare. Egli lava e asciuga con la stessa tenerezza perché vuole bene a tutti. Forse il nostro "peccato" può essere non voler ammettere che anche i poveracci abbiano qualcosa da insegnarci in termini di crescita umana. Gesù Cristo si piega su tutti, per dirci che non serve a nulla svuotare la casa per gli infelici se poi non sappiamo introdurre qualcosa che essi possano offrirci, sia pure un souvenir.
Bibbia e giovani
Come è nata la Bibbia: struttura e ispirazione
Prima si vive e poi si scrive, ricordando quello che si è vissuto. I libri sono la memoria dei popoli. Il popolo di Israele e i cristiani delle origini hanno tramandato la loro esperienza di fede in un libro: la Bibbia. I libri dell'Antico Testamento si formano lungo la storia del popolo di Israele, dall'epoca di Abramo (1800 a.C. circa) fino alla venuta di Gesù. Essi narrano dalla creazione di Adamo ed Eva al viaggio di Abramo, da Mosè e l'avventurosa fuga del popolo di Israele dall'Egitto fino all'arrivo nella Terra Promessa. Il lungo cammino del popolo ebreo, attraverso l'esperienza della schiavitù, del deserto, della terra promessa, si conclude con la venuta del Messia. Questa parte include anche i libri dei profeti, dell'esilio e del ritorno del popolo di Israele nella Terra Promessa.
I libri del Nuovo Testamento narrano la vita di fede della prima comunità cristiana dalla nascita di Gesù fino al termine del I secolo. Essi coprono la vita di Gesù, i suoi insegnamenti, le sue parabole, fino alla nascita della prima comunità cristiana. Con la nascita di Gesù, sulla terra rinasce una vita nuova; ogni uomo e ogni donna può trovare il suo modello da seguire, il suo esempio da imitare e un grande messaggio d'amore per vivere. Il Nuovo Testamento è composto da 27 libri: i Vangeli di Matteo, Marco, Luca, Giovanni, gli Atti degli Apostoli, le Lettere degli Apostoli (14 di S. Paolo; 3 di S. Giovanni; 2 di S. Pietro; 1 di S. Giacomo; 1 di S. Giuda), l'Apocalisse.
Questa intensa opera letteraria si è compiuta sotto l'azione dello Spirito Santo, che è il vero autore della Sacra Scrittura. Gli autori umani (agiografi) sono stati docili all'ispirazione dello Spirito Santo. Alla luce dello Spirito i credenti accolgono la Scrittura come vera parola di Dio. La Chiesa riconosce nelle Sacre Scritture la fonte prima delle rivelazioni di Dio agli uomini. Attraverso il dispiegarsi delle storie il racconto rende evidente il filo d'oro della storia della salvezza, ponendo l'accento sui valori che la Bibbia custodisce: la libertà, la responsabilità personale, la giustizia, la fedeltà, la misericordia.
Quando ci si dedichi a uno studio anche solo superficiale della Bibbia, della sua natura, del suo messaggio e della sua trasmissione si può solamente concludere che Dio voleva davvero parlarci e che le ha tentate proprio tutte. Il messaggio della Bibbia si riassume nel fatto che Dio ci parla affinché riponiamo la nostra fiducia soltanto in Gesù e affinché, così facendo, siamo salvati per l'eternità.