Il Significato Biblico di "Ecco, io faccio nuove tutte le cose"

Il Desiderio Umano di Novità e la Promessa Divina

Nel corso della vita, specialmente in momenti di passaggio come la fine dell'anno, l'essere umano avverte un profondo desiderio di novità e cambiamento. Spesso si formulano "buoni propositi", come dedicarsi di più allo sport o trascorrere meno tempo sui dispositivi digitali, nella speranza di migliorare la propria esistenza. Tuttavia, le statistiche dimostrano che la maggior parte di questi propositi non viene realizzata, evidenziando una difficoltà intrinseca all'essere umano nel mantenere impegni di tale portata, talvolta legata anche a fattori fisici e psicologici come la mancanza di luce solare e serotonina in certi periodi dell'anno.

Di fronte a questa realtà, la fede offre una prospettiva ben diversa e una promessa radicale: "Dio dice: Ecco, io faccio nuove tutte le cose". Questo motto, tratto dal libro dell'Apocalisse, non è un semplice proposito, ma una dichiarazione divina che offre speranza e una trasformazione profonda, non solo per il futuro ma con conseguenze tangibili già nel presente.

Origine e Contesto della Promessa di Rinnovamento

La Visione di Giovanni a Patmos

La potente affermazione "Ecco, io faccio nuove tutte le cose" si trova nel libro dell'Apocalisse (21,5), dove il veggente Giovanni ha una visione sull'isola di Patmos. In questa visione, egli vede Dio seduto su un trono che promette grandi cose agli uomini. Si parla nient'altro che di un nuovo cielo e di una nuova terra, una nuova creazione con Dio al centro, luminosa come il sole. In questa visione di un mondo totalmente nuovo, non ci saranno più lacrime, né morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima saranno passate.

illustrazione della visione di Giovanni a Patmos con un nuovo cielo e una nuova terra

Sfide per i Primi Cristiani e per le Comunità Contemporanee

Questa era una promessa meravigliosa per i cristiani del primo secolo, che vivevano in condizioni di grande difficoltà. Le prime comunità cristiane, infatti, erano sottoposte a forti pressioni sia dall'interno che dall'esterno. I cosiddetti "falsi maestri" cercavano di creare divisioni, mentre i conflitti con le comunità ebraiche e con le correnti filosofiche erano all'ordine del giorno. L'autore del libro fu inviato in esilio dai Romani nell'Isola di Patmos negli anni 81-96 d.C., in un clima di feroci persecuzioni e paura nelle comunità cristiane riguardo al loro futuro e al messaggio affidato.

La promessa di Dio risuona come meravigliosa anche per le persone di oggi, perché anche le comunità contemporanee subiscono pressioni sia dall'interno che dall'esterno, affrontando il calo del numero dei membri, la mancanza di fondi, la diffusione di "influencer cristiani" fondamentalisti sui social media, la secolarizzazione e una generale perdita di significato. Anche oggi, leggendo le cronache o il telegiornale, si rischia di assuefarsi a tante tragedie e notizie tristi. Tuttavia, come sottolineato, c'è un Padre che piange con noi lacrime di infinita pietà e ci aspetta per consolarci, avendo preparato per noi un futuro diverso.

La Natura della Novità di Dio: Escatologica e Presente

La speranza cristiana si basa sulla fede in Dio che sempre crea novità nella vita dell'uomo, nella storia e nel cosmo. Il nostro Dio è il Dio che crea novità, perché è il Dio delle sorprese. Non è cristiano camminare con lo sguardo rivolto verso il basso, come se tutto il nostro cammino si spegnesse nel palmo di pochi metri di viaggio, senza una meta né un approdo.

La promessa di Dio vale per la fine dei tempi, solo allora tutto sarà veramente nuovo. Le sue parole sono speranza per il futuro, che ha conseguenze nel presente: già ora le preoccupazioni e le sofferenze sono alleviate quando ci affidiamo a Dio e ci rimbocchiamo le maniche. Questa novità, però, non è solo escatologica, cioè, riferita alla fine dei tempi. È anche una promessa che si realizza già ora, nella vita di chi si apre all’incontro con il Risorto. Il cristianesimo è la religione della novità: "Se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco, ne sono nate di nuove" (2 Cor 5,17).

