La basilica dedicata alla Beata Vergine della Ghiara si trova nel cuore della città di Reggio Emilia, in corso Giuseppe Garibaldi. L’origine e lo sviluppo di questo santuario sono profondamente legati alla presenza dei Servi di Maria a Reggio Emilia, che vi si stabilirono nel 1313, costruendo chiesa e convento in una zona ghiaiosa della città, da cui deriva il nome "Ghiara".
Le Origini dell'Immagine Miracolosa e della Devozione
Sul muro di cinta dell’orto dei frati, al "Canton dei Servi", venne affrescata in un’ampia nicchia un’immagine della Madonna con Bambino. Quest'immagine divenne presto oggetto di crescente venerazione da parte dei reggiani e dei forestieri. Col passare degli anni, l’affresco della Madonna era così corroso dalle intemperie da risultare illeggibile.
Nel 1569, Ludovico Pratissoli, un devoto cittadino, commissionò al celebre pittore novellarese Lelio Orsi (1511-1587) un nuovo disegno raffigurante la Beata Vergine con il Bambino. Questa nuova proposta non si limitò a ricopiare il prototipo precedente, ma fu una creazione originale dell'artista, oggi conservata nel Museo della Ghiara. Quattro anni più tardi, nel 1573, lo stesso Pratissoli incaricò il pittore reggiano Giovanni Bianchi, detto il Bertone, di tradurre in affresco il bozzetto di Lelio Orsi sul Canton de' Servi. Oggi, una memoria marmorea a sinistra del tempio ricorda il luogo esatto dove era ubicato il dipinto, prima che fosse solennemente traslato nella chiesa.
L’immagine raffigura la Madre di Dio seduta in un paesaggio austero e spoglio, con le mani giunte ed il volto implorante, in atto di adorazione del Bambino Gesù. Una scritta nella cornice del dipinto commenta eloquentemente: "Quem genuit adoravit". La centralità della Madonna nell’arco a tutto sesto della nicchia indica il suo ruolo quale madre di tutti gli uomini, regina di Misericordia che adora e intercede presso il Figlio primogenito a favore di tutti gli altri suoi figli.

I Miracoli e la Costruzione del Santuario
La nuova e artistica immagine richiamò un crescente numero di fedeli, rendendo necessaria la costruzione di una piccola cappella. Il 29 aprile 1596 avvenne il primo miracolo documentato e decisivo per la storia del santuario: un ragazzo orfano sordomuto dalla nascita, Marchino di circa 17 anni, guarì dopo essersi recato a pregare davanti all’immagine della Ghiara. La notizia del prodigio si diffuse rapidamente per tutta la città, dove Marchino era conosciuto, provocando un notevolissimo concorso di fedeli. Numerosi devoti e confraternite accorsero dalla città e dalla regione a venerare la prodigiosa immagine.
Il Miracolo diede lo stimolo decisivo alla costruzione del tempio. Il 6 giugno 1597, presenti i duchi estensi, il Vescovo di Reggio pose la prima pietra del nuovo Santuario. Il progetto fu dell’architetto ferrarese Alessandro Balbo e la sua esecuzione fu affidata all’architetto reggiano Francesco Pacchioni, che ne iniziò la costruzione.
Un secondo evento miracoloso, ugualmente significativo, fu operato dalla Madonna di Reggio il 5 maggio dello stesso 1596 nella località di Fivizzano, un comune oltre il crinale appenninico. Una donna inferma da anni per una malattia incurabile, di nome Margherita, detta Caugliana, fu miracolata con una guarigione completa. La storia racconta che Margherita, dopo diciotto anni di immobilità, aveva chiesto ad un amico di portarle un'immagine della Madonna della Ghiara da Reggio. Quando l'amico tornò senza l'immagine, questa apparve miracolosamente nella sua stanza. Da quel momento, la Madonna del miracolo di Fivizzano viene venerata come la "Madonna di Reggio" nel paese in provincia di Massa Carrara, liturgicamente sotto il titolo di "Madonna dell’Adorazione", per l’atteggiamento di adorazione di Maria verso il Figlio.
