L'Indice di Sviluppo Umano (ISU): Misurare il Benessere Oltre la Crescita Economica

Cos'è l'Indice di Sviluppo Umano (ISU)?

L'Indice di Sviluppo Umano (ISU), definito comunemente Human Development Index (HDI), è un indicatore di sviluppo macroeconomico che costituisce una modalità diversa di valutazione del benessere di una nazione. A differenza del Prodotto Interno Lordo (PIL), che rappresenta il valore monetario dei beni e dei servizi prodotti in un anno in una nazione e si basa esclusivamente sulla crescita economica, l'ISU tiene conto di differenti fattori della società oltre al PIL pro-capite. Questi fattori includono la speranza di vita alla nascita, il tasso di alfabetizzazione e il tasso di scolarizzazione della popolazione, l'accesso ai servizi sanitari e il grado di libertà politica, aspetti che non potevano essere detenuti in modo massiccio da pochi individui.

L'introduzione dell'ISU ha rappresentato un passaggio importante dai limiti posti alla base della concezione tradizionale di sviluppo, considerato come crescita economica, all'idea che lo sviluppo debba essere inteso come un processo che non si esaurisce nella sola sfera economica. L'ISU si affianca al PIL e si inscrive nella logica della misurazione dello sviluppo umano che amplia la prospettiva della semplice crescita economica per definire il livello di sviluppo dei singoli paesi. La ricchezza di una nazione, infatti, va vista come un mezzo per raggiungere il benessere della popolazione, e il benessere di una società dipende dall'impiego che viene fatto del reddito, e non dal livello del reddito di per sé stesso.

In questo contesto, il concetto di qualità della vita per un'analisi comparata a livello internazionale negli anni '90 ha subito una rielaborazione, focalizzandosi sull'ampliamento della gamma di scelte della gente. Per scelte si intende una vasta scala di opzioni, le più importanti delle quali sono la possibilità di condurre una vita lunga e sana, la possibilità di acquisire conoscenze e quella di poter accedere a un livello di reddito che possa garantire uno standard di vita dignitoso, riassumendo in tre parole: salute, istruzione, reddito.

Infografica: Concetti chiave ISU vs PIL

Origine e Sviluppo dell'Indice

L'origine dell'Indice di Sviluppo Umano (HDI) è da rinvenirsi nel rapporto originale dell'ONU, pubblicato annualmente come Human Development Reports e stilato dall'ufficio preposto, lo Human Development Report Office, per il programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP).

Nel 1990, l'economista e politico pakistano Mahbub ul Haq, con l'iniziale contributo dell'economista indiano Amartya Sen, cercò, attraverso lo Human Development Index, di "spostare il focus dello sviluppo economico del PIL alle politiche di sviluppo incentrate sulla persona". Per stilare il rapporto e concretizzare questa visione, Mahbub ul Haq formò un gruppo di economisti tra i quali Paul Streeten, Frances Stewart, Gustav Ranis, Keith Griffin, Sudhir Anand e Meghnad Desai. Tra i più importanti sostenitori della Teoria sullo sviluppo umano emerge anche Amartya Sen, economista e accademico indiano, nonché Premio Nobel per l’economia nel 1998.

Già nei primi anni Settanta, molti studiosi avevano iniziato a separare il concetto di sviluppo da quello di crescita economica, rilevando che la crescita economica non sempre produce il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione, né riduce la povertà e le disuguaglianze. A metà degli anni Ottanta, la teoria dei bisogni fondamentali fu gradualmente rivista, sottolineando che i beni e il reddito sono un mezzo per raggiungere il benessere, ma non sono, di per sé, il benessere stesso. Il processo di sviluppo è inteso anche come partecipazione, in quanto le persone devono essere coinvolte nei processi economici, sociali, culturali e politici attivati per promuovere lo sviluppo.

Gli Indicatori Chiave e il Calcolo dell'ISU

L'Indice di Sviluppo Umano si avvale di quattro indicatori principali per misurare il progresso di una nazione in termini di salute, istruzione e reddito:

  1. Life expectancy at birth (Aspettativa di vita alla nascita): rappresenta la durata media di vita attesa per un neonato in base ai tassi di mortalità registrati nell’anno considerato.
  2. Mean years of schooling (Anni medi di istruzione): indica gli anni medi di istruzione ricevuta dagli individui dai 25 anni in su.
  3. Expected years of schooling (Anni attesi di scuola): rappresenta gli anni medi di istruzione che un bambino al primo anno di scuola si aspetta di ricevere in base ai tassi di iscrizione correnti.
  4. GNI per capita (PPP $) (Reddito Nazionale Lordo pro-capite a parità di potere d’acquisto): misura il reddito pro-capite di un paese in dollari a parità di potere d'acquisto.

Questi indicatori vengono utilizzati per formare tre indici dimensionali: l’Indice di Aspettativa di Vita (Life Expectancy Index), l’Indice di Istruzione (Education Index) e l’Indice di Reddito (Income Index). Questi tre indici sono infine combinati per il calcolo dell’HDI. Fino al 2009, tale calcolo si fondava sulla media aritmetica su base logaritmica, generando un valore da 0 a 1. Dal 2010, la misurazione dell’accesso alla conoscenza è legata all’indice di istruzione, che include gli anni medi e quelli previsti da destinare all’istruzione, e viene indicizzata con una media geometrica. I paesi del mondo non sono più divisi in base a un valore assoluto, bensì sono aggregati in quattro gruppi (molto alto, alto, medio e basso) in base al quartile di appartenenza. Il valore finale dell'ISU è compreso tra 0 (nessun risultato in termini di sviluppo umano) e 1 (piena realizzazione delle tre dimensioni).

