Iohannis Apostoli Liber de Dormitione Deiparae: Informazioni e Sviluppi Iconografici

I testi canonici offrono l'ultimo ricordo di Maria negli Atti degli Apostoli (At 1,14), dove si menziona la sua presenza perseverante e concorde nella preghiera con gli apostoli. Oltre a ciò, le Sacre Scritture non forniscono ulteriori dettagli sulla vita della Vergine Maria. Tuttavia, fin dai primi secoli del cristianesimo, grazie alla comunità giudeo-cristiana, si sono tramandate storie orali riguardanti gli ultimi anni di vita della Vergine. Questi racconti, noti come Transiti e Dormitio, costituiscono un ricco patrimonio apocrifo che descrive la fine della vita terrena della Madre di Dio.

illustrazione medievale della Dormizione della Vergine Maria circondata dagli apostoli

Origini e Tradizioni della Dormizione

I Transiti, di cui si conoscono circa una ventina di versioni in varie lingue (greco, copto, siriaco, latino), sono nati dalla crescente venerazione, pietà e culto verso la Madre di Dio all'interno delle prime comunità cristiane. Un libro del 1748, intitolato "Il perfetto leggendario: della vita e dei fatti di N.S. Gesù Cristo e di tutti i santi", attribuendo la narrazione a Epifanio di Salamina, afferma che la Vergine si addormentò 24 anni dopo l'ascensione del Figlio. Altri, secondo quanto riportato da Eusebio di Cesarea, sostengono che la Vergine morì sotto l'imperatore Claudio nell'anno 48 d.C.

La tradizione di Gerusalemme narra che Maria si sia addormentata sul Sion, l'alto monte della Città Santa, ricco di memorie. Gli apocrifi rivelano il luogo della sua sepoltura: "Gli apostoli trasportarono la lettiga e deposero il suo corpo santo e prezioso in una tomba nuova del Getsemani; e un profumo squisito si diffuse dalla sacra tomba della nostra signora teotoco. Per tre giorni si udirono voci di angeli invisibili che glorificavano Cristo, Dio nostro, nato da lei. Dopo il terzo giorno, le voci non si udirono più: tutti allora compresero che il puro e prezioso corpo di lei era stato trasportato in paradiso."

Luoghi di Venerazione e Memoria

Una versione siriaca del Transito della Vergine del V secolo descrive il luogo della sepoltura: "Stamattina prendete la Signora Maria e andate fuori di Gerusalemme nella via che conduce al capo valle oltre il Monte degli Ulivi, ecco, vi sono tre grotte: una larga esterna, poi un’altra dentro e una piccola camera interna con un banco alzato di argilla nella parte di est." Secondo la tradizione, la Vergine Maria fu sepolta nei pressi del torrente Cedron, non lontano dal podere del Getsemani. Qui, fin dal primo secolo, sorse una speciale venerazione per una tomba nuova, intagliata nella roccia, dove gli apostoli avevano deposto il corpo della Madre di Dio. Successivamente, nel IV secolo, il luogo fu trasformato in una chiesa rupestre.

Nel 490 d.C. il ricordo di questo luogo fu preservato dalla devozione dei fedeli che vi celebravano, con solenni riti, la memoria del transito e dell'Assunzione di Maria al cielo. La data del 15 agosto è probabilmente legata al giorno della dedicazione della chiesa del Kathisma (= sosta, fermata), sulla via per Betlemme.

I Benedettini, tra il 1112 e il 1130, aprirono un nuovo accesso alla cripta e vi edificarono una terza chiesa con annesso monastero. L'abate russo Daniele, pellegrino in Terra Santa nel 1106, testimonia: "Il sepolcro della santa Madre di Dio […] è una piccola grotta scavata nella pietra, che ha porticine così piccole che un uomo si deve piegare per introdursi." Per venerare il sepolcro della Vergine, si scende una lunga scalinata che porta alla cripta. La tomba venerata, corrispondente alle indicazioni degli apocrifi, si eleva da 1,60 a 1,80 metri e presenta due aperture, una a nord e l'altra a ovest, che sono le attuali porte per i devoti.