Corso biblico - Chi è Gesù? - Voce della Speranza

Questa prospettiva invita a riconoscere che non esiste situazione così oscura in cui la potente parola di Dio non possa far germogliare una novità inattesa. La fatica, il fallimento, le delusioni, se vissute alla luce di questa promessa, diventano occasioni di crescita e di affidamento. La novità di cui parla Apocalisse 21,5 non è, dunque, il frutto dello sforzo umano, ma un puro dono. È Dio che fa nuove tutte le cose. Eppure, questa novità non ci rende spettatori passivi. Al contrario, chi accoglie la promessa è chiamato a collaborare con Dio, a essere segno e strumento della sua azione rinnovatrice.

L’espressione “fare nuove tutte le cose” implica anche la capacità di custodire la memoria. Nella visione dell’Apocalisse, ciò che viene trasfigurato non viene annullato, ma portato a compimento. La memoria dei dolori, delle lacrime, delle ingiustizie non viene cancellata, ma raccolta e risanata da Dio. Nella fede, il passato non è un peso che schiaccia, ma una storia che Dio può riscrivere. Il futuro non è una minaccia, ma una promessa aperta.

Gesù Cristo: Il Principio del Rinnovamento Totale

Resurrezione e Restaurazione dell'Immagine Divina

Gesù, con la sua morte e risurrezione, non solo restaura ma soprattutto porta a pienezza la nostra immagine e somiglianza divina, deturpata dal peccato. Cosicché Gesù rende nuova ogni realtà, in particolar modo noi, la persona umana, e di conseguenza anche il matrimonio. La novità di Dio è sempre in arrivo, discreta ma potente, pronta a sorprendere chi ha occhi e cuore aperti. Essa ci assicura che siamo incamminati verso un mondo nuovo che si prepara e si costruisce fin da adesso. Dio vuole, infatti, rinnovare tutte le cose: la nostra vita personale, l’amicizia, l’amore coniugale, la famiglia, la vita sociale, il mondo del lavoro, della scuola, della cultura, dello svago, della sanità, dell’economia, della politica; in una parola, tutti i settori dell’attività umana. Ma per fare questo egli ha bisogno di noi.

L'Esempio di Emmaus: Dal Dolore alla Gioia Rinnovata

Per comprendere meglio questa trasformazione, possiamo fare un piccolo passo indietro e metterci a fianco della coppia che sta rincasando svogliatamente a Emmaus. Sono stanchi e tristi, il loro Grande Profeta è stato barbaramente ucciso e il loro "Noi speravamo" riassume tutti i mesti ricordi di quel povero Gesù. Questi coniugi rappresentano il ritratto di molte coppie cristiane in cui il Gesù vivo è assente dalla loro vita e ne resta solo un ricordo sbiadito e triste, riempiendo la vita di una grigia ordinarietà.

L'incontro con il Risorto cambia radicalmente questa situazione. Che accade perciò con Gesù presente? Per prima cosa, il corpo viene rivalorizzato. Gesù chiede agli apostoli, come del resto anche agli sposi cristiani, di focalizzarsi sul proprio corpo. Esso diviene così il primo testimone della Risurrezione! È nel corpo che si vede la novità cristiana e gli sposi hanno la vocazione a mostrare nel proprio corpo la bellezza dell’amore, anche a 60, 70 e più anni. Non è un caso che la prima eresia che colpì la Chiesa, già alla fine del I secolo, sia stata proprio la negazione della carnalità della Risurrezione.

illustrazione della coppia di Emmaus che incontra Gesù Risorto

Poi Gesù Risorto bissa quella "super" esegesi dell'Antico Testamento per far vedere agli apostoli che tutti quegli scritti portano a Lui. Ecco che gli sposi cristiani hanno bisogno di alimentarsi della Parola. Gesù vivo continua a parlarvi! Infine, il repêchage che Gesù operò su quei due sposi erranti li riporta nella comunità di appartenenza. Ecco allora che il matrimonio cristiano non è mai un fatto privato. Quindi, i coniugi sono invitati a contemplare queste dritte e indicazioni di Gesù per entrare e permanere nella Sua vita nuova. Dio rende nuova la nostra intimità, il nostro donarci attraverso il corpo. Quando una coppia si nutre di Eucarestia e si abbandona al sacramento del matrimonio, porta la modalità di Gesù anche nel fare l'amore. I due sposi saranno sempre più desiderosi di vivere una comunione d’amore donandosi totalmente attraverso il corpo e saranno sempre più capaci di liberarsi dall’egoismo e dal voler usare e possedere l’altro.

