Biografia della Famiglia Rondani di Parma

La famiglia Rondani, originaria di Parma, vanta una storia ricca di personaggi illustri che si sono distinti in vari campi, dalla scienza alla letteratura, dal diritto all'arte, e anche in ambito militare ed ecclesiastico. Le generazioni dei Rondani hanno contribuito significativamente alla vita culturale, sociale e politica di Parma e dell'Italia.

I Primi Membri e il loro Contributo a Parma

Gigliolo Rondani (1397-1401)

Gigliolo Rondani, figlio di Aristeo, fu il primo della sua famiglia a stabilirsi a Parma tra il 1397 e il 1401. Il 18 luglio 1397, Gigliolo aumentò la dote del beneficio di San Jacopo Maggiore, istituito nella parrocchia della Santissima Trinità di Parma. Con testamento del 20 gennaio 1401, istituì, sempre presso la chiesa della Santissima Trinità di Parma, un ospizio.

Battista Rondani (1547-1585)

Battista Rondani, sacerdote, fu cantore nella chiesa della Steccata a Parma dal 1547 al 1574. Successivamente, il 26 agosto 1577, passò come corsorziale alla Cattedrale di Parma. Nel suo testamento del 29 ottobre 1585, lasciò un legato di messe alla Steccata, come attestato dal notaio Ottavio Manghi.

Bartolomeo Rondani (1586-1592)

Bartolomeo Rondani, nato a Parma tra il 1586 e il 1592, fu Capitano delle truppe del Ducato di Parma, militando sotto Alessandro Farnese.

Esponenti del XIX e XX Secolo

Camillo Rondani (1808-1879): L'Entomologo di Fama Internazionale

Illustrazioni di insetti realizzate da Camillo Rondani

Camillo Rondani, nato a Parma il 21 novembre 1808 e morto il 17 settembre 1879, era figlio di Salvatore e Angela Balzaretti. Fu uno dei più importanti entomologi italiani del XIX secolo e uno dei maggiori ditterologi di tutti i tempi. Fin da fanciullo, sviluppò una profonda passione per la natura, dedicandosi completamente alla storia naturale e all'agronomia, dopo un periodo di studi ecclesiastici e giuridici.

Durante la sua formazione all'Università di Parma, conobbe il fisico Macedonio Melloni, suo insegnante e successivamente amico. Nel 1827, Melloni gli donò due grandi bacheche di farfalle, che costituirono il nucleo delle collezioni del Rondani, ora conservate nel Museo entomologico di Firenze. Studiò anche le piante con Giorgio Jan e ebbe accesso privilegiato alla biblioteca del conte Stefano Sanvitale, dove trovò numerosi testi di storia naturale e la preziosa collezione di insetti del Rossi.

Nonostante il disappunto familiare, rinunciò alla carriera ecclesiastica dopo aver incontrato Petronilla Musiari, che in seguito sposò. Con la caduta del governo di Maria Luigia d'Austria, Melloni gli offrì la cattedra di storia naturale all'Università di Parma. Tuttavia, questa gioia fu di breve durata: con il ritorno degli Austriaci, deluso, abbandonò gli studi e per un certo periodo si dedicò al commercio di generi coloniali in società con il fratello Emilio. Dopo la scomparsa della prima moglie, si risposò con Elisa Gelati.

Rondani condusse ricerche sul parassitismo entomologico e intrattenne una fitta corrispondenza con Massimiliano Spinola di Genova e il Genè di Torino. Pubblicò memorie di entomologia su periodici italiani e stranieri, arricchendole con disegni e acquerelli da lui stesso efficacemente realizzati. Partecipò attivamente ai movimenti liberali del Risorgimento nel 1848 e nel 1859. Fu professore di agronomia all'Università di Parma dal 1854 e, dopo l'abolizione di questa cattedra, diresse il liceo e infine l'Istituto agrario nella sua città natale, fino alla morte. Dopo l'Unità d'Italia, fu nominato preside del neocostituito Istituto tecnico di Parma. Fu anche tra i fondatori della Società entomologica italiana nel 1870. Acquistò il castello di Guardasone, sopra Traversetolo, e vi stabilì il suo studio.