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Il Racconto Apocrifo della Dormizione

Gli apocrifi sulla dormizione sono fortemente influenzati dal periodo storico, dalle differenze tra le varie comunità (Gerusalemme - Betlemme), dalle eresie, dal culto, dalla devozione e dall'ambiente giudaico, elementi che hanno plasmato i racconti. La dormizione della Vergine è descritta così: "Mentre Pietro parlava e confortava le folle, giunse l’aurora e spuntò il sole. Maria si alzò, uscì fuori, recitò la preghiera che le aveva dato l’angelo, e dopo la preghiera si stese sul letto e portò a compimento la sua economia […]."

Dopo questi eventi prodigiosi, il testo del Transito narra la processione funebre del corpo della Vergine dal Sion al Getsemani. Gli apostoli avanzano cantando "Israele uscì dall’Egitto, alleluja", mentre una grande luce avvolge tutta la città di Gerusalemme. I sommi sacerdoti del tempio, udito il frastuono, escono pieni di odio e intendono bruciare il corpo della Vergine, "il corpo che portò quel seduttore". In questo passaggio, il Transito intende dimostrare la superiorità della comunità cristiana su quella giudaica, portando il sommo sacerdote a confessare la fede in Gesù Cristo.

"Jefonia si avvicinò agli apostoli e, allorché li vide portare il lettuccio incoronato cantando inni, restò pieno di collera e disse: “Ecco quanta gloria riceve oggi la dimora di colui che ha spogliato la nostra stirpe!”. Jefonia, allora, chiede la grazia della guarigione agli apostoli, i quali lo invitano a fare la professione di fede. Pietro - continua il racconto - fa fermare il letto con il corpo di Maria e il sommo sacerdote fa la professione di fede: “Nel nome del Signore Gesù Cristo figlio di Dio e di Maria colomba immacolata di colui che è nascosto nella sua bontà, le mie mani si uniscano senza difetto! E subito divennero come erano prima” (Transitus R, 43).

L'Assunzione di Maria e il Simbolismo della Palma

La narrazione del Transito si conclude con l'Assunzione della Vergine Maria. Gli apostoli, dopo aver deposto il corpo nel sepolcro nuovo, videro giungere il Signore Gesù: "Ecco, giunse dai cieli il Signore Gesù Cristo con Michele e Gabriele […]. Il Signore disse a Michele di innalzare il corpo di Maria su di una nube e trasferirlo in paradiso […]. Giunti nel paradiso, deposero il corpo di Maria sotto l’albero della vita."

La palma, con le sue foglie verdi, è un simbolo di vita indistruttibile. Per la sua altezza, profondità e flessibilità, è anche simbolo di bellezza, eleganza, grazia e stabilità. Il giusto, radicato nella Parola e proteso verso Dio (Sal 93,13), è paragonato a una palma verdeggiante. Nel Vangelo di Giovanni, la palma indica la vittoria di Gesù sulla morte e la sua risurrezione.

Sulla strada che da Gerusalemme va a Betlemme, al terzo miglio, si trovano i resti di un'antica chiesa ottagonale detta del Kathisma (il riposo della Vergine), con mosaici rinvenuti tutt'intorno e all'interno della chiesa. Nel vangelo apocrifo dello Pseudo Matteo si narra della santa famiglia che, ritornando dall'Egitto, si ferma all'ombra di un'alta palma. Maria desidera i suoi frutti, ma Giuseppe le fa notare l'altezza dell'albero e la mancanza d'acqua. Il bambino Gesù, riposando sul grembo della madre, ordina alla palma di piegare i rami per offrire i frutti, e così avviene. Successivamente, Gesù dice alla palma: "Palma, alzati, prendi forza e sii compagna dei miei alberi che sono nel paradiso di mio padre. Apri con le tue radici la vena di acqua che è nascosta nella terra, affinché da essa fluiscano acque a nostra sazietà."

