La Chiesa dell'Immacolata a Carmiano: Storia, Arte e Devozione

La storia della Chiesa dell'Immacolata a Carmiano è intrisa di devozione, arte e vicende storiche che ne hanno forgiato l'identità nel corso dei secoli. Questo luogo di culto, considerato un vero e proprio piccolo santuario mariano, ha radici profonde nella comunità carmianese, come testimoniato anche dai preziosi bollettini di Monsignor Luigi Paladini, rettore del Seminario Vescovile di Lecce.

Veduta esterna della Chiesa dell'Immacolata a Carmiano

Le Origini e l'Importanza Storica

Tra i documenti storici, si conservano con cura dei bollettini, inviati a molti cittadini di Carmiano negli anni dal 1937 al 1939. Questi avevano lo scopo di spronare i carmianesi a dare il loro contributo in denaro per la costruzione della nuova chiesa parrocchiale di Carmiano, iniziata il 12 marzo del 1913 per volontà dell'allora parroco Don Salvatore Ciccarese. I bollettini erano redatti da Monsignor Luigi Paladini, carmianese, uomo molto erudito, conoscitore della storia di Carmiano e delle lingue classiche, greco e latino. Monsignor Paladini scrive della storia, degli uomini, delle famiglie carmianesi del suo tempo e ricorda cittadini che vissero il momento più bello della storia locale: il periodo del Risorgimento, e i fatti avvenuti a Carmiano al tempo del plebiscito che doveva decidere l'unione al Regno d'Italia.

Egli scrive della chiesa dell'Immacolata che pare sia la più antica perché conservata come fu costruita. La chiesa ha avuto grande importanza nella vita religiosa di Carmiano ed è stata considerata sempre e da tutti un piccolo santuario mariano. Per culto, devozione, affluenza di popolo a messe, processioni, novene, feste popolari e presunti miracoli che molti fedeli hanno implorato e forse ottenuto, è stata un santuario. Questo si è verificato specialmente dopo la definizione del dogma dell'Immacolato Concepimento, definito l'otto dicembre del 1854 da Pio IX.

La Leggenda del Ritrovamento e la Costruzione

Il culto dell’Immacolata a Carmiano è legato alla fondazione di una chiesetta fuori dal centro abitato, eretta molto verosimilmente nell'ultimo decennio del XVI secolo in seguito al ritrovamento di un’immagine mariana nel territorio circostante. Secondo una tradizione popolare, che non trova riscontri nella documentazione storica ma tramandata dagli abitanti e trascritta per la prima volta dal Paladini nel 1937, si racconta la vicenda del ritrovamento dell’affresco della Vergine Immacolata. La Vergine Maria sarebbe apparsa ad una pia vecchiarella rivelandole che presso un pozzo vi era una pila con una sua raffigurazione, da portare in paese e da custodire in una chiesa in suo onore.

Illustrazione del ritrovamento dell'immagine mariana vicino a un pozzo

L’anziana devota, assieme al parroco e al popolo, si recarono presso il luogo e processionalmente portarono l’effige in paese con un carro trainato dai buoi. La leggenda narra che l’effige dipinta su pila di pietra sarebbe stata trovata da una vecchietta accanto a un pozzo. Il trasporto si rese difficile perché la pila divenne sempre più pesante e molti uomini non riuscivano a sollevarla. Pare fosse stata portata a Carmiano dall'Oriente al tempo della caduta di Costantinopoli o al tempo delle incursioni dei Turchi. Il carretto trainato dai due buoi si impantanò a poche centinaia di metri dal paese, sulla via che porta a Villa Convento, impedendo il cammino. Le ripetute frustrate ai buoi non sortirono gli effetti desiderati, anzi finirono per spezzare i legamenti con il carretto che rimase bloccato. L’impossibilità di proseguire il percorso venne interpretata dalla pietà popolare come un segno divino, considerando quel sito come quello prescelto dalla stessa Vergine Maria per ricevere una degna accoglienza.