Vivere la Novità Cristiana: Agire per la Gloria di Dio

Il "Perché" delle Nostre Azioni

È fondamentale capire il perché di tutto quello che facciamo, ovvero, il motivo e il traguardo di ogni nostra azione: dobbiamo fare tutto alla gloria di Dio. Questo è un tema ricorrente in tutta la Bibbia: Dio ci ha creati per dare gloria a Lui, non esistiamo per noi stessi. Visto che dobbiamo fare tutto per la gloria di Dio, allora, è assolutamente essenziale che comprendiamo il motivo per cui facciamo qualunque cosa, perché solamente così potremo sapere di farlo alla gloria di Dio. Se non si comprende il contenuto di ciò che si fa o si dice, come cantare in una lingua sconosciuta, si rischia di compiere azioni che offendono Dio senza esserne consapevoli.

Dobbiamo esaminare tutto quello che facciamo, il nostro modo di agire e di comportarci, le pratiche che abbiamo, perché dobbiamo fare tutto alla gloria di Dio! Un brano come Efesini 5:9-10 ci aiuta a capire l'importanza di comprendere ciò che facciamo, poiché dobbiamo esaminare per capire quello che è accettevole al Signore, quello che piace a Dio. Agire così è un impegno, non è automatico. "Badate dunque di camminare con diligenza non da stolti, ma come saggi, riscattando il tempo, perché i giorni sono malvagi. Non siate disavveduti: non fate cose senza capire il vero senso e valore di quella cosa. Non facciamo cose solo perché 'è quello che si fa'." (Efesini 5:15-17). Il tempo della vita è poco, dobbiamo spenderlo bene. Per fare questo, dobbiamo intendere quale sia la volontà del Signore, il che richiede un impegno costante nell'informarci in ogni aspetto della vita e avere timore di Dio, senza volerLo offendere in nessun campo. I comandamenti dell'Eterno riguardano ogni aspetto della vita.

Sapienza e Discernimento nella Volontà di Dio

Chiaramente, è importante che facciamo tutto questo di cuore, e non solo come dovere. Un esempio del cuore giusto è quello che Davide dichiara nel Salmo 119:27, dove considerava i comandamenti di Dio come meraviglie. Questa è la vera saggezza, riconoscere che i comandamenti di Dio sono meravigliosi, perché rispecchiano il cuore di Dio e ci portano più vicini a Lui! Per poter discernere la propria strada, dobbiamo capire bene la volontà di Dio, e per conoscerla, dobbiamo avere una mente trasformata. Questo non arriva automaticamente, ma con impegno, esaminando tutto alla luce della Parola di Dio.

Una preghiera di Paolo in Colossesi 1, che Dio ci ha dato come modello, insegna come pregare affinché i credenti possano avere conoscenza della volontà di Dio, camminare in modo degno di Dio e portare frutto. È fondamentale conoscere la volontà di Dio per portare frutto in ogni opera buona; una vita senza frutto è sprecata. Questo richiede un cuore che desidera esaminare tutto. La vita cristiana invita a valutare i vari campi della vita, dalle cose piccole come un "cin cin" a Capodanno, a tradizioni varie nel matrimonio o in altri avvenimenti, fino alle pratiche in casa, il modo di vivere il matrimonio e di allevare i figli, le pratiche in chiesa, i rapporti sociali e le amicizie. È importante capire la volontà di Dio per ogni campo e ogni decisione della vita.

Il Cammino Sinodale: Lasciarsi Sorprendere dallo Spirito

L'inizio del nuovo anno ecclesiastico, con il riferimento a questo versetto biblico, è più che naturale: aspettiamo qualcosa di nuovo, forse qualcosa di inedito, magari una sorpresa. L'esperienza del cammino sinodale, ad esempio, si fonda su tre parole chiave: sorpresa, conversione e novità. Siamo invitati a lasciarci sorprendere da Dio, come accadde a Giovanni Battista o a Elisabetta, la madre di Giovanni, di fronte a eventi inaspettati e fuori dagli schemi tradizionali.