Numerosi altri miracoli sono stati attribuiti all'intercessione della Beata Vergine della Ghiara, consistenti nel riacquistare la parola e l'udito, come nel caso del quattordicenne Andrea di Castelnovo Sotto (28 maggio 1596) e della carpigiana Santa de Marchi (15 agosto 1596), entrambi sordomuti dalla nascita. Esistono attestazioni di questi e di molti altri prodigi nei processi canonici, in documenti autorevoli e nelle stampe, che citano anche guarigioni di ciechi, zoppi e persino resurrezioni. Varie di queste guarigioni sono documentate iconograficamente nelle grandi "tele dei miracoli" conservate nel Tempio.

L'Architettura della Basilica della Ghiara
Il tempio ha una pianta a Croce greca con larghezza di 45 m e lunghezza di 60 m, una tipologia diffusa in quel tempo. Al centro è presente la cupola centrale. Nei quattro angoli rientranti della croce sono presenti spazi quadrati di dimensioni minori, sormontati da altre quattro cupole emisferiche, non visibili all’esterno. Il progetto di Alessandro Balbo ha un respiro rinascimentale, di impronta michelangiolesca, con la realizzazione del reggiano Francesco Pacchioni che ne iniziò la costruzione nel 1597.
La facciata, in cotto con ornati marmorei, è a due ordini: dorico nella parte inferiore e ionico nella superiore. È animata da lesene e serliane e coronata ai vertici dei frontoni da elementi decorativi. Tre portali conducono all’interno. Sulla porta centrale è scolpito in marmo un bassorilievo raffigurante la Vergine della Ghiara, opera di Salvatore da Verona (1642). Il volume della basilica è concluso dalla slanciata cupola e dalla torre campanaria incompiuta. A sinistra della facciata, un piccolo monumento ricorda il luogo dove è avvenuto il primo miracolo di Marchino.
Il complesso conventuale è oggi formato da un Chiostro piccolo e un Chiostro grande, quest’ultimo edificato tra il 1715 e il 1716. L’esigenza di aumentare la capienza, sia per i frati sia per i pellegrini, aveva determinato la costruzione di un altro Chiostro collegato a quello iniziale tramite un passaggio. Il lato interno del Chiostro grande presenta un porticato lungo tutto il perimetro che è comune ai due chiostri. Al vertice nord est è presente un vano scala di costruzione settecentesca, sontuoso e ricco di decorazioni.

Il Prestigioso Ciclo Artistico del Seicento Emiliano
L'interno della basilica, nello stile del tardo Rinascimento, colpisce per la profusione di dorature, la ricchezza dei marmi e i sontuosi affreschi. Le ricchissime cornici, gli stucchi e i sottarchi sono tutti dorati, per indicare il colore del cielo. Quattro pilastri angolari con lesene scanalate e capitelli corinzi sostengono i quattro grandi archi che reggono la cupola.
La parabola del capitolo artistico del Santuario della Madonna della Ghiara si sviluppa in circa mezzo secolo, dal 1608 al 1648. L’apice della fioritura pittorica si trova nel grandioso e complesso ciclo decorativo degli affreschi. Il tema del ciclo non fu casuale ma fu deciso dalla Congregazione sopra la fabbrica della Madonna Santissima dei Servi di Reggio in data 21 febbraio 1615. La scuola dei Carracci, ispirandosi alle eroiche gesta di donne dell’Antico Testamento, ornò le volte e le cupole, espressione della tradizione biblico-mariana dei Servi di Maria. Questo programma fu studiato dal mariologo p. Arcangelo Ballottini, priore del convento negli anni 1612-1614, che scrisse anche un libro con il programma del ciclo decorativo, celebrando la Madre di Dio attraverso la contemplazione di tutte le donne del Vecchio Testamento come profezie della Vergine Maria.
Opere e Artisti di Rilievo:
- La grandiosa cupola centrale, innalzata da Francesco Pacchioni, fu ricoperta di affreschi da Lionello Spada (1576-1632), allievo dei Carracci, a cui l’opera fu commissionata nel 1614 dopo infruttuose trattative con Ludovico Carracci e con Giulio Cesare Procaccini. Spada cominciò il lavoro nello stesso anno, quasi contemporaneamente a Tommaso Sandrini, cui erano state affidate la prospettiva e la decorazione (iniziata nel 1612 con la lanterna). La spazialità illusionistica creata dal Sandrini in affresco sviluppa la scansione spaziale di tutta l’architettura, integrando con gusto barocco alla pittura la plasticità della scultura. Spada eccelleva in questo campo della pittura, realizzando gruppi di plastica morbidezza, fondendo la perfezione tecnica all’intensità cromatica nell'opera più imponente, sia per grandezza che per numero di raffigurazioni, l'"Apoteosi di Maria".
