L'Istituto delle Suore dei Sacri Cuori e la Scuola Materna "San Giuseppe" di Maggianico

La figura del bambino, scelto da Gesù come modello per coloro che desiderano entrare nel Regno, è centrale nella missione di molte istituzioni educative cattoliche. Egli ha voluto essere per loro l'amico, un principio guida per lo sviluppo della personalità e l'educazione degli alunni. Il collegio dei docenti, in sintonia con il Progetto Educativo d'Istituto, programma e attua collegialmente le attività educativo-didattiche, scolastiche e parascolastiche.

Il Carisma delle Suore dei Sacri Cuori

La Congregazione Religiosa “Sorelle della Carità sotto il patrocinio di S. Vincenzo de' Paoli” - meglio conosciuta come Suore dei Sacri Cuori - ha un carisma spirituale che si riassume nella frase: «Conoscere l’amore del Padre, vivere nella salvezza del Figlio, lasciarsi guidare dalla sapienza dello Spirito Santo». Il principio del «cuore materno di Maria» viene declinato dedicandosi soprattutto ai piccoli orfani, assistendoli nello spirito e nelle conoscenze, ma anche nel sollievo dalla povertà e nella cura della salute. Oltre che in favore dei bambini, l'opera della congregazione si rivolge alle ragazze nubili, alla cura degli infermi poveri negli ospedali e ai servizi di carità verso gli anziani e gli indigenti.

Le Origini: Dalla Pia Unione alle Suore dei Sacri Cuori

La storia della congregazione inizia con Rosa Rosato, nata a Lanciano (Chieti) nel 1858 da una famiglia di proprietari terrieri, terza di dieci figli. Entra nella Pia unione, una delle tante associazioni di vita consacrata sorte a fine Ottocento con il sostegno diretto della Santa Sede per la devozione al Sacro Cuore di Gesù. Il Sacro Cuore è inteso come «espressione dell’amore personale di Dio-Padre per l’uomo», declinato sul piano pratico dall'intervento della Chiesa nella realtà sociale del tempo in favore dei bisognosi, attraverso l’assistenza materiale a indigenti, infermi, orfani e fanciulle nubili.

Nel febbraio 1886 Suor Rosa Rosato è inviata a Roma insieme ad un'altra consorella per aprirvi una filiale della Pia unione di Lanciano. Nello stesso anno, una seconda novizia di nome Rosa, Rosa D’Ovidio, nata nel 1857 a Lanciano da una modesta famiglia di tessitori, entra nella Pia unione. Nell’aprile 1886, la novizia raggiunge Suor Rosa a Roma per sostenerne l’opera, e tra le due Rose si instaura una profonda comunione spirituale, cementata dal quotidiano operare nella carità.

Rosa D’Ovidio prende i voti nel 1888 e in breve si ritrova a dirigere la Casa di Roma come madre superiora, lasciando a Suor Rosa Rosato libertà d’azione per organizzare su scala più vasta un complesso sistema di assistenza in tutto il Regno d'Italia. Nel 1911 si tiene il Primo capitolo generale, nel quale le madri superiori di tutta Italia nominano madre superiora generale Suor Rosa Rosato, che guiderà l’istituto nei successivi trent’anni.

L'Orfanotrofio di Pola e il Trasferimento al Trullo

L'orfanotrofio delle Suore dei Sacri Cuori si costituisce nel 1896 a Pola (oggi in Croazia) per opera di Madre Rosa D’Orazio (probabilmente un errore nel testo e si riferisce a Suor Rosa D’Ovidio), fondatrice insieme con Madre Rosa Rosato delle Suore dei Sacri Cuori. Nel dicembre 1896 Suor Rosa D’Ovidio parte con alcune consorelle per fondare una nuova comunità a Pola, in Istria, che in quel periodo era un grande cantiere per l'Impero di Austria-Ungheria, intento nella costruzione del più grande porto-arsenale del Mediterraneo. Il vescovo di Pola accoglie Suor Rosa D’Ovidio con affetto, ammirandone «il buono spirito, la perspicacia, l’intraprendenza, la fermezza, la coscienza del proprio ruolo». La congregazione delle Suore dei Sacri Cuori intanto cresce, con l’apertura di nuove case. Suor Rosa D’Ovidio prosegue il suo apostolato istriano, anche dopo che Pola dal 1918 diventa una provincia italiana. Nel 1930, quando le forze fisiche non le consentono più di proseguire, la religiosa si ritira in preghiera nell’Isola di Cres, morendo poco dopo.

