L'Immacolata Concezione: Storia, Arte e Devozione a Misilmeri

La figura dell'Immacolata Concezione riveste un ruolo di profonda importanza nella storia e nell'arte religiosa di Misilmeri, con testimonianze che vanno dall'architettura monastica alle pregevoli sculture. Questo articolo esplora la presenza e l'evoluzione dell'iconografia mariana nel contesto locale siciliano.

Il Complesso Monastico Benedettino e la Sua Chiesa a Misilmeri

Un tempo, la chiesa era annessa al vastissimo monastero benedettino, fondato nel 1576. Il convento si estese nei secoli successivi fino a raggiungere il limite settentrionale delle mura cittadine. La chiesa fu costruita nel 1612 su progetto di Orazio Nobili, e presenta una facciata esterna a due ordini, severamente impostata secondo i canoni del primo barocco romano. L’interno è ad un’unica navata, riccamente decorata da marmi mischi e stucchi dorati. Sulle pareti laterali si aprono brevi cappelle ornate da colonne tortili con intarsio in pietra azzurra. Agli altari sono posti paliotti raffiguranti elaborate architetture, segno del più alto virtuosismo dell’artigianato decorativo siciliano. La controfacciata è animata dal pregiato coro delle monache di clausura, sostenuto da quattro colonne binate di marmo del Monte Billiemi, opera degli affermati architetti Giacomo Amato e Gaetano Lazzara. Questo complesso monastico, con la sua ricca decorazione e la sua storia, è stato eretto "Pro maiori Dei Gloria et Integerrime Immaculate eius Matris Marie", a testimonianza di una profonda devozione mariana.

Facciata esterna e dettagli architettonici della chiesa del monastero benedettino di Misilmeri

L'Evoluzione dell'Iconografia dell'Immacolata Concezione

La rappresentazione della Tota pulchra, sintesi della teologia immacolista formulata secondo uno schema iconografico suggerito dalla descrizione della Amicta Sole (Apocalisse 12), rappresenta il punto di approdo di un lungo e complesso cammino di ricerca iconografica che ha accompagnato nei secoli la codifica di un mistero teologico giunto a sua piena maturazione con la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione nel 1854 sotto il pontificato di Pio IX. Nella definizione dell’attuale modello iconografico dell’Immacolata, segnato dalla Vergine vestita di sole con la luna sotto i suoi piedi sottoposta al globo terracqueo sferico, esercita un ruolo di primo piano il De picturis et imaginibus sacris di Jan Der Meulen, latinizzato in Molanus.

Nonostante le critiche mosse da quanti non ritenevano opportuno raffigurare il mistero immacolista, come chiaramente affermato dal cardinale Paleotti nel suo Discorso intorno alle immagini sacre et profane del 1582, il cammino di definizione iconografica del modello oggi consolidato trova ampia fortuna nell’opera del pittore e trattatista spagnolo Francisco Pacheco. Nella sua Arte de la Pintura del 1649, Pacheco suggerisce di rappresentare la Vergine senza il Figlio e codifica, di fatto, gli attributi che diverranno poi costanti nell’iconografia immacolista, fornendo un modello assai diffuso in Sicilia. La semplificazione dell’espressione iconografica immacolista nasce dalla profonda esigenza di garantire il fine culturale e pedagogico-didattico della produzione artistica, come del resto postulato dal decreto tridentino sulle immagini sacre del 1563.

Iconografia della Vergine Immacolata Concezione, con la luna sotto i piedi e la corona di stelle

Esempi di Devozione e Rappresentazione in Sicilia

Nell’isola, come scrive Maria Concetta Di Natale, l’evoluzione del tema iconografico, attestata da una produzione artistica varia, è chiaramente segnata dall’impronta della Controriforma che, con le sue indicazioni relative all’iconografia delle opere d’arte sacra, si pose come un punto di cesura, definendo e favorendo alcune tipologie e tematiche.

