Le Interviste Storiche e il Contesto del Premio Nobel
L'incontro con Raffaella Carrà (1984)
La storica intervista di Raffaella Carrà a Madre Teresa di Calcutta, ospite della puntata di "Pronto, Raffaella?" del 13 aprile 1984, ha rappresentato un momento significativo per la televisione italiana. In quell'occasione, la fondatrice della congregazione "Missionarie della carità" sottolineò con forza la necessità di tradurre in azione l'amore e la fede in Dio, aiutando concretamente poveri e reietti. A questo proposito, raccontò del suo rifiuto di partecipare al banchetto cerimoniale per i vincitori del premio Nobel, motivato dal desiderio che quei fondi fossero destinati ai poveri di Calcutta.
Secondo Madre Teresa (Skopje, 26 agosto 1910 - Calcutta, 5 settembre 1997), la donna è colei che sente di più gli effetti della povertà nel mondo, perché spesso ha sulle sue spalle le sorti della famiglia e dei più piccoli. Raffaella Carrà (Bologna, 18 giugno 1943 - Roma, 5 luglio 2021) ebbe così modo di approfondire il pensiero della religiosa riguardo temi centrali della sua missione.

Il Premio Nobel per la Pace (1979) e l'approccio dei giornalisti
Nel novembre 1979, prima della sua partenza per Oslo, dove avrebbe ricevuto il Premio Nobel per la Pace, Madre Teresa di Calcutta fu oggetto di grande attenzione. La fondatrice delle Missionarie della Carità godeva già allora di vasta notorietà internazionale. Era un fatto davvero straordinario che da un Paese luterano e di cultura politica così incrollabilmente “laica” progressista come la Norvegia, venisse un tale riconoscimento a una persona come Madre Teresa. L'opera di Madre Teresa, testimonianza altissima di carità fondata e alimentata dalla fede in Cristo, aveva radici molto lontane da quelle del solidarismo di Stato delle socialdemocrazie scandinave.
Un giornalista italiano, animato dal desiderio di scriverne ai lettori, decise di incontrarla. Rendendo il dovuto merito alla giuria del Premio, che si era dimostrata capace di un gesto così politically uncorrect (capacità che in seguito ha purtroppo perduto), diventava perciò ancor più interessante incontrare questa donna straordinaria. Riguardo al Nobel, Madre Teresa stessa dichiarò: «Con questo gesto credo che non abbiamo voluto fare altro che riconoscere la presenza dei poveri nel mondo, e inoltre che le opere dell’amore sono opere di pace».
Pur essendo di origine albanese, appartenente alla minoranza insediata nel sud della Jugoslavia, Madre Teresa si manteneva distante dalla politica: «Non lo so, non ho pratica di queste cose. Ho troppe altre cose da fare. Tutto ciò che tutti dobbiamo fare è portare Gesù fra la gente.»
Il viaggio a Calcutta e le difficoltà di comunicazione
In quegli anni, non così remoti, si era ancora molto lontani dalla facile telecomunicazione alla scala planetaria che oggi è alla portata di tutti. Internet e i telefoni mobili non erano ancora comparsi sulla scena. Si potevano trasmettere testi scritti solo telegraficamente, o a mezzo di telescriventi; e comunque dall’Italia i collegamenti telefonici e telegrafici con Calcutta erano precari. Non fu perciò possibile preannunciare a Madre Teresa l'arrivo dei giornalisti a Calcutta e il motivo della visita.
L'incontro inaspettato al convento
I giornalisti, giunti di buon mattino al suo convento di Lower Circular Road (strada che ora le è stata intitolata), furono informati che Madre Teresa si trovava sì nel convento, ma impegnata nel capitolo annuale della congregazione, riunito a porte chiuse. Decisi però a fare di tutto pur di non dover tornare in Italia a mani vuote, avendo scoperto che la maestra delle novizie era una suora italiana, chiesero il suo aiuto. La maestra delle novizie, polesana di Cavarzere (allora una delle pochissime Missionarie della Carità di origine europea), li accolse con cordialità, osservando tra l’altro che erano i primi giornalisti italiani venuti a intervistare la Madre dopo la notizia del Premio Nobel. Aveva quindi avuto con piacere la notizia del loro arrivo. «Perciò», suggerì, «Fate così: venite domattina alla messa con cui inizia la nostra giornata, per assistere alla quale la Madre esce dal capitolo. Terminata la messa provate a fermarla.»
