L'inginocchiatoio è un arredo liturgico e devozionale la cui origine si colloca in Italia nel XV secolo, per poi diffondersi ampiamente in tutta Europa. Originariamente concepito per la preghiera privata o domestica, ha subito un'evoluzione significativa sia nella forma che nella funzione, diventando un simbolo profondo della fede cattolica, in particolare nel contesto eucaristico.
Evoluzione Storica e Morfologica dell'Inginocchiatoio
Nel corso dei secoli, l'inginocchiatoio ha visto la sua struttura arricchirsi e modificarsi. Nel XVI secolo, il corpo verticale venne munito di cassetti e scomparti, presentando forme sobrie e diritte, spesso corredate solo di modanature e, talvolta, d'intarsi. Successivamente, tra il XVII e il XVIII secolo, la sua struttura si arricchì notevolmente di elementi decorativi e parti intagliate, arrivando a comprendere vere e proprie sculture, come angeli e fogliami, che ne esaltavano la funzione sacra e il valore artistico.
Normalmente realizzato in legno, l'inginocchiatoio è costituito da un gradino, a volte mobile, sul quale inginocchiarsi e da un piccolo ripiano, detto "alzata", su cui posare le mani conserte in preghiera. Luigi Grassi, nel suo "Dizionario di Antiquariato", lo definisce come un "banchetto basso per inginocchiarsi", sottolineando la sua essenziale funzione.
Il Significato Teologico dell'Inchinarsi e l'Insegnamento di Benedetto XVI
Il gesto di inginocchiarsi, reso possibile e confortevole dall'inginocchiatoio, è di fondamentale importanza nella tradizione cattolica. Il Santo Padre Benedetto XVI, a partire da maggio 2008 in occasione della Festa del Corpus Domini, decise che nelle Messe da lui celebrate, i fedeli avrebbero ricevuto la Comunione dalle sue mani in bocca e in ginocchio, utilizzando inginocchiatoi messi a tal fine davanti all'altare.
Perché ci inginocchiamo durante la Messa?
La Comunione in Ginocchio: Un Gesto di Riverenza e Adorazione
Questa decisione di Benedetto XVI mirava a dare maggiore risalto alla dovuta reverenza con cui i fedeli devono accostarsi al Corpo di Gesù. Come è noto, la disciplina universale della Chiesa prevede di norma che la Comunione venga distribuita nella bocca dei fedeli, con un indulto che permette, su richiesta degli episcopati, la distribuzione anche sul palmo della mano. Tuttavia, il Papa ha voluto enfatizzare il significato profondo della Comunione in ginocchio.
Già quando era Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il Cardinale Ratzinger sottolineava che la pratica di inginocchiarsi per ricevere la Sacra Comunione ha a suo favore una tradizione plurisecolare ed è un segno particolarmente espressivo di adorazione. Questo gesto è del tutto appropriato in ragione della vera, reale e sostanziale presenza di Nostro Signore Gesù Cristo sotto le specie consacrate. Dietro il gesto di inginocchiarsi, Benedetto XVI vedeva una conseguenza diretta della fede cattolica nella presenza reale di Cristo nell'Eucaristia.
"Lo Spirito della Liturgia" e il Gesto di Inginocchiarsi
Approfondendo il suo pensiero, attraverso le pagine della sua opera "Lo spirito della Liturgia", pubblicata quando era ancora Cardinale, Benedetto XVI dedicò un capitolo al tema della prostrazione. Egli osservò che l'espressione usata da Luca per descrivere l'atto di inginocchiarsi dei cristiani era sconosciuta nel greco classico, trattandosi di una parola specificamente cristiana.
