Analisi e confronto di Isaia 53:3 nelle versioni CEI, Nuova Diodati e Nuova Riveduta

Il capitolo 53 del libro del profeta Isaia rappresenta uno dei passi più profondi e discussi dell'Antico Testamento, incentrato sulla figura del Servo sofferente. In particolare, il versetto 3 offre una descrizione cruda e toccante della condizione umana e spirituale di questo personaggio, la cui sofferenza diventa strumento di redenzione. Di seguito viene proposto un confronto dettagliato tra le principali versioni della Bibbia in lingua italiana: la CEI, la Nuova Diodati e la Nuova Riveduta.

Infografica comparativa che affianca il testo di Isaia 53:3 nelle tre versioni principali per evidenziare le differenze lessicali (disprezzato, abbandonato, reietto, rigettato)

Il testo di Isaia 53:3 a confronto

Le diverse traduzioni italiane offrono sfumature semantiche che arricchiscono la comprensione del testo originale. Ecco come viene reso il versetto 3 nelle edizioni analizzate:

Versione della Bibbia Testo di Isaia 53:3
Nuova Riveduta (2006) Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare con la sofferenza, pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna.
Versione CEI Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
Nuova Diodati Disprezzato e rigettato dagli uomini, uomo dei dolori, conoscitore della sofferenza, simile a uno davanti al quale ci si nasconde la faccia, era disprezzato, e noi non ne facemmo stima alcuna.
Diodati (1885) Or egli è salito, a guisa di rampollo, dinanzi a lui, ed a guisa di radice da terra arida; non vi è stata in lui forma, nè bellezza alcuna; e noi l'abbiamo veduto, e non vi era cosa alcuna ragguardevole, perchè lo desiderassimo.

Nuova Riveduta: L'enfasi sull'abbandono e la familiarità con la sofferenza

Nella Nuova Riveduta 2006, il Servo è descritto come "disprezzato e abbandonato". L'espressione "familiare con la sofferenza" suggerisce una relazione costante e intima con il dolore. Il testo prosegue sottolineando che egli era "pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia", evidenziando un senso di vergogna o repulsione provato dagli osservatori, concludendo con la dura constatazione: "non ne facemmo stima alcuna".

Versione CEI: Il Servo reietto che conosce il patire

La traduzione CEI utilizza il termine "reietto" invece di abbandonato, rafforzando l'idea di qualcuno che è stato attivamente scacciato dalla società. La sofferenza è resa con la frase "uomo dei dolori che ben conosce il patire". In questa versione, il gesto di coprirsi la faccia ("come uno davanti al quale ci si copre la faccia") indica una reazione di fronte a uno spettacolo intollerabile.

Nuova Diodati: Il conoscitore della sofferenza

La Nuova Diodati sceglie il termine "rigettato". Similmente alla Nuova Riveduta, parla di un "conoscitore della sofferenza" e di una figura davanti alla quale ci si nasconde la faccia. Questa versione mantiene un linguaggio che sottolinea la totale mancanza di considerazione da parte del popolo: "era disprezzato, e noi non ne facemmo stima alcuna".

Isaia 53, il capitolo soppresso dal giudaismo - Roger Liebi

Il contesto del capitolo 53: Il sacrificio del Servo

Per comprendere appieno il versetto 3, è necessario analizzare il resto del capitolo, che descrive l'opera vicaria del Servo. Egli non soffre per colpe proprie, ma per quelle della collettività.

La sostituzione e la guarigione

Secondo la Nuova Riveduta, "erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato". Nonostante ciò, il popolo lo riteneva "colpito, percosso da Dio e umiliato". Il testo chiarisce che egli è stato traffitto per le nostre trasgressioni e stroncato per le nostre iniquità. Il castigo che porta la pace è caduto su di lui, e "mediante le sue lividure noi siamo stati guariti".

L'umiltà e il silenzio

Un elemento centrale della narrazione, comune a tutte le versioni come la CEI e la Nuova Diodati, è il silenzio del Servo durante il supplizio: "Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca". Viene paragonato a un agnello condotto al mattatoio o a una pecora muta davanti ai tosatori. Egli non oppose resistenza, nemmeno quando "dopo l'arresto e la condanna fu tolto di mezzo".

La sepoltura e la vittoria finale

Nonostante non avesse commesso violenze né inganno, gli fu assegnata la "sepoltura fra gli empi", ma nella sua morte è stato con il ricco. Il progetto divino dietro questo patimento è esplicito: il Signore ha voluto stroncarlo con i patimenti affinché, offrendo la sua vita in sacrificio per il peccato, potesse vedere una discendenza e prolungare i suoi giorni. Dopo il tormento dell'anima sua, egli "vedrà la luce e sarà soddisfatto", rendendo giusti i molti caricandosi delle loro iniquità.

Rappresentazione artistica classica dell'Uomo dei Dolori, che rifletta gli elementi descritti in Isaia 53:3 (volto coperto, solitudine, sofferenza)

Tabella riassuntiva del significato teologico

Le tre versioni concordano sulla missione universale del Servo, descritta negli ultimi versetti del capitolo:

Concetto Descrizione biblica (Sintesi versioni)
Intercessione Egli ha portato i peccati di molti e ha interceduto per i colpevoli.
Giustificazione Per la sua conoscenza, il giusto renderà giusti i molti.
Premio divino Il Signore gli darà in premio le moltitudini perché ha dato se stesso alla morte.

In conclusione, sebbene esistano variazioni terminologiche tra la CEI (più orientata alla tradizione liturgica), la Nuova Riveduta (attenta alla fedeltà dei testi originali in chiave moderna) e la Nuova Diodati (legata alla tradizione protestante storica), il ritratto di Isaia 53:3 rimane coerente: una figura di sofferenza estrema, inizialmente rifiutata, che diventa il pilastro della redenzione umana.

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