Fidando nel suggerimento della maestra delle novizie, il giorno dopo fu organizzato quello che il giornalista definì un “agguato”. Preparate poche brevi domande, pensando a un fugace scambio di battute, ci fu invece spazio per un vero e proprio colloquio, poi raccolto e pubblicato su "Il Sabato" della settimana seguente. Un'altra richiesta di intervista fu umilmente "pretesa" da Suor Nirmala, la religiosa che succedette a Madre Teresa alla guida della congregazione, poco dopo la morte della fondatrice, su suggerimento di quest'ultima.
Madre Teresa di CALCUTTA - Alessandro Barbero (Inedito | Intesa San Paolo 2021)
La Radice della Missione: Fede, Carità e i Più Poveri
La scelta radicale di Moti Jihl (1948)
La comprensione più profonda di Madre Teresa, per alcuni testimoni, non è giunta tramite le interviste, ma attraverso l'incontro con la realtà che la animava. Un giornalista, confessando di non aver "capito proprio nulla di lei" con le sue "corte logiche superficiali", racconta di essersene reso conto "quando ho sbattuto la faccia nella realtà di Calcutta". In particolare, fu l'esperienza nel quartiere di Moti Jihl, una periferia di Calcutta, a segnare un punto di svolta. Si tratta di una zona, definita in India "slum", dove Madre Teresa aveva cominciato il servizio d’amore nella più devastante miseria dei più poveri tra i poveri.
A Moti Jihl, Madre Teresa mise i piedi - quei suoi piedi deformati da fatica e chilometri fino a diventare tutt’uno coi poveri sandali - per la prima volta il 21 dicembre 1948 e aprì subito una scuola per bambini. Vista dallo “slum”, l’opera di questa figlia dell’Europa, divenuta madre dell’India, è ancora più eccezionale. Il primo istinto, percorrendo quelle "strade" piene di immondizie, è di scappare via, assaliti dalla paura dell'enormità del dolore e della propria insufficienza a dare risposte. Tuttavia, il pensiero più profondo porta alla consapevolezza che quella gente a Moti Jihl - come in tutte le Moti Jihl del mondo - ci resta e ci muore, spesso molto male. Madre Teresa decise di restare a Moti Jihl, anche solo per dare dignità a chi muore tra le mosche.
Fu lì che il giornalista "capì" Madre Teresa, non certo con le domande di un’intervista. Moti Jihl spazza via in un istante le caricature sdolcinate di Madre Teresa: era una donna forte, estremamente forte.

La "luce della santità" e la radice contemplativa
Una delle impressioni più vivide dei suoi interlocutori fu quella di trovarsi di fronte una persona che, per così dire, irradiava la luce della santità. A parità di santità, se ciò fosse possibile, ci sono persone che hanno di più, e altre che hanno di meno il dono di dare della loro santità una testimonianza luminosa. Quanto poi la gigantesca opera di carità di Madre Teresa avesse una radice essenzialmente contemplativa, fu meglio compreso da molti qualche anno dopo, per esempio quando nel 1987 ella accettò l’invito a intervenire al Meeting di Rimini. Durante gli spostamenti o le pause della conversazione, Madre Teresa si metteva subito a pregare a bassissima voce, quasi solo muovendo le labbra, senza dare affatto l’impressione di essere disturbata nel suo spazio riservato di raccoglimento.