Dai dialoghi e dalle conversazioni nei gruppi sinodali, è auspicabile che nasca una vera conversione fraterna, non esteriore ma profonda e umanamente significativa. Dio ci spinge continuamente sulla strada della conversione e del cambiamento, se abbiamo il coraggio di non irrigidirci nei nostri schemi mentali e spirituali. Questi incontri non sono per accontentare, ma per rispondere a domande fondamentali: Gesù è in mezzo a noi? Quali segni di fraternità già ci sono?

La terza parola è appunto novità: "Ecco, faccio nuove tutte le cose!" L'appello di Apocalisse 21,5 spinge a fare nuove non solo alcune cose, ma tutte, a partire da noi stessi. Niente e nessuno deve essere risparmiato dalla conversione e dall’azione dello Spirito che vuole fare nuove tutte le cose. Questo processo di novità si manifesta in due passaggi cruciali: dall’io a Dio e dall’io al noi. Al centro dei gruppi deve esserci Dio, non l’io individuale. È decisivo che i gruppi sinodali si svolgano in un clima di preghiera, prima, durante e dopo, lasciando parlare lo Spirito attraverso ciascuno. Le nostre idee non interessano; è lo Spirito che edifica e risana, producendo un cuore nuovo e una parola nuova.

Dall'io al noi, implica non ascoltare coloro che dicono di avere già la soluzione in tasca o che "non serve a niente" e che "basta rifare le stesse cose di una volta". Nessuno sa quello che emergerà da questi incontri; le conclusioni non sono già scritte. Certo, ci vorrà qualcosa di nuovo, ma lo scopriremo insieme, frutto di un cammino comune con lo Spirito e nella comunità. Si tratta di un cammino di conversione fraterna attraverso un dialogo fraterno, lasciandoci sorprendere dallo Spirito che parla oggi alla sua chiesa, per fare nuove tutte le cose e rinnovare la fraternità universale.

Un Futuro di Speranza e Trasformazione

Noi crediamo e sappiamo che la morte e l'odio non sono le ultime parole pronunciate sulla parabola dell'esistenza umana. Essere cristiani implica una nuova prospettiva: uno sguardo pieno di speranza. Non si tratta di credere che la vita trattenga tutte le sue felicità nella giovinezza e nel passato, o che il vivere sia un lento decadimento, o che le gioie siano solo episodiche. I cristiani credono che nell’orizzonte dell’uomo c’è un sole che illumina per sempre, e che i nostri giorni più belli devono ancora venire. Siamo gente più di primavera che d’autunno, scorgiamo i germogli di un mondo nuovo piuttosto che le foglie ingiallite sui rami. Non ci culliamo in nostalgie, rimpianti e lamenti, perché sappiamo che Dio ci vuole eredi di una promessa e instancabili coltivatori di sogni.

Il cristiano sa che il Regno di Dio, la sua Signoria d’amore, sta crescendo come un grande campo di grano, anche se in mezzo c’è la zizzania. Sempre ci sono problemi, ma il grano cresce, e alla fine il male sarà eliminato. Il futuro non ci appartiene, ma sappiamo che Gesù Cristo è la più grande grazia della vita: è l’abbraccio di Dio che ci attende alla fine, ma che già ora ci accompagna e ci consola nel cammino. Lui ci conduce alla grande “tenda” di Dio con gli uomini (cfr Ap 21,3), con tanti altri fratelli e sorelle, e porteremo a Dio il ricordo dei giorni vissuti quaggiù. E sarà bello scoprire in quell’istante che niente è andato perduto, nessun sorriso e nessuna lacrima. Per quanto la nostra vita sia stata lunga, ci sembrerà di aver vissuto in un soffio. E che la creazione non si è arrestata al sesto giorno della Genesi, ma ha proseguito instancabile, perché Dio si è sempre preoccupato di noi. Fino al giorno in cui tutto si compirà, nel mattino in cui si estingueranno le lacrime, nell’istante stesso in cui Dio pronuncerà la sua ultima parola di benedizione: «Ecco - dice il Signore - io faccio nuove tutte le cose!» (v. 5). Sì, il nostro Padre è il Dio delle novità e delle sorprese. E quel giorno noi saremo davvero felici, e piangeremo.

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