L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio è un romanzo di Haruki Murakami, autore giapponese nato nel 1949. Considerato uno dei suoi lavori più recenti e apprezzati, questo libro è riuscito a condensare una storia di grande impatto emotivo in circa trecento pagine.
Lo stile di Murakami, riconoscibile anche in questo romanzo, è intriso di simbolismi, e la crescita interiore e la comprensione di sé stessi rappresentano il punto cardine dell'intera narrazione. Alcuni lo considerano un buon punto di partenza per chi non ha mai letto nulla dell'autore, per la sua presunta maggiore linearità rispetto ad altri lavori più onirici, offrendo così l'opportunità di esplorare un aspetto diverso della sua produzione.

Trama: Il Rifiuto e la Ricerca della Verità
La storia prende avvio a Nagoya, dove cinque giovani - tre maschi e due femmine - tra i sedici e i vent'anni vivono un'amicizia che, per alcuni, rappresenta l'idillio e la purezza dell'incoscienza adolescenziale. Tuttavia, al secondo anno di università, uno di loro, Tazaki Tsukuru, riceve una telefonata dagli altri: non deve più cercarli. Da quel giorno, senza alcuna spiegazione, non li vedrà mai più. Finiscono così ore e ore passate a parlare e a confidarsi, pomeriggi ad ascoltare la splendida Shiro suonare Liszt, e Tsukuru perde la fiducia incondizionata che provava per loro.
L'Abisso del Dolore e la Rinascita
Il dolore derivante da questo rifiuto è così lacerante che nel cuore del ragazzo si spalanca un abisso, colmato unicamente dal desiderio di morire. "Dal mese di luglio del suo secondo anno di università fino al gennaio seguente, Tazaki Tsukuru aveva vissuto con un solo pensiero in testa: morire." Così inizia il tredicesimo romanzo di Murakami, con una frase ad effetto che, fin dalla prima pagina, trasmette quella sensazione di malinconia caratteristica dei lavori dell'autore orientale. La motivazione di questa forte attrazione per la morte viene rivelata rapidamente: i suoi migliori amici, i più intimi, un giorno gli avevano annunciato, senza dare la minima spiegazione, di non volerlo più vedere né sentire, tagliando tutti i ponti. Quando Tsukuru prova a chiedere spiegazioni, la risposta è lapidaria: "se ci pensi puoi capirlo da solo".
Per sei mesi, Tsukuru vive sull'orlo della morte, riducendosi a uno scheletro e creandosi un piccolo spazio solitario sul bordo di una buia voragine. Solo grazie a uno stranissimo sogno, in cui conosce per la prima volta la gelosia, smette di desiderare la morte, decidendo, al contrario, di ricominciare a prendersi cura di sé e a fare pasti salutari. Il ragazzo che una volta si chiamava Tazaki Tsukuru, in un certo senso, era morto. Quello che adesso respirava era un nuovo Tazaki Tsukuru, il cui nucleo era stato, almeno in gran parte, sostituito. I sopravvissuti a un'esperienza di quasi morte spesso formano una corazza intorno al loro corpo per proteggersi da ulteriori ferite, disperdendo i propri sentimenti e diventando inaccessibili. Questo spiega la difficoltà di Tazaki Tsukuru nel creare nuove relazioni solide, frequentando ragazze che inevitabilmente vanno via in silenzio.
Il Pellegrinaggio Anni Dopo
Ancora a trentasei anni, Tsukuru continua a vivere con l'ombra di quel rifiuto, che lo accompagna come una musica sospesa nell'aria anche quando nessuno la suona più. Dopo sedici anni dall'abbandono, Tazaki Tsukuru inizia il suo "pellegrinaggio": deve scoprire la motivazione di quell'allontanamento, incontrando ognuno dei suoi vecchi amici per chiedere loro, guardandoli negli occhi, le ragioni di quel gesto. Il suo obiettivo è scoprire la verità, anche se terribile.
L'impulso a questo viaggio nel passato gli viene da Sara, una donna incontrata a Tokyo. Questo incontro lo spinge a parlare del suo gruppo del liceo e a cercare di far luce sul motivo per cui proprio lui - il più tranquillo e accomodante - era stato escluso. Sara è vista come un "deus ex machina", un personaggio che spinge Tsukuru verso la maturazione interiore, pur rimanendo in qualche modo anonima e misteriosa, eccettuata la sua notevole eleganza nel vestire.