Il messaggio di Madre Teresa: amore, preghiera e dignità
Madre Teresa non si definiva una semplice assistente sociale: «Noi non siamo assistenti sociali: siamo religiose contemplative «situate nel cuore del mondo». Preghiamo, lavoriamo, facendo tutto con Gesù, per Gesù e verso Gesù. Stiamo alla sua presenza ventiquattro ore su ventiquattro.»
Durante i suoi incontri, offriva frasi sagge e profonde, semplici e concrete, quasi sempre orientate dall’amore. Tra i suoi insegnamenti principali:
- «Fate del bene agli altri, perché fare del bene agli altri e pensare agli altri ti fa dimenticare i tuoi mali, le tue sofferenze e i tuoi problemi.»
- «Il primo gradino della santità è la gentilezza.»
- «Siate degni di quelle poche gocce di acqua che voi preti mettete nel calice. Siate anche voi, come queste gocce, uniti a Cristo, offrendo voi stessi a Lui per il bene di tutti. La tua vita quando la immergi in Gesù, acquista tanto sapore.»
- «Aiutate le mie suore a capire che nei poveri, nei malati, debbono vedere Gesù e servire Lui. Altrimenti non riusciranno mai ad amare i poveri e i sofferenti come dovrebbero e come Gesù desidera. Aiutatele ad amare Gesù e a vederlo nei poveri che servono.»
Un binomio che questa donna minuta ha sempre difeso come inseparabile è la preghiera e l’amore: l’uno alimenta l’altro, uno non può stare senza l’altro, proprio perché l’amore nasce da Dio, che è Amore. La carità è l’unica realtà che unifica e purifica profondamente il cuore umano.
Per Madre Teresa, essere un buon cristiano significava avere un cuore puro, vedere Dio in ogni nostro prossimo, ed amarsi tutti gli uni gli altri come Gesù ci ama. La sua unica ispirazione era Gesù e l’Eucarestia: «Egli si è fatto pane di vita per soddisfare la nostra fame, che è fame di amore.»
La croce, per molti un peso incomprensibile, per Madre Teresa era il segno della salvezza: «Gesù ha detto: «Se volete venire con me prendete la vostra croce e seguitemi».» E riguardo alla morte dei poveri: «Non ho mai visto nessuno di loro morire nella disperazione... La morte costituisce il momento di massima pienezza della vita umana: morire in pace con Dio, questo è il suo massimo compimento. Viviamo per poter morire in pace con Dio.»
La vita nascente: il dono di Dio
Madre Teresa ribadiva con forza che «il bambino è il più grande dono che Dio possa dare ad una famiglia, ad un Paese ed al mondo intero. E il bambino riceve la vita da Dio. Perciò noi non abbiamo alcun diritto di distruggerla.» Riteneva che le terribili distruzioni di vite umane che oggi funestano il mondo siano un frutto il cui seme va ricercato negli infanticidi compiuti nel seno materno: «se una madre uccide il figlio che ha in seno, può succedere qualsiasi altro crimine.» Ricordava inoltre che la prima persona al mondo che accolse Gesù e lo riconobbe fu un bambino ancor chiuso nel seno materno, il quale balzò di gioia al momento dell’incontro di sua madre santa Elisabetta con Maria incinta di Gesù.
La Chiesa e i poveri
Interrogata sulla povertà della Chiesa, rispondeva che «nella sua essenza la Chiesa è Gesù, mentre noi ne siamo come la parte esterna. Siamo noi, gli uomini e le donne che ne facciamo parte, ad aver bisogno di denaro, di proprietà; non è Gesù ad averne bisogno.» Riguardo a chi critica certe decisioni (come ad esempio la costruzione di una piscina per Papa Giovanni Paolo II), affermava: «Se il fatto di poter disporre di una piscina in cui nuotare lo aiuta ad amare Dio e ad essere fedele alla sua missione, questa piscina è un dono di Dio. Se il Papa ne ha bisogno per fare bene il suo lavoro, va benissimo che ce l’abbia. È lui solo che può giudicare riguardo a questa piscina, non gli altri.»