Mappa del viaggio da Pola a Roma, Trullo

La Tragedia Giuliano-Dalmata e l'Evacuazione

La comunità di Pola fu investita dalla tragedia giuliano-dalmata nelle ultime fasi della Seconda guerra mondiale. L'esercito popolare yugoslavo del Maresciallo Tito occupò progressivamente i territori di frontiera abbandonati dalla RSI (Repubblica Sociale Italiana): una dopo l’altra Zara, Pola, l’intera Istria, il Carso triestino e goriziano e l’Alta valle dell’Isonzo cessarono di essere italiane. In questi territori si verificarono, nei confronti delle popolazioni di lingua italiana, confische, rappresaglie violente ed eccidi. L’orfanotrofio di Pola venne colpito dalla tragedia: le religiose e la cinquantina di bambine ospiti inscatolarono in fretta i pochi effetti personali, sotto la minaccia di una sciagura imminente.

Una pagina di giornale del 5 febbraio 1947 documenta l’evacuazione dell’orfanotrofio: «Il supremo sacrificio di Pola sta per compiersi. La città è divenuta quasi deserta. Gli ultimi suoi cittadini si apprestano ad abbandonare terre, abitazioni, tutto quanto essi avevano accumulato in lunghi anni di lavoro. Interminabili colonne di profughi si avviano verso il porto, recando seco solo quel poco che consente il precipitare degli avvenimenti. C’è una grande angoscia nei cuori. Un altro contingente di profughi è giunto a Trieste da Pola: con gli altri sono arrivati pure 46 orfani dell’Orfanotrofio del Sacro Cuore, accompagnati da alcune suore.»

Nel 1947, l’orfanotrofio si trasferisce al Trullo, un quartiere all'estrema periferia di Roma. La congregazione dei Sacri Cuori possedeva in località Monte delle Capre un terreno scarpato con un modesto casolare rurale, con un accesso accidentato dal fondovalle lungo il fosso di Affogalasino (oggi via del Trullo, 372), adatto per un’accoglienza emergenziale.

L'Evoluzione dell'Istituto al Trullo: Da Orfanotrofio a Scuola Cattolica

Dal 1947, presso la sede del Trullo, inizia un’importante opera edilizia di ampliamento della casa esistente con la realizzazione di nuovi corpi di fabbrica, che porterà la struttura ad assumere l’aspetto attuale di un articolato complesso edilizio, accompagnato da importanti modellamenti del fianco collinare e la realizzazione di un parco. In esso si trovano oggi la Casa generalizia delle Suore missionarie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, il noviziato, la scuola materna ed elementare dei Sacri cuori, e la cappella.

Foto storica dell'Istituto Suore Sacri Cuori al Trullo, Roma

Dall'Orfanotrofio alla Scuola

Dall’anno scolastico 1949/50, alcuni locali dell’orfanotrofio vengono destinati a scuola, con il nome di Scuola dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, aperta per le sole fanciulle dell’Istituto. Gli esami finali venivano tuttavia svolti presso altri istituti e le scolare si presentavano come privatiste, perché mancavano ancora le formali autorizzazioni ministeriali. Nell’anno scolastico 1956/57, su autorizzazione del Vicariato, la scuola si apre al quartiere, anche ad alunni di sesso maschile, e acquista la possibilità di svolgere esami interni.

Negli Anni Sessanta, il numero delle «ricoverate» diminuisce, e contestualmente aumenta quello degli alunni esterni provenienti dal quartiere Trullo, dal popolamento sempre crescente. Risale a quegli anni la chiusura dell’orfanotrofio e la sua trasformazione in una scuola privata cattolica, articolata nelle sue tre sezioni di scuola materna, elementare e media. In quegli anni, la congregazione dei Sacri Cuori attraversa un periodo di riorganizzazione, passando da associazione religiosa italiana ad ente di diritto pontificio, sotto la diretta autorità della Santa Sede. Nel nuovo assetto missionario, la congregazione riprende, partendo dall’esempio dell’Orfanotrofio di Pola, l’apostolato all’estero.