Nel Corano, la palma è citata nella sura 19 riguardo alla nascita di Gesù: "Non essere triste. Il tuo signore ha fatto zampillare una fonte ai tuoi piedi. Scuoti verso di te il tronco della palma che farà cadere su di te datteri freschi e maturi." Secondo Filone d'Alessandria, la Festa delle Capanne è presentata come festa di risurrezione, e la speranza d'immortalità. Se il simbolismo è accettato, il senso dell'apocrifo, secondo Manns, sarebbe: "Maria celebra la sua ultima festa delle capanne sul monte degli Ulivi. Il simbolismo giudaico di tale festa illustrava bene il senso della sua morte e la sua fede nella risurrezione." Questo suggerisce che la fede nell'Assunzione di Maria risale ai giudeo-cristiani di Gerusalemme.

Il Dogma dell'Assunzione e la sua Evoluzione Iconografica

L'Assunzione della Beata Vergine Maria (Assumptio B.M.V., inizialmente chiamata anche Dormitio o Depositio) è il momento in cui la Vergine Maria, terminata la sua vita terrena, viene elevata alla gloria celeste con l'anima e con il corpo. La festività del 15 agosto, celebrata a partire dall'inizio del IX secolo in tutta l'Europa cristiana, ricorda - come l'orientale festa della Kóimesis della Vergine, che cade nella stessa data - la morte e la gloria celeste della Vergine.

La questione dell'Assunzione della Vergine in corpo e anima, culminata nella proclamazione del dogma nel 1950, non era affatto chiara nell'Alto Medioevo. Sull'Assunzione del corpo, non pochi teologi espressero riserve, relative in particolare alle molteplici leggende (Liber de dormitione Mariae) concernenti la morte e l'Assunzione di Maria. Fu nel corso del XII secolo che cominciarono a essere formulate e gradualmente accettate tesi teologiche a conferma dell'idea che il corpo della Vergine non potesse essere stato abbandonato alla decomposizione. Elisabetta di Schönau (m. nel 1164), una monaca benedettina, testimoniò di aver avuto la visione della Vergine trasportata in cielo con corpo e anima. Le visioni di Elisabetta entrarono in seguito a far parte della Legenda aurea di Jacopo da Varazze, contribuendo a una più ampia diffusione del pensiero teologico e delle leggende sull'Assunzione.

Prime Rappresentazioni Artistiche

La prima rappresentazione dell'Assunzione compare su un broccato del VIII secolo nel tesoro della cattedrale di Sens. Sopra una fila di apostoli che portano croci, la Vergine orans è affiancata da due angeli, mentre altre due figure giacciono ai suoi piedi. Questa immagine discende probabilmente dalla parte inferiore della rappresentazione di tipo orientale dell'ascensione di Cristo, diffusa a partire dal VI secolo, in cui la Vergine orante occupa la posizione centrale tra gli apostoli, esattamente sotto il Cristo.

Non è chiaro se nel broccato di Sens la Vergine stia muovendo verso l'alto; possibilità che è sicuramente da escludere per la coperta in avorio del codice di San Gallo (Stiftsbibl., 53) databile intorno al 900, dove la Vergine orans, fiancheggiata da quattro angeli, è collocata in un paesaggio paradisiaco. La scena mostra non tanto l'Assunzione della Vergine, quanto la sua glorificazione in paradiso dopo la morte. Un'immagine consimile si trova fra le miniature del Messale di Saint-Denis, databili al secondo quarto del XI secolo (Parigi, BN, lat. 9436, c. 129). In questo periodo, infatti, l'Assunzione venne rappresentata con maggior frequenza, soprattutto nell'illustrazione dei manoscritti liturgici.

broccato antico con rappresentazione della Vergine orans

Dalla Dormitio all'Assunzione del Corpo

L'immagine comunemente usata per illustrare la liturgia della festa dell'Assunzione era, però, la Morte della Vergine o Dormitio, conforme a un'iconografia sviluppata nell'arte bizantina. La Vergine vi appare distesa su un giaciglio e circondata dagli apostoli, in mezzo ai quali si trova Cristo con l'anima della defunta fra le braccia: l'animula, rappresentata come un bambino in fasce atteso dagli angeli soprastanti. Questa raffigurazione conobbe un ampio sviluppo nell'arte occidentale, ma quel che qui interessa notare è che alcune delle prime immagini insistevano particolarmente sul tema dell'Assunzione dell'anima della Vergine e della sua futura gloria, piuttosto che sulla morte e l'Assunzione del suo corpo.