Sul tema della conversione, Madre Teresa sottolineava: «La conversione è opera di Dio. Nessuno può convertire una persona se non Dio stesso. Anche se amerei molto che tutti gli indiani divenissero cattolici, questo non è compito mio. Solo Dio lo può fare, ed anche Dio onnipotente non forza alcuno alla conversione.» Il compito delle Missionarie della Carità è quello di proclamare la Buona Novella, e Gesù ha detto di proclamare il Vangelo ai poveri, annunciando la Buona Novella ai più poveri dei poveri.
La fame di Dio e la povertà spirituale
«La gente è affamata di Dio», affermava Madre Teresa, ma per poter dare agli altri, è necessario avere. «E Dio può essere incontrato soltanto dai poveri. Abbiamo perciò bisogno di essere poveri per essere liberi di cercare e di incontrare Gesù. Gesù, essendo Dio, divenne uomo per amor nostro; essendo ricco, si fece povero per amor nostro.»
La famiglia e la preghiera
Madre Teresa raccomandava di portare la preghiera all’interno della vita familiare: «La famiglia che prega insieme rimane insieme. Se dunque cominciamo a pregare, cominciamo ad amarci. E se non c’è amore, e fino a quando non ce ne sarà, non avremo mai pace nel mondo.» Sottolineava che spesso ci sono dei poveri nella nostra stessa casa, e non si trova del tempo da dedicare a loro. Viceversa, se li amiamo, impariamo anche a vederli. Tutti devono imparare ad amarsi vicendevolmente in ogni circostanza, prendendo ispirazione dal Sacro Cuore di Gesù.
"Piccola matita nelle Sue mani": l'umiltà della fondatrice
Madre Teresa si definiva così: «Sono come una piccola matita nelle Sue mani, nient’altro. È Lui che pensa. È Lui che scrive. La matita non ha nulla a che fare con tutto questo.» Questo esprimeva la sua profonda umiltà e la consapevolezza di essere uno strumento nelle mani di Dio per la realizzazione della Sua volontà.

Le Origini della Congregazione e le Prime Missionarie
Michael Gomes e la casa di Creek Lane
La missione di Madre Teresa affonda le sue radici anche in incontri significativi, come quello con Michael Gomes, al civico 14 di Creek Lane, una viuzza popolosa nel centro di Calcutta. Fu proprio Michael a donare a Teresa nel 1947 il secondo piano della casa dove poi lui stesso visse. Ma a Teresa offrì ben più di un semplice spazio: sua figlia Magdalena e sua nipote (morta giovanissima assistendo i poveri per strada) entrarono nelle Missionarie della Carità, attratte dalla testimonianza che videro da vicino. La casa di Creek Lane, dove Madre Teresa visse dal febbraio 1947 al febbraio 1953, conservava intatta l'atmosfera dell'epoca. Michael descriveva la vita della Madre in quelle stanze come estremamente semplice: «Andava tutto il giorno a servire i poveri per strada e pregava, non aveva nulla se non una cassetta che le faceva da sedia e scrivania, un sari di ricambio, un quaderno con la penna, il Vangelo, un’immagine della Madonna e un’immagine del sacro cuore di Gesù.»
Subashini Das (Suor Agnese): la prima Missionaria della Carità
Il ricordo più bello per Michael Gomes era il 19 marzo 1949, quando, per san Giuseppe, bussò alla porta una ragazza di nome Subashini Das. Era stata alunna di Teresa nel prestigioso collegio St. Mary, proveniva da una famiglia ricca e il suo sari era tessuto con stoffa di prima qualità. Eppure, quella ragazza non esitò un istante a cambiarlo con il poverissimo sari cucito da Teresa, bianco orlato d’azzurro. In India, fu una vera rivoluzione. Scelse di chiamarsi Agnese, il nome di battesimo di Teresa, diventando così la prima Missionaria della Carità. La seconda Missionaria della Carità fu Magdalena Gomes, figlia di Michael, che per trovare la porta di Teresa dovette solo salire una rampa di scale.

