La Madonna nell'Iconografia Cristiana: Simbolismo e Tradizione

Il tema iconografico della Madonna è un argomento di grande interesse nell'arte cristiana. Nel corso della storia, la figura della Vergine Maria è stata uno dei soggetti più rappresentati, con innumerevoli varianti in dipinti, affreschi e sculture. Per facilitare la comprensione, l'immagine della Vergine può essere esaminata in base ai Titoli mariani, attributi usati nel cristianesimo per specificare le sue caratteristiche o semplicemente per invocarla.

Questi titoli si sono affermati nel corso dei secoli, basandosi sulle descrizioni dei Padri della Chiesa, sulla venerazione di immagini sacre e sulle apparizioni della Madonna stessa.

Mappa concettuale dei titoli mariani

L'Iconografia Mariana: Varianti e Significati

L'arte cristiana ha sviluppato diverse rappresentazioni della Madonna, ciascuna con un proprio significato teologico e iconografico. Di seguito alcune delle più diffuse:

La Vergine Orante o Platytera

Questa iconografia raffigura la Vergine in piedi con le braccia sollevate, un gesto che rimanda all'ultima cena. Al centro delle braccia di Maria, si trova il Bambino inscritto in un cerchio, simbolo di Dio e della sua perfetta armonia. Quest'icona è stata venerata nella chiesa orientale per secoli.

La Vergine Eleusa (della Tenerezza)

L'iconografia Eleusa presenta la Madonna con in braccio il Bambino che sembra giocare vivacemente. Tuttavia, la realtà iconografica è più profonda: il Bambino è agitato perché consapevole della Passione che dovrà patire, e ne prova angoscia e paura.

La Vergine Glykophilousa (del Dolce Bacio)

Questa immagine si limita a inquadrare i soli volti della Madonna e del Bambino accostati, mentre si scambiano baci e affettuosità. La Madonna, in questo caso, è spesso girata verso sinistra.

La Madonna dell'Umiltà

A differenza della "Maestà" che la raffigura in trono, la Vergine dell'Umiltà è seduta in terra col Bambino adagiato sulle gambe. Il titolo "Dell’umiltà" deriva dalla posizione delle mani al petto, che sembrano racchiudere qualcosa, e il gesto può riprendere quello di sorreggere il corpo morto di Gesù dopo la crocifissione.

La Madonna Tricherousa (dalle Tre Mani)

L'immagine della Madonna Tricherousa nasce nell'VIII secolo in Siria, durante l'iconoclastia, in onore alla memoria di San Giovanni Damasceno, un teologo arabo cristiano del VII secolo. La leggenda narra che l'imperatore Leone III falsificò una lettera in cui Giovanni Damasceno incitava l'Imperatore a conquistare la Siria. Per ordine del califfo, al santo venne tagliata la mano destra. Egli pregò tutta la notte la Vergine col Bambino, promettendo che, se la sua mano fosse stata restituita, avrebbe continuato la sua lotta a favore delle icone. Il miracolo avvenne, e per commemorarlo, venne aggiunta una terza mano d'argento all'icona della Madonna.

La Madonna del Mantello

Il tema del mantello deriva da una credenza medievale, detta "protezione del mantello", secondo cui le nobildonne altolocate potevano concedere riparo a perseguitati e bisognosi d'aiuto, simboleggiando la protezione di Maria sull'umanità.

La Teologia e la Tecnica dell'Icona

Che cos'è un'Icona Sacra?

Un'icona non è semplicemente un dipinto a soggetto religioso. A differenza dell'arte occidentale che a partire dal 1300 circa si allontana da questa concezione, l'icona non vuole riprodurre ciò che si vede con gli occhi né l'impatto emotivo prodotto dalla realtà contemplata. È invece l'invocazione della Presenza di ciò che viene raffigurato, e nel contempo è la risposta da parte del Signore: "Allora invocherai e il Signore ti risponderà, implorerai aiuto ed egli dirà: Eccomi!" (Is 58,9). È -letteralmente- rappresentazione. L'icona favorisce realmente l'incontro con il Signore, con la Madre di Dio, con i Santi per coloro che la accostano con fede. È cioè un sacramentale.

