Bernhard Casper: Filosofia, Evento e Preghiera

Introduzione al Pensiero di Bernhard Casper

Bernhard Casper, nato a Treviri nel 1931, è stato un allievo di Bernhard Welte, del quale ha curato le "Gesammelte Schriften" per l'editore Herder. Professore emerito di Filosofia della religione all'Università di Friburgo (Freiburg i.B.), il percorso di studi di Casper ha condensato la sua riflessione soprattutto intorno alla filosofia di Heidegger e del pensiero ebraico, con particolare riferimento a Rosenzweig e a Levinas.

Dalla Fenomenologia Ermeneutica della Religione al Pensiero Dialogico

Scorgendo nelle strutture del pensiero dell’essere heideggeriano un apporto nell’elaborazione di una "fenomenologia ermeneutica della religione", Casper ha tuttavia ritenuto del tutto insufficiente, se non improbabile, che lo spazio del religioso possa dischiudersi a partire dalla dimensione della differenza dell’essere heideggeriano. Di fronte al rischio del "brulichio informe" sprigionato dal Sacro, egli ha ritenuto di dover mediare tra la proposta del "pensiero rammemorante" di Heidegger e il "pensiero esperiente" dell’alterità e della relazione di Rosenzweig, come trattato nella sua pubblicazione "Rosenzweig ed Heidegger. Essere ed evento" (Morcelliana, Brescia 2008).

Grazie a Rosenzweig e, in particolare, grazie a Levinas, il quale ha portato avanti il pensiero di Rosenzweig in una maniera determinante, è diventato chiaro in che senso il linguaggio, inteso come l’insieme di ciò che accade tra gli uomini (con Heidegger, "La casa dell’essere"), apprende l’orientamento incondizionato dal fatto che l’individuo dipende dall’altro uomo in quanto abbandonato all’altro come l’altro stesso, cioè l’altro nella sua dignità incondizionata nella quale egli è insostituibile. L'uomo ha bisogno del suo esserci. Ed allo stesso tempo, con il proprio esserci, è garante (ostaggio) per l'esserci dell'altro. In questa relazione fondamentale, in cui l'individuo già si trova, è necessario prendere sul serio il tempo, il quale accade tra gli uomini come la storia.

Schema concettuale: La mediazione di Bernhard Casper tra il pensiero di Heidegger, Rosenzweig e Levinas

Il Tempo Accadente e la Domanda sull'Essere

Uno dei temi centrali nell'interpretazione rosenzweighiana di Casper, e presupposto fondamentale che ha dato origine e vita al pensiero dialogico, riguarda il tempo. Ogni domanda sull’essere (se posta nei termini del "Che cos’è?") è percepibile come un limite della conoscenza, ridotta a mera spiegazione dell’oggetto o di un dato evento nella sua sostanza e nelle sue determinazioni, ma non nel suo tempo.

Tale domanda esula da quell’idea del filosofare che, dando assoluta priorità al linguaggio rispetto al pensiero stesso, è "continuo servizio divino nel servizio della verità". Rosenzweig, ancor prima di Heidegger, pone la fondamentale questione dell’essere non solo nella sua veste d’assoluto, ma dell’essere considerato nella sua temporalità. Il tempo accadente storicamente, il "linguaggio nel suo realissimo esser-parlato" (Rosenzweig, Stella p. 186), accade non solo propriamente nella coscienza individuale, così che non potrebbe essere descritto in maniera esauriente come una "Fenomenologia della coscienza temporale interna" (Husserl).

Per il nuovo pensiero, come suggerisce Casper citando Rosenzweig, il tempo diviene "interamente reale. Non che ciò che accade accada nel tempo, al contrario è il tempo stesso ad accadere".

La Preghiera come Atto Paradossale e la "Differenza Latreutica"

In più occasioni, Casper ritorna sulla nozione di preghiera come atto paradossale di una intenzionalità non intenzionale, definendola come "domanda senza pretese". Ciò si basa anche sulla sua interpretazione del pensiero levinasiano alla luce della prospettiva rosenzweighiana. La preghiera, per Casper, è nozione e atto pratico in grado di condurre l’uomo "al di là dell’essenza", al di là dell’essere come semplice presenza.

Piuttosto che un’idea di preghiera come atto egoistico volto all’utile o al soccorso dai mali contingenti - e Casper ha più volte denunciato come anche l’idea di salvezza o di redenzione soccombono dinanzi a una malintesa finalità, negatrice dell’infinito - è auspicabile la modalità di preghiera come puro "disinteresse", come prassi dell’amore e della giustizia, e perciò stesso apertura alla verità autentica.