Eventi Significativi e Riconoscimenti
La donazione di Papa Paolo VI e la città per i lebbrosi
Nel 1964, Papa Paolo VI si recò a Calcutta per celebrare il Congresso Eucaristico Internazionale. In quell'occasione, lasciò in dono a Madre Teresa una bellissima macchina. Con un gesto di straordinaria carità, lei la vendette e con il ricavato diede il via alla costruzione di una "città" per ospitare i lebbrosi, intitolando la strada più grande di quella singolare città a Papa Montini.
Il Meeting di Rimini (1987)
Nel 1987, Madre Teresa accettò l’invito a intervenire al Meeting di Rimini. Per l'occasione, da Roma, dove era di passaggio, andò e tornò con un elicottero. Si concordò che per l’occasione avrebbe fatto da eliporto il campo sportivo di Sant’Arcangelo di Romagna, dove fu ricevuta e poi riaccompagnata, testimoniando la sua disponibilità a diffondere il messaggio di carità anche in contesti diversi dalla sua missione quotidiana.
I funerali e il tributo dell'India
Madre Teresa morì il 5 settembre 1997, "come i suoi poveri e tra i suoi poveri". Il giornalista dell'Osservatore Romano fu inviato dal Papa a partecipare ai funerali con il cardinale legato pontificio. Le esequie, celebrate il 13 settembre, furono un evento di risonanza mondiale, caratterizzato da un grande tributo di affetto dell’India intera, lungo le strade, al passaggio del funerale di una donna cristiana. Vi parteciparono persone di ogni ceto sociale, da re e governatori, fino alla gente più umile e diseredata, a testimonianza dell'impatto universale della sua vita e opera.
La canonizzazione (2016)
Dopo la sua morte, il cammino verso il riconoscimento della sua santità procedette, e Madre Teresa è stata dichiarata Santa nel 2016 da Papa Francesco, a coronamento di una vita interamente dedicata all'amore per Dio e al servizio dei più poveri tra i poveri.
Riflessioni Personali e la "Comprensione" di Madre Teresa
L'impatto di Moti Jihl sul giornalista
Per alcuni, la vera "comprensione" di Madre Teresa non è arrivata attraverso interviste o letture, ma tramite un confronto diretto con la realtà che l'aveva formata. Un giornalista racconta di aver provato una profonda paura e vergogna visitando Moti Jihl: «Il primo istinto che assale, lo ricordo perfettamente con un groppo alla gola, è di scappare via. Gli occhi di quei disperati che ti fissano mettono paura. È la paura dell’enormità del dolore, della tua insufficienza a dare risposte.» Pur desiderando fuggire da quell'inferno a cielo aperto, una "briciola di coscienza" fece notare che quella gente a Moti Jihl - come in tutte le Moti Jihl del mondo - ci restava e ci moriva. L'esperienza portò il giornalista a confessare: «Non ho certo la fede di madre Teresa e neppure la forza di farmi provocare da lei per convertirmi... Non ho la sua consapevole speranza. Ma soprattutto ho capito cosa possano essere la paura e la vergogna... se appena detto al tassista di portarmi via subito mi è venuto da pensare e pregare: “Teresa, scusami...!”»
La forza della fede e la "provocazione" dei santi
Le esperienze personali con Madre Teresa hanno rivelato una donna di incredibile forza interiore e fede incrollabile. I santi, in questo senso, "servono" anche a scuoterci dalla mediocrità, a provocare una riflessione profonda sul proprio cammino spirituale e umano. Le sue parole e il suo esempio continuano a benedire, sostenere e guidare molti: «Dio vi benedica, vi sostenga e sia sempre con voi. Tenete limpido il vostro cuore, cosicché possiate sempre vedere Dio gli uni negli altri, e amarvi vicendevolmente come Cristo ama ognuno di voi.»
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