Tematiche Principali
L'Incolorità e la Ricerca d'Identità
La storia si snoda principalmente sulla vita di Tazaki Tsukuru, affrontando l'intera crescita emotiva e personale del protagonista, concentrandosi su un evento traumatico accaduto all'età di vent'anni. Non è un caso che l'aggettivo "incolore" si trovi anche nel titolo del romanzo. Gli altri quattro membri del gruppo del liceo, infatti, possiedono tutti nomi che richiamano dei colori: Aka (rosso), Ao (blu), Shiro (bianco) e Kuro (nero). Tazaki Tsukuru è l'unico senza un riferimento esplicito a un colore nel suo nome, il cui significato è "costruire".
Tsukuru si considera incolore, privo di una personalità dalle caratteristiche spiccate, senza forme d'arte o abilità particolari, e incapace di conoscere il proprio valore. Questa percezione di sé si rafforza dopo l'abbandono degli amici, portandolo a credere di essere una persona insignificante, non degna di considerazione. Il romanzo esplora come un personaggio, dipinto come eccezionale e ricco di qualità umane e professionali, possa al contempo sentirsi incapace di agire e di affermare la propria identità, soffrendo impassibilmente in superficie.
Il Ruolo della Musica e dei Sogni
Murakami, come spesso accade nei suoi romanzi, inserisce un elemento musicale: in questo caso, le note di Le mal du pays (Nostalgia di casa) di Franz Liszt, parte del ciclo pianistico Années de pèlerinage, accompagnano il protagonista nel suo percorso di risoluzione personale. L'espressione "anni di pellegrinaggio" nel titolo del libro si riferisce a questo percorso metaforico di Tsukuru, un viaggio nel suo passato e nella sua psiche, spinto dalla necessità di muoversi in avanti.
Liszt - Le mal du pays
Anche i sogni hanno grande rilevanza nel romanzo. Pur non rendendo la narrazione onirica, essi funzionano come estensioni della personalità del protagonista, permettendo al lettore di cogliere meglio la sua psicologia e il suo disagio affettivo e sessuale, quest'ultimo non perfettamente risolto in Tsukuru. Un sogno in particolare rivela a Tsukuru che "la gelosia è la prigione più avvilente che ci sia al mondo, perché è una prigione nella quale l’individuo si rinchiude da solo, senza esservi spinto a forza da qualcuno."
Le Ferite che Uniscono
Un'altra tematica centrale è la natura dei legami umani. Il romanzo suggerisce che a unire il cuore delle persone non è soltanto la sintonia dei sentimenti. "I cuori delle persone vengono uniti ancora più intimamente dalle ferite. Sofferenza con sofferenza. Fragilità con fragilità." Questa riflessione, condivisa da Tsukuru, indica che non c'è pace esente da grida di dolore, né perdono senza sangue versato, né accettazione che non nasca da una perdita.
I Personaggi
Tazaki Tsukuru
Il protagonista è un personaggio inizialmente "algido", "problematico ma contemporaneamente anche decisamente troppo passivo". Appare esterno quasi impassibile di fronte al suo dolore, mostrando raramente rabbia o impulsività. Solo alla fine del romanzo si assiste a un gesto più istintivo, seppur ancora legato a emozioni adolescenziali, indicando una maturazione lenta e complessa.
Gli Amici di Nagoya
Il gruppo è composto da quattro amici i cui nomi contengono tutti un colore: Aka (Akamatsu, rosso), Ao (Oumi, blu), Shiro (Shirane, bianco) e Kuro (Kurono, nero). Shiro è descritta come una pianista riservata e delicata, mentre Kuro è espansiva, gioviale, sarcastica e più disinibita, con un particolare riferimento alle sue "grandi tette" che alcuni critici hanno trovato eccessivamente ripetitivo. Le donne del romanzo, in generale, sono spesso descritte solo esteticamente o attraverso pochi archetipi.
