L'Eremo delle Carceri è un antico e sacro luogo immerso tra i boschi di lecci e faggi del Monte Subasio, a circa 4 chilometri dal centro di Assisi e a 791 metri di altitudine. Questo complesso nasce e si sviluppa attorno alla grotta in cui san Francesco d'Assisi si ritirava a pregare. L'eremo è costruito sul luogo dove san Francesco e i suoi primi compagni si ritiravano in contemplazione, preghiera e penitenza, presso una piccola chiesa circondata da grotte, già frequentate in età paleocristiana da eremiti.

Origini e il Significato di "Carceri"
In origine, l'Eremo fu donato dal Comune di Assisi ai benedettini del Monte Subasio. La tradizione vuole che questi, a loro volta, lo donarono, così come la Porziuncola, a San Francesco nell’anno 1215 affinché si "carcerasse" nella preghiera. In quel posto esisteva già una piccola cappella dedicata a Santa Maria delle Carceri.
L'espressione "Carceri" qui non fa riferimento alle prigioni comuni, ma deriva dal latino carcer, ad indicare un luogo appartato e solitario. Essa vuole significare l'atto di ritirarsi in preghiera in piccoli e austeri spazi come le grotte sparse nel bosco intorno all'Eremo, ancora oggi segnalate con il nome del frate che le abitò al tempo del Poverello. Per Francesco, la separazione dal mondo presso le Carceri significava fare esperienza della libertà dalle cose materiali, prima per sé e poi condividendola con i suoi confratelli. Per questa ragione, durante la sua vita tornò spesso all'Eremo per vivere nella "beata solitudine della contemplazione" (Fonti Francescane, 479).
San Francesco e la Scelta tra Vita Attiva e Contemplativa
Francesco scopre questo luogo dopo essere stato fatto prigioniero nella battaglia combattuta tra Perugia e Assisi nel 1202. Il Serafico visse sulla sua pelle la terribilità della guerra e, dopo un anno di prigionia, venne liberato. In questo posto selvaggio, Francesco dialogava con Dio, vivendo in stretto legame con la natura e immergendosi nella contemplazione del Creato, per lui segno dell'amore del Padre.
Fra Tommaso da Celano, nella sua opera "La vita di San Francesco e il Trattato dei Miracoli", racconta che il Santo, vedendo crescere smisuratamente la sua Comunità e non sapendo scegliere la giusta soluzione tra "vita contemplativa" e "vita attiva", prese da parte frate Masseo e lo mandò con questo quesito a chiedere consiglio a Santa Chiara, che era a San Damiano, e a frate Silvestro all'Eremo delle Carceri. L'incarico preciso era di chiedere a Dio quale delle due vie dovesse seguire. La Volontà del Signore, dunque, era che i frati si dedicassero alla predicazione, che andassero per il mondo ad annunciare il Vangelo. Francesco accolse con gioia questa scelta del Signore; consigliava, però, sempre ai frati mandati per il mondo a predicare il Vangelo, di prepararsi con l'orazione e la contemplazione, per meritare dal Signore la grazia di testimoniare con la vita la verità di quanto annunciavano.

Evoluzione Architettonica e Struttura del Complesso
Quando san Francesco "si carcerava" qui con i suoi seguaci, non vi era nulla di quello che è oggi visibile. Poco dopo la sua morte, nell'Eremo fiorì una forma di vita comunitaria e venne costruito un piccolo convento per pochi francescani che iniziarono a camminare sui passi di Francesco. Nel XIV secolo, alla cappella si affiancò un piccolo cenobio, ma solo con l'ampliamento voluto da san Bernardino da Siena nel 1426, l'Eremo assunse l'attuale aspetto.
L'edificio, addossato alla roccia del monte, è stato ampliato lungo i secoli, con la fantasiosa inventiva e creatività dei frati, in particolare con il movimento dell'Osservanza di Fra Paoluccio Trinci e San Bernardino da Siena nel 1400. Fra Paoluccio Trinci vi costruì le prime celle, in forma di dormitorio, intorno alla grotta di San Francesco e accanto alla Cappellina di Santa Maria (oratorio di S. Maria). San Bernardino da Siena fece costruire la chiesa di Santa Maria delle Carceri, che inglobò la primitiva cappella, e ampliò il complesso edificando un piccolo convento che presenta sulla porta un sole con il simbolo di Gesù Cristo a lui caro. La struttura è rimasta essenziale nonostante il passare del tempo, degli stili architettonici e delle mode; non mostra fronzoli né distrazioni, ma solo la pietra nuda e viva.