Il Papa argomentava che la cultura moderna potrebbe non comprendere il gesto di inginocchiarsi, nella misura in cui si è allontanata dalla fede e non riconosce più Colui di fronte al quale inginocchiarsi è il gesto appropriato e, anzi, interiormente necessario. Per Benedetto XVI, "Chi impara a credere, impara anche ad inginocchiarsi. Una fede o una liturgia che non conoscesse l'atto di inginocchiarsi sarebbe ammalata nel punto centrale. Là dove questo gesto sia andato perduto, bisogna impararlo di nuovo, per rimanere con la nostra preghiera in comunione con gli apostoli e i martiri, in comunione con tutto il cosmo e in unità con Gesù Cristo stesso".
Riaffermazioni nell'Esortazione Apostolica Sacramentum Caritatis
Nella sua prima Esortazione Apostolica, Sacramentum Caritatis (2007), il Santo Padre riaffermò l'importanza di questo gesto: "Un segnale convincente dell'efficacia che la catechesi eucaristica ha sui fedeli è sicuramente la crescita in loro del senso del mistero di Dio presente tra noi. Ciò può essere verificato attraverso specifiche manifestazioni di riverenza verso l'Eucaristia, a cui il percorso mistagogico deve introdurre i fedeli. Penso, in senso generale, all'importanza dei gesti e della postura, come l'inginocchiarsi durante i momenti salienti della preghiera eucaristica".
Monsignor Guido Marini, Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, riassunse questo insegnamento papale dicendo che, ricevendo la Comunione in ginocchio e in bocca, si sottolinea "la verità della presenza Reale di Cristo nell'Eucaristia, aiuta la devozione dei fedeli e introduce più facilmente il senso di mistero". Egli fece anche presente che l'indicazione del Papa era "l'applicazione compiuta e fedele del Concilio Vaticano II, in sviluppo armonico con tutta la tradizione liturgica precedente della Chiesa".
L'Inginocchiatoio come Segno di Sacralità e Tradizione Biblica
L'inginocchiatoio non è un semplice sgabello, ma un elemento essenziale che richiama alla preghiera e alla relazione con il Dio trascendente. Togliere dalla chiesa gli inginocchiatoi equivarrebbe a togliere le sedie in una sala da pranzo, perché mentre altre posture liturgiche come lo stare in piedi, seduti o in corteo sono comuni a raduni sociali, lo stare in ginocchio è esclusivo e tipico di un atto di culto.
Il fedele che si inginocchia, e ancor più un popolo che si inginocchia, afferma la sacralità dell'azione e del luogo dove si celebra. L'eliminazione degli inginocchiatoi infligge un colpo mortale all'identità e alla sacralità delle nostre chiese, portando gradualmente alla perdita di tale gesto e all'assunzione di una mentalità secolarizzata negli stessi gesti liturgici.
Fondamenti Biblici del Gesto di Inginocchiarsi
Le Sacre Scritture parlano in modo esplicito e inequivocabile dello stare in ginocchio. Basti pensare all'inno della Lettera agli Efesini: «Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre» (Fil 2,10-11). O ancora le parole di San Paolo: «Io piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome» (Ef 3, 14).
Il Signore stesso si inginocchiò, soprattutto nel momento supremo della sua passione, quando si prostrò pure a terra in una intensa e drammatica orazione. Anche Pietro, gli apostoli e i miracolati si prostrarono, stupiti e grati, davanti al Signore. Questi riferimenti biblici giustificano l'ininterrotta tradizione liturgica della Chiesa in tal senso.
La Presenza degli Inginocchiatoi nelle Chiese
È un diritto del cristiano trovare in chiesa gli strumenti adatti per una completa espressione delle sue pratiche liturgiche e devozionali. Il tabernacolo con la presenza permanente della santissima Eucaristia è il centro di ogni chiesa e l'orientamento primario per un fedele cattolico. Davanti ad esso ogni buon cristiano si prostra in adorazione, un gesto che ogni vero credente dovrebbe compiere appena entrato in chiesa.