In alcune miniature ottoniane la Vergine orante, a mezza figura in un clipeus, viene sollevata dal suo letto di morte dagli angeli; un lezionario degli inizi del XI secolo (Hildesheim, Dombibl., Beverinische Bibl., 688, c. 84v) comprende anche l'elevazione del clipeus come raffigurazione separata, preceduta da un'altra miniatura con la vera e propria scena della Dormitio. Un'innovazione importante si riscontra in un messale della metà del XI secolo proveniente da Augusta (Londra, BL, Harley 2908), dove alla c. 123v, unica illustrazione per la liturgia dell'Assunzione, la Vergine orante - raffigurata come nell'avorio di San Gallo - è inserita in una mandorla sostenuta da angeli, proprio come il Cristo delle contemporanee immagini dell'Ascensione o della Maiestas.

Questa formula, di solito con la mandorla, si ritrova anche altrove; in alcune miniature francesi, in particolare normanne, della seconda metà del XI secolo, la Vergine ha anche una corona e regge una palma o persino uno scettro. Gli elementi provenienti da queste prime raffigurazioni si fissarono gradualmente in un modello-tipo, determinando lo stabilirsi di un'immagine in cui la figura della Vergine in gloria è preponderante, sicché appare secondario se l'iconografia rappresenti o meno l'Assunzione del corpo della Vergine. La stessa formula può essere considerata quasi un'illustrazione della pseudo-lettera di Girolamo a Paola ed Eustochio sul tema dell'Assunzione, in realtà un testo di Pascasio Radberto (m. nell'865 ca.) che esercitò grande influenza nel Medioevo proprio perché considerato opera di s. Girolamo; in esso l'autore afferma che non vi è alcuna certezza sulla sorte toccata al corpo della Vergine.

Sviluppi nel XII e XIII Secolo

Nel corso del XII secolo l'Assunzione venne rappresentata più frequentemente, soprattutto in Francia, anche nella scultura e nelle vetrate e, generalmente, come parte di un ciclo dedicato alla Morte della Vergine, dove è possibile individuare l'influenza di varie leggende sull'evento (capitelli nell'abbazia di Notre-Dame a Fontevrault; timpano di Saint-Pierre-le-Puellier, oggi a Bourges, Mus. du Berry, 1175 ca.; vetrate della cattedrale di Angers, 1180 ca.).

Oltre all'ormai diffusa iconografia con la mandorla, ricorrono anche altre immagini che si riferiscono palesemente all'Assunzione del corpo della Vergine. Il timpano della chiesa di Cabestany (Rossiglione), della metà del XII secolo, mostra, sulla destra, la Vergine nella mandorla sollevata dagli angeli e, sulla sinistra, Cristo che solleva la Vergine dalla tomba, mentre due apostoli osservano con stupore la scena. Nel mezzo, appaiono di nuovo Cristo, affiancato dalla Vergine e, per la prima volta nell'arte occidentale, s. Tommaso che tiene la cintola. Secondo la leggenda, s. Tommaso, arrivato troppo tardi per assistere alla morte della Vergine, ne ricevette la cintola a prova dell'Assunzione del suo corpo, mentre ella veniva portata in cielo (Transitus Mariae A).

scultura medievale di san Tommaso che riceve la cintola della Vergine

La fede nell'Assunzione del corpo della Vergine è espressa in modo analogo nei portali delle cattedrali gotiche francesi (a cominciare dal portale occidentale della cattedrale di Senlis, 1170 ca.). L'architrave reca abitualmente la morte della Vergine e/o la sua sepoltura oltre a una scena ove ella appare tratta fuori dalla tomba. La vera e propria Assunzione, come fase intermedia tra la morte e il trionfo o incoronazione della Vergine, che è presente nel timpano, viene raffigurata soltanto a partire dagli inizi del XIII secolo.

