Storia del Santuario di Oropa

La tradizione attribuisce l'origine del Santuario di Oropa al IV secolo, quando San Eusebio, Vescovo di Vercelli, si rifugiò sui monti di Oropa per sfuggire alle persecuzioni ariane contro i cristiani. In epoca medievale, Oropa era una domus et ecclesia, una casa religiosa e un luogo di accoglienza per viaggiatori e persone di passaggio diretti verso o provenienti dalla Valle d'Aosta.

La devozione popolare e l'interessamento della famiglia Savoia, che ebbe inizio con il duca Carlo Emanuele I, trasformarono Oropa in un maestoso complesso. Questo complesso è articolato in tre vasti chiostri, frutto dei progetti dei più grandi architetti sabaudi.

Vista panoramica del Santuario di Oropa con i suoi chiostri

La Basilica Antica e la Madonna Nera

Nella seicentesca Basilica Antica si trova il cuore spirituale del Santuario: la statua della Madonna Nera. Questa statua, scolpita in pino cembro, è databile alla fine del XIII secolo.

La statua di Oropa, probabilmente commissionata da Aimone di Challant, è una Madonna con Bambino scolpita in legno di conifera (legno "cirmolo" o "cembro"). È attribuita a uno scultore valdostano operante nella seconda metà del XIII secolo, noto come il "Maestro della Madonna Oropa". Opere provenienti dalla sua bottega sono conservate anche nel museo della cattedrale di Aosta e nel museo civico di Torino.

Custodita nell'antico Sacello eusebiano, la statua si presenta ai fedeli nella sua semplicità primitiva, senza gli ornamenti, i gioielli e le corone che caratterizzano gran parte dell'iconografia antica della Madonna. La Madonna sorregge il Bambino e nella mano destra porta un pomo d'oro sormontato da una croce e ornato da foglie di pietre preziose, simbolo del peccato originale redento attraverso Cristo.

La statua della Madonna Nera di Oropa

Il Sacro Monte di Oropa

Contemporaneamente allo sviluppo monumentale del Santuario, per volontà di diverse comunità del Biellese, fu realizzato tra il Seicento e il Settecento il Sacro Monte di Oropa, riconosciuto Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO. Le dodici cappelle dedicate alla vita della Vergine sono popolate da statue in terracotta policroma a grandezza naturale.

Il monte è un grande teatro naturale dove viene rappresentata questa grande esperienza di fede, mediata dall'architettura, dalla pittura e dalla scultura. Le antiche acqueforti della Madonna d'Oropa, databili tra il XVII e il XIX secolo, testimoniano la diffusione della devozione attraverso immagini artistiche.

Una delle cappelle del Sacro Monte di Oropa con statue a grandezza naturale

Il Museo dei Tesori di Oropa

Nel Museo dei Tesori di Oropa sono conservati ori, gioielli, paramenti liturgici, ex voto e documenti che hanno scandito nei secoli la storia del Santuario. Creato nel 1913 e ampliato nel 1947, il museo si sviluppa in quattro sale.

Reperti archeologici e testimonianze storico-artistiche

Nelle prime due sale sono esposti, insieme ad alcuni reperti archeologici risalenti al II secolo a.C. ritrovati nei pressi del Santuario, alcune delle più preziose testimonianze storico-artistiche di Oropa. Tra queste spicca la pala raffigurante la Madonna in Trono col Bambino e quattro santi, opera di Bernardino Lanino del 1522, dono votivo della città di Biella. Sono inoltre esposti i ritratti dei primi due miracolati della Madonna Nera di Oropa, riconosciuti con processo canonico; i registri di questi processi sono conservati all'interno di una teca.

Di particolare interesse sono anche i disegni e i progetti di famosi architetti che lavorarono presso il santuario, tra cui Arduzzi, Gallo, Juvarra e Galletti. Tra i documenti dell'archivio storico sono inclusi i "regi stabilimenti".

Interno del Museo dei Tesori di Oropa con reperti e opere d'arte

Paramenti liturgici e doni preziosi

La terza sala conserva alcuni dei più prestigiosi paramenti liturgici del Santuario. Tra questi, la pianeta in velluto azzurro, creata utilizzando il manto di Beato Amedeo IX, Duca di Savoia (1435-1472). Un ritratto del Beato Amedeo IX, attribuito all'ambito piemontese e datato tra il 1600 e il 1649, è anch'esso esposto.

La quarta sala espone corone, calici, ostensori, cuori votivi e gioielli che hanno adornato la statua della Madonna durante le incoronazioni centenarie, a partire dal 1620. Tra questi spiccano la tiara a due ordini, l'aureola di stelle, la pettorina, il nodo d'amore e un pendente realizzati in oro, diamanti e pietre preziose.

Il museo conserva anche oggetti donati nel corso dei secoli, come l'ostensorio (1600/1700) di Arista Piemontese, donato dal Duca Carlo Felice di Savoia e dalla moglie Maria Cristina di Borbone nell'agosto del 1820. Un cuore fiammato (1837) di Manifattura Piemontese, dono della Regina Maria Cristina di Savoia, e un pendente a cuore (1880/1899) in oro e diamanti, donato dalla Regina Margherita di Savoia, testimoniano la devozione della famiglia reale.

Sono presenti anche un calice (1570/1620) di Argentiere Italiano, un anello episcopale (1900) di orafo piemontese appartenuto a Mons. Rossi (vescovo di Biella dal 1936 al 1972), una croce pettorale (1833/1873) di Mons. Losana (1793-1873), vescovo di Biella, e una croce reliquiario in metallo dorato in stile gotico.

Completano la collezione pastorali gotici in avorio (1300/1400), uno dei quali presenta la Madonna con bambino tra due angeli, e un altro con la Crocifissione tra la Madonna e San Giovanni. Un piviale in gros de Tours (1700/1800) presenta ricamata sul cappuccio l'immagine della Madonna d'Oropa.

Dettaglio di gioielli e paramenti liturgici esposti nel Museo dei Tesori

Il legame con la famiglia Savoia

Dal Museo è possibile accedere agli appartamenti reali della famiglia Savoia. Quello attualmente visitabile risale alla prima metà del secolo XVIII e fu utilizzato per la prima volta dai re Carlo Emanuele III e Vittorio Amedeo III. L'inizio del legame tra il Santuario di Oropa e la Real Casa risale a epoche molto più antiche; già dal XVII secolo nel Santuario era presente un appartamento a disposizione della famiglia Reale.

Gli ultimi appartenenti alla casa Savoia a visitare Oropa furono Re Umberto I nel 1926 e Maria José nel 1989.

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