Claudio Martelli, figura di spicco della politica italiana, è stato il numero due del Psi travolto da Tangentopoli, vice premier di Giulio Andreotti e ministro della Giustizia molto vicino a Giovanni Falcone. Nel panorama della divisione tra chi rimpiange Bettino Craxi come uno statista costretto all’esilio e chi lo considera un delinquente morto latitante, Martelli appartiene ovviamente alla prima categoria. Ha recentemente scritto un libro, L’antipatico (Nave di Teseo), per ribadire i meriti craxiani e per denunciare la coalizione di poteri che si adoperò per plasmare il mito nero del leader socialista e per favorirne la caduta. L’intervista si svolge nel suo appartamento romano, in un contesto dove le questioni di manutenzione della Capitale e le differenze con Milano, città natale di Martelli, diventano spunto di riflessione sulle problematiche del paese.

Il Viaggio in India e l'Incontro con Madre Teresa
Uno degli episodi più significativi raccontati da Martelli riguarda un viaggio in India nel 1994, un periodo di profonda crisi personale e politica.
«Nel 1994, quando è crollato tutto, andai in India e incontrai Madre Teresa di Calcutta. Ci sono rimasto tre mesi. Sono anche andato a trovare Madre Teresa di Calcutta.»
L'incontro con la santa di Calcutta fu denso di domande inaspettate. Martelli ricorda le parole di Madre Teresa:
«Mi fece sedere accanto a lei e la prima cosa che mi disse fu: “Come sta il mio amico Giulio Andreotti?”. Poi mi fissò e chiese: “And you? Why are you so unhappy?”. Le spiegai che era crollata la Prima Repubblica e che ero sotto processo. Lei scosse la testa e insistette: “Perché sei così infelice? Dimmi, hai mai ucciso qualcuno?”. Replicai che ovviamente non avevo mai tolto la vita a nessuno. E lei, più insistente: “Hai mai spinto la tua compagna ad abortire?”.»
A quel punto Martelli racconta di aver capito che era meglio interrompere il colloquio. «Avevo già tanti guai, non volevo subire pure un’invettiva perché da ragazzo una mia fidanzatina era ricorsa all’aborto. Quando io avevo diciannove anni non si faceva tanta prevenzione.»

I Rapporti con Bettino Craxi: Dagli Esordi all'Esilio
Martelli ripercorre i suoi esordi giovanili in politica e il suo rapporto con Bettino Craxi, un legame che ha segnato profondamente la sua carriera.
Il primo incontro e la simbiosi politica
«Non avevo ancora vent’anni, frequentavo i giovani repubblicani. Aspettavamo sotto il palazzo dei Giornali i risultati elettorali delle elezioni politiche del 1963. Si avvicinò questo signore alto, calvo. Era Craxi. Del Pennino me lo presentò e lui cominciò a farmi molte domande: studi, romanzi preferiti... Alla fine sentenziò: “Hai letto troppo Cesare Pavese e troppo poco Gian Burrasca”.»
Martelli fu per molti anni il delfino di Craxi. «Dal 1976, anno in cui Bettino diventò segretario, al 1983, quando arrivò alla presidenza del Consiglio, abbiamo vissuto sette anni a Roma in simbiosi mutualistica.»
Momenti di contrapposizione
Non mancarono tuttavia momenti di forte contrapposizione tra i due. «Decisamente. Nel 1986, quando mi impegnai per i referendum sulla giustizia e provai ad allineare il Psi su posizioni anti-nucleariste, Bettino mi mandò a dire, tramite Cornelio Brandini, che la mia testa era già tagliata e che se avessi fatto un passo in più sarebbe rotolata.»
La vicenda di Hammamet
Un altro momento cruciale fu la decisione di Craxi di andare ad Hammamet. «Era caduto il governo Craxi e io ero andato a trattare il sostegno del Psi a un governo Andreotti. Andreotti nel suo studio di Montecitorio ci promise, tra le altre cose, una forte apertura al presidenzialismo. ... Ma Craxi respinse l’accordo fulminandomi: “Non ti immischiare”. Da parte sua fu un errore clamoroso. L’incarico venne dato ad Amintore Fanfani e dopo due mesi si andò a elezioni. La tragica verità è che dal 1987 in poi Craxi non ne ha più azzeccata una.»
Riguardo alla partenza di Craxi per la Tunisia, Martelli ricorda una conversazione in Transatlantico con Craxi e Marco Pannella, durante la quale il leader radicale sconsigliò a Craxi di partire. «Io invece non lo contrastai. Capivo che era un errore, ma Bettino stava male e sapevo che se fosse rimasto in Italia lo avrebbero massacrato.»
Martelli ha visitato la tomba di Craxi ad Hammamet. «Sono corso a Hammamet il giorno della sua morte. Ho visto la scena insopportabile del suo corpo rannicchiato in una bara troppo piccola. E poi ci sono tornato negli anni successivi, anche con il mio figlio più grande, Giacomo. Craxi ci giocava quando era bambino.» L'ultima conversazione risale alla vigilia del Natale 1999. «Era molto stanco. Gli dissi che sarei andato presto a trovarlo e lui mi chiese di aspettare perché si era operato da poco. Morì qualche settimana dopo.»