Sulla base della concezione speculativa inaugurata da Rosenzweig - o ancor prima dal suo maestro H. Cohen - Casper identifica l’unità e la differenza o l’unità nella (malgrado la) differenza tra prospettiva filosofica e dimensione teologica. La tentazione fondamentale, della quale l’autentica relazione religiosa deve occuparsi sempre di nuovo se vuole mantenersi nella sua verità e non capovolgersi nel suo opposto, vale a dire nell’idolatria, è la tentazione di concludere l’intenzionalità degli atti religiosi con un finito mantenere e possedere, di andarsene così di soppiato da ciò che Casper chiama la "differenza latreutica" ("Latreutische Differenz": dal greco latreuein: venerare, adorare). L’intenzionalità dell’atto religioso, invece, può essere solo quella della risposta a un ascoltare originario.

Questa tentazione si può rilevare nella Bibbia, ad esempio, nella tentazione di Davide "ad edificare una casa per Dio" sotto autorità della propria procura (2 Sam 7,5; cfr. anche Isaia 66,1-2). Con questa intenzione Davide rovescia il senso fondante che può definire solo l’autentica relazione religiosa. Si può rilevare questa tentazione di capovolgere il senso fondante della relazione religiosa anche nelle tentazioni di Gesù (Mt 4,1-10). Rosenzweig ha chiamato questa tentazione fondamentale, appartenente essenzialmente alla relazione religiosa stessa, la tentazione della "tirannia del Regno dei cieli".

Alla luce di tale perversione, si può senza dubbio intravedere il rimprovero mosso dalla critica classica delle religioni (Feuerbach, Marx, Nietzsche, Freud), la quale vede come fine ultimo delle religioni l’assoluta auto-affermazione dell’uomo o di un gruppo di uomini. La religione consiste in un egoismo autoponentesi di gruppo. Si mostra come una "nevrosi costrittiva collettiva". I sistemi totalitari del XX secolo avevano indubbiamente questo perverso carattere religioso. Casper stesso ha esperito ciò nell’infanzia e nella giovinezza durante il Nazionalsocialismo.

Il superamento di questa tentazione non consiste in un esserci privo di mondo. Gli uomini sono esseri mortali fatti di carne e sangue che hanno bisogni fisici e il bisogno di essere approvati, riconosciuti ed affermati dagli altri uomini. Essi sono uomini che sono tali grazie ad altri uomini e nei quali è vivo il desiderio di giustizia. Pertanto è abbastanza naturale, e alla luce della relazione fondamentale della "differenza latreutica" (che nasce nell’intenzionalità dell’ascoltare), è permesso ed opportuno, pregare per "la gloria dell’Infinito" e per "il pane di questo giorno" - come per l’accadere della remissione, per la concreta giustizia in una determinata situazione, per la pace effettiva tra uomini storicamente concreti e determinati, e infine anche per la forza della carità sincera e non simulata del prossimo e perfino del nemico. Come ha giustamente esposto Levinas, l’autentico e completo atto fondamentale del pregare, il quale vuole rimanere nella verità, deve consistere in un "pregare senza domanda".

Infografica: Il concetto di

La Centralità del Dialogo, dell'Ascolto e del Silenzio

Il pensiero di Casper si sofferma sull'impegno continuo di umanizzare o di eticizzare la dimensione indeterminata dello spazio e del tempo attraverso l’evento del dialogo, del "tra" che "tutto compie". Aver bisogno del tempo significa non poter anticipare nulla, dover attendere tutto, per ciò ch’è proprio essere dipendenti dall’altro. La differenza tra pensiero vecchio e nuovo, tra pensiero logico e pensiero grammaticale, non consiste nell’esprimersi a voce alta o bassa, bensì nel bisogno dell’altro o, che è lo stesso, nel prendere sul serio il tempo.

Nella tradizione del pensiero dialogico è sorta l’idea di una relazione costitutiva fra l’Io e il Tu all’insegna della "reciprocità", non tenendo conto spesso - come nel caso di Buber - come tale relazione sia in realtà dettata da una forte ed inesauribile disparità e dissimmetria, dove l’io, pur nella sua unicità e garanzia di ogni trascendenza, è servitore del Tu, dell’assolutamente altro.

Una riflessione filosofica siffatta, svincolata dagli spiragli della fede, ma che al pari di ogni fede si stringe al valore della speranza - e fors’anche al bisogno di un qualche appiglio di "salvezza" - è proposta di pensiero che tuttavia difficilmente si riconosce in prospettive messianiche di "redenzione".