Diagramma: Componenti e calcolo dell'ISU

Panoramica Globale e Classifiche

Grazie ai progressi compiuti, la media mondiale dell’ISU è cresciuta da 0,600 nel 1990 a 0,702 nel 2014. Nel mondo, la speranza di vita media è di 71 anni, ed è aumentata quasi ovunque negli ultimi decenni, soprattutto grazie alla riduzione del tasso di mortalità infantile. Negli ultimi cinquant’anni, la domanda di istruzione è cresciuta in tutti i Paesi e il numero di analfabeti è diminuito quasi ovunque. Il reddito pro capite del mondo continua a crescere, e il merito va attribuito soprattutto ad alcuni Paesi emergenti come Brasile, Cina e India, che negli ultimi decenni hanno visto aumentare il loro PIL pro capite, seppure da livelli bassi, di oltre il 70%.

Nonostante ciò, il divario tra i Paesi più ricchi e quelli più poveri resta pressoché invariato, con valori medi che non mettono in luce l'enorme distanza tra i primi e gli ultimi della classifica, ad esempio tra i 98.814 $ del Qatar e i 648 $ della Repubblica Democratica del Congo.

Classifiche e Tendenze Recenti (2019)

  • Il paese più sviluppato al mondo, stabilmente da qualche anno, è la Norvegia (0,957), seguita da Svizzera, Irlanda, Hong Kong, Islanda, Germania e Svezia.
  • Il paese meno sviluppato al mondo è il Niger (0,394), preceduto da Repubblica Centrafricana, Ciad, Sud Sudan e Burundi.
  • Il paese che è cresciuto di più negli ultimi 10 anni (2010-2019) è il Niger (+1,95%), che comunque rimane ultimo, seguito da Zimbabwe e Burkina Faso.
  • Il paese che ha avuto il tracollo più significativo è la Siria (-1,87%), seguita da Libia e Yemen.
  • Negli ultimi 30 anni (1990-2019) a crescere di più è stato il Ruanda (+2,74%), poi Mozambico e Mali. Non ci sono invece paesi che negli ultimi 30 anni hanno visto decrescere il loro indice di sviluppo umano.
  • Dei 30 paesi più sviluppati al mondo, 21 sono europei (come nel 2018, erano 19 nel 2017).
  • Gli ultimi 30 posti sono tutti occupati da paesi africani, fatta eccezione per Yemen, Afghanistan e Haiti.
  • L’Italia è 29esima con un valore di 0,892 (stessa posizione del 2018, ma aveva 0,883; nel 2017 era 28esima con 0,880). Il valore ottenuto indica che la popolazione italiana gode di una longevità elevata.

Nel 2011, sono stati analizzati 185 paesi e aggregati in quattro gruppi a differente livello di sviluppo umano: molto alto, alto, medio e basso. Il ruolo dei paesi scandinavi, di quelli oceanici e in generale europei è particolarmente enfatizzato. Dal 2000 in poi, la Norvegia è sempre risultata al primo posto, a eccezione del 2007, quando l'Islanda ha conseguito il primato, salvo poi essere stata il primo Stato ad avvertire la ripercussione della crisi economica iniziata nel 2008, scivolando oltre le prime dieci posizioni. Questa crisi ha ridotto in maniera significativa i valori dell’ISU mondiale rispetto agli anni precedenti.

Tra le potenze economiche, gli USA si collocano al 4° posto, mentre la Cina, anche a causa dell’elevata numerosità della popolazione, nonostante l’impetuosa crescita, non rientra nei primi cento. Il Giappone, che nei primi anni Novanta del XX secolo è stato al primo posto, è ancora il primo Paese asiatico, ma nel 2011 si posizionava soltanto 12°. L’Italia si è collocata a lungo nei primi venti paesi, ma nel 2011 è scivolata al 24° posto.

Mappa mondiale: Classifica ISU per paese

Critiche e Limiti dell'ISU

Nonostante la sua ampia accettazione e utilità, l'Indice di Sviluppo Umano è stato oggetto di critiche sotto diversi punti di vista. In particolare, è accusato di riflettere un pregiudizio sistemico ideologico contro i modelli di sviluppo economico e sociale del mondo industrializzato. Inoltre, l'ISU è criticato per il fatto di non tenere conto delle questioni ambientali e tecnologiche, né del ruolo svolto dallo sviluppo civile, parlando esclusivamente dei risultati scolastici e medici dei singoli stati. Un altro elemento di criticità è l'assenza di riferimenti agli aspetti ecologici.

Rispetto alla graduatoria delineata con il PIL, spesso non si assiste a un grande stravolgimento: i paesi dell’OCSE hanno i valori più elevati e nell’Africa subsahariana si registrano quelli più bassi. Questo ha indotto molti a considerare l’ISU come ridondante, enfatizzando aspetti già sottolineati dal PIL.

Tuttavia, è stato rilevato che possono riscontrarsi livelli elevati di sviluppo umano pur in condizioni basse di reddito e viceversa bassi livelli di sviluppo umano in condizioni di reddito più elevati. A tal proposito, uno studio dell’Associazione di Sviluppo Sostenibile e Capacitazione, prendendo ad esempio i casi di Uruguay e Arabia Saudita, ha dimostrato l’evidenza che, ad alti livelli di reddito, non corrisponde per forza un adeguato livello di sviluppo umano. Nonostante il livello di reddito dell’Uruguay sia inferiore a quello dell’Arabia Saudita (UNDP 2007), le persone in Uruguay hanno un’aspettativa di vita più lunga, il tasso di alfabetizzazione delle donne è più alto e la popolazione gode di maggiori libertà rispetto al paese arabo (Deneulin and Shahani, 2009). Questo evidenzia come lo sviluppo umano sia diverso dalla crescita economica e non si possa misurare solamente in base al reddito nazionale.

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