Festa di Sant'Eusebio a Vercelli: Celebrazioni e Storia del Patrono

La città di Vercelli si prepara a onorare il suo Patrono, Sant'Eusebio, con una serie di celebrazioni che coniugano la tradizione religiosa con eventi culturali. La festa di Sant'Eusebio non è solo un momento di devozione, ma anche un'occasione per riflettere sulla figura storica e teologica del primo vescovo del Piemonte.

Basilica Cattedrale di Sant'Eusebio a Vercelli

Le Celebrazioni Attuali in Onore di Sant'Eusebio

Triduo e Messa Pontificale

Il programma delle celebrazioni prevede tre serate, dal 29 al 31 luglio, che si terranno nella basilica cattedrale di Sant’Eusebio. Queste serate saranno dedicate al canto dei vespri e all’esposizione eucaristica davanti all’altare principale, con inizio alle 21.00. Venerdì 1 agosto, la messa pontificale delle 10.30 in duomo sarà presieduta quest’anno da monsignor Marco Brunetti, vescovo di Alba.

Il Museo Leone e la Patronale

Sulle tracce della Vercelli antichissima, in occasione della festa di Sant’Eusebio, venerdì 1° agosto, alle 17.30 il Museo Leone festeggerà la Patronale con tutti gli amici che vorranno essere presenti. Il Museo, da oltre cento anni, narra la storia e custodisce le tradizioni di Vercelli e del suo territorio. Durante il percorso, i visitatori saranno accompagnati da giovani stagisti (P.C.T.O., tirocinanti universitari e Servizio Civile) e Volontari di Associazioni Culturali cittadine, che garantiranno un servizio di orientamento nelle Sale. Il Museo è interamente accessibile con ascensore ai piani primo e secondo, configurandosi come un’attività formativa e professionalizzante per gli accompagnatori.

Il Concerto in Onore del Patrono

Il Concerto in onore del Patrono, che si tiene nella basilica di Sant’Andrea, è uno degli appuntamenti più sentiti dai melomani vercellesi, che puntualmente affollano la loro amata basilica. La prima volta, il 1° agosto 1998, nell’anno del primissimo Viotti Festival, promosso dall’assessore alla Cultura Gianni Mentigazzi, la Camerata Ducale suonò lo “Stabat Mater”. Da allora, questo evento è diventato una tradizione. Spesso la Camerata Ducale ha invitato ad esibirsi, con essa, nomi prestigiosissimi della musica e della lirica italiana, tra cui Katia Ricciarelli, Luciana Serra, la compianta Daniela Dessì e Renato Bruson. Il fondatore della Ducale, Guido Rimonda, ricorda un aneddoto significativo: «Quando, d’intesa con il Comune, chiamammo la Ricciarelli, il celebre soprano era all’apice della notorietà. Quella sera moltissimi vercellesi arrivarono al concerto con sedie pieghevoli e sgabelli che si erano portati da casa, temendo, e a ragione, che non sarebbero bastati i posti a sedere della chiesa.» Il programma di un'edizione passata ha incluso l’Ouverture dalla Suite n. 1 per orchestra, BWV 1066; l’Adagio dal Concerto Brandeburghese n.1, BWV 1046; il Concerto per violino e oboe, BWV 1060R, la Sonata per violino e clavicembalo, BWV 1014, il Largo dal Concerto per violino, BWV 1056R, e la Suite n.

Foto di un'orchestra che si esibisce in una basilica antica, illuminata

Sant'Eusebio: Il Primo Vescovo del Piemonte e Difensore della Fede Nicena

Eusebio di Vercelli (Sardegna, 283 circa - Vercelli 1° agosto 371) è stato il vescovo della città piemontese e campione dell’ortodossia nicena contro gli ariani. Il primo vescovo del Piemonte nacque in Sardegna tra la fine del III e l'inizio del IV secolo. Durante gli studi ecclesiastici a Roma si fece apprezzare da papa Giulio I che verso il 345 lo nominò vescovo di Vercelli. Qui stabilì per sé e per i suoi preti l'obbligo della vita in comune, collegando l'evangelizzazione con lo stile monastico. I vercellesi vennero conquistati dalla sua arte oratoria: non solo parlava bene, ma esprimeva ciò che sentiva dentro.

Ritratto immaginario o icona di Sant'Eusebio di Vercelli

Il Contesto della Crisi Ariana

Nel IV secolo, i cristiani, non più perseguitati, iniziarono a litigare tra loro. Da una parte, vi erano coloro che seguivano la dottrina del Concilio di Nicea (325) sul Figlio di Dio, "generato, non creato, della stessa sostanza del Padre"; dall’altra, i seguaci dell’arianesimo, che nel Figlio vedevano una creatura, per quanto eminente. Con l’appoggio della corte imperiale, gli ariani ebbero il sopravvento in molte regioni, arrivando a esiliare per cinque volte il più energico sostenitore della dottrina nicena, Atanasio, vescovo di Alessandria d’Egitto, ammirato da Eusebio che lo aveva conosciuto a Roma.

La crisi ariana, che attraversò tutto il IV secolo, vide Eusebio tra i protagonisti. La pubblicazione delle Lettere e delle Antiche testimonianze sulla sua figura, curata dall’impareggiabile edizione critica del professor Renato Uglione, costituisce un’Editio princeps per il XXI secolo, delineando il profilo teologico della figura e dell’opera di Eusebio. Se l’opera scritta appare esigua, la sua figura è strategica, almeno in Occidente, nella battaglia contro l’eresia ariana. L'aspetto pionieristico dell’intervento di Eusebio è evidente, soprattutto considerando che a Milano, la città imperiale del Nord Italia, si dovette attendere l’elezione di Ambrogio (374) per invertire la tendenza della corrente teologica che fa capo ad Ario.