I Luoghi di Culto e Contemplazione
Visitando l'Eremo, si accede a un cortile di forma triangolare, molto semplice e spoglio, con al centro il pozzo di San Francesco che ricorda il punto da cui sarebbe sgorgata l'acqua a seguito di un suo miracolo. Su un lato del cortile si trova la chiesa quattrocentesca, dedicata a San Bernardino, che conserva al suo interno una decorazione ad affresco raffigurante una crocifissione, realizzata a metà del XV secolo, una piccola vetrata di produzione francese e un altro dipinto con lo stemma del Monte di Pietà. Il Monte di Pietà era un istituto di beneficenza che raccoglieva somme di denaro da pubblici o privati per concedere prestiti senza interesse alla popolazione della città o del contado.
Adiacente al chiostro, il refettorio è scavato in parte nella roccia del Subasio; vi si notano tracce di affreschi (secoli XVI-XVII) e antichi tavoli. Pochi passi più avanti è la chiesa primitiva di Santa Maria delle Carceri, che un tempo inglobava la cappella preesistente e che è considerata la più piccola chiesa del mondo. Da essa si accede all’antichissimo oratorio di Santa Maria e poi al coro di San Bernardino.
Sotto la chiesa, si scende alla grotta di San Francesco con il suo giaciglio, un umile materasso di nuda pietra. In origine ambiente unico, ora è divisa in due vani: uno contiene il letto di pietra su cui dormiva il santo; nell’altro, alla parete destra si vede un masso su cui probabilmente Francesco sedeva per meditare e pregare. Sull’altare è collocato un Crocifisso che si ritiene sia quello che San Francesco portava sul petto quando andava ad evangelizzare.
Uscendo dall'antro, sul pavimento si nota una lapide traforata, detta "il Buco del Diavolo". Attraverso questo foro nel terreno si può intravedere il fondo del burrone. Isolato, presso il convento, si trova la cappella di Santa Maria Maddalena del sec. XVI. Sparse nella selva, le grotte dei primi compagni di San Francesco, come quelle del beato Rufino e di frate Masseo, sono ancora oggi segnalate.
Leggende e Curiosità
- Il Buco del Diavolo: Nel capitolo 29 dei "Fioretti di San Francesco", si racconta che frate Rufino, che abitava in questo luogo, era vittima degli inganni del Demonio. Francesco gli suggerisce di dare una colorita risposta, e il Maligno, sdegnato dalle parole di Rufino ("Apri la bocca; mo’ vi ti caco"), con grande strepito cade dal dirupo dell'Eremo, provocando il foro. La tradizione vuole che attraverso questa apertura nella montagna sprofondasse il demonio, dopo avere inutilmente tentato Francesco. Il racconto narra che il demonio si partì con tanta tempesta e commozione di pietre del Monte Subasio che per grande spazio bastò il rovinio, e il percuotere che facevano insieme nel rotolare sfavillava fuoco orribile per la valle.
- Il Fosso delle Carceri: In merito al Fosso delle Carceri, prosciugato miracolosamente da San Francesco, è nata una leggenda. Seppur sul Monte Subasio si contino almeno 88 sorgenti, la sorgente che alimenta il fosso ha un carattere intermittente e sgorga una volta ogni 20 o 30 anni, e il fosso stesso sembra essere legato a una innumerevole successione di sventure.
- Prediche agli animali: L'episodio di San Francesco che predica agli uccelli è celebre, ma le prediche si sono ripetute in più posti, come alle paludi di Venezia e ad Alviano, dove esiste tuttora la Cappella delle rondini che ricorda l’evento. Le Fonti Francescane documentano anche altre due occasioni in cui il Santo ha predicato ai pesci, ad una carpa pescata nel lago di Piediluco a lui donata e dallo stesso San Francesco rilasciata.
- Il Rimboschimento del Subasio: All'Eremo delle Carceri sono presenti due lapidi marmoree che ricordano i prigionieri Austro-Ungarici della guerra del 1915-1918, i quali furono utilizzati dall'anno 1916 all'anno 1919 per rimboschire il Monte Subasio. Il rimboschimento continuò nel periodo Fascista con un impegno mastodontico, tanto che tuttora viene considerato una delle più consistenti opere di rimboschimento d'Italia. Furono investite cifre molto considerevoli per quegli anni, e la montagna fu terrazzata per centinaia di chilometri nel versante a sud, da Assisi a Spello, con milioni di esemplari di pino nero impiantati. Il percorso è protetto da un muro fatto costruire nel 1609 dal cardinale Alessandro Damasceni Peretti.

L'Eremo Oggi: Un Centro di Spiritualità e Accoglienza
Ancora oggi, come nei secoli passati, il convento accoglie quanti sono alla ricerca di un’intima risposta interiore, godendo appieno di un contesto improntato sulla preghiera e la contemplazione. L'Eremo è un luogo della memoria custodito dai frati che ancora vivono lì a testimonianza della spiritualità francescana. L'animazione liturgica è alla base dei vari momenti della giornata, offrendo la possibilità ai fedeli di pregare insieme alla comunità religiosa.
Papa Francesco nell’enciclica "Laudato si’" ricorda così il Santo di Assisi: "Era un mistico e un pellegrino che viveva con semplicità e in una meravigliosa armonia con Dio, con gli altri, con la natura e con sé stesso." La natura avvolge e accompagna i visitatori, invitando alla preghiera e alla contemplazione, e ricordando come Francesco si sia lasciato evangelizzare dalla creazione, trasformando anche la sofferenza in lode, come espresso nel suo celebre Cantico delle Creature, un'autentica "scritta della lode a Dio".
Custodire lo spazio sacro del cuore significa custodire l'incontro con Dio. All'Eremo si respira un'atmosfera familiare: i frati accolgono come in famiglia, e la piccola dimensione dei gruppi rende possibile condividere davvero la vita, un'esperienza intima e fraterna. In un tempo in cui tutto corre veloce, il ritiro all’Eremo delle Carceri rimane un'oasi di pace, un laboratorio di Vangelo, un invito a lasciarsi plasmare dalla spiritualità francescana.