Icona in fase di realizzazione

Gli Elementi che Conferiscono Sacramentalità all'Icona

Il carattere sacramentale dell'icona deriva dalla compresenza di alcuni elementi fondamentali nella sua composizione e creazione.

La Composizione e i Canoni della Chiesa

La "scrittura" dell'icona non dipende dall'estro pittorico dell'iconografo, ma deve essere conforme ai canoni dati dalla Chiesa, ispirati alla sua teologia liturgica e all'insegnamento dei Padri. Indissolubilmente legata al procedimento tecnico è la preghiera, che accompagna fin dal progetto dell'opera il lavoro dell'iconografo.

L'Iscrizione del Nome

Un secondo elemento è l'iscrizione del nome di ciò che è rappresentato, perché l'icona è come un'invocazione visiva di quella Presenza. Nell'Antico Testamento il nome non è solo un segno distintivo o un titolo, ma è relazione viva con la realtà che indica. Con l'iscrizione, quindi, l'icona è legata alla realtà del soggetto che rappresenta, presentandolo come un amico che può entrare nella nostra vita e amicizia.

Lo Stile di Vita dell'Iconografo

Il quarto elemento è lo stile di vita, il cammino di purificazione e conversione incessante dell'iconografo. La preghiera non consiste in parole, meditazioni o pensieri devoti, ma è autentica se è autentica una vita nella ricerca incessante del volto del Signore. Ho imparato senza mai finire a cercare il volto del Signore in ogni cosa e sopra ogni cosa. Nei lavori faticosi e sporchevoli, nelle verdure da pulire, nell'obbedienza alla vita di ogni giorno, nella fedeltà sempre rinnovata alla preghiera, nella comunione da costruire e ricostruire incessantemente.

La Tecnica della Tempera all'Uovo e il Suo Simbolismo

L'icona è dipinta secondo l'antica tecnica della tempera all'uovo. I pigmenti, ovvero polveri colorate di origine minerale e organica (terre, pietre macinate, radici polverizzate), vengono amalgamati con un'emulsione a base di tuorlo d'uovo, e stesi su un supporto di legno. Il legno è il simbolo della CROCE. Questo supporto è ricoperto prima da una tela leggera e poi da molti strati sottili di gesso (il "levkas"), impastato con colla di coniglio o di pesce, che è simbolo della pietra angolare.

Attraverso questi elementi inerti tratti dalla natura, il Signore, sua Madre e i Santi ci trasmettono l'immagine pregnante della loro Presenza, continuando la logica dell'Incarnazione e dell'umiltà di Dio. Per mezzo dell'icona, che assume gli elementi del cosmo, quest'ultimo è riscattato dall'effimero e dal profano per entrare nel dinamismo della divinizzazione.

Tecnica di pittura iconografica con tempera all'uovo

Il Linguaggio Simbolico dei Colori e dei Lineamenti

Dobbiamo lasciarci introdurre in un altro genere di visione, che rimanda alle realtà eterne. I lineamenti sono stilizzati, come pure l'esecuzione delle vesti, le cui parti più chiare (schiarimenti o "lumeggiature") sono rese in modo geometrico. Attraverso la geometria si vuole esprimere la perfezione del mondo invisibile.

Simbolismo dei Colori

  • La Madre di Dio è sempre caratterizzata da una tunica verde-blu e da una cuffia ("mitella") dello stesso colore: la tunica è l'indumento più a contatto con il corpo, e il verde-blu indica l'umanità.
  • Un ampio manto purpureo però avvolge tutta la persona: il color porpora, un tempo preziosissimo e perciò riservato agli imperatori, indica la divinità.
  • Nelle icone del Cristo Pantokrator (Signore onnipotente) i colori sono invertiti: la tunica o chitone è rosso porpora e il mantello è blu o verde-blu, per esprimere che egli, che è Dio, si è rivestito della nostra umanità.

Lineamenti e Sguardo

La carnagione dei volti, ad esempio, non ha una tonalità rosea ma dorata, a significare la trasfigurazione dell'uomo. Anche gli occhi sono talvolta ingranditi, con lo sguardo fisso sull'aldilà, e la fronte larga e alta indica il pensiero contemplativo. Il naso lungo e stretto, la bocca sottile e piccola, i grandi occhi scuri sotto le arcate sopraccigliari leggermente elevate e la fissità dello sguardo in cui c’è mistero, gravità e tristezza, conferiscono un'intensa emozione e afflizione al volto della Vergine.

