Il Vangelo del Ghetto: Un'Opera e il Suo Contesto Storico

L'opera "Il Vangelo del Ghetto", scritta da Riccardo Di Segni, è un testo fondamentale per comprendere un aspetto particolare della storia ebraica a Roma e le sue interazioni con il mondo cristiano. Pubblicato da Newton & Compton editori a Roma nel 1985, questo volume si inserisce nella collana "Magia e religioni" (volume 8), una serie che si propone di esplorare riti, incantesimi, sogni mitici e narrazioni sacrali come strutture essenziali delle culture umane. La collana, infatti, intende offrire testi e saggi liberi da pregiudizi etnocentrici, dedicati al crescente interesse per le manifestazioni religiose, mistiche e magiche.

Copertina del libro

L'Opera e l'Autore

Il libro "Il Vangelo del Ghetto" è stato pubblicato in formato brossura e conta 236 pagine. L'esemplare è descritto in buone condizioni, con la copertina che presenta lievi segni d'usura. Questa edizione rappresenta la prima volta che tali testi vengono presentati in lingua italiana, un aspetto che ne sottolinea l'importanza storica e culturale.

Le interpretazioni polemiche e alternative della narrazione evangelica, oggetto di studio dell'opera, iniziarono mentre Gesù ancora predicava e si sono sviluppate per secoli. Questi testi, inizialmente messi al bando come opere calunniose e blasfeme e spesso accolti con imbarazzo dagli stessi ebrei, oggi, se valutati con un atteggiamento libero da pregiudizi, rivelano importanti motivi di interesse. Sebbene quest'opera non farà forse luce sulla vita di Gesù come supponeva Voltaire, essa offre uno sguardo unico sulla complessa relazione tra le due fedi.

L'autore, Riccardo Di Segni, è una figura di spicco che, secondo un'antica tradizione ebraica, divide il suo tempo tra l'esercizio di una professione "laica" - è un radiologo ospedaliero - e l'attività di rabbino, ricoprendo il ruolo di consulente dell'Istituto Superiore di Studi Ebraici.

Le "Prediche Coatte" nel Ghetto di Roma: Contesto e Origini

Pensando oggi all'attributo dialettale "coatto", di certo non si troverebbe alcuna associazione con la sfera religiosa. Eppure a Roma ci fu un tempo in cui, se aveste chiesto a un passante dove poter assistere alle cosiddette "prediche coatte", certamente vi avrebbe indirizzato verso il ghetto ebraico.

Lungi dal presentarsi come un'attrazione turistica, tali prediche furono istituite da papa Gregorio XIII nel 1584 con la bolla Sancta Mater Ecclesia, e con lo scopo meschino di convertire il popolo giudaico. Il termine "coatto" deriva dal latino coactus, participio del verbo cogĕre, che significa "costringere" o "forzare", evidenziando la natura obbligatoria di questi sermoni.

Un estratto dai "Usi, costumi e pregiudizi del popolo di Roma" di Giggi Zanazzo descrive la situazione con eloquenza vernacolare: "Cinque o ssei vorte a ll’anno (infinenta che ha regnato papa Gregorio), ermo obbrigati er doppo pranzo de ’gni sabbito, d’annà’ a ssentì’ la predica fatta da un missionario a Sant’Angelo in Pescheria o a la Madonna der Pianto: forse co’ la speranza che sse fusseno convertiti. Ma ssai che ffantasia che cciaveveno! Dice, che ccerti ggiudìi s’atturaveno l’orecchie co’ la bbambacia. Quelli che nun voleveno annà’ a ppredica pagavene un testone de murta peròmo." La testimonianza rivela non solo l'obbligo settimanale imposto agli ebrei di assistere alle prediche il sabato pomeriggio, ma anche la loro resistenza, con alcuni che si turavano le orecchie con il cotone per non ascoltare il messaggio, e altri che preferivano pagare una multa piuttosto che partecipare.

Veduta della Chiesa di Sant'Angelo in Pescheria o di San Gregorio alla Divina Pietà nel Ghetto di Roma

Luoghi e Riferimenti Storici

Le prediche si tenevano spesso presso la Chiesa di Sant'Angelo in Pescheria (situata in via della Tribuna di Campitelli, 6) o presso la chiesetta di San Gregorio alla Divina Pietà (Piazza di Monte Savello, 9), quest'ultima un edificio che, per molti, è spesso contemplato nell'attesa dell'eterno semaforo che conduce all'isola Tiberina.

Il testo latino della bolla di Gregorio XIII è consultabile in "Bullarum diplomatum et privilegiorum sanctorum Romanorum pontificum, Vol. VIII, pp. 487-489". Ulteriori approfondimenti sul contesto storico e culturale del Ghetto di Roma possono essere trovati in opere come "Il Ghetto di Roma" di Armando Ravaglioli (Tascabili Economici Newton, Roma 1996) e "Usi, costumi e pregiudizi del popolo di Roma" di Giggi Zanazzo (Roma 1907, edizioni IntraMooenia 2016, p. 240, nn.).

Il Ghetto di Roma, oltre alla sua complessa storia religiosa, è anche rinomato per le sue tradizioni culinarie, con luoghi come l'antica pasticceria "kosher" Forno Boccione (via del Portico d’Ottavia, 1) e il ristorante "Al Pompiere", celebre per la sua cucina ebraico-romanesca (via di S.).

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