- Nei pennacchi della cupola si vedono quattro grandi figure rappresentanti l’Elemosina, la Religione, la Carità, l’Orazione; nel tamburo i quattro patroni della città (Prospero, Crisante, Dari e Gioconda), alternati a santi dell’ordine dei serviti.
- Nel braccio d’ingresso, sulle due pareti, sono raffigurati due miracoli operati dalla Madonna della Ghiara. Nella prima cappella (a sinistra), detta anche 'altare di città', si trovano la tela "La Madonna fra santi" di Alfonso Clerici (1816-1873) e la splendida tela di Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino (1591-1666): la "Crocifissione di Cristo" (1624-1625), ritenuta il suo capolavoro, con ai piedi della croce la Madonna Addolorata e i Santi Maria Maddalena, San Giovanni e San Prospero, commissionata dal Comune di Reggio.
- Nella seconda cappella si ammira la tela "Santa Caterina e san Giorgio condotti al martirio" di Ludovico Carracci (1555-1619).
- Il braccio ovest è l’altare maggiore e relativa abside. Anche qui, sulle pareti destra e sinistra, si trovano raffigurazioni di due miracoli della Madonna della Ghiara. Nella volta continuano le raffigurazioni del Vecchio Testamento di Alessandro Tiarini: "Debora amministra la giustizia"; "Anna offre al Signore il figlio Samuele"; "Abisag serve il vecchio Davide".
- Nella terza cappella si vedono due tele: una "Annunciazione" del Tiarini e una "Trinità con san Girolamo" di Lorenzo Franchi (1565-1632).
- Il braccio nord è l’altare della Madonna della Ghiara. Il solenne altare, dell’architetto G. Battista Magnani (1571-1653), contiene l’immagine miracolosa della Madonna della Ghiara.
- Nella quarta cappella una tela ancora del Tiarini: "San Francesco riceve Gesù dalle mani di Maria".
- Altre opere includono l’Incoronazione della Vergine nel coro e La cacciata di Lucifero del Tiarini; nel braccio sud scene della vita di Mosé di Luca Ferrari; nella cappella Gabbi I dottori della Chiesa di Carlo Bonomi.
Le corporazioni delle arti contribuirono con preziose donazioni, come l'acquasantiera della corporazione della lana e quella dell'arte della seta. Il coro ligneo è opera di Angelo e Nicola Talami (1638-40).

Devozione Popolare e Protezione della Città
La devozione alla Madonna ha origini antichissime a Reggio Emilia e nel reggiano. Numerosissime in tutta la diocesi sono le chiese e gli oratori dedicati alla Vergine, senza contare le edicole sacre e le maestà. Ancora oggi, su abitazioni private, sono visibili dipinti, ceramiche e terrecotte che rappresentano Maria Santissima.
Particolare fu la protezione accordata alla città dalla Madonna invocata sotto il titolo di "Beata Vergine della Ghiara" in occasione della peste del 1630. Ancor più recentemente, il 15 aprile 1945, il vescovo Mons. Eduardo Brettoni innalzava nel Tempio un solenne "voto sacro della città di Reggio e suburbio alla Beata Vergine della Ghiara per ottenere protezione e conforto nei pericoli incombenti, per le offese del fronte e per la violenza delle civili discordie". Questo voto consisteva nell’impegnarsi per sette anni a celebrare in modo solenne, come giorno festivo, la festa del Primo Miracolo (29 aprile) e ad innalzare in uno dei quartieri operai della periferia, privi di chiesa, un tempio votivo dedicato alla Beata Vergine con il titolo di "Regina Pacis". La città venne risparmiata; il voto venne rispettato e negli anni ’50 fu realizzata la chiesa.
Nel corso della storia, il complesso conventuale ha subito anche periodi difficili. All’arrivo di Napoleone, con la campagna d’Italia, il complesso fu requisito con altri beni ecclesiastici. Durante la Seconda Guerra Mondiale, i chiostri svolsero funzioni di magazzino, carcere e rifugio in caso di bombardamenti.