Contro il parere del clero parrocchiale, ostile alla nascita di una devozione fuori dal recinto sacro di sua pertinenza, il reperto mariano restò custodito dove temporaneamente si era impantanato. Nei mesi successivi, per iniziativa popolare, si pose mano alla costruzione di un piccolo edificio sacro, una sorta di "chiesucola", dove venne collocata l’immagine mariana ritrovata per essere esposta alla devozione dei fedeli. Grazie alle offerte e al materiale da costruzione raccolto, nel 1654 iniziarono i lavori con la posa della prima pietra, terminati nel 1667 circa con l’inserimento della pila nell’altare barocco attribuito a Giuseppe Zimbalo.

L'Architettura e gli Elementi Artistici Interni

La chiesa dell'Immacolata è ad una sola navata e, oltre all'Altare Maggiore, vi sono altri quattro altari disposti simmetricamente sulle fiancate laterali, ciascuno adornato da una tela del santo titolare (San Francesco di Paola, Sant’Antonio da Padova, Santa Rosa da Lima e la Deposizione). Ai lati dell’altare maggiore e all’ingresso della chiesa vi sono sei tele raffiguranti la vita della Vergine Maria.

Il Distico Latino e le Iscrizioni Sacre

Sopra l'altare maggiore era scritto un distico latino dalla metrica perfetta, i cui versi sono:

  1. “Eva fave tu pacis seps dis errat ut evae;”
  2. “Tu terres id spes si caput Eva favet.”
Si pensa che l'autore dei versi sia stato Don Donato Franco; il secondo verso è formato dalle stesse lettere del primo messe in ordine inverso. Sull'arco che chiude l'abside sono scritte inoltre parole di fede nel dogma dell'Immacolata, definito, come già detto, l'8 dicembre 1854 da Pio IX. Le trascrizioni recitano: "Ave virgo Maria Immacolatae Conceptionis Tu Carmiano meo civica mea Vigil esse patrona", la cui traduzione è: "Ave o Vergine Maria dell'Immacolata Concezione. Tu sii la vigile patrona della mia Carmiano".

L'Effige della Madonna e gli Affreschi

Dietro l'altare maggiore, in una nicchia, c'era dipinta l'effige della madonna, oggetto per secoli di venerazione di molti fedeli. L’affresco situato nell’oblò dell’altare centrale, raffigura la Vergine Immacolata e potrebbe risalire al periodo della Riforma Cattolica del XVI secolo. In seguito al Concilio di Trento vari pittori iniziarono a scrivere trattati su come raffigurare il mistero dell’immacolatezza della Vergine Maria e l’affresco carmianese rientra pienamente in questi canoni. Maria è posta in una mandorla, coronata di stelle, attorniata da alcuni simboli delle litanie mariane e sul suo capo vi è la scritta “[AMIC]A MEA E[T] MACV[LA]”.

Dopo il 1685 iniziarono i lavori per costruire la sacrestia, che fu adornata di pregevoli affreschi: alcuni, conservati fino ai giorni nostri come quello del Crocifisso con ai lati santa Teresa d’Avila e santa Maria Maddalena de Pazzi, altri rinvenuti e restaurati nel 2018 come l’affresco con il San Giovannino e i quattro quadretti raffiguranti la cappella dell’Immacolata e varie scene paesaggistiche.

Il Culto e le Vicende della Devozione

Nel giro di pochi decenni, la "chiesucola" iniziale si rivelò piccola e inadeguata per contenere il flusso crescente dei pellegrini e per assicurare le principali funzioni liturgiche. La piena funzionalità della nuova chiesa mariana produsse un’esplosione devozionale inaspettata a largo raggio. Il culto dell’Immacolata non solo coinvolse l’intera comunità di Carmiano, ma toccò estesamente anche i centri limitrofi, divenendo nella seconda metà del Seicento il più attrattivo e partecipato della zona. L’immagine mariana gelosamente custodita sull’altare barocco dello Zimbalo divenne una meta agognata e ricercata con una frequenza impressionante da fedeli di diverso ceto sociale e di diversa provenienza geografica. Si registrarono numerosi fatti straordinari, ritenuti veri e propri miracoli, attribuiti alle qualità taumaturgiche dell’immagine mariana. L’intenso fervore devozionale, favorito e accresciuto da improvvise guarigioni, spinse il popolo a chiedere l’adozione del protettorato civico.