L'attività che più lo rese celebre nel mondo scientifico fu lo studio della tassonomia dei Ditteri, di cui descrisse numerosi generi e specie, ma soprattutto stabilì sistemi razionali che dimostrano la sua profonda conoscenza dell'argomento. Classiche sono le sue ricerche sui Muscidi e sui Tachinidi. L'opera fondamentale è costituita dai 6 volumi del Prodromus Dipterologiae Italicae (Parma, 1856-1877; ristampata in fototipia a Berlino nel 1914), continuata, illustrata e completata, per le forme italiane, da circa ottanta note e memorie speciali, oltre a una decina di pubblicazioni sui Ditteri esotici. Un altro campo in cui il nome del Rondani ebbe ampia risonanza è lo studio degli insetti parassiti di altri insetti, attività che svolse per molti anni con risultati abbondantissimi. Numerosi lavori del Rondani illustrano vari insetti dannosi all'agricoltura o altrimenti interessanti. Le pubblicazioni scientifiche di Camillo Rondani ammontano complessivamente a più di 160.

Emilio Rondani (1807-1881): Il Patriota Risorgimentale

Emilio Rondani, nato a Parma intorno al 1807 e morto il 15 settembre 1881, fu tra i promotori del moto rivoluzionario parmense nel 1831, per il quale venne relegato nel forte di Compiano. Nel 1848 prese nuovamente parte alle lotte politiche e fu incarcerato. Una volta rimesso in libertà, cooperò costantemente per l'unificazione d'Italia.

Ettore Rondani (1834-1909): L'Avvocato Garibaldino

Ettore Rondani, nato a Parma il 26 aprile 1834 e morto nel 1909, figlio di Emilio e Maddalena Kolenz, fu avvocato garibaldino e sostenitore dei Piemontesi, che egli definiva i "Francesi d'Italia". Fece parte della Guardia Nazionale di Parma. Sebbene educato dai Gesuiti, il suo orientamento culturale era improntato allo spirito francese. Ultimo discepolo dell'avvocato Guareschi, il legale più affermato dell'Ottocento parmense, Ettore Rondani fu un avvocato dotato di acuto intelletto giuridico.

Ermelinda Rondani (1843-1914): La Poetessa e Appassionata di Teatro Dialettale

Ermelinda Rondani, nata a Parma il 1 febbraio 1843 e morta nel 1914, figlia di Emilio e Maddalena Kolenz, era la sorella maggiore del poeta Alberto. Fu una grande appassionata del teatro dialettale, particolarmente familiari le commedie del Goldoni, del Gallina e quelle bolognesi. Il suo interesse è testimoniato dalle sue argute poesie dialettali, le poche rimaste tra le molte disperse, ma sufficienti per farla includere nell'antologia di J. Bocchialini, "Il dialetto vivo di Parma". Fedele alla tradizione patriottica familiare, pur avendo appena sedici anni, fu tra le giovani di Parma che nel 1859, al passaggio delle truppe sarde, offrirono generi di conforto ai soldati.

Alberto Rondani (1846-1911): Poeta, Critico e Accademico

Ritratto di Alberto Rondani

Alberto Rondani, nato a Parma il 29 luglio 1846 e morto l'11 gennaio 1911, figlio di Emilio e Maddalena Kolenz, proveniva da una famiglia di antiche origini aristocratiche ma con abitudini borghesi. Fu ammesso giovanissimo all’Accademia di Belle Arti di Parma. Frequentò anche il locale Liceo e, per soli sei mesi, l’Università cittadina. Dopo una breve parentesi come allievo presso la Regia Accademia Militare di Torino, in relazione agli avvenimenti del 1866, riprese da autodidatta gli studi prediletti, diplomandosi nel 1869 in belle arti presso l’Università di Padova. Alla fine del 1871, avendo già conseguito l’abilitazione all’insegnamento, accettò la cattedra di Lettere italiane presso l’Istituto Tecnico di Parma, incarico che mantenne fino al 1898.