Il Museo della Basilica della Ghiara
Nel 1982 è stato istituito il Museo e Tesoro della Basilica della Ghiara, sistemato al piano terreno del chiostro presso la Basilica. Il ricco "Tesoro della Ghiara" è conservato nelle sue tre sale, comprendendo argenteria sacra, ex-voto e testimonianze delle corporazioni, associazioni e confraternite. Nel museo, tra i vari preziosi esposti, vi sono il disegno originale di Lelio Orsi che ha ispirato l'affresco del Bertone e la corona donata alla Madonna dal Consiglio Civico Reggiano. Nella sala del Tesoro si trova anche il notevole dipinto "Salvazione di Laura da Correggio" di Luca Ferrari. La sala dei paramenti sacri e dei tessuti dal XVI al XIX secolo e il tesoro della Ghiara, costituito da reliquiari, ostensori, calici ed ex voto, completano il patrimonio espositivo di altissimo pregio.
Celebrazioni e Eventi Contemporanei
La Fabbriceria della Ghiara, il Comune e la comunità dei Servi di Maria ritengono importante riportare all’attenzione della città il collegamento tra l’esistenza della basilica e i temi di fede che mossero la comunità di allora. La fine del XVI secolo e l’inizio del XVII furono per Reggio Emilia periodi di grande fervore religioso e anche di sviluppo economico. A tal fine, è stata inaugurata una nuova tradizione: "I Giorni del Miracolo".
Questa manifestazione, che si articola su tre giorni (ad esempio, dal 28 al 30 aprile 2023), è pensata per ricordare a Reggio Emilia il primo miracolo della Madonna della Ghiara: la guarigione del sordomuto Marchino. L'evento di aprile è strettamente collegato alla sagra di settembre, la "Giareda" (che celebra l’8 settembre la Nascita di Maria), sia per i temi di fede che per il principale luogo celebrativo, la basilica seicentesca. L'assessora a Valorizzazione del centro storico, Commercio e attività produttive, Mariafrancesca Sidoli, ha sottolineato l'obiettivo di far riscoprire a famiglie e bambini le origini religiose, sociali e culturali della devozione e della nascita della splendida basilica, ricordando che la festa del primo miracolo, fino a metà Ottocento, coincideva con la sagra di Reggio.
Il presidente della Fabbriceria laica della Ghiara, Gino Farina, ha spiegato che l'intento è che questo progetto prosegua, si arricchisca e si affermi nei prossimi anni, recuperando anche il gemellaggio, istituito nel 2001, con Fivizzano, dove avvenne il secondo miracolo di Margherita. Questo gemellaggio spirituale, promosso dal padre servita Fiorenzo Maria Gobbo, è simbolizzato da un cippo collocato nel 2011 al passo del Cerreto e vede il coinvolgimento delle autorità civili e religiose dei due Comuni, Reggio Emilia e Fivizzano, con la partecipazione dei rispettivi vescovi.
Le iniziative de "I Giorni del Miracolo" sono numerose e variegate:
- L’esordio dei Madonnari di Rodomonte Gonzaga (Mantova) che disegnano le loro opere sul selciato di corso Garibaldi davanti alla basilica, riproponendo personaggi, luoghi e temi legati ai miracoli della Madonna della Ghiara.
- L'iniziativa "Bambini artisti di strada", in collaborazione con i commercianti di corso Garibaldi e Confesercenti, dove i bambini possono cimentarsi con disegni e attività creative.
- Esibizioni degli sbandieratori di Fivizzano e spettacoli del Maggio Drammatico con la Compagnia maggistica Monte Cusna di Asta, che propone canti e momenti della tradizione culturale popolare dell’Appennino.
- Spettacoli teatrali come "Il miracolo di Marchino".
- Incontri culturali e spirituali, come quelli in basilica con monsignor Tiziano Ghirelli tra arte e fede, e dialoghi sui miracoli di Reggio Emilia e Fivizzano e le loro conseguenze storiche.
- Visite gratuite e guidate al Museo della basilica della Ghiara.
- Presenza di gazebo dedicati al Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano e al Comitato per la promozione del Cammino Matildico del Volto Santo.
- Un concorso di poesia dialettale, il cui premio viene conferito in settembre, in occasione della Giareda.
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