L'Oro: Luce Pura e Divinità

L'oro, più che un colore, è luce pura e indica la divinità. Circondando la figura, la sottrae allo spazio e al tempo e indica che essa appartiene al mondo di Dio. I manuali di pittura parlano del fondo oro definendolo "ouranos", cioè cielo; gli iconografi in genere lo chiamano "phos", ossia luce. È il simbolo della luce di Dio e i personaggi ed il paesaggio ne sono già trasfigurati. L'icona è immersa nell'oro.

Icone Mariane Specifiche

La Madonna del Silenzio

Da qualche tempo, un'icona della Madre di Dio che porta il dito alle labbra con un gesto che invita al silenzio circola ampiamente e suscita interrogativi, ma si desidera che susciti soprattutto la fiduciosa preghiera.

Origine e Commissione

L'originale dell'icona della Vergine del Silenzio è stata commissionata da fra Emiliano Antenucci. Non esiste un modello antico di una Madre di Dio Vergine del Silenzio in ambito bizantino. Successivamente, il signor Gianmario Carozzi, affascinato da un affresco copto dell'VIII secolo raffigurante Sant'Anna, scrisse un'icona (Santa Maria del Silenzio) che rappresentava Maria a figura intera, con il dito sulle labbra e il gesto benedicente. Di questa icona, donata a P. Antonio Gentili, vennero fatte moltissime riproduzioni, anche su legno e su stoffa.

Una di queste fu donata al cappuccino fra' Emiliano Antenucci, il quale, desiderando un'icona vera a mezzo busto di quel soggetto, la richiese al monastero dell'Isola San Giulio. Diede a una monaca iconografa i modelli che aveva: un'immagine dell'icona del signor Carozzi e una dell'antichissimo affresco di Sant'Anna trovato a Faras, nell'Alto Egitto, e custodito nel museo nazionale di Varsavia. La monaca decise di ripartire da quell'affresco.

Il Coinvolgimento di Papa Francesco

Il 22 novembre 2017, fra Emiliano con la sua équipe del Silenzio incontra Papa Francesco. Il 24 marzo 2019 (vigilia dell'Annunciazione e della sua visita al Santuario di Loreto) Papa Francesco scrive una lettera di suo pugno al ministro provinciale dei Cappuccini d'Abruzzo, padre Nicola Galasso, con la richiesta: «Sarebbe bello trovare un posto, una chiesa, dove si possa dare culto pubblico alla Madonna del Silenzio.» Il Santo Padre, dopo numerose lettere, telefonate e incontri con padre Emiliano, premuroso che tutto andasse a buon fine, dà la benedizione per questo progetto di Dio, telefonando al vescovo di Avezzano, mons.

Il Percorso Creativo dell'Iconografa

La monaca iconografa si pose un serio problema: era possibile attribuire alla Madre di Dio lo stesso gesto di Sant'Anna, sua madre? Si ricordò che l'unico altro soggetto iconografico con quel gesto è San Giovanni evangelista, che la tradizione bizantina chiama Giovanni il Teologo per aver scrutato nel suo vangelo le insondabili profondità del Verbo di Dio incarnato. San Giovanni invita al silenzio per entrare nel Mistero, nell'ascolto del Verbo della Vita. Sant'Anna invita al silenzio per entrare nel Mistero, nella contemplazione della sua maternità di grazia che prepara la maternità divina di Maria, sua figlia. Chi più di Maria, dunque, ha diritto di assumere quel sobrio gesto? La Madre di Dio invita al silenzio, perché porta in sé il Mistero, la Parola eterna che si fa uomo tra noi per salvarci.

Un altro problema era la rappresentazione della Madre di Dio senza il Figlio, cosa non prevista dalla tradizione. Si è pensato di rappresentare in alto la Trinità in modo evocativo, con semicerchi concentrici di colore azzurro-blu irradiati d'oro e tre raggi discendenti (come nell'icona della Natività o della Pentecoste).