L'Assunzione nell'architrave del portale orientale del transetto sud della cattedrale di Strasburgo (ora distrutto, ma noto grazie a un'incisione del 1617) presentava la particolarità degli angeli che innalzano la Vergine, rappresentata come una piccola figura nuda in un sudario, formula spesso adoperata per l'Assunzione di un'anima. La scena comprendeva anche il dono della cintola a s. Tommaso. Di solito, tuttavia, è ancora usata la più tradizionale iconografia con la Vergine nella mandorla.

Nell'Assunzione del portale mariano nella cattedrale di Bourges (1240 ca.) questa formula è ancora visibile, ma il sudario, entro cui la Vergine viene sollevata, funge da fondale in forma di mandorla. Una miniatura in un sacramentario di Tours, della fine del XII secolo (Tours, Bibl. Mun., 193, c. 98r), reca un'Assunzione simile: sopra alla Vergine appare Cristo e sotto gli apostoli riuniti attorno alla tomba. Una scritta alla base della miniatura fa riferimento alla valle di Giosafat, fuori Gerusalemme, dove effettivamente nella chiesa della Tomba della Vergine, esistente fin dal VI secolo, è conservata una tomba vuota dalla quale si credeva fosse stato tolto il corpo della Vergine. Questo è pure il tema di una miniatura nel Salterio di York del 1170 ca. (Glasgow, Univ. Lib., Hunter U.3.2, c. 19v): la Vergine viene sollevata dalla tomba in modo simile alla miniatura di Tours, ma è ancora avvolta nei panni funebri.

Il sollevamento del corpo è a volte rappresentato anche in epoca più tarda, adattato peraltro a formule diverse. Le raffigurazioni di queste miniature costituiscono casi sporadici ma di grande interesse per gli accorgimenti usati per convincere lo spettatore della realtà dell'Assunzione del corpo della Vergine. Nella miniatura di Tours la Vergine è incoronata e tiene le mani aperte davanti al seno in atto di preghiera; questo atteggiamento, o l'altro, analogo, ove essa appare con le mani giunte, sostituisce ormai generalmente l'immagine della Vergine orante a mani aperte; a volte ella può anche tenere in mano una palma.

L'Assunzione nell'Arte Bizantina e Italiana

L'Assunzione non è rappresentata nell'arte proto e mediobizantina; solo a partire dalla fine del XIII secolo viene aggiunta, a volte assieme al dono della cintola, come scena secondaria alla Dormitio, nelle pitture murali della Grecia e dei Balcani, particolarmente in Serbia. La Vergine vi è rappresentata secondo il modello di tipo orientale dell'ascensione di Cristo: seduta in una mandorla sollevata dagli angeli. In questa forma appare già in un pannello delle porte occidentali della cattedrale di Suzdal nella Russia (1230 ca.), dove un angelo, posto al di sotto della figura della Vergine, consegna la cintola a s. Tommaso, che la posa su un altare più basso: questa iconografia è da collegare probabilmente al culto della cintola di Costantinopoli, dove essa era venerata come una delle più preziose reliquie dell'impero bizantino.

Le prime immagini dell'Assunzione nell'arte italiana risalgono alla fine del Duecento nella pittura toscana e umbra. Il modello iniziale sembra essere la Vergine orante collocata, tra gli apostoli, nella parte inferiore delle rappresentazioni dell'ascensione. Un'innovazione originale si trova, nella basilica superiore di S. Francesco ad Assisi, in uno degli affreschi di Cimabue dedicati agli ultimi episodi della vita della Vergine che mostra in basso gli apostoli attorno alla tomba, assieme a una schiera di profeti e di santi, e in alto la Vergine e Cristo che siedono vicini in trono entro una mandorla sollevata dagli angeli. È come se al più tradizionale tema del trionfo della Vergine, qual'è per es. rappresentato nel mosaico absidale di S. Maria in Trastevere a Roma (XII secolo), sia stato qui impresso un movimento ascendente. Nel mosaico Cristo cinge la Vergine con il braccio, nell'affresco ella poggia la testa sulla spalla di Cristo: immagini che a evidenza trassero ispirazione dal repertorio del Cantico dei Cantici, interpretato in chiave mariologica. Nonostante la sua bellezza, l'innovazione di Cimabue si ritrova solo raramente nella successiva pittura umbra.