Oltre all'insegnamento, collaborò a riviste locali e a periodici nazionali come "Art", "Nuova Antologia", "Rivista Europea", "Rivista Minima" e "Illustrazione Italiana", acquisendo una solida reputazione nel campo della poesia e della critica, sia letteraria che artistica, settori in cui il suo ingegno ebbe modo di esprimere pienamente le proprie potenzialità. Nel 1887 fu chiamato alla cattedra di Letteratura e Storia dell’Arte nella Regia Accademia di Belle Arti di Parma. Dedicò gran parte della sua attività degli ultimi anni alla difesa di quest'ultima, minacciata di soppressione.

Il 5 settembre 1891, Alberto Rondani si unì in matrimonio con Giuseppina Ricci. Da quel momento, visse esclusivamente per la famiglia e per gli studi, non interrompendo la sua laboriosa attività neppure quando si manifestarono i primi sintomi della malattia che poi gli fu fatale. Successivamente, tuttavia, le crisi dovute alla nefrite di cui soffrì si acuirono, impedendogli di dedicarsi con tranquillità alle proprie occupazioni. Cittadino integerrimo, poeta civile, pensatore acutissimo, critico e scrittore ammirato da tutti, Rondani consacrò le forze del proprio intelletto al culto dei suoi ideali supremi: la famiglia, la scuola, l’arte e la patria.

Come poeta, ebbe due grandi maestri: Giacomo Zanella e Giuseppe Revere. Dal primo trasse una chiara ispirazione di fede, scienza e umanità, mentre dal secondo assimilò l'atteggiamento formale severo e incalzante del sonetto. Questa "scuola" confessata e prediletta, anziché confinare Rondani nella disciplina di un seguace, ne elaborò e rafforzò la solitudine e l’originalità, pur attraverso brevi accostamenti alla moda del borghesismo praghiano e del verismo stechettiano. Tale solitudine e originalità sono un tutt’uno con lo spirito e con la vita del Rondani. Sorto nel pieno fervore e nella piena fortuna della produzione carducciana (il cui valore poetico non sfuggì al Carducci, che ne riconobbe la bravura), amico di amici del Carducci, quali il Panzacchi, l’Occioni e Pasquale Papa, visse tuttavia solitario, tra lo sdegnoso e l’accigliato, lontano dai grandi centri letterari, pago di nulla chiedere per sé e di tutto dare al suo ideale poetico e umano. Egli stesso scrisse: "Solitudin non è stato d’amore ma d’odio o sdegno o di malinconia perciò col mio pensier, col mio dolore vò pellegrin senz’altra compagnia."

Ancora giovane, fu caro allo Zanella e ricevette il primo e inebriante incoraggiamento dal Manzoni. Colpì e scosse, fin d’allora, uomini delle più diverse fedi e tendenze, quali il moralissimo ma angoloso Tommaseo, l’estroso e più tardi sommarughiano Milelli, Onorato Occioni (latinista e poeta), Salvatore Farina (delicato e umano creatore di romanzi che lo avvicinarono a Dickens), Pompeo Molmenti (colta e raffinata anima d’artista), l’ardente e romantico Cannizzaro, l’heiniano Zendrini e il fine e toccante Salvatore Di Giacomo.

Il Rondani fu il poeta dei "Primi Versi" (1871) e di "Affetti e meditazioni" (1875), che lasciarono un'orma propria e duratura con i sonetti di "Voci dell’anima" (1883) e di "Savoia e Caprera" (1883-1884), e con i successivi canti isolati, pubblicati dal 1889 al 1906. Nel 1890 compose un dramma di carattere sociale, dal titolo "Il signor Crèpin" (Parma, Battei), presentato come traduzione di un'opera francese. Il Rondani non vi appare neppure come traduttore e l'edizione non fu poi messa in vendita. La cosa rimase nota a pochi intimi del Rondani e fu rivelata solamente dopo la sua morte dall'editore e da Oreste Boni, che aveva consentito all'amico Rondani di usare le proprie iniziali per designare il presunto traduttore.