Icona della Madonna del Silenzio

Simbolismo del Nastro Aureo: Il Cammino della Vita

Un altro modello formale è dato dall'icona dell'Ascensione, in cui Maria è raffigurata in posizione centrale, frontalmente, lo sguardo rivolto allo spettatore. La mano sinistra con il palmo aperto - in atto benedicente secondo un gesto molto comune nell'iconografia bizantina, ripreso anche dalla nostra icona - indica con la sua verticalità il Figlio che ascende al cielo, mentre la destra è inclinata orizzontalmente, nella direzione del cammino. Maria ci invita a camminare nella storia tenendo fisso al cielo lo sguardo del cuore.

La simbologia del cammino non è andata perduta: infatti il nastro aureo che tradizionalmente orla tutto il manto della Madre di Dio nella nostra icona è stato reso con oro bianco, nell'intento di assimilarlo a una strada. La vita dell'uomo nella Bibbia è spesso paragonata a una via, un percorso che si apre davanti a noi passo dopo passo. La via ci è già tracciata dal Signore, meta del nostro cammino, ma solo percorrendola si invera per noi, che restiamo liberi di smarrirci. Sulla nostra via la Madre di Dio si fa compagna di cammino e guida sicura. Ci invita a sostare, a considerare bene ogni cosa: il gesto della mano sinistra, autorevole e insieme dolce, evoca una parola che il Signore dice attraverso il profeta Geremia: "Fermatevi nelle strade e guardate, informatevi dei sentieri del passato, dove sta la strada buona, e percorretela: così troverete pace per la vostra vita." (Ger 6,16).

Tale gesto esprime nello stesso tempo una benedizione che ci sospinge oltre: il nastro, partito dalla base della raffigurazione, sale, scende, prosegue invisibilmente, ricompare. La strada buona non è comunque tutta lineare, agevole, scontata: occorre fidarsi, seguire, lasciarsi condurre. Occorrerà salire e ciò comporterà fatica e perseveranza. Al culmine del braccio destro della Santa Vergine il nastro si interrompe, il percorso richiede un salto di livello che è indicato dal gesto di Maria: "Poni un sigillo alle tue labbra, custodisci la Parola nelle profondità del cuore, lasciati sorprendere dallo Spirito", sembra volerci dire amorevolmente la Madre. "Quando non vedi più come proseguire nel cammino, quando ogni opportunità sembra perduta, quando le fatiche affrontate sembrano essere state vane, taci. Lasciati portare oltre dal silenzio, lasciati sollevare dall'amore, senza opporre resistenza, senza frapporre il tumulto dei tuoi pensieri. Allora ritroverai la via da seguire e in essa intravvederai il mio volto, e seguendola irradierai la mia pace."

L'Esperienza dell'Iconografa e la Grazia dell'Icona

Una monaca benedettina dell'Isola San Giulio, che scrive icone dal 1992, ha condiviso la sua esperienza. Pur non avendo alcuna formazione artistica (è laureata in Lettere Classiche), ha sempre avuto una predisposizione al disegno, specialmente dei volti. Per lei, la scrittura delle icone è un dono personale di preghiera e un ministero di consolazione, guarigione e liberazione. Le icone sono sentite come veicolo della preghiera della comunità monastica e sono fonte di grazia per coloro che vi pregano davanti.

Nel caso della Vergine del Silenzio, fin dal disegno di bozza sulla carta era "semplicissima e pregnante, terribilmente... eloquente! C'era già." Riportato il disegno sulla tavola, ancor più si confermava l'impressione: si sarebbe fatta da sé. L'iconografa ha lavorato molto tempo, più per il desiderio di stare con Lei che perché il risultato si facesse attendere. Tutte le icone, realizzate con il desiderio di portare Cristo, Maria e i Santi alla gente, ricevono una preghiera di benedizione secondo la tradizione bizantina, in cui si chiede che quanti le accostano con fede ottengano guarigione, consolazione, misericordia e pace da Dio. E dunque sono tutte potenzialmente miracolose, basta attivarle.

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Maria Madre della Chiesa

Quest'icona dedicata a Maria Madre della Chiesa invita a riflettere sulla profondità del messaggio di Gesù.