affresco di Cimabue dell'Assunzione della Vergine ad Assisi

Di maggiore importanza sono gli sviluppi che si verificarono a Siena, importante centro di devozione mariana, dedicato, nel 1260, alla Vergine. Nella vetrata eseguita da Duccio di Boninsegna per il duomo nel 1287-1288 vi sono tre immagini mariane; l'inferiore (la risurrezione dalla tomba) e la superiore (l'incoronazione) seguono modelli francesi, ma l'Assunzione, nel mezzo, è del tutto nuova: Maria, con le mani giunte in preghiera, siede in una mandorla sollevata da quattro angeli. Se si eccettua il gesto di preghiera, questa iconografia della Vergine deriva da quella dell'ascensione di Cristo di origine orientale (ancora diffusa in Italia in quel tempo). Come la formula nordeuropea della Vergine stante, questo nuovo tipo di Assunzione, privato com'è di tutti gli elementi narrativi, si presenta come un'immagine paradigmatica di glorificazione, divenuta in seguito modello esemplare per tutte le rappresentazioni del tema.

Pietro Lorenzetti, nel polittico della pieve di Arezzo, operò lievi modifiche, sostituendo i serafini agli angeli. In seguito le rappresentazioni conservarono gli angeli che sorreggono la Vergine, aggiungendo una schiera di altri angeli musicanti; Assunzioni di questo tipo si trovano ancora ai primi del XV secolo. La variante più notevole di questo schema si trova per la prima volta in una tavola attribuita a Lippo Memmi (Monaco, Alte Pinakothek). Qui la Vergine, senza mandorla, ascende al cielo poggiando sulle nuvole, attraverso un cerchio di angeli musicanti; in cielo ella è accolta da Cristo, accompagnato dai padri dell'Antica Alleanza. Questa composizione circolare, che risale probabilmente a un prototipo perduto di Simone Martini, ricorre spesso nelle pitture senesi su tavola del XIV e XV secolo.

dipinto senese dell'Assunzione con Maria su nubi e angeli musicanti

Nell'arte senese la figura della Vergine in posizione frontale, seduta con le mani giunte in preghiera, viene conservata anche quando nella scena si trova s. Tommaso che riceve la cintola; la cintola scivola in basso e s. Tommaso, che si protende per afferrarla, vede la Vergine come in una visione. Al di fuori di Siena, soprattutto a Firenze, quando è presente s. Tommaso, l'Assunzione con la Vergine seduta diventa invece una scena narrativa in cui ella si china verso il santo offrendogli la cintola. Uno dei primi esempi di questo schema è il rilievo dell'Orcagna sul tabernacolo di Orsanmichele a Firenze; nel corso del Trecento, e anche nel secolo successivo, questo modello ebbe grande diffusione. Nella parte inferiore del rilievo dell'Orcagna è rappresentata la Morte della Vergine. Questa combinazione della morte della Vergine (o della scena assai simile della sua sepoltura) con l'Assunzione si trova più frequentemente nell'arte fiorentina.

Il dono della cintola risulta a volte incluso anche in opere più antiche. Un esempio rilevante è un affresco della fine del XIII secolo nella chiesa dei Ss. Giovanni e Paolo a Spoleto, dove la Vergine appare nella sua mandorla in posizione stante mentre porge la cintola all'apostolo: la composizione fu ripresa da Maso di Banco in uno scomparto di predella (Berlino, Staatl. Mus., Pr. Kulturbesitz, Gemäldgal.). La cintola della Vergine era venerata nel duomo di Prato (dove la reliquia è tuttora conservata nella cappella della Cintola, costruita nel 1385 ca.); è però difficile che sia stato questo culto a dettare direttamente l'inserimento di s. Tommaso nella raffigurazione dell'Assunzione. Soltanto a partire dalla metà del XIV secolo il dono della cintola diventò un elemento iconografico comune.

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