Sara e Haida
Sara è un personaggio chiave per lo sviluppo di Tsukuru, spingendolo al suo viaggio nel passato. Tuttavia, pur essendo descritta come misteriosa e di notevole eleganza, la sua caratterizzazione rimane nell'ombra, rendendola per alcuni un personaggio "anonimo". Haida, un amico che Tsukuru incontra all'università, è un altro personaggio "misterioso" che funge da catalizzatore per alcune riflessioni di Tsukuru, ma la sua storia, inclusa quella di suo padre e del pianista Midorikawa, si articola in modo dettagliato per poi essere liquidata improvvisamente, lasciando un senso di incompiuto.
Stile e Accoglienza Critica
Lo stile di Murakami è spesso definito elegante, ma non privo di dettagli "nudi e crudi". La narrazione si sviluppa con una certa lentezza, interrotta da flashback equamente cadenzati che mantengono due livelli temporali nel racconto. Sebbene il ritmo iniziale sia stato percepito come lento da alcuni lettori, specialmente a causa dei piani temporali diversi, la lettura è scorrevole e i racconti dei vari personaggi riescono a evocare immagini nitide, aumentando il desiderio di scoprire la verità.
Mancanza di Risoluzione e Caratterizzazione
Nonostante la capacità di coinvolgere il lettore, molti critici hanno espresso perplessità. Un difetto frequentemente riscontrato è l'assenza di una profonda caratterizzazione della quasi totalità dei personaggi secondari, spesso descritti superficialmente attraverso caratteristiche estetiche o professionali, rendendoli mere comparse. Altri hanno criticato l'inserimento di "pagine inutili", come le storie del padre di Haida e del pianista Midorikawa o le spiegazioni sui lavori di Ao e Aka, che non sembrano contribuire allo sviluppo della trama principale, allungando la narrazione.
I continui rimandi al sesso sono stati ritenuti da alcuni troppo numerosi e gratuiti, sebbene in parte possano essere utili per comprendere il blocco di Tsukuru. La critica si estende anche al finale, considerato incompiuto e insoddisfacente. Murakami non conclude tutti i filoni narrativi aperti, lasciando parti della trama in sospeso. Questa scelta narrativa, sebbene talvolta possa essere interpretata come una strategia per stimolare la riflessione del lettore, è anche vista come un sintomo di idee che non hanno trovato pieno sviluppo, troncando bruscamente le vicende di personaggi importanti come Haida.

Il Dibattito sull'Autore e il Successo
Il romanzo ha suscitato il dibattito sulla produzione di Murakami in relazione al suo successo. Alcuni si chiedono se l'iperproduttività, talvolta dettata dal "Business dell'editoria", possa nuocere al valore delle opere, trasformando lo scrittore in un "professionista della pubblicazione". Nonostante ciò, L'incolore Tazaki Tsukuru è considerato da molti uno dei romanzi più godibili della produzione recente di Murakami e, per la sua sensibilità ai temi del rifiuto e dell'accettazione, il più "giapponese" in un certo senso. Alcuni lo accostano a Norwegian Wood per certe ingenuità, ma ne apprezzano la maggiore linearità e strutturazione rispetto ad altri lavori più tipicamente onirici e visionari.
L'autore stesso si è definito un "outcast" in patria, dove non tutti i colleghi e i critici lo amano incondizionatamente. Per quanto riguarda l'edizione italiana, curata da Einaudi, la traduzione di Antonietta Pastore è ampiamente riconosciuta come di alta qualità, essendo ella una delle figure di riferimento nella traduzione dal giapponese all'italiano.
Giudizio Complessivo e Consigli di Lettura
L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio è un libro che merita di essere letto. Consigliato sia a chi si avvicina per la prima volta a Murakami per la sua accessibilità, sia a chi lo conosce già e desidera esplorare un altro aspetto della sua scrittura. I temi principali del romanzo sono la malinconia, il senso di vuoto interiore, la solitudine e la difficile ricerca dell'identità. È una lettura non particolarmente impegnativa dal punto di vista della complessità stilistica, ma profondamente emotiva. È particolarmente indicato per chi nella propria vita ha sperimentato la perdita di legami importanti o si è sentito smarrito, offrendo un'opportunità di riflessione sulle ferite che, paradossalmente, possono anche unire i cuori delle persone.