Nascita della Chiesa ai Piedi della Croce

L'icona di Maria Madre della Chiesa è stata pensata e scritta con don Mauro Evangelisti nel 1997. Essa rappresenta Maria, madre di Gesù Cristo ai piedi della croce, perché è lì che nasce la Chiesa. Un lungo abbraccio da parte dell'apostolo Giovanni ne rafforza l'immagine, veicolo ideale a far penetrare più in profondità il concetto spirituale che ognuno di noi è chiamato a fare: abbracciare la Chiesa nella sua interezza.

Il Simbolismo del Supporto e dei Colori

L'icona è una rappresentazione simbolica anonima (in quanto rito e non dipinto personalizzato) la cui particolarità si evidenzia già nella preparazione del supporto su cui si dipinge. La tavola di legno è il simbolo della CROCE. Il "levkas" (gesso steso sulla tela) è simbolo della pietra angolare. I colori sono simbolo della luce materializzata.

L'Addolorata, Hodigitria e Theotòkos

Ai piedi di Cristo crocifisso l'Addolorata appare ritta nel suo dolore. È una Madonna detta della "Passione" e "hodigitrìa" perché indica con il gesto della mano il figlio. Maria insieme all'apostolo Giovanni occupa uno spazio rilevante a significare l'importanza della Vergine perché è "colei che genera Dio" (Theotòkos), indica e offre al genere umano il figlio rivelando così la gloria di Dio.

Icona di Maria Madre della Chiesa

Il Dolore e la Meditazione di Maria

Maria è in atteggiamento meditativo; alcuni elementi del suo volto concorrono a conferire alla tenerezza materna un'intima angoscia: conosce la sorte del figlio che si è incarnato, è divenuto uomo, per morire sulla croce, per soffrire la passione. A motivo di questa passione il volto della vergine è penetrato da un'intensa emozione e afflizione: il naso lungo e stretto, la bocca sottile e piccola, i grandi occhi scuri sotto le arcate sopraccigliari leggermente elevate e la fissità dello sguardo in cui c'è mistero, gravità e tristezza. Con il gesto della mano indica suo figlio per dirci di seguire Lui, il pastore del gregge, Colui che solo sa.

C'è tutto il mistero del Figlio di Dio morto per noi e vivente nella luce increata da cui tutto ha origine e a cui tutto ritorna (sfondo dorato). È sotto a quella croce che stiamo tutti noi con Maria e Giovanni che ci rappresenta, a stupirci, a glorificare la misericordia di Dio per il suo progetto d'amore.

La Figura di San Giovanni Apostolo

L'atteggiamento di Giovanni, l'apostolo più amato, è quello di chi nel dolore, nella fatica del comprendere il mistero di Dio, lo abbraccia totalmente, in Colei di cui Gesù disse "Donna, ecco il tuo figlio... ecco la tua madre". Lo sguardo di Giovanni emerge piano piano dalle tenebre dello sconforto alla luce della resurrezione. Gli occhi infossati ed oscurati dal dubbio esprimono la situazione dell'uomo di fronte al Mistero, rappresentano le nostre esitazioni. Ma l'aureola ed il colore del mantello lo dichiarano vincitore sulla tentazione.

Il Simbolismo del Manto, delle Stelle e dell'Iscrizione

La madre di Dio è avvolta dal "maphorion" purpureo come si addice alla regina santissima. Porta sulle spalle e sul capo le tre stelle, segno della regalità e verginità perpetua, e ha il capo avvolto dalla luce divina. Con l'iscrizione MP-OY (Mèter Theoù) si sottolinea la sua dignità di Madre di Dio.

Il Fondo Oro e la Croce sul Golgota

La croce di Gesù è piantata sul Golgota, etimologicamente "luogo del teschio". Il teschio, secondo la tradizione, è quello di Adamo, che sarebbe stato sepolto in questo luogo. L'intera composizione è centrata, impiantata su questa anfrattuosità nel terreno che è sia il luogo delle tenebre sia la grotta della nascita di Gesù e rappresenta il sepolcro nero come gli inferi ("Egli è disceso dal cielo fin nell'oscurità della terra, ha assunto la nostra condizione umana si è incarnato per farci risorgere e trasfigurare"). La croce è l'albero della vita che unisce le cose del cielo a quelle della terra. Le iscrizioni IC-XC (Jesus Christòs) ci dicono l'identità del crocifisso.

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