La Teologia Ariana e le Sue Conseguenze

La prima fase della crisi ariana fu introdotta dall’opera e dalla predicazione del prete Ario di Alessandria, la cui teologia presto apparve pericolosa per l’integrità della fede. Ario si collocava nel filone monarchiano della scuola alessandrina, che presentava Cristo come lógos, sapienza, immagine di Dio, e soprattutto come intermediario tra Dio e il mondo, in una prospettiva decisamente cosmologica. La teologia ariana può essere ricollegata a due principi fondamentali: 1) l’unico ingenerato (agénnetos) è Dio Padre, anteriore al Verbo, per evitare l'esistenza di due principi e salvaguardare l’unità divina e la sua trascendenza; 2) una generazione in senso stretto implicherebbe un mutamento in Dio, poiché la generazione comporta la comunicazione di realtà che appartengono alla natura. Se Dio generasse, dovrebbe trasmettere la sua sostanza, diventando divisibile e soggetto a cambiamento. Perciò, il Figlio non è generato secondo natura, ma per grazia di adozione, e ciò che esiste al di fuori di Dio Padre è frutto della sua attività creatrice.

Da questi due principi derivano le seguenti conseguenze riguardo alla figura del Figlio:

  • Il Verbo di Dio è una «creatura», prodotto per creazione dalla libera volontà del Padre; la parola «generare» significa «fare», «creare» in senso figurato.
  • Il Figlio, in quanto creatura del Padre, proviene dall’essenza di Dio, ma non partecipa della sua natura.
  • In quanto creatura, il Verbo Figlio ha avuto un principio, non è eterno come il Padre: è nato prima del tempo, perciò è creatura perfettissima, ma non è eterno, poiché ciò significherebbe ammettere due principi ingenerati.
  • In quanto creatura, il Verbo è soggetto al cambiamento, è mutevole sia fisicamente che moralmente.
Il radicale subordinazionismo di Ario portava all’estremo l’impostazione monarchiana, enfatizzando la funzione cosmologica del Logos come chiave di lettura della “derivazione” del Figlio dal Padre. La concettualità metafisica Dio-mondo è pen...

Il Ruolo di Sant'Eusebio nei Concili e l'Esilio

Al Concilio di Milano del 355, convocato dall’imperatore Costanzo II per giudicare la dottrina trinitaria di Atanasio, un Eusebio riluttante a parteciparvi e arrivato ad assise già iniziata, chiese anzitutto che fosse proclamato il Simbolo dei 318 padri. La sua proposta era ragionevole: prima di esaminare i casi personali, accordarsi sui problemi generali di fede, firmando uno per uno il Credo di Nicea. Questa proposta, tuttavia, scatenò un tumulto tra i vescovi e i fedeli. Nonostante la maggior parte dei vescovi si sottomise alla condanna di Atanasio, Eusebio, Lucifero (vescovo di Cagliari) e Dionigi (vescovo di Milano) si rifiutarono di aderirvi. Per questo, furono deposti e condannati all’esilio da Costanzo. Eusebio venne mandato a Scitopoli di Palestina, e di lì scrisse ai suoi vercellesi una lettera giunta fino a noi, poi fu trasferito in Cappadocia (Asia Minore) e nella Tebaide egiziana.

Sant’Ambrogio, nella sua Lettera 14 del 396 alla comunità di Vercelli, descrive l'esilio di Sant'Eusebio: «…il santo Eusebio uscì dalla sua terra, abbandonò i suoi parenti e alla quiete della sua casa preferì le peregrinazioni. Per fede scelse le asprezze dell’esilio, accomunando il suo destino a quello del santo Dionigi di santa memoria…». Questo confronto è significativo: Eusebio, infatti, fu strumentale nel convertire Dionigi alla fede nicena.

Mappa del Mediterraneo orientale con evidenziate le località di Scitopoli, Cappadocia, Tebaide

L'Esilio e il Ritorno

Nel 361, con la morte dell’imperatore Costanzo, le condanne furono revocate. Eusebio poté tornare a Vercelli nel 362. Nonostante il periodo travagliato, egli riprese l'evangelizzazione delle campagne, istituendo la diocesi di Tortona e spingendosi anche in Gallia, insediando un vescovo a Embrun. La tradizione lo considera anche fondatore di due illustri santuari: quello di Oropa (Biella) e di Crea (Alessandria).

L'Eredità di Sant'Eusebio

La morte lo colse nella sua città episcopale il 1° agosto 371. Vercelli ne custodisce tuttora le reliquie nel Duomo, sull'altare della cappella a lui dedicata, e lo ricorda anche a fine XX secolo col nome del giornale della diocesi: L’Eusebiano. Un'antica tradizione lo vuole martire in odio alla fede, e i libri liturgici sino al Messale Romano ed. 1962 lo considerano "Vescovo e martire", con festa di III classe il 16 dicembre.

La Memoria Liturgica

Il Martirologio Romano all'epoca in vigore riportava tre volte il nome di Eusebio: il 1 agosto, commemorazione del suo dies natalis, il 15 dicembre, anniversario della sua ordinazione, ed il 16 dicembre, come detto sua festa liturgica. Nel nuovo Messale Romano promulgato da San Paolo VI, la memoria facoltativa di "Sant'Eusebio di Vercelli, vescovo" è stata collocata al 2 agosto, e il Martirologio Romano approvato da San Giovanni Paolo II lo ricorda quindi il 1° ed il 2 agosto. Il Martirologio Romano lo descrive come "Sant’Eusebio, primo vescovo di Vercelli, che consolidò la Chiesa in tutta la regione subalpina e per aver confessato la fede di Nicea fu relegato dall’imperatore Costanzo a Scitopoli e poi in Cappadocia e nella Tebaide."

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