La Scuola Sacri Cuori al Trullo Oggi

La Scuola Sacri Cuori al Trullo è oggi un’istituzione educativa scolastica cattolica, gestita ancora dalle Suore dei Sacri Cuori. Tra le attività formative extrascolastiche si praticano la danza, il calcetto, il teatro e i laboratori di manualità. I bambini sono stati scelti da Gesù come modello per coloro che desiderano entrare nel Regno, e la scuola si impegna a essere un luogo per accogliere, educare, indicare la via giusta per il cammino della vita attraverso quei legami insostituibili che, dalla famiglia, si estendono e abbracciano tutta la realtà. Informazioni dettagliate sulla monografia dell'Istituto dei Sacri Cuori, pp. 2 di Antonello Anappo, sono disponibili in Biblioteca (Sala 2) inv. Arvalia.

La Scuola Materna "San Giuseppe" di Maggianico: Un Punto di Riferimento Comunitario

La scuola materna "San Giuseppe" di Maggianico, un rione di Lecco, ha celebrato di recente il traguardo dei suoi primi 50 anni di attività, insieme al 20° del Centro "Il Girotondo", nato da una costola dell'asilo per affiancare i genitori nella crescita dei loro figli già nei primi mesi di vita. Questa istituzione è da sempre un importante punto di riferimento per l'intera comunità, collocata a due passi dall'oratorio del quartiere.

Attualmente guidata dalla coordinatrice Giovanna Fazzini, la scuola materna ha voluto fare a tutti i suoi bambini un grande regalo per i suoi 50 anni: già dai prossimi giorni, infatti, la "San Giuseppe" avrà un orto didattico tutto per sé, un "cuore verde" ritagliato all'interno del cortile della casa parrocchiale, messo gentilmente a disposizione da don Ottavio Villa. «L'idea è quella di creare uno spazio a misura di bambino in cui i nostri piccoli possano vivere alcune giornate a stretto contatto con la natura, scoprendo il ciclo delle stagioni e imparando ad adeguarsi ad esso per esempio per le piccole coltivazioni a chilometri zero in cui si cimenteranno» ha spiegato Giovanna Fazzini.

Foto di bambini nell'orto didattico della scuola

Celebrazioni e Ricordi

Prima di andare alla scoperta dell'orto, i bambini di Maggianico erano stati protagonisti anche della Santa Messa delle ore 10.00, in cui don Ottavio li ha voluti coinvolgere attivamente nei vari momenti della celebrazione, con i canti e le preghiere recitate insieme sull'altare. Per l'Offertorio, alcuni piccoli alunni hanno poi consegnato al parroco un aquilone, il simbolo scelto per l'anno scolastico in corso, e un trenino giallo, i cui vagoncini rappresentano le tante esperienze vissute insieme finora e quelle che ancora li attendono.

«L'asilo è il primo luogo, dopo la famiglia, in cui si inizia ad avere un volto, in cui si individuano i punti di riferimento importanti per conoscere la propria vita» ha affermato don Ottavio durante l'omelia. «Da lì, come dalla propria casa, ci si lancia verso il mondo esterno, si scopre la grandezza di Dio e si fondano le proprie radici». Un momento della liturgia è stato poi dedicato al ricordo di don Giuseppe Almini, che il 20 giugno 1965 posò la prima pietra della scuola, e del suo successore don Gabriele Sala, così come delle tante Suore dell'Ordine di Maria Bambina che, a volte con severità, ma sempre con amore e attenzione, hanno accompagnato, fino al 2015, migliaia di piccoli lecchesi nel loro percorso di crescita. Insieme a loro, l'asilo ha sempre potuto contare sull'instancabile lavoro di tante maestre come Patrizia Ravasi, Antonella Tavola e Pia De Filippi, che lì hanno speso praticamente tutta la loro vita professionale, fino alla pensione.

Al termine della Santa Messa, i numerosi presenti in Chiesa Parrocchiale - tra i quali figurava anche il neo assessore all'Istruzione Clara Fusi - si sono radunati sul sagrato per un rinfresco in compagnia e per un altro emozionante momento, il volo delle colombe simbolo di fraternità e pace.

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