Le celebrazioni liturgiche richiedono, per l'esigenza interna dei riti e delle preci, la presenza degli inginocchiatoi, possibilmente per tutti i fedeli. Nella Messa, ci si inginocchia sicuramente al momento della Consacrazione, ma anche durante l'intera Prece eucaristica e nei riti di comunione, sia all'Ecce Agnus Dei, sia eventualmente per ricevere la santa Comunione e fare il necessario ringraziamento (cfr. MR, editio typica tertia, 2001).

Il culto eucaristico fuori della Messa (esposizione, adorazione, benedizione) esige che l'intero popolo stia inginocchiato. Durante le ordinazioni sacramentali (del vescovo, presbitero e diacono) l'assemblea liturgica sta in ginocchio per il canto prolungato e solenne delle litanie dei Santi. Nella vigente liturgia della Riconciliazione ci si inginocchia per l'atto penitenziale e il penitente si inginocchia davanti al confessore durante la Confessione sacramentale. Ancor più il gesto è connaturale ai pii esercizi: si pensi alla recita del santo Rosario, alla Via crucis e a tanti atti devozionali davanti alle reliquie o alle immagini sacre.
Il Tabernacolo e la Conservazione dell'Eucaristia
La storia dell'inginocchiatoio è strettamente legata alla pratica della preghiera e dell'adorazione davanti al Santissimo Sacramento, conservato nel tabernacolo. Per secoli, il tabernacolo eucaristico, nella sua forma e collocazione, ha subito evoluzioni significative.
Storia e Forme del Tabernacolo
Inizialmente, l'Eucaristia veniva conservata in vari modi. L'archeologo G. B. de Rossi parlava di vasi arca o arcula. I fedeli portavano anche l'Eucaristia nelle loro abitazioni per portarla agli ammalati. La pratica di conservare l'Eucaristia nelle abitazioni private cessò definitivamente solo all'inizio del secolo VI.
Nelle basiliche, il tabernacolo ebbe due forme principali: la torre e la colomba. Le torri erano spesso d'argento e le colombe d'oro, a testimonianza della preziosità del contenuto. C'è chi identifica il luogo della conservazione nel sacrarium o pastophorium. Agli inizi del IX secolo, la colomba eucaristica era custodita in un "colombaio" (columbarium) solitamente sospeso sopra l'altare.
Accanto alle forme tradizionali della torre e della colomba, si aggiunse la pisside, che è un vaso sacro, di qualsiasi forma o grandezza, che contiene l'Eucaristia. Verso la fine del Medioevo, la pisside iniziò a essere custodita in armadietti (armarioli) a muro o del secretarium, una degna sacristia.
La Collocazione del Tabernacolo sull'Altare
La collocazione del tabernacolo direttamente sull'altare, come la conosciamo oggi, si affermò agli inizi del XVI secolo. Inizialmente, si trattava di piccole custodie in pietra, spesso modeste e con una semplice porticina. Tuttavia, con il Concilio di Trento, la Chiesa diede un nuovo impulso alla devozione eucaristica, promuovendo la visibilità e la dignità della custodia del Santissimo Sacramento.
Il Cardinale Carlo Borromeo, nella seconda metà del Cinquecento, stabilì per le chiese della sua diocesi che il tabernacolo dovesse essere ben visibile sull'altare maggiore, evidenziando così la reale presenza di Cristo nelle specie eucaristiche. Questa indicazione portò a un arricchimento artistico dei tabernacoli, spesso ornati con angeli, grandi ancone e porticine in metalli e pietre preziose.
Il Concilio Vaticano II, con la riforma liturgica, ha ribadito l'importanza della custodia eucaristica, pur ammettendo diverse soluzioni per la collocazione del tabernacolo, purché esso sia in un luogo preminente, ben visibile, ornato in modo decoroso, favorevole all'adorazione personale e da evidenziare opportunamente.
È essenziale che il tabernacolo sia inamovibile, solido e inviolabile, e non trasparente, per essere un segno di onore reso al Signore. La sua presenza e l'atto di inginocchiarsi davanti ad esso sono espressioni vivide della fede cattolica nella presenza reale di Cristo nell'Eucaristia.
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