Il Culto dell'Immacolata a Caltanissetta: un Contesto Rilevante

A Caltanissetta, la diffusione del culto viene attestata non solo nella chiesa dei padri Cappuccini, ma anche all’interno della stessa Chiesa Madre di Santa Maria la Nova, nota nel 1731 anche col titolo della Concettione Santissima. Nel 1662, i maestri fabbricatori Francesco Zangari e Giovanni Maria Nicolosi vennero chiamati a risolvere le problematiche statiche della parete absidale della Chiesa Madre. Furono interpellati per verificare la tenuta della parete al carico della cornice lignea del quadro dell’Immacolata Concezione, arrivando persino a ordinare la rimozione del cornicione sommitale per scongiurarne il crollo.

Oltre all’altare maggiore dell’Immacolata, nel 1666 è attestata nella stessa chiesa una cappella omonima, probabilmente affidata alla Società dell’Immacolata Concezione, che ebbe un ruolo di primo piano nel coordinamento delle somme raccolte per l’esecuzione del primo simulacro argenteo dell’Immacolata. Questo simulacro, ancora incompiuto nel 1681, fu terminato a Messina nel 1682 sotto la vigilanza del rettore gesuita Carlo Trigona, grazie alla munificenza del popolo nisseno. L'opera fu trasportata per mare fino a Catania e poi a Caltanissetta, realizzata verosimilmente sul modello del simulacro dell’Immacolata Concezione di Catania, ad eccezione del volto e delle mani eseguite in lamine di argento.

Nel 1759, sia il simulacro argenteo di fine Seicento che il paliotto dell’altare maggiore furono giudicati non più adeguati. Il rinnovo della statua fu affidato a maestri argentieri, tra cui Glorioso e inizialmente Pietro Salemi, anche se il riferimento a Salemi scompare in documenti successivi. Paliotto e simulacro furono compiuti recuperando l’argento del vecchio paliotto e della statua seicentesca, con l'aggiunta di altro materiale prezioso. Accanto allo scultore di legname, noto per aver eseguito una statua di San Giuseppe per la Chiesa Madre di Mussomeli, lavorò mastro Sebastiano Lacagnina per il palio e il piede di legno della statua.

La Statua di Pietro Marabitti nella Chiesa Madre di Misilmeri

Il simulacro dell’Immacolata, realizzato su un modello affermatosi in età controriformata, presentava sia il volto che le mani rivestite di lamine di argento, avvicinandosi molto nella sua configurazione artistica all’Immacolata Concezione della chiesa di San Francesco di Assisi di Palermo. Entrambe le statue, infatti, rispondono a un motivo iconografico diffuso in Sicilia nella prima metà del Seicento che riporta le mani congiungentesi all’altezza del seno. Nel corso del Settecento, tuttavia, tale attributo viene superato dalla raffigurazione delle mani incrociate sul petto, come è possibile osservare nella statua dello scultore Pietro Marabitti eseguita per la Chiesa Madre di San Giovanni Battista di Misilmeri.

Il simulacro nisseno, così come altre opere barocche siciliane, rispondeva a quella «cultura dell’iperbole» il cui obiettivo era innescare commozione e ammirazione nei fedeli. La donna vestita di sole - mulier amicta sole - realizzata sul modello codificato dal pittore Pacheco con i piedi poggianti sul crescente lunare, simbolo della sua eternità, e coronata da dodici stelle mentre domina sull’antico drago, rivela nei tratti sereni del volto anche l’immagine della mater abscondita tramandata dai vangeli.

Statua dell'Immacolata Concezione dello scultore Pietro Marabitti nella Chiesa Madre di San Giovanni Battista a Misilmeri

Nella vicenda della statua è interessante ricordare l’anello donato nel 1764 dall’arciprete Morillo Galletti e Calafato, incastonato su sua richiesta nella fronte del simulacro. La vicenda settecentesca della statua dell’Immacolata culmina nella prima metà dell’Ottocento, durante il parrocato di don Marco Dimarca, con la sostituzione del volto e delle mani argentee con le attuali finemente dipinte. Nonostante il simulacro, nella sua componente lignea, continui ad essere quello realizzato dallo scultore Laverde, lo stesso non si può affermare per il rivestimento in argento, un tempo cesellato con disegno di fiori dorati a sbalzo, sottratto nel 1987 e sostituito con quello attuale realizzato perlopiù sul modello del precedente.

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