Parecchi dei suoi sonetti godettero di grande rinomanza, vennero riportati in varie antologie ed ebbero l’onore di molte traduzioni in diverse lingue: in tedesco, in inglese, in greco e in spagnolo. Una sua raccolta di "Rime scelte (1871-1906)" venne edita da Battei nel 1956. Rondani trasse dal Revere un certo piglio risoluto e vigoroso nell'atteggiamento delle forme e della verseggiatura nel sonetto, oltre alla robustezza concettosa accentuata e messa in rilievo dall'incedere foscolianamente incalzante per il frequente e ben adatto incrociarsi di vocali elidentisi. A ciò si aggiunge una certa maniera di elevare sostanzialmente e formalmente il sonetto in una chiusa che completa e riassume le sensazioni del lettore, lasciandone soddisfatto l'animo, pur già abituato alla dignità di tutto l'andamento. A tale severa e nobile poesia mancò la meritata fortuna. La solitudine del Rondani non ne intaccò il valore, ma lo isolò in un opaco silenzio, che ne mutò la sorte anche se non ne mutò la sostanza. Con i sonetti di "Savoia e Caprera" furono persino largamente varcati i confini d’Italia. Ma anche su questa superba pagina di poesia si ricompose poi la calma dell’oblio.

Il Rondani serbò fede a una severa linea di dignità e tenne tanto alla semplicità della sua vita che visse, letterariamente, quasi sempre solo. Particolarmente duro fu il suo giudizio nei confronti della critica in genere (chiamò "latrati" gli scritti dei critici) e un tale atteggiamento gli portò inevitabili svantaggi. Tuttavia, una vita simile è a sua volta propizia a mantenere alle impressioni, alle idee, ai sentimenti, anche se alquanto invecchiati e oltrepassati, una sorta di perenne giovinezza, conservando la spontaneità e il colore nativo, e stampandovi un suggello di convinzione superiore ad ogni incertezza e ad ogni dubbio (Antonio Boselli). A pochi anni di distanza dalla sua morte, letterati della vecchia e della nuova generazione finirono per incontrarsi nel riconoscere che quella poesia, che sembrava sepolta, era invece più viva e vitale che mai. Il pensiero di Isidoro Del Lungo, di Antonio Restori, di Giulio Natali, di Alfredo Galletti, di Domenico Oliva, di Carlo Calcaterra e di Alfredo Panzini ha una coincidenza significativa con il giudizio di critici posteriori, quali Valentino Piccoli, Enrico Bevilacqua e Luigi Emery e di poeti novecentisti come Ugo Betti e Renzo Pezzani.

Il Rondani avversò il verismo, nel quale vide la negazione dei valori spirituali e religiosi propri dell’idealismo romantico risorgimentale, di cui si considerò un epigono. Predilesse G. Zanella, col quale ebbe in comune la fede e l’ottimismo cristiano, e che riecheggiò nella sua lirica gnomica. Si ispirò anche alla storia contemporanea e compose una collana di sonetti per la morte di G. Garibaldi. Come critico, fu ricco di cultura, equilibrio e buon gusto, pur giudicando di solito secondo criteri moralistici.

Opere Principali di Alberto Rondani

Della sua bibliografia, che comprende 289 opere (di cui venti postume), è doveroso segnalare:

  • Versi (1871)
  • Affetti e meditazioni (1875)
  • Voci dell’anima (1876 e 1883)
  • Scritti d’arte (1874)
  • La filosofia positiva e la critica d’arte (1888)
  • Saggi di critiche d’arte (1880)

Cesare Zavattini (1902-1989)

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