Riflessioni sulla Politica Attuale e il Partito Democratico
Claudio Martelli offre anche uno sguardo critico sulla politica contemporanea e sul Partito Democratico.
Le leadership attuali
Parlando dei leader attuali, Martelli esprime alcune valutazioni:
- Sul premier Giuseppe Conte: «Abile nelle mosse e nel gioco tattico. Certo, in campo internazionale il difetto di leadership fa paura.»
- Sul ministro degli Esteri Luigi Di Maio: «Non si impara in un giorno a guidare la diplomazia italiana. Tra l’altro, grazie al populismo del signor Di Maio e dei suoi urlatori, la mia pensione da parlamentare è stata tagliata del 57,9%: ridotta a duemiladuecento euro. In politica l’onestà consiste nella capacità.»
- Un nome capace secondo Martelli è Roberto Gualtieri, ministro dell’Economia: «La sua esperienza nel Parlamento europeo lo ha reso di sicuro competente.»
Il Partito Democratico e le sue contraddizioni
Martelli non risparmia critiche al Partito Democratico. «Situazioni come quella dell’attuale Pd milanese, dove è nato un gruppo di giovani che non ha nulla a che fare con la storia del PSI, del PCI o della DC. E poi Beppe Sala. È bravo.»
Nel suo ultimo libro, Martelli sostiene che gli ex comunisti italiani si siano consegnati all’europeismo liberista. «È così. Complice l’ubriacatura per la Terza via blairiana, la sinistra italiana di governo ha abbracciato un riformismo puramente liberale e una costruzione dell’Europa che difetta in solidarietà sociale. Il Pd si è fatto establishment.»
Martelli condivide la vita con la deputata del Pd Lia Quartapelle, con cui discute costantemente della linea euro-liberista del partito. «È un continuo. Viviamo insieme!» Riguardo al voto per il Pd: «Non lo so. Dipende da che cosa proporrà il Pd.»
Sul segretario del Pd, Nicola Zingaretti: «Se la sua idea di rinnovamento della sinistra è un ritorno alla Ditta, ci saranno sorprese amare. Lui non è un leader, è il segretario, l’amministratore. Il Pd è la scuola dei bravi amministratori emiliani.» Martelli fa un confronto interessante su un altro "Bettini" (evidentemente un lapsus per Bettini - Bettini fu il dominus dei dem capitolini): «Sono andato una volta a trovarlo, a casa della madre. Era scalzo. Mi sembrava di essere tornato in India, quando durante un lungo viaggio mi portarono a trovare un guru che se ne stava stravaccato su un divano.»
Profilo Biografico: Claudio Martelli
- Vita e studi: Claudio Martelli è nato a Gessate il 24 settembre del 1943. A 13 anni si è iscritto al PRI. Laureato in Filosofia, ha lavorato come assistente nella facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Milano. Ha frequentato lo stesso liceo di Craxi.
- Carriera Politica: Ha conosciuto Bettino Craxi non ancora ventenne, negli anni Sessanta. Il leader socialista lo chiamò a Roma nel 1976. Deputato ed eurodeputato, è stato vice segretario del Partito socialista. Nel 1991 è diventato ministro di Grazia e Giustizia e ha voluto Giovanni Falcone alla Direzione generale degli affari penali. Dopo Tangentopoli ha abbandonato per un periodo la politica, per poi tornare sulla scena fondando Il Partito socialista-Nuovo Psi.