L'uomo è un essere paradossale, nello stesso tempo finito ed infinito. La sua vita consiste essenzialmente in questo, poiché si trova in un "Campo da gioco tra finitudine e infinitudine", per citare il titolo di un libro del suo maestro Bernhard Welte. L'uomo tende sempre oltre se stesso. Vive da sempre in una differenza dall’infinito che lo riguarda nell’incondizionatezza del suo voler-essere. Altrimenti non potrebbe per niente percepire la propria finitezza, la propria storicità e mortalità; e allo stesso modo neanche la differenza tra il bene e il meglio, e tra il bene e il male. La veracità dell’esserci umano consiste nel mantenersi in questa differenza. Spianare tale differenza, per esempio con un naturalismo totalitario riduzionista o con un biologismo, fa perdere di vista l’uomo in quanto uomo, vale a dire non solo come l’essere che in quanto essere può volere e intendere, ma anche ciò che come un sé deve temporalizzare se stesso.

Ciò che l'uomo vuole e a cui aspira, ciò verso cui progetta in maniera intenzionale, è il bene, cioè ciò che, nei riguardi della propria persona e di quella altrui, si può affermare come incondizionato, infinito e senza riserve. Nella società contemporanea, nella quale si è inondati senza pausa da continui nuovi stimoli, da un incessante flusso di informazioni, in una società nella quale gli interessi economici e i fini del potere occupano il singolo spietatamente, rimanere uomini non è così indispensabile quanto l’apprendere una nuova virtù dell’ascoltare.

L’ascoltare si apprende nel silenzio. È necessario sviluppare il coraggio per una nuova ascesi, la forza di ritirarsi dal frastuono della pseudo-infinitudine delle molte pretese che vogliono possedere. Bisogna diventare poveri nei confronti di queste pretese per essere aperti alle sfide essenziali che riguardano l’esserci umano, per poterle percepire. La religiosità autentica ha preso sempre questa via. Questa consiste nel sospendere la varietà mondana come varietà, e nel cominciare a tacere per ascoltare. L’"epoché" rivendicata da Husserl come atteggiamento fondamentale di un pensiero fenomenologico, ha con questo molto da condividere. Dobbiamo nuovamente imparare la virtù di un silenzioso attendere per poter ascoltare. Solo così si può diventare attenti agli altri uomini in quanto tali. Ugualmente, solo così si può trovare realmente se stessi.

Bernhard Casper - La felicità il dono e la fede.

L'Eredità del "Pensiero Dialogico"

Se c’è un’eredità che il Novecento ci ha consegnato e che non è stata ancora del tutto meditata è quella del "pensiero dialogico". Casper non propone una storia compiuta di questo orientamento teorico, ma piuttosto cerca di risalire alla sua genesi, di ricostruirne gli inizi, segnati dal timbro fondativo di Rosenzweig, Ebner e Buber, accomunati da un radicale anti-idealismo. La concretezza dell’uomo, di ogni singolo nel suo nucleo di sacra irriducibilità, va sempre e comunque salvaguardata dall’aggressione del pensiero sistematico e insieme va salvata l’autenticità della Rivelazione nella sua peculiare dimensione verbale.

Con puntualità e finezza interpretative, Casper penetra progressivamente nel progetto dei tre grandi pensatori, individuando nella filosofia dialogica - che affronta il tema della "relazione delle relazioni", ovvero il rapporto con il Tu assoluto - il cuore della loro proposta teorica. Secondo l’autore, fra i tre spetta senza alcun dubbio a Rosenzweig una posizione di preminenza teoretica poiché fu sin dall’inizio lo spirito più universale, e la sua opera, condensata in particolare nella "Stella della redenzione", è filosoficamente compiuta.

Il volume "Il Pensiero dialogico. Franz Rosenzweig, Ferdinand Ebner, Martin Buber" (Morcelliana, Brescia 2009) traccia anche i possibili frutti della lezione dialogica sul futuro del cristianesimo in rapporto alle religioni universali. Una lezione che, in termini più generali, è un correttivo radicale, una risorsa per far fronte al male e al rischio delle tragedie che incombono sull’umanità.

Opere Selezionate di Bernhard Casper

Bernhard Casper ha elaborato una filosofia del dialogo come realizzazione del nesso tra essere ed evento. Tra le sue opere principali ricordiamo:

  • "Ermeneutica e teologia" (Morcelliana, 1974)
  • "Evento e preghiera. Per un’ermeneutica dell’accadimento religioso" (Cedam, 2003)
  • "Rosenzweig e Heidegger. Essere ed evento" (Morcelliana, 2008)
  • "Il pensiero dialogico. Franz Rosenzweig, Ferdinand Ebner, Martin Buber" (Morcelliana, 2009)
  • "In ostaggio per l’Altro" (con E. Levinas, ETS, 2012)
  • "Evento della pittura ed esistenza umana. Su due opere di Vincenzo Civerchio a Travagliato" (Morcelliana, 2014)
  • "Levinas pensatore della crisi dell’umanità" (ELS La Scuola, 2017)

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