Il culto dell’Immacolata si consolidò con il dogma della Concezione emanato da papa Pio IX nel 1854, ma a Carmiano ricevette un ulteriore impulso per l’entrata in scena di una nuova associazione religiosa. Due anni prima, nel 1852, presso la chiesa mariana venne istituita l’omonima Confraternita per iniziativa di un gruppo di devoti che già da tempo si occupavano dell’organizzazione della solenne processione della seconda domenica di agosto. Questa ricorrenza devozionale, un tempo legata al patronato civico assunto nel primo Settecento, fu parzialmente oscurata dopo la promulgazione del dogma, quando la tradizionale processione mariana venne spostata in via definitiva all’8 dicembre di ogni anno, festività dell’Immacolata Concezione.

Il Conflitto per la Statua e la Sua Risoluzione

Come primo priore della confraternita mariana venne eletto Felice Lecciso, che risultava anche proprietario della statua utilizzata per le processioni. Il Lecciso riuscì abilmente a far assumere al suo simulacro un valore taumaturgico, ma l'uso privato della statua tra il 1854 e il 1855 non conobbe limiti, con esagerazioni intollerabili, legate a indebite appropriazioni di denaro. Allontanato dalla confraternita, Lecciso si vendicò negando la statua di sua proprietà per le processioni mariane, concedendola eccezionalmente solo per la festività dell’8 dicembre. La confraternita non accettò il ricatto e commissionò una nuova statua in cartapesta dell’Immacolata ad una bottega leccese.

La nuova statua confraternale fece il suo ingresso pubblico nel paese in occasione della processione dell’Immacolata dell’8 dicembre 1857, scatenando un putiferio e una vera rivolta popolare. Al grido “abbasso la congrega, vogliamo la Madonna Nostra” (con riferimento alla statua di proprietà del Lecciso) un consistente gruppo di facinorosi bloccò la processione, chiudendo anzitempo il rito religioso. La sollevazione popolare si ripeté puntualmente in ogni ricorrenza liturgica di carattere mariano, spingendo il sindaco ad imporre al priore della confraternita, Luigi De Monte, il ritiro del simulacro sacro. Il sindaco del tempo, Gaetano Gustapane, propose un compromesso, quello di una nuova statua mariana commissionata dal Comune in sostituzione di quelle del Lecciso e della confraternita, soluzione che non trovò però l’approvazione delle fazioni in lotta.

Il contenzioso si allargò su altri aspetti, quali quelli sul ruolo gestionale esercitato dalla confraternita e sul diritto di patronato della chiesa, con esiti che restarono incerti fino al 1864, quando per iniziativa del prefetto di Lecce Enrico Lupinacci e del sindaco di Carmiano si decise di concedere al Lecciso in comodato d’uso un “tratto di suolo per costruire una cappella come ricovero della sua statua”. In seguito ad alcune violente agitazioni, a causa della disputa sulla statua dell’Immacolata tra la Congregazione e la famiglia di Felice Lecciso, si decise, con atto notarile del 1864, di edificare una cappella sulla proprietà della famiglia Lecciso ove conservare la statua della patrona. La statua del Lecciso per quieto vivere continuò ad essere utilizzata nelle processioni mariane anche nei decenni successivi, ma il simulacro originale (quello appellato dalla folla inferocita nel 1857 come “Madonna Nostra”) che aveva generato un conflitto interminabile scomparve dall’orizzonte religioso locale, cancellato da un incendio divampato